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Thalasseus sandvicensis

Thalasseus sandvicensis

Il beccapesci (Thalasseus sandvicensis, Latham, 1787) è un uccello appartenente alla famiglia dei Laridae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Superclasse Tetrapoda,
Classe Aves,
Sottoclasse Neornithes,
Superordine Neognathae,
Ordine Charadriiformes,
Sottordine Lari,
Famiglia Laridae,
Sottofamiglia Sterninae,
Genere Thalasseus,
Specie T. sandvicensis.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Sterna boysii Latham;
– Sterna boysii Latham, J, 1790;
– Sterna cantiaca Gmelin, JF, 1789;
– Sterna sandvicensis Forster, T, 1817;
– Sterna sandvicensis Latham, 1787;
– Sterna sandvicensis sandvicensis Latham, 1787;
– Sterna stubberica Otto, BC, 1790;
– Thalasseus sandvicensis Stotz et al., 1996;
– Thalasseus sandvicensis sandvicensis (Latham, 1787).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Thalasseus sandvicensis è una sterna marina di medio-grandi dimensioni appartenente all’ordine dei Charadriiformes e alla famiglia Laridae, secondo la classificazione tassonomica oggi prevalentemente adottata. Il genere Thalasseus comprende alcune delle sterne di maggiori dimensioni e più strettamente associate agli ambienti marini costieri. La specie è conosciuta anche con il nome inglese Sandwich Tern. Il genere deriva dal greco thalassa, «mare», mentre l’epiteto specifico sandvicensis richiama Sandwich, nel Kent, località nella quale fu raccolto il materiale tipico utilizzato per la descrizione della specie.
La specie presenta un ampio areale oloartico, con popolazioni distribuite prevalentemente lungo le coste dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia occidentale, mentre popolazioni affini occupano le coste atlantiche del continente americano. Nell’ambito della popolazione paleartica vengono tradizionalmente distinti grandi nuclei geografici comprendenti il Nord Atlantico orientale e il Mar Baltico, il Mar Nero settentrionale e il Mar Caspio. La popolazione europea costituisce quindi un complesso biogeografico articolato, nel quale le colonie riproduttive possono essere separate da considerevoli distanze ma mantenere comunque una certa connettività demografica.
In Europa la distribuzione riproduttiva interessa soprattutto le coste atlantiche e nord-occidentali, il bacino baltico e alcune zone costiere mediterranee. La specie è migratrice a lungo raggio: le popolazioni che nidificano nell’Europa settentrionale possono raggiungere, durante la stagione non riproduttiva, le coste occidentali dell’Africa, mentre le popolazioni dell’area caspica effettuano spostamenti verso il subcontinente indiano e Sri Lanka. In Italia il Beccapesci è presente sia come migratore e svernante sia, in misura più localizzata, come nidificante.
L’habitat riproduttivo è costituito soprattutto da ambienti costieri bassi, aperti e scarsamente vegetati, quali isole sabbiose, barene, isolotti lagunari, banchi di sabbia, saline, argini e isole artificiali. La specie evita generalmente la vegetazione alta e compatta, privilegiando superfici nude o con vegetazione molto rada, spesso situate immediatamente a ridosso dell’acqua. La vicinanza all’acqua è particolarmente importante perché consente agli adulti di raggiungere rapidamente le aree di alimentazione e, contemporaneamente, offre colonie relativamente isolate dai predatori terrestri.
In Italia gli ambienti utilizzati per la nidificazione sono soprattutto le lagune e le zone umide costiere dell’Alto Adriatico, in particolare la Laguna di Venezia, il Delta del Po e le zone umide costiere dell’Emilia-Romagna. La scheda metodologica nazionale del monitoraggio evidenzia che le colonie possono insediarsi su affioramenti sabbiosi scarsamente vegetati all’interno di lagune o saline e che la localizzazione dei siti può cambiare rapidamente in funzione delle condizioni ambientali e idrologiche.
La nidificazione italiana è relativamente recente. La prima riproduzione regolare documentata risale al 1979 nelle Valli di Comacchio; successivamente la specie ha colonizzato la Laguna di Venezia, dove la prima colonia è stata insediata nel 1995, e altri siti dell’Alto Adriatico. Nidificazioni sono state segnalate anche in modo irregolare in Puglia e, più recentemente, in altri siti costieri italiani.
La Laguna di Venezia rappresenta oggi uno dei casi più interessanti di espansione e consolidamento della specie in Italia. Lo studio di Scarton e Valle, che ha analizzato il periodo 1995-2023, documenta un incremento delle coppie nidificanti da 202 nel 1995 a 3.503 nel 2023, con un incremento medio annuo stimato del 5,7%. Nel periodo considerato sono state individuate complessivamente 73 colonie, distribuite in 21 siti utilizzati almeno una volta. La specie ha utilizzato sia barene naturali, sia soprattutto, negli anni più recenti, isole artificiali di deposito dei materiali di dragaggio, che possono offrire superfici aperte e relativamente protette.
Questo caso dimostra una caratteristica fondamentale dell’ecologia del Beccapesci: l’elevata dinamicità nella scelta del sito riproduttivo. Le colonie non devono essere considerate necessariamente permanenti; possono spostarsi da un’isola all’altra in risposta a inondazioni, erosione, modificazioni della vegetazione, predazione, disturbo e disponibilità di superfici idonee. Nella Laguna di Venezia, nell’arco di 29 anni, il tasso complessivo di turnover dei siti coloniali è risultato pari al 41,4%.
La stessa caratteristica, tuttavia, costituisce una vulnerabilità: la perdita o l’alterazione di un singolo isolotto può provocare lo spostamento della colonia verso un sito non necessariamente altrettanto sicuro. In ambienti lagunari sottoposti a innalzamento del livello marino, mareggiate e modificazioni dei regimi idrici, la disponibilità di superfici idonee alla nidificazione può quindi diventare un fattore limitante.
Durante la migrazione e lo svernamento il Beccapesci rimane prevalentemente legato agli ambienti costieri e alle zone umide adiacenti al mare, frequentando spiagge, estuari, foci fluviali, lagune, saline, insenature e acque marine relativamente basse. Le aree di alimentazione possono tuttavia trovarsi anche a considerevole distanza dalle colonie: il monitoraggio italiano indica spostamenti trofici superiori ai 30 km dalla costa in determinate circostanze.

Descrizione –
Il Thalasseus sandvicensis è una sterna elegante, robusta e relativamente grande, lunga circa 36-41 cm, con un’apertura alare di circa 95-105 cm e una massa corporea generalmente compresa tra 200 e 300 g. Rispetto alle sterne più piccole possiede un corpo più robusto, ma conserva la caratteristica morfologia aerodinamica dei laridi specializzati nel volo rapido e nella pesca in mare.
Gli adulti presentano una colorazione prevalentemente bianca nelle parti inferiori e grigio-argentea nelle parti superiori. Le ali appaiono molto chiare in volo, creando un contrasto particolarmente evidente con le estremità delle remiganti più scure. Le zampe sono corte e nere.
Il carattere diagnostico più evidente è il becco lungo, sottile e nero con una caratteristica punta gialla. La combinazione di becco nero-giallo e ciuffo nero rende la specie facilmente riconoscibile nella maggior parte del suo areale. La testa presenta infatti una vistosa calotta nera con cresta nucale sfrangiata, particolarmente evidente durante il periodo riproduttivo.
La colorazione del capo è stagionale. Dopo la muta post-riproduttiva, che avviene generalmente tra luglio e agosto, la fronte diventa progressivamente bianca e la superficie nera del capo si riduce. Il disegno nero viene nuovamente acquisito con la muta primaverile, indicativamente tra febbraio e marzo. Questa variazione stagionale è importante per l’identificazione degli adulti e riflette la normale dinamica del piumaggio.
I giovani sono nettamente differenti dagli adulti. Il dorso e le ali presentano un caratteristico aspetto scaglioso, determinato dall’alternanza di tonalità grigie, nere e più chiare delle penne. Il becco è generalmente completamente scuro, senza la caratteristica punta gialla dell’adulto, oppure presenta solo una sfumatura giallastra alla base.
La specie è difficilmente confondibile con la maggior parte delle altre sterne europee, ma alcune specie del genere Thalasseus possono creare problemi di identificazione. Il Beccapesci di Cabot (Thalasseus acuflavidus), in particolare, presenta anch’esso il becco nero con punta gialla, ma possiede un becco generalmente più robusto e differenze nella struttura delle remiganti e nella fenologia della muta. Il Beccapesci elegante (Thalasseus elegans) e il Beccapesci minore (Thalasseus bengalensis) hanno invece generalmente il becco arancio, mentre il Beccapesci cinese (Thalasseus bernsteini) presenta una combinazione cromatica del becco invertita, con base gialla e punta nera.
Dal punto di vista tassonomico la specie fu descritta da John Latham nel 1787 come Sterna sandvicensis. Successivamente è stata trasferita nel genere Thalasseus, separato da Sterna sulla base di caratteri morfologici, comportamentali e, soprattutto, delle moderne analisi molecolari. La classificazione filogenetica ha evidenziato la stretta relazione del Beccapesci con altri membri del genere Thalasseus e ha contribuito a ridefinire alcune forme precedentemente considerate sottospecie.
In particolare, le popolazioni americane un tempo incluse nel complesso del Beccapesci sono oggi trattate in larga misura come Beccapesci di Cabot (Thalasseus acuflavidus), in quanto geneticamente più vicine al Beccapesci elegante che al vero T. sandvicensis. La situazione tassonomica del complesso Thalasseus è quindi un buon esempio di come le analisi genetiche abbiano modificato la delimitazione delle specie rispetto alle classificazioni basate esclusivamente sulla morfologia.
Il Beccapesci è inoltre una specie estremamente vocale. Il repertorio comprende richiami aspri, metallici e penetranti, spesso trascritti come kear-ik o kerr-ink. Il livello sonoro delle colonie può essere notevole, soprattutto durante l’arrivo degli adulti, le interazioni sociali, la difesa del nido e l’alimentazione dei giovani.

Biologia –
Il Thalasseus sandvicensis è un predatore ittiofago altamente specializzato. La sua dieta è costituita soprattutto da piccoli pesci gregari, catturati prevalentemente in acque marine costiere, ma comprende anche, in quantità variabile, cefalopodi, piccoli crostacei e insetti.
La tecnica di caccia caratteristica è il tuffo in picchiata (plunge-diving). L’uccello individua la preda dall’alto, mantiene brevemente la posizione o riduce la velocità e quindi si lascia cadere rapidamente verso la superficie dell’acqua, penetrandovi con il corpo e soprattutto con il becco. La tecnica è diversa da quella delle sterne che effettuano una fase di stazionamento più prolungata e controllata sopra la superficie.
La profondità e la modalità di immersione dipendono dalla trasparenza dell’acqua, dalla presenza e dalla profondità dei banchi di pesce e dalle condizioni del mare. Le prede sono spesso concentrate da correnti, fronti idrodinamici, maree o dall’attività di pesci predatori di dimensioni maggiori.
Il comportamento alimentare collega quindi direttamente il Beccapesci alla produttività delle acque costiere. La presenza di piccoli pesci pelagici in quantità sufficiente costituisce un fattore essenziale per il successo riproduttivo delle colonie.
Durante la stagione riproduttiva gli adulti possono effettuare spostamenti considerevoli fra colonia e aree di alimentazione. In condizioni favorevoli, più individui possono concentrarsi temporaneamente in corrispondenza di aggregazioni di pesce e, talvolta, associarsi ad altre specie di uccelli marini.
Il Beccapesci è una specie fortemente gregaria e coloniale. Le colonie riproduttive possono comprendere centinaia o migliaia di coppie, con nidi molto ravvicinati. In condizioni normali i nidi possono trovarsi a poche decine di centimetri l’uno dall’altro.
Il nido è estremamente semplice: consiste generalmente in una piccola depressione o raschiatura del terreno, realizzata su sabbia, ghiaia, conchiglie, terreno nudo o substrati scarsamente vegetati. Gli adulti possono aggiungere piccoli frammenti di conchiglie o altro materiale disponibile nelle immediate vicinanze.
La deposizione avviene generalmente tra la fine di aprile e maggio, con schiusa e involo concentrati successivamente tra giugno e luglio; la fenologia può comunque variare in relazione alla latitudine, alle condizioni meteorologiche e all’andamento locale della stagione riproduttiva. Il monitoraggio nazionale indica l’inizio delle deposizioni a partire dall’inizio di maggio e l’involo dei giovani dalla seconda metà di giugno, con giovani non ancora volanti osservabili anche più avanti nell’estate.
La covata comprende normalmente uno o due uova, mentre tre uova costituiscono un evento raro. Le uova hanno colorazione variabile dal biancastro al rosato o beige, con macchie brune. Entrambi i genitori partecipano alla cova e all’allevamento della prole.
I dati raccolti nella Laguna di Venezia nel periodo 1995-2023 indicano una dimensione media della covata di 1,7 ± 0,5 uova su 1.338 covate analizzate.
Dopo la schiusa, i pulcini diventano relativamente mobili in tempi brevi e possono riunirsi in asili o gruppi di giovani, all’interno dei quali gli adulti sono comunque in grado di riconoscere e alimentare il proprio pulcino. Questa organizzazione sociale consente di concentrare i giovani e ridurre, almeno in parte, il costo della loro sorveglianza individuale.
Il comportamento riproduttivo è particolarmente interessante. Una componente fondamentale del corteggiamento consiste nella presentazione del pesce da parte del maschio alla femmina.
Il maschio può arrivare alla colonia portando un pesce nel becco, vocalizzando e attirando l’attenzione della femmina. Quest’ultima può assumere una postura di richiesta del cibo. La presentazione e la successiva cessione della preda costituiscono una componente importante del legame di coppia e possono avere anche una funzione di valutazione delle capacità del partner.
Il corteggiamento comprende inoltre manifestazioni terrestri e voli nuziali, nei quali i due individui possono salire rapidamente in quota e successivamente effettuare una discesa coordinata, accompagnata da vocalizzazioni e specifiche posture delle ali e del capo.
A differenza di alcune sterne particolarmente aggressive, il Beccapesci non è generalmente caratterizzato da un’intensa aggressività individuale nei confronti dei predatori. La sua strategia di difesa è in parte fondata sulla densità della colonia e sulla scelta di siti difficilmente accessibili ai predatori terrestri.
Un elemento ecologico particolarmente interessante è l’associazione con specie più aggressive. Le colonie di Beccapesci possono infatti essere associate a Gabbiano comune (Chroicocephalus ridibundus), Sterna comune (Sterna hirundo) e altre specie coloniali. Il comportamento aggressivo di queste specie può fornire una forma di protezione indiretta contro alcuni predatori. Nella Laguna di Venezia è stata documentata una forte associazione fra Beccapesci e Gabbiano comune e un’associazione moderata con la Sterna comune.
Il Beccapesci è un migratore a lunga distanza. Le rotte migratorie variano sensibilmente in funzione dell’origine geografica della popolazione.
Gli individui che nidificano nelle Isole Britanniche e in altre regioni dell’Europa nord-occidentale possono raggiungere le coste occidentali dell’Africa, arrivando fino all’Africa australe. Le popolazioni del Mar Caspio effettuano invece spostamenti verso il subcontinente indiano e lo Sri Lanka.
La popolazione italiana mostra una situazione particolarmente interessante. Il monitoraggio nazionale indica che gli svernanti presenti in Italia provengono soprattutto dal Mar Nero, mentre gli individui che si riproducono in Italia possono migrare verso le coste atlantiche africane, anche fino al Sudafrica.
La specie presenta inoltre una notevole fedeltà sociale ai sistemi coloniali, ma non necessariamente a un singolo sito. Gli individui possono spostarsi collettivamente fra siti riproduttivi vicini o anche fra regioni diverse, determinando improvvisi aumenti o diminuzioni numeriche delle singole colonie. La lettura degli anelli nella Laguna di Venezia ha evidenziato la presenza di individui provenienti, fra gli altri, da Scozia, Danimarca, Paesi Bassi e Spagna, nonché da colonie del Mar Nero e del Mar d’Azov.
Le informazioni storiche riportavano per l’Italia circa 798-821 coppie nel 2004, con una tendenza considerata crescente. Questi dati sono alla base della precedente valutazione nazionale che sottolineava l’estrema localizzazione della popolazione e la presenza di meno di cinque location IUCN, elementi che avevano portato a una valutazione italiana di Vulnerabile (VU), criterio D2, nonostante il trend complessivamente positivo.
Le conoscenze più recenti mostrano tuttavia una situazione demografica molto più dinamica. Nel periodo 1995-2023 la sola Laguna di Venezia è passata da 202 a 3.503 coppie nidificanti, mentre il monitoraggio marino nazionale 2020-2023 ha registrato complessivamente una popolazione italiana di poco superiore alle 2.000 coppie nei comprensori monitorati.
Le apparenti discrepanze fra le diverse stime non devono essere interpretate automaticamente come contraddizioni: esse riflettono anni di riferimento differenti, diverse metodologie di censimento, il carattere fortemente mobile delle colonie e il trasferimento di coppie fra siti. In particolare, una stima nazionale basata su un determinato periodo può non rappresentare la situazione di anni successivi caratterizzati da forti incrementi in una singola grande colonia.
Il caso veneziano è emblematico: nel 2023 sono state conteggiate 3.503 coppie nella Laguna di Venezia, con un incremento medio annuo del 5,7% dal 1995. Questo incremento è stato accompagnato anche da importanti arrivi di individui immigrati, particolarmente marcati nel 2014 e nel 2023.

Ruolo Ecologico –
Il Thalasseus sandvicensis svolge un ruolo ecologico importante negli ecosistemi marini costieri e nelle zone umide salmastre, occupando una posizione relativamente elevata nella rete trofica come predatore di piccoli pesci e altri organismi acquatici.
La sua alimentazione contribuisce al trasferimento di energia dagli ecosistemi acquatici verso gli ambienti terrestri delle colonie. Durante la riproduzione, infatti, enormi quantità di biomassa ittica vengono trasportate dagli adulti dal mare verso gli isolotti e le barene, dove vengono utilizzate per nutrire i giovani.
La specie può quindi essere considerata anche un indicatore biologico della funzionalità degli ambienti costieri. La sua presenza riproduttiva richiede contemporaneamente:
– disponibilità di siti idonei alla nidificazione;
– relativa tranquillità durante il periodo riproduttivo;
– superfici aperte e scarsamente vegetate;
– protezione dai predatori terrestri;
– disponibilità di piccoli pesci nelle aree marine e lagunari circostanti;
– condizioni idrologiche compatibili con la permanenza dei nidi.
Il Beccapesci è pertanto particolarmente sensibile alla frammentazione e trasformazione delle zone umide costiere, perché la perdita di un singolo elemento dell’ecosistema può compromettere una fase specifica del suo ciclo biologico.
Le colonie di Beccapesci costituiscono comunità ecologiche complesse. L’associazione con gabbiani e altre sterne può produrre vantaggi reciproci o almeno indiretti. Le specie più aggressive possono reagire contro predatori aerei o terrestri, offrendo una forma di protezione anche alle specie meno aggressive.
Nella Laguna di Venezia è stata documentata una forte associazione positiva con il Gabbiano comune (Chroicocephalus ridibundus) e una relazione moderata con la Sterna comune (Sterna hirundo); al contrario, è stata rilevata una relazione negativa e moderata con il Fraticello (Sternula albifrons). Questi pattern possono riflettere differenze nella scelta del microhabitat, nella struttura delle colonie, nella competizione per lo spazio e nelle strategie riproduttive.
Uno dei principali problemi conservazionistici del Beccapesci è che la sua apparente abbondanza globale nasconde una elevata vulnerabilità locale.
A livello globale ed europeo la specie è attualmente classificata Least Concern (LC). La valutazione europea 2021 indica per l’UE28 una popolazione stimata di circa 118.000-140.000 individui maturi, con stima centrale di 128.000, e un trend complessivamente crescente.
Questo status globale non significa però che le singole popolazioni o colonie siano prive di problemi. Il Beccapesci concentra infatti una parte importante della propria riproduzione in un numero relativamente limitato di colonie. La distruzione o l’inidoneità temporanea di pochi siti può quindi avere conseguenze sproporzionate sulla produttività locale.
In Italia le principali minacce comprendono:
1. Inondazione dei nidi.
È probabilmente uno dei fattori più importanti negli ambienti lagunari. I nidi vengono realizzati su superfici estremamente basse, spesso poco sopra il livello medio dell’acqua. Maree eccezionali, mareggiate, precipitazioni intense e variazioni del livello idrico possono quindi sommergere intere colonie.
Nella Laguna di Venezia, l’analisi 1995-2023 ha evidenziato che le alte maree estreme sono state responsabili di oltre il 90% delle perdite delle covate fino al 2022.
Un episodio particolarmente significativo si è verificato nel 2022: in tre colonie veneziane furono censiti 1.619 nidi, dei quali 1.111, pari al 68,6%, furono sommersi all’inizio della stagione. La produttività risultò molto diversa fra i siti, evidenziando l’importanza delle caratteristiche altimetriche e della disponibilità di superfici artificiali più elevate.
2. Innalzamento del livello del mare e cambiamento climatico.
Il cambiamento climatico può agire simultaneamente attraverso l’aumento del livello marino, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, l’alterazione delle dinamiche sedimentarie e le modificazioni della disponibilità di prede. Per una specie che nidifica a pochi decimetri sopra il livello dell’acqua, anche variazioni relativamente piccole dell’altimetria possono avere effetti molto rilevanti.
3. Trasformazione dell’habitat.
La costruzione di infrastrutture, l’alterazione delle barene, la trasformazione delle saline e delle zone umide, l’erosione e la perdita di superfici aperte possono ridurre la disponibilità di siti riproduttivi.
4. Disturbo antropico.
La presenza umana ravvicinata durante la nidificazione può provocare l’abbandono temporaneo dei nidi, l’aumento dell’esposizione delle uova alla predazione o al calore e una riduzione della sorveglianza dei pulcini. Il problema riguarda in particolare le colonie situate vicino a zone urbanizzate, attività produttive, navigazione e aree turistiche.
5. Predazione.
Ratti, gabbiani reali e altri predatori possono incidere sul successo riproduttivo, soprattutto quando le colonie sono insediate in siti scarsamente protetti.
6. Calpestio e alterazione fisica delle colonie.
In alcune zone umide il passaggio di fauna di grandi dimensioni, compresi i fenicotteri, può provocare il danneggiamento dei nidi. La stessa fragilità dei substrati utilizzati dal Beccapesci rende le colonie sensibili alle modificazioni fisiche dell’ambiente.
7. Influenza aviaria ad alta patogenicità.
La natura altamente coloniale della specie rappresenta un ulteriore fattore di rischio sanitario: la concentrazione di migliaia di individui in spazi molto ristretti facilita la trasmissione di agenti patogeni. Le epidemie di influenza aviaria HPAI hanno provocato importanti mortalità nelle colonie europee nel 2022.
Anche in Italia il problema è stato documentato. Nel 2023 sono stati registrati casi di H5N1 in Beccapesci in Veneto ed Emilia-Romagna; lo studio sulla Laguna di Venezia ha inoltre rilevato che l’epidemia ha sostanzialmente azzerato la produttività riproduttiva della stagione.
Per quanto riguarda lo stato di conservazione il Thalasseus sandvicensis è inserito nell’Allegato I della Direttiva Uccelli dell’Unione europea, che richiede l’adozione di misure speciali di conservazione dell’habitat e la designazione di aree idonee alla tutela della specie. È inoltre incluso nell’Allegato II della Convenzione di Berna, nell’Allegato II del Protocollo SPA/BD della Convenzione di Barcellona e nell’ambito dell’AEWA, l’accordo internazionale per la conservazione degli uccelli acquatici migratori afro-euroasiatici.
La conservazione efficace non può quindi limitarsi alla protezione degli adulti o delle singole colonie. Deve comprendere la gestione integrata dell’intero sistema costiero, includendo:
– protezione dei siti riproduttivi;
– mantenimento di barene, saline, isolotti e banchi sabbiosi;
– controllo del disturbo durante il periodo riproduttivo;
– gestione delle popolazioni di predatori nei siti più vulnerabili;
– monitoraggio annuale delle colonie;
– mantenimento di un mosaico di siti alternativi;
– realizzazione o mantenimento di isole artificiali sopraelevate dove necessario;
– conservazione delle aree marine di alimentazione;
– monitoraggio delle popolazioni ittiche;
– sorveglianza epidemiologica per l’influenza aviaria;
– integrazione della pianificazione delle zone umide con gli scenari di innalzamento del livello marino.
Le isole artificiali di dragaggio, apparentemente habitat di origine antropica, possono in alcuni contesti assumere un ruolo inatteso nella conservazione. Nella Laguna di Venezia, infatti, alcune di esse hanno offerto superfici più elevate e meno esposte alle maree rispetto alle barene naturali, consentendo una produttività riproduttiva molto maggiore. Nel 2022, ad esempio, una colonia situata su un’isola di dragaggio non subì le perdite per sommersione che colpirono pesantemente gli altri siti. Gli autori sottolineano pertanto la necessità di una gestione a lungo termine di tali strutture, soprattutto alla luce dell’innalzamento del livello del mare.
Il Thalasseus sandvicensis può essere definito come una specie marina costiera, migratrice, coloniale e altamente specializzata nella pesca di piccoli pesci, la cui biologia riproduttiva è strettamente condizionata dalla disponibilità di piccole superfici aperte e poco vegetate immediatamente prossime all’acqua.
Il suo ruolo ecologico deriva soprattutto dalla posizione di predatore di pesci di piccola taglia e dal trasferimento di biomassa marina verso le colonie terrestri. Al tempo stesso, la specie costituisce un importante elemento della biodiversità delle lagune e delle zone umide costiere mediterranee e può essere utilizzata come indicatore della qualità e della funzionalità degli ecosistemi costieri.
La situazione italiana è particolarmente significativa: da specie nidificante di recente colonizzazione, comparsa regolarmente nel 1979 nelle Valli di Comacchio, il Beccapesci ha progressivamente ampliato e consolidato la propria presenza nell’Alto Adriatico, raggiungendo nella sola Laguna di Venezia 3.503 coppie nel 2023.
Il paradosso conservazionistico della specie consiste quindi nella coesistenza di un trend demografico positivo a scala italiana recente e di una forte vulnerabilità dei singoli siti riproduttivi. Una colonia può crescere rapidamente quando trova un’isola idonea, tranquilla e sufficientemente elevata, ma può subire nello stesso tempo perdite catastrofiche a causa di una singola mareggiata, di un evento di alta marea estrema, di un’epidemia o di un’intensa perturbazione antropica.
Per questa ragione il principale obiettivo di conservazione non dovrebbe essere semplicemente quello di mantenere un determinato numero di coppie, ma di assicurare la disponibilità continua di una rete di siti riproduttivi alternativi, sicuri e funzionalmente connessi, insieme alla conservazione delle aree marine da cui dipende l’alimentazione della specie.
In definitiva, il Beccapesci rappresenta un eccellente esempio di specie nella quale dinamica delle colonie, conservazione delle zone umide, cambiamento climatico, disponibilità di risorse marine e gestione del territorio sono strettamente interconnessi. La sua tutela richiede pertanto una strategia ecosistemica che consideri contemporaneamente la laguna, le barene e le isole di nidificazione, le acque costiere di alimentazione e le rotte migratorie internazionali.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

Fonte foto:
https://www.gbif.org/occurrence/search?view=GALLERY&taxonKey=7C5FT&entity=o_6130978153




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