Lepus corsicanus
Lepus corsicanus
La lepre appenninica o lepre italica (Lepus corsicanus de Winton, 1898) è un mammifero appartenente alla famiglia dei Leporidae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Classe Mammalia,
Sottoclasse Theria,
Infraclasse Eutheria,
Superordine Euarchontoglires,
Ordine Lagomorpha,
Famiglia Leporidae,
Genere Lepus,
Sottogenere Eulagos,
Specie L. corsicanus.
Distribuzione geografica ed habitat –
La storia recente della distribuzione della Lepus corsicanus è caratterizzata da una forte contrazione e da una marcata frammentazione. Fino agli anni Trenta del XX secolo la specie era diffusa in maniera pressoché continua in gran parte dell’Italia centro-meridionale, dall’area dell’Isola d’Elba verso sud, oltre che in Sicilia e in Corsica. La situazione è profondamente cambiata con l’introduzione, per finalità venatorie, della lepre europea in numerose zone della penisola. La presenza di Lepus europaeus ha contribuito alla frammentazione dell’areale della lepre italica, che oggi sopravvive spesso in popolazioni isolate.
Attualmente la lepre italica è conosciuta nell’Italia centro-meridionale, in Sicilia e in Corsica. Nella penisola il limite settentrionale dell’areale tirrenico si trova nella parte meridionale della provincia di Grosseto, mentre sono state raccolte anche segnalazioni isolate nell’area di Terni e, più sporadicamente, nelle Marche. Sul versante adriatico sono presenti popolazioni isolate nel Gargano, nella Puglia meridionale e sull’Appennino abruzzese. Nuclei più consistenti sono presenti nel Lazio, in Campania, Basilicata e Calabria. La specie è inoltre presente nell’area abruzzese-molisana, sebbene con popolazioni generalmente più piccole e discontinue.
La Sicilia rappresenta una situazione particolare. Qui la lepre italica è l’unica specie di lepre presente e appare ampiamente distribuita in tutta l’isola. Le popolazioni siciliane possono essere localmente abbondanti e, rispetto a quelle della penisola, mostrano una distribuzione molto più continua. Anche in Sicilia, tuttavia, il degrado degli habitat e la forte urbanizzazione stanno progressivamente favorendo la frammentazione dell’areale.
La popolazione della Corsica ha una storia ancora più particolare. Nonostante l’epiteto specifico corsicanus, le conoscenze disponibili indicano che la presenza della specie sull’isola sarebbe dovuta a un’introduzione storica, anche se non è possibile stabilirne con precisione la data. La popolazione corsa è stata riscoperta soltanto in epoca relativamente recente e la sua situazione è stata a lungo poco conosciuta.
Nel complesso, quindi, la distribuzione della lepre italica è oggi molto diversa da quella storica. In Sicilia le popolazioni possono ancora formare un sistema quasi continuo, mentre nell’Italia peninsulare sono spesso ridotte a nuclei isolati. Molte di queste popolazioni si trovano all’interno di aree protette o in zone impervie e difficilmente accessibili, dove la pressione esercitata dalle attività umane è stata storicamente più contenuta e dove non sono stati effettuati, o sono stati effettuati in misura molto limitata, ripopolamenti con lepre europea.
La specie è inoltre particolarmente difficile da monitorare perché è elusiva. Per ottenere stime attendibili della consistenza delle popolazioni sono quindi necessarie attività di rilevamento intensive. Le densità reali sono ancora poco conosciute, ma quelle stimate nelle aree protette dell’Italia continentale risultano sensibilmente inferiori rispetto a quelle osservate in aree siciliane comparabili.
Dal punto di vista ambientale, la lepre italica mostra una notevole capacità di adattamento. Può vivere dal livello del mare fino alle quote elevate dell’Appennino centro-meridionale, dove raggiunge circa 2.000 metri di altitudine, e in Sicilia arriva fino a circa 2.400 metri, soprattutto sull’Etna. Anche le fonti tecniche dell’ISPRA confermano questa ampia escursione altitudinale e sottolineano la forte associazione della specie con gli ambienti a clima mediterraneo.
Più che un singolo tipo di ambiente, la lepre italica sembra preferire un paesaggio diversificato, nel quale siano presenti contemporaneamente zone aperte dove alimentarsi e aree più fitte dove trovare riparo. Sono particolarmente favorevoli le aree caratterizzate dall’alternanza di radure, cespuglieti e boschi di latifoglie. Questa struttura a mosaico può essere presente sia negli ambienti naturali sia in quelli agricoli.
Tra gli ambienti naturali frequentati dalla specie troviamo i boschi di latifoglie con radure, i pascoli cespugliati, gli incolti, la macchia mediterranea, anche quando presenta una vegetazione molto densa, le garighe e perfino le dune costiere. In Sicilia sono particolarmente importanti i prato-pascoli collinari e montani, le radure e i margini dei boschi di latifoglie e gli incolti ricchi di cespugli.
La specie utilizza anche gli ambienti agricoli, soprattutto quando mantengono una certa varietà strutturale. Frequenta coltivazioni cerealicole, vigneti, oliveti, orti e agrumeti; il testo di riferimento segnala inoltre la presenza in mandorleti. In particolare, le grandi estensioni coltivate a frumento possono rappresentare un habitat utilizzato con una certa frequenza.
Non tutte le forme di agricoltura, tuttavia, sono ugualmente favorevoli. I sistemi agricoli intensivi tendono a ridurre la presenza della lepre italica perché la meccanizzazione, l’intensificazione delle colture e la diffusione delle monocolture eliminano molti degli ambienti di transizione, come margini, cespuglieti e piccole aree incolte. In questo modo diminuiscono contemporaneamente i luoghi disponibili per alimentarsi, per trovare rifugio e per allevare la prole.
Anche l’impiego dei fitofarmaci può avere conseguenze negative. Gli effetti possono essere diretti, attraverso l’ingestione di sostanze tossiche, oppure indiretti, attraverso la riduzione della quantità e della varietà delle piante che costituiscono le risorse alimentari della lepre.
Un altro elemento importante è rappresentato dalle strade. Una rete stradale molto fitta può aumentare la mortalità dovuta agli investimenti, ma può anche contribuire all’isolamento delle popolazioni e alla frammentazione dell’habitat. Per una specie già caratterizzata da nuclei piccoli e separati, questo rappresenta un problema particolarmente serio.
Una delle caratteristiche ecologiche più interessanti della specie è dunque la preferenza per gli ambienti eterogenei. Un paesaggio composto da un mosaico di coltivazioni, radure, pascoli, cespuglieti e boschi può offrire contemporaneamente cibo e rifugio, risultando molto più favorevole di un territorio uniformemente coltivato o completamente urbanizzato. Anche il clima sembra avere un ruolo importante: la distribuzione della specie appare associata soprattutto alle condizioni mediterranee e, tra le variabili climatiche, la temperatura media delle minime sembra essere particolarmente significativa.
Descrizione –
A prima vista la Lepus corsicanus assomiglia moltissimo alla lepre europea, tanto che le due specie possono essere facilmente confuse. A un esame più attento, tuttavia, emergono alcune caratteristiche distintive. La lepre italica presenta una conformazione complessivamente più slanciata, con una lunghezza testa-corpo, un piede posteriore e soprattutto orecchie proporzionalmente più lunghi rispetto alla lepre europea.
Queste proporzioni corporee sono state interpretate come possibili adattamenti alle condizioni più calde degli ambienti mediterranei. Le orecchie, in particolare, svolgono un ruolo importante nella dispersione del calore e una maggiore superficie relativa potrebbe favorire la termoregolazione. La lepre europea, al contrario, è particolarmente adatta agli ambienti aperti caratterizzati da condizioni climatiche più continentali.
La Lepus corsicanus misura circa mezzo metro o poco più di lunghezza e pesa generalmente tra 3 e 3,5 chilogrammi. Non presenta un dimorfismo sessuale evidente, per cui maschi e femmine sono molto simili nell’aspetto esterno.
Il mantello costituisce uno degli elementi più utili per distinguere le due specie. Nella lepre italica le tonalità sono generalmente più calde e fulve, soprattutto sulle cosce e sul groppone. La parte distale dei peli di borra presenta infatti tonalità giallicce anziché grigiastre. La coscia e il groppone appaiono normalmente di colore bruno-ocra-rossiccio, mentre nella lepre europea assumono tonalità più bruno-grigiastre.
Anche la regione del collo presenta una caratteristica distintiva. Nella lepre italica la nuca e la parte dorsale del collo sono generalmente di colore grigio-antracite, mentre nella lepre europea tendono al bruno-rossiccio, con l’eccezione di alcuni esemplari giovani.
Il carattere forse più curioso è però la presenza di una consistente area bianca nella regione ventrale, che nella lepre italica si estende anche sui fianchi. È proprio questa particolare conformazione del mantello ad aver dato origine, nel linguaggio venatorio, al nome di “lepre dalla mezza luna”.
Nonostante queste differenze, il riconoscimento sul campo può essere difficile. La somiglianza con la lepre europea è infatti molto elevata e la distinzione richiede spesso una buona osservazione dei caratteri morfologici e della colorazione. Questa difficoltà assume un’importanza particolare dal punto di vista della conservazione, perché le due specie possono vivere negli stessi territori e la presenza della lepre europea introdotta costituisce uno dei principali problemi per le popolazioni peninsulari della lepre italica.
Biologia –
Le conoscenze sulla biologia della Lepus corsicanus sono ancora relativamente limitate. Il motivo è soprattutto storico: fino a tempi recenti la specie era considerata una semplice sottospecie della lepre europea e, di conseguenza, molti studi non la trattavano separatamente. Solo dopo il riconoscimento della sua identità specifica sono aumentate le ricerche dedicate esclusivamente a Lepus corsicanus.
La Lepus corsicanus ha abitudini prevalentemente solitarie ed è piuttosto sedentaria. È soprattutto attiva durante il crepuscolo e nelle ore notturne, mentre durante il giorno rimane generalmente nascosta nel proprio covo, situato in genere sul terreno e ben protetto dalla vegetazione.
Quando viene scoperta o disturbata, non necessariamente fugge immediatamente. Se possibile, tende a rimanere nella vegetazione, compiendo brevi spostamenti alternati a momenti di immobilità. Quando invece deve allontanarsi rapidamente, mostra notevoli capacità di corsa e compie lunghi balzi, estendendo completamente gli arti posteriori.
L’alimentazione è essenzialmente vegetale. Le ricerche disponibili, ancora relativamente poche, hanno utilizzato anche l’analisi microscopica dei residui vegetali contenuti negli escrementi per ricostruire la dieta. Questi studi hanno evidenziato un comportamento alimentare generalista: la lepre italica non dipende cioè da una singola specie vegetale, ma può sfruttare un’ampia varietà di piante in funzione della loro disponibilità durante l’anno.
Le piante erbacee rappresentano una componente importante della dieta in tutte le stagioni. Durante il periodo più freddo possono assumere maggiore importanza anche i frutti ad alto contenuto energetico. Studi più dettagliati condotti in Basilicata hanno confermato una dieta molto ampia, comprendente numerose specie vegetali, con una forte presenza di piante erbacee e variazioni stagionali nella composizione dell’alimentazione.
Anche gli studi condotti nel Lazio hanno evidenziato un’elevata diversità alimentare: la lepre può utilizzare una grande parte delle specie vegetali presenti nell’ambiente, pur mostrando una preferenza complessiva per alcune categorie, in particolare Graminacee e leguminose erbacee. Questo comportamento generalista è coerente con la grande varietà di ambienti frequentati dalla specie.
La riproduzione è uno degli aspetti della biologia ancora meno conosciuti, ma le osservazioni disponibili hanno fornito informazioni molto interessanti. Sono state infatti osservate femmine gravide e nascite nei mesi di ottobre, novembre, dicembre e gennaio. Questo significa che la riproduzione può avvenire anche durante l’autunno e l’inverno e suggerisce l’assenza di una vera e propria diapausa riproduttiva stagionale.
La fenologia riproduttiva sembra quindi estendersi lungo tutto l’anno. Le nascite raggiungono il massimo in primavera, mentre si osservano due periodi di minimo, uno in inverno e uno in estate. Questa prolungata attività riproduttiva è stata interpretata come una possibile ulteriore caratteristica coerente con l’adattamento della specie al clima mediterraneo.
La gestazione dura circa 42 giorni. Una femmina può partorire da due a quattro volte nell’arco dell’anno e il numero dei piccoli può variare da uno a quattro per parto. Il massimo numero di feti osservato negli studi disponibili è stato di quattro.
I piccoli vengono partoriti in un covo sul terreno e, a differenza dei neonati di molti altri mammiferi, nascono già relativamente sviluppati: hanno gli occhi aperti, sono ricoperti di pelo e possono muoversi autonomamente poche ore dopo la nascita. La durata naturale della vita della lepre italica, invece, non è ancora conosciuta con precisione.
Un aspetto particolarmente importante della biologia della specie riguarda il rapporto con la lepre europea. I ripopolamenti venatori effettuati nell’Italia peninsulare hanno portato Lepus europaeus in numerosi territori occupati dalla lepre italica. La presenza della specie introdotta può determinare competizione per le risorse e, soprattutto, rappresenta un possibile veicolo di trasmissione di malattie. Tra quelle indicate come particolarmente importanti figura la European Brown Hare Syndrome, o EBHS.
Il rapporto tra le due specie ha anche una dimensione genetica. Sono stati segnalati fenomeni di ibridazione, soprattutto in Corsica, e il rischio di introgressione genetica rappresenta un elemento da tenere sotto controllo per la conservazione dell’identità genetica della lepre italica. Le evidenze disponibili, tuttavia, non consentono di affermare che l’ibridazione recente sia uniformemente diffusa in tutte le popolazioni italiane; si tratta piuttosto di un fenomeno che deve essere monitorato nelle aree di contatto tra le specie.
Ruolo ecologico –
La Lepus corsicanus, chiamata lepre italica o appenninica, è un mammifero appartenente all’ordine dei Lagomorfi e alla famiglia dei Leporidi. Il suo nome scientifico è Lepus corsicanus de Winton, 1898. Si tratta di una specie strettamente legata all’Italia centro-meridionale e alla Sicilia, considerata endemica di queste aree; è presente anche in Corsica, dove la sua presenza è generalmente ricondotta a un’introduzione avvenuta in epoca storica. Le analisi genetiche hanno inoltre evidenziato tre principali tipologie genetiche: una siciliana, una dell’Italia centrale e una dell’Italia meridionale.
Per molto tempo la Lepus corsicanus non è stata riconosciuta come specie autonoma. Veniva infatti considerata una sottospecie della lepre europea, Lepus europaeus, con il nome di Lepus europaeus corsicanus. Soltanto a partire dagli anni Ottanta del Novecento, grazie a una serie di studi morfologici e morfometrici, e successivamente attraverso l’analisi del DNA mitocondriale, è stato possibile riconoscere la sua effettiva distinzione dalla lepre europea. Le due linee evolutive si sarebbero separate circa tre milioni di anni fa.
La Lepus corsicanus svolge innanzitutto il ruolo di consumatore primario. È cioè un erbivoro che ricava energia direttamente dalla vegetazione e che, attraverso l’alimentazione, trasferisce parte dell’energia contenuta nelle piante ai livelli superiori della rete alimentare.
La sua dieta molto diversificata la mette in relazione con numerose specie vegetali. Non si limita a sfruttare una singola risorsa, ma utilizza molte delle piante disponibili nell’ambiente, modificando la composizione della dieta in funzione della stagione e delle risorse presenti. In questo modo partecipa ai processi naturali di consumo della biomassa vegetale e contribuisce al trasferimento di materia ed energia all’interno dell’ecosistema.
La lepre rappresenta inoltre una possibile risorsa alimentare per i predatori. Pur essendo necessari ulteriori studi specifici sulla rete delle interazioni trofiche di L. corsicanus, la sua posizione di erbivoro di medie dimensioni la rende un elemento potenzialmente importante per diversi carnivori e rapaci degli ambienti mediterranei e appenninici.
La sua importanza ecologica non si esaurisce però nel rapporto tra prede e predatori. La presenza della lepre italica è infatti strettamente associata alla qualità e alla struttura del paesaggio. Un territorio nel quale convivono boschi, radure, cespuglieti, pascoli e coltivazioni diversificate offre alla specie contemporaneamente rifugio e alimento. Per questo motivo la conservazione della lepre italica è strettamente legata alla conservazione dei paesaggi a mosaico.
In questo senso la lepre può essere considerata anche un utile indicatore della qualità ecologica di determinati ambienti rurali e mediterranei. Quando l’agricoltura diventa eccessivamente intensiva, le monocolture sostituiscono il mosaico tradizionale, vengono eliminati i margini e diminuiscono gli incolti e le aree cespugliate, l’habitat perde progressivamente la sua capacità di offrire contemporaneamente risorse alimentari e rifugi.
La trasformazione del territorio può quindi avere effetti molto più profondi della semplice perdita di superficie disponibile. Un paesaggio frammentato da strade, urbanizzazione e coltivazioni intensive può impedire alle popolazioni di comunicare tra loro, aumentando l’isolamento e rendendo più difficile lo scambio genetico. La densità delle strade, in particolare, è stata associata sia alla mortalità per investimento sia alla riduzione dell’idoneità ambientale e all’isolamento delle popolazioni.
Da questo punto di vista, la situazione della Lepus corsicanus è particolarmente delicata nell’Italia peninsulare. Le popolazioni sono spesso piccole, isolate e caratterizzate da densità basse. La valutazione nazionale riportata nella fonte di riferimento classificava complessivamente la specie come Minor Preoccupazione (LC), soprattutto grazie alla situazione relativamente favorevole della Sicilia; la stessa valutazione evidenziava però condizioni molto meno favorevoli per le entità genetiche presenti nell’Italia peninsulare, per le quali veniva indicata una situazione compatibile con la categoria Vulnerabile (VU), considerando popolazioni frammentate, numericamente ridotte e in declino.
Questa apparente contraddizione tra una valutazione complessiva relativamente favorevole e una situazione locale molto più preoccupante è importante per comprendere la conservazione della specie. Una popolazione numericamente consistente in Sicilia può infatti compensare, nelle valutazioni riferite all’intera specie, la situazione molto più fragile dei nuclei continentali. Ciò non significa però che le popolazioni peninsulari siano al sicuro.
Le principali minacce sono rappresentate dalla perdita e dal degrado dell’habitat, dall’agricoltura intensiva, dall’urbanizzazione, dalla frammentazione prodotta dalle strade, dalla pressione venatoria e soprattutto dai ripopolamenti con lepre europea nell’Italia peninsulare. Questi ultimi possono creare contemporaneamente problemi di competizione, di trasmissione di patogeni e di possibile interazione genetica.
Per questo motivo la tutela della Lepus corsicanus richiede un approccio che non si limiti alla protezione degli animali, ma che intervenga soprattutto sulla qualità e sulla continuità degli habitat. Il Piano d’azione nazionale per la specie, elaborato nel 2001, ha individuato le principali minacce e le azioni prioritarie per la conservazione. Tra gli interventi indicati figurano l’accertamento della distribuzione a livello locale, la protezione delle popolazioni, l’allevamento sperimentale in cattività a scopo di ripopolamento e il mantenimento di una rete efficace di aree protette.
In definitiva, la Lepus corsicanus è molto più di una semplice “variante” della lepre europea. È una specie evolutivamente distinta, strettamente legata alla storia naturale del Mediterraneo italiano e caratterizzata da una notevole capacità di adattarsi a differenti ambienti, purché questi conservino una sufficiente varietà strutturale. La sua presenza racconta anche la qualità del paesaggio: dove sopravvivono boschi, radure, pascoli, cespuglieti e coltivazioni diversificate, la lepre può trovare contemporaneamente alimento e rifugio; dove invece il territorio viene semplificato dall’agricoltura intensiva, dall’urbanizzazione e dalle infrastrutture, le popolazioni tendono a frammentarsi e a isolarsi.
La conservazione della lepre italica coincide quindi, in larga misura, con la conservazione di un intero sistema di ambienti mediterranei e appenninici. Proteggere questa specie significa mantenere non soltanto una componente originale della fauna italiana, ma anche quei paesaggi diversificati nei quali numerose altre specie trovano a loro volta spazio, cibo e rifugio.
Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Gordon Corbet, Denys Ovenden, 2012. Guida dei mammiferi d’Europa. Franco Muzzio Editore.
– John Woodward, Kim Dennis-Bryan, 2018. La grande enciclopedia degli animali. Gribaudo Editore.
Fonte foto:
– https://www.gbif.org/occurrence/search?view=GALLERY&taxonKey=6PPZ3&entity=o_3456706217

