Picea orientalis
Picea orientalis
Il peccio del Caucaso o abete rosso orientale (Picea orientalis (L.) Peterm., 1844), è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Pinaceae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Pinophyta,
Classe Pinopsida,
Ordine Pinales,
Famiglia Pinaceae,
Genere Picea,
Specie P. orientalis.
Sono sinonimi i termini:
– Abies orientalis (L.) Poir.;
– Abies wittmanniana Vilm.;
– Abies wittmanniana Voss;
– Picea orientalis (L.) Carrière;
– Picea orientalis (L.) Link;
– Picea orientalis f. atrovirens Schelle;
– Picea orientalis f. aurea (Otto) Beissn.;
– Picea orientalis var. aurea Otto;
– Picea orientalis f. aureospicata Beissn.;
– Picea orientalis f. nana (Carrière) Rehder;
– Picea orientalis var. nana Carrière;
– Picea orientalis f. nutans Schelle;
– Picea orientalis var. orientalis;
– Picea withmanniana Carrière;
– Picea wittmanniana Fisch. ex Gordon;
– Pinus abies Siev..
Etimologia –
La Picea orientalis è una conifera sempreverde appartenente alla famiglia delle Pinaceae. Il nome scientifico identifica una specie del genere Picea, al quale appartengono numerosi alberi comunemente chiamati “abeti rossi” o, più propriamente, “pecci”.
Il nome del genere Picea è di antica origine latina. Secondo una delle principali interpretazioni etimologiche, deriva da pix, picis, cioè “pece”, con riferimento alla notevole presenza di resina caratteristica di questi alberi. La resina, prodotta dai tessuti vegetali e presente soprattutto nel legno e nella corteccia, costituisce infatti una delle caratteristiche tradizionalmente associate alle conifere del genere.
L’epiteto specifico orientalis, che significa “orientale”, fa invece riferimento alla posizione geografica dell’areale della specie rispetto all’Europa. L’attribuzione rispecchia un uso nomenclaturale diffuso nella botanica del XIX secolo, quando termini come “orientalis” venivano impiegati per indicare specie provenienti dalle regioni orientali allora conosciute o esplorate dalla botanica europea.
La specie è stata descritta anche con diversi nomi scientifici, oggi considerati sinonimi. Tra questi figurano Abies orientalis (L.) Poir., Picea withmanniana Carrière, Picea wittmanniana Fisch. ex Gordon e Pinus orientalis L. Queste denominazioni riflettono soprattutto i cambiamenti avvenuti nel corso della storia della classificazione botanica, quando le relazioni tra i diversi generi di conifere erano interpretate in modo differente rispetto alla tassonomia moderna.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Picea orientalis è originaria dell’Asia occidentale e possiede un areale naturale concentrato principalmente nel Caucaso e nella Turchia nord-orientale. La sua distribuzione comprende le montagne del Caucaso, le aree prossime alla costa del Mar Nero, il Gran Caucaso, i Monti Trialeti e alcune zone del Caucaso Minore.
È una specie tipicamente montana e può vegetare a quote comprese, secondo le condizioni locali, indicativamente tra i 300 e i 2.100 metri sul livello del mare, mentre nell’areale più caratteristico viene soprattutto osservata tra circa 600 e 2.100 metri. La variazione delle quote dipende dalle condizioni climatiche, dall’esposizione dei versanti, dalla disponibilità idrica e dalle caratteristiche dei suoli.
La Picea orientalis può formare foreste pure, nelle quali costituisce gran parte della copertura arborea, oppure entrare a far parte di boschi misti. Nell’ambiente naturale è frequentemente associato ad altre importanti specie arboree montane, tra cui l’abete del Caucaso (Abies nordmanniana), il pino di Koch (Pinus kochiana) e il faggio orientale (Fagus orientalis). In determinati ambienti può inoltre trovarsi in associazione con altre specie arboree, tra cui il carpino.
Le formazioni forestali sono particolarmente caratteristiche dei versanti ombreggiati, delle gole profonde e delle vallate protette, dove il terreno riesce a conservare una buona quantità di umidità. La specie predilige infatti condizioni di adeguata disponibilità idrica e può svilupparsi bene su terreni profondi e freschi. È tuttavia capace di vivere anche su substrati più poveri, torbosi, pietrosi o rocciosi, purché le condizioni generali dell’ambiente siano compatibili con le sue esigenze.
Il sottobosco delle foreste in cui compare il Peccio del Caucaso può essere particolarmente ricco. Tra le specie segnalate figurano Laurocerasus officinalis, Ilex colchica, Buxus colchica, Taxus baccata e diverse specie del genere Rhododendron. Si tratta quindi di ecosistemi forestali caratterizzati da una significativa varietà vegetale, nei quali il peccio costituisce una componente importante della struttura del bosco.
La specie è stata introdotta anche al di fuori del suo areale naturale, in particolare in alcune regioni dell’Europa e del Mediterraneo orientale, dove è stata impiegata sia in ambito forestale sia come pianta ornamentale.
Dal punto di vista ecologico, la Picea orientalis contribuisce alla formazione dell’ambiente forestale e offre rifugio a numerosi organismi. La sua chioma densa crea condizioni favorevoli per diverse specie di uccelli e piccoli mammiferi, mentre il tronco, i rami, gli aghi e la lettiera forestale partecipano alla complessa rete ecologica dell’ecosistema montano.
La specie presenta un’ampia distribuzione geografica e popolazioni considerate complessivamente consistenti. Per questo motivo è classificata dalla Lista Rossa IUCN nella categoria Least Concern, cioè “rischio minimo”. Tale classificazione indica che, allo stato delle conoscenze riportate negli appunti, il Peccio del Caucaso non presenta caratteristiche tali da farlo rientrare nelle categorie di specie minacciate.
Descrizione –
La Picea orientalis è un grande albero sempreverde, caratterizzato da un portamento particolarmente elegante e regolare. In condizioni favorevoli può raggiungere circa 40-50 metri di altezza, anche se le dimensioni possono variare in funzione dell’ambiente e delle condizioni di crescita. Il tronco è diritto e generalmente monopodiale, cioè presenta un asse principale ben riconoscibile che mantiene la propria dominanza rispetto ai rami laterali. Negli esemplari più sviluppati il diametro del tronco può raggiungere circa 1,5-2,3 metri.
La forma complessiva dell’albero è uno degli aspetti che maggiormente ne hanno favorito l’impiego ornamentale. La chioma è strettamente conica o colonnare, molto densa e ordinata, con una struttura che conferisce alla pianta un aspetto slanciato e maestoso. I rami del primo ordine sono lunghi e relativamente sottili, ampiamente distribuiti e generalmente pendenti, mentre le loro estremità tendono a incurvarsi verso l’alto. Anche i rami di secondo ordine sono lunghi, sottili e pendenti. Nei soggetti cresciuti in condizioni favorevoli, i rami possono arrivare quasi fino al terreno.
I giovani rami, o virgulti, sono inizialmente corti, sottili e flessibili. Quando sono giovani possono presentare una colorazione giallastra o marrone chiaro; con l’età tendono a diventare grigiastri. Sono caratterizzati da una superficie scanalata e pubescente e dalla presenza di numerosi pulvini, piccole strutture sulle quali sono inserite le foglie.
Le foglie, comunemente chiamate aghi, sono tipiche delle conifere. Sono lineari, relativamente corte e disposte radialmente attorno ai virgulti, anche se la loro disposizione può apparire più pettinata nella parte inferiore dei rami. Gli aghi hanno generalmente una lunghezza compresa tra 0,6 e 0,8 cm, una caratteristica che contribuisce a distinguere il Peccio del Caucaso da altri pecci dotati di aghi più lunghi.
La colorazione è verde scuro e lucida sulla superficie superiore, mentre sulla superficie inferiore sono visibili bande stomatiche biancastre. La sezione trasversale dell’ago è approssimativamente rombica. Gli aghi sono diritti e terminano con una punta obliquamente acuta oppure ottusa. Gli stomi sono presenti su entrambe le superfici: sulla pagina superiore sono organizzati in due linee, mentre su quella inferiore possono essere disposti in due-cinque linee.
Le gemme vegetative sono ovoidali-coniche, appuntite e di piccole dimensioni, generalmente lunghe 3-5 mm. A differenza di quanto avviene in alcune altre conifere, sono prive di resina. Sono rivestite da perule triangolari e ottuse, di colore marrone-rossastro, che possono persistere per diversi anni.
Come nelle altre conifere, la riproduzione avviene attraverso strutture specializzate chiamate strobili, comunemente indicate come coni o pigne. Gli strobili maschili sono piccoli, giallastri, posti lateralmente sui rami e generalmente lunghi 1-2 cm.
I coni femminili sono invece molto più evidenti. Si sviluppano generalmente nella parte terminale dei rami, sono spesso numerosi e inizialmente hanno un portamento eretto. Con la maturazione diventano pendenti. Sono strettamente cilindrici e raggiungono generalmente 5-9 cm di lunghezza e 2-3,3 cm di larghezza.
La colorazione dei coni giovani può essere verde, verde-purpurea oppure purpurea; durante la maturazione diventa progressivamente più bruna. La punta del cono è appiattita. Le sue strutture principali, le squame ovulifere o macrosporofilli, sono largamente obovate o quasi circolari, sottili ma rigide, leggermente convesse e lunghe circa 1,2-1,7 cm. La superficie può essere finemente striata, ondulata oppure quasi piatta e, in alcuni casi, resinosa. Le brattee sono molto piccole, rudimentali e completamente incluse tra le squame.
All’interno dei coni si sviluppano i semi, di colore marrone scuro o bruno-rossastro. Sono piccoli, ovoidali e appuntiti, generalmente lunghi 3-4 mm, e sono dotati di un’ala che ne aumenta la superficie e ne favorisce la dispersione attraverso il vento. L’ala è ovata, lunga circa 6-8 mm e generalmente di colore arancio-marrone o bruno-giallastro.
La corteccia degli esemplari adulti è rugosa e suddivisa in placche o scaglie. La colorazione varia dal marrone al grigio-marrone e tende a diventare più irregolare con l’età.
Nel complesso, la Picea orientalis presenta una combinazione di caratteristiche molto riconoscibile: il tronco diritto e possente, la chioma stretta e densissima, gli aghi corti verde scuro e lucidi, i giovani rami sottili e penduli e i caratteristici coni cilindrici. Proprio questa architettura regolare e compatta è alla base della sua notevole importanza ornamentale.
Coltivazione –
La Picea orientalis è una specie rustica e resistente al freddo. Gli esemplari completamente dormienti possono sopportare temperature che arrivano indicativamente fino a −25 °C, caratteristica che ne consente la coltivazione in numerose aree a clima temperato e freddo.
L’esigenza più importante riguarda la disponibilità di acqua nel terreno. La specie cresce meglio quando le radici possono disporre di un’umidità costante e adeguata. Nei luoghi caratterizzati da condizioni più asciutte è quindi opportuno coltivarla in un terreno profondo e capace di mantenere una buona riserva idrica. Può tollerare anche terreni torbosi poveri e, in determinate condizioni, suoli freddi, umidi e poco profondi.
La Picea orientalis preferisce generalmente terreni acidi o subacidi, con un pH indicativamente compreso tra 4 e 6. Pur mostrando una certa adattabilità, la qualità del substrato e soprattutto la sua capacità di conservare l’umidità influenzano in modo significativo lo sviluppo dell’albero.
Per quanto riguarda l’esposizione, la specie non ama una situazione di ombra permanente e, nella coltivazione, beneficia di una buona disponibilità di luce. È inoltre relativamente resistente all’esposizione al vento, anche se questa resistenza diminuisce quando l’albero è coltivato su terreni poco profondi, nei quali l’apparato radicale può svilupparsi in maniera insufficiente. Una corretta formazione delle radici è quindi particolarmente importante per garantire la stabilità degli esemplari adulti.
Un limite significativo è rappresentato dall’inquinamento atmosferico, al quale la specie risulta poco tollerante. In alcune zone montane, soprattutto dove il substrato è costituito da rocce granitiche o comunque povere di basi, l’acidificazione dei suoli provocata dalle piogge acide può favorire fenomeni di tossicità da alluminio, con conseguenze negative sulla crescita e sullo stato sanitario delle piante.
La specie è fortemente allogama, cioè tende a riprodursi attraverso l’incrocio tra individui differenti. I semi ottenuti per autofecondazione mostrano generalmente uno sviluppo meno soddisfacente. Il Peccio del Caucaso può inoltre ibridarsi liberamente con altre specie del genere Picea, caratteristica che assume una certa importanza nella produzione e selezione delle piante ornamentali.
La crescita è relativamente particolare. Gli alberi giovani possono svilupparsi lentamente durante i primi anni; dopo circa 5-6 anni, tuttavia, in condizioni favorevoli, la crescita può arrivare a circa un metro all’anno, mantenendosi su livelli elevati per diversi decenni. Secondo le informazioni riportate, tale ritmo può essere conservato per circa settant’anni, mentre la crescita tende a rallentare fortemente intorno ai 90-100 anni.
Nella coltivazione ornamentale e forestale è preferibile mettere a dimora le giovani piante quando sono ancora relativamente piccole, indicativamente tra 30 e 90 cm di altezza. Gli esemplari più grandi possono infatti subire un forte arresto della crescita dopo il trapianto e impiegare diversi anni prima di riprendere uno sviluppo regolare. Il problema non riguarda soltanto la parte aerea: un trapianto tardivo può compromettere anche lo sviluppo dell’apparato radicale e, di conseguenza, la resistenza dell’albero al vento.
La propagazione per seme rappresenta uno dei metodi principali. La stratificazione può favorire la germinazione, per cui i semi freschi possono essere seminati in autunno in un ambiente protetto e freddo, come una serra fredda o un cassone. I semi conservati dovrebbero invece essere seminati il più presto possibile durante l’anno. È importante evitare che perdano completamente l’umidità durante la conservazione e mantenerli in un luogo fresco.
Dopo la germinazione, le giovani piantine possono essere trasferite singolarmente in vaso quando hanno raggiunto dimensioni sufficienti per essere manipolate. Durante il primo inverno è consigliabile coltivarle in ambiente protetto, come una serra fredda, per poi trasferirle all’esterno all’inizio dell’estate successiva. In alternativa possono essere mantenute per uno o più anni in un vivaio all’aperto, così da consentire loro di raggiungere dimensioni maggiori prima della definitiva messa a dimora. Nelle aree soggette a gelate tardive primaverili può essere necessaria una protezione delle giovani piante.
È possibile ricorrere anche alla propagazione per talea, sebbene questa tecnica richieda tempi e condizioni specifiche. Possono essere utilizzate talee apicali semimature lunghe circa 5-8 cm, prelevate in agosto e poste in ambiente protetto; la radicazione avviene generalmente nella primavera successiva. Sono possibili anche talee apicali mature di circa 5-10 cm, prelevate in settembre o all’inizio dell’autunno e mantenute in una serra fredda; in questo caso la formazione delle radici può richiedere circa dodici mesi. Anche le talee di legno tenero o semimaturo prelevate all’inizio dell’estate possono radicare, sebbene lentamente.
Grazie alla sua forma estremamente regolare, alla crescita imponente e al fogliame persistente, il Peccio del Caucaso è molto apprezzato in parchi, grandi giardini e collezioni botaniche. Esistono numerose forme selezionate per le loro caratteristiche ornamentali, molte delle quali sono cultivar nane particolarmente adatte agli spazi di dimensioni ridotte.
Usi e Tradizioni –
La Picea orientalis possiede una notevole importanza economica e forestale nelle regioni di origine. In diverse aree del Caucaso forma estese foreste pure, alcune delle quali sono gestite proprio per la produzione di legname. La specie è stata inoltre introdotta in alcune regioni dell’Europa e del Mediterraneo orientale per la realizzazione di impianti forestali.
Il legno è considerato di buona qualità e presenta caratteristiche che lo rendono paragonabile, per diversi impieghi, a quello del più noto abete rosso o peccio comune (Picea abies). È un legno relativamente morbido, leggero, di colore chiaro e facilmente lavorabile. Ha inoltre una buona capacità di essere spaccato e una discreta durabilità. Una caratteristica particolarmente interessante è la buona risonanza, che ne ha favorito l’impiego nella realizzazione di alcune parti di strumenti musicali.
In campo edilizio e artigianale il legno viene utilizzato per la costruzione, la carpenteria, la realizzazione di mobili e pavimentazioni. Trova inoltre impiego nella produzione di prodotti derivati dal legno e nell’industria della cellulosa, dalla quale si ottiene la carta.
Un ulteriore impiego tradizionale riguarda la corteccia. Da essa è possibile ottenere tannini, sostanze vegetali che hanno avuto numerosi impieghi storici, soprattutto nella lavorazione delle pelli. Dalla corteccia e dai rami può inoltre essere ricavata trementina, prodotto resinoso tradizionalmente associato alle conifere.
Dal punto di vista ornamentale, la Picea orientalis riveste un’importanza ancora maggiore. La sua chioma strettamente conica, molto densa e regolare, insieme agli aghi corti e lucidi di colore verde scuro, ne fa un albero particolarmente elegante. È ampiamente utilizzato per la decorazione di giardini e parchi, sia in Europa sia in Nordamerica. Le sue dimensioni potenzialmente imponenti lo rendono particolarmente adatto agli spazi ampi, mentre le numerose cultivar nane permettono di utilizzarlo anche in contesti ornamentali più contenuti.
È inoltre impiegato nel commercio degli alberi di Natale. La forma naturalmente conica e compatta della chioma contribuisce a renderlo particolarmente adatto a questo utilizzo, al quale si aggiunge la capacità degli aghi di rimanere a lungo sulla pianta o sull’albero reciso in condizioni adeguate.
Anche le proprietà alimentari della specie hanno avuto un ruolo tradizionale, sebbene si tratti di utilizzi molto meno importanti rispetto a quelli forestali e ornamentali. I giovani organi riproduttivi maschili possono essere consumati crudi oppure cotti e utilizzati come aromatizzanti. I coni femminili immaturi possono essere cotti e, in particolare, la parte centrale, dopo tostatura, può assumere un sapore dolce e una consistenza sciropposa.
La corteccia interna, una volta essiccata e macinata, può essere ridotta in farina e impiegata come addensante per zuppe oppure mescolata ai cereali nella preparazione del pane. Si tratta tuttavia di un alimento di emergenza, tradizionalmente utilizzato soltanto in situazioni di forte necessità, quando non erano disponibili altre fonti alimentari.
Anche i piccoli semi sono commestibili allo stato crudo, ma le loro dimensioni ridotte rendono la raccolta e la preparazione poco convenienti. Il loro consumo avrebbe quindi soprattutto carattere occasionale o di emergenza.
Dai giovani germogli è inoltre possibile preparare una bevanda infusa simile a un tè, caratterizzata dalla presenza di vitamina C. In passato, le giovani parti delle conifere potevano rappresentare una fonte stagionale di questa vitamina, soprattutto in contesti in cui la disponibilità di frutta e verdura fresche era limitata.
Nel complesso, il rapporto tra il Peccio del Caucaso e le comunità umane è stato soprattutto legato alla silvicoltura, al legname, alla resina, alla produzione di cellulosa e all’ornamentazione, mentre gli usi alimentari hanno avuto un carattere più marginale e, in alcuni casi, di vera e propria sopravvivenza.
Modalità di Preparazione o di Uso –
Le diverse parti della Picea orientalis possono essere utilizzate secondo modalità molto differenti, a seconda che si considerino gli impieghi alimentari, quelli legati alla trasformazione del legno o quelli ornamentali.
Per quanto riguarda gli usi alimentari, i giovani organi maschili possono essere consumati crudi oppure sottoposti a cottura e successivamente utilizzati come aromatizzanti. I coni femminili ancora immaturi possono essere cotti; in particolare, la porzione centrale del cono può essere tostata, ottenendo una parte dal gusto dolce e dalla consistenza simile a uno sciroppo.
La corteccia interna rappresenta invece un alimento di emergenza. Dopo essere stata separata dalla parte esterna, può essere essiccata e macinata fino a ottenere una polvere. Questa può essere aggiunta alle zuppe con funzione addensante oppure incorporata ai cereali durante la preparazione del pane. Non si tratta tuttavia di un normale ingrediente alimentare e il suo utilizzo è tradizionalmente associato a condizioni nelle quali le altre risorse alimentari risultavano insufficienti.
I semi, piccoli e dotati di ala, possono essere consumati crudi. La loro dimensione rende però la raccolta laboriosa e la resa alimentare molto bassa; per questo motivo non costituiscono una fonte alimentare di particolare interesse.
Un uso semplice dei giovani germogli consiste nella preparazione di una bevanda infusa. Le estremità giovani dei rami possono essere utilizzate per ottenere un tè vegetale rinfrescante, descritto come ricco di vitamina C. L’impiego riguarda soprattutto i giovani getti, che presentano caratteristiche aromatiche diverse rispetto al fogliame maturo.
Gli aghi, soprattutto quando vengono schiacciati o strofinati, emanano un caratteristico profumo resinoso. Questa caratteristica è legata alla presenza di sostanze aromatiche e resinose tipiche delle conifere. È però importante non confondere la presenza di composti aromatici con una documentata efficacia medicinale: negli appunti disponibili non sono infatti indicati specifici impieghi terapeutici della specie.
Nel settore forestale, il legno viene utilizzato dopo le normali operazioni di abbattimento, lavorazione e stagionatura. Grazie alla sua leggerezza, alla relativa morbidezza e alla facilità di lavorazione, può essere trasformato in elementi per l’edilizia, componenti di carpenteria, mobili, pavimentazioni e altri manufatti. La sua buona risonanza ne consente inoltre l’impiego nella produzione di parti di strumenti musicali. Una parte del legname può essere destinata alla produzione di cellulosa e quindi alla fabbricazione della carta.
La corteccia può essere sottoposta a processi di estrazione per ottenere tannini, mentre dai tessuti ricchi di resina della corteccia e dei rami è possibile ricavare prodotti della famiglia della trementina. Questi impieghi appartengono soprattutto alla tradizione delle utilizzazioni forestali delle conifere e richiedono procedimenti di trasformazione che non sono assimilabili a una semplice preparazione domestica.
Infine, nella sua forma più immediata, il Peccio del Caucaso viene utilizzato come pianta ornamentale viva. Può essere coltivato come esemplare isolato, inserito in parchi e grandi giardini oppure impiegato nella progettazione di paesaggi caratterizzati da specie sempreverdi. Le forme nane selezionate in orticoltura permettono di sfruttarne le caratteristiche estetiche anche in spazi più piccoli. Le forme più regolari e compatte possono inoltre essere destinate alla produzione di alberi di Natale.
In ogni caso, gli impieghi alimentari descritti per la specie devono essere considerati distinti dall’uso ornamentale e forestale. Il fatto che alcune parti siano tradizionalmente considerate commestibili non significa che ogni parte della pianta debba essere consumata indistintamente: gli utilizzi documentati riguardano specifici organi e specifiche fasi di sviluppo.
Guido Bissanti
Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
– https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/537860235/original.jpg
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

