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Aegypius monachus

Aegypius monachus

L’avvoltoio monaco (Aegypius monachus, Linnaeus, 1766) è un uccello appartenente alla famiglia degli Accipitridae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Superphylum Deuterostomia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Infraphylum Gnathostomata,
Superclasse Tetrapoda,
Classe Aves,
Sottoclasse Neornithes,
Superordine Neognathae,
Ordine Accipitriformes,
Famiglia Accipitridae,
Sottofamiglia Gypinae,
Genere Aegypius,
Specie A. monachus.
Sono sinonimi i termini:
– Aegypius monachus (Linnaeus, 1766);
– Aegypius monachus danieli Meinertzhagen, R, 1938;
– Polypteryx cupido Hodgson, BH, 1844;
– Vultur monachus Linnaeus, 1766;
– Vultur monarchus Gray, JE;
– Vultur niger Daudin, FM, 1800.

Distribuzione geografica ed habitat –
L’Aegypius monachus è il più grande avvoltoio del Vecchio Mondo e uno dei rapaci più imponenti esistenti. La sua distribuzione si estende attraverso un vasto areale euroasiatico che comprende la Penisola Iberica, i Balcani, la Turchia, il Caucaso, il Medio Oriente e gran parte dell’Asia centrale, fino alla Mongolia, alla Cina settentrionale e alla Corea. Sebbene il suo areale sia molto ampio, la presenza della specie è oggi frammentata in nuclei isolati, conseguenza della forte contrazione subita nel corso degli ultimi due secoli.
La Spagna ospita attualmente la popolazione europea più numerosa e rappresenta il principale baluardo per la conservazione della specie nel continente. Anche la Francia, grazie a un programma di reintroduzione iniziato negli anni Novanta, è tornata a ospitare una piccola popolazione nidificante. In Italia, invece, l’avvoltoio monaco è considerato estinto come specie nidificante: l’ultima riproduzione accertata risale al 1961 in Sardegna. Negli ultimi anni, tuttavia, alcuni individui provenienti dalla Francia meridionale sono stati osservati sulle Alpi italiane, lasciando intravedere la possibilità di una futura ricolonizzazione spontanea.
L’habitat ideale dell’avvoltoio monaco è costituito da vaste aree montuose poco antropizzate, dove grandi foreste mature si alternano a praterie, pascoli e ambienti aperti. Questi paesaggi offrono sia alberi di grandi dimensioni, indispensabili per la costruzione del nido, sia ampie superfici nelle quali cercare le carcasse di cui si alimenta. La specie è particolarmente sensibile al disturbo umano e tende a evitare le aree intensamente frequentate, scegliendo territori remoti e tranquilli. Gli adulti sono generalmente sedentari, mentre i giovani possono compiere lunghi spostamenti esplorativi prima di stabilire un proprio territorio riproduttivo.

Aegypius monachus

Descrizione –
Con un’apertura alare che può superare i tre metri e un peso che nelle femmine raggiunge anche i quattordici chilogrammi, l’Aegypius monachus è uno dei più grandi uccelli in grado di volare. Il piumaggio è quasi completamente bruno-nerastro, caratteristica che gli ha valso in molte lingue il nome di “avvoltoio nero”. La testa, ricoperta da un sottile piumino, appare relativamente piccola rispetto al corpo massiccio, mentre il collo è circondato da un evidente collare di penne.
Le ali sono molto larghe e rettangolari e permettono all’animale di sfruttare le correnti ascensionali per planare per decine di chilometri con un minimo dispendio energetico. Il becco è straordinariamente robusto, uno dei più potenti tra tutti i rapaci, e consente di lacerare anche le pelli più spesse delle grandi carcasse. Grazie a questa caratteristica, spesso è il primo necrofago ad aprire un animale morto, rendendo successivamente accessibili i tessuti anche ad altri avvoltoi e numerosi spazzini.
Generalmente silenzioso, l’avvoltoio monaco emette vocalizzazioni soltanto durante il periodo riproduttivo o nelle interazioni tra adulti e pulcini.

Biologia –
Come molti grandi rapaci, l’Aegypius monachus presenta un ciclo vitale estremamente lento. La maturità sessuale viene raggiunta solo tra il quinto e il sesto anno di vita e ogni coppia investe moltissime energie nell’allevamento di un unico piccolo all’anno. Se la riproduzione fallisce a causa del disturbo umano o della perdita dell’uovo, la coppia generalmente non tenta una seconda deposizione nella stessa stagione, rendendo la produttività annuale molto bassa.
La nidificazione avviene soprattutto su grandi alberi secolari, anche se in alcune regioni asiatiche vengono utilizzate pareti rocciose. I nidi sono strutture monumentali costruite con grossi rami e continuamente ampliate anno dopo anno, tanto da poter raggiungere oltre due metri di altezza e altrettanti di diametro. Le coppie tendono a riutilizzare gli stessi nidi per molti anni e spesso ne possiedono diversi all’interno del territorio, alternandone l’utilizzo.
La deposizione avviene generalmente tra febbraio e marzo. Dopo circa cinquantacinque giorni di incubazione nasce un unico pulcino, accudito da entrambi i genitori. Nei primi giorni di vita il piccolo viene alimentato con cibo rigurgitato direttamente nella gola; successivamente il nutrimento viene depositato nel nido in pezzi sempre più grandi. Il giovane compie il primo volo tra agosto e settembre, ma continua a dipendere dagli adulti ancora per diverse settimane prima di intraprendere i primi spostamenti dispersivi.
L’alimentazione è quasi esclusivamente necrofaga. L’avvoltoio monaco si nutre delle carcasse di grandi mammiferi selvatici e domestici, svolgendo un’attività fondamentale di smaltimento naturale dei resti animali. Solo occasionalmente cattura piccole prede vive, come roditori, rettili o anfibi, e tali episodi rappresentano una minima parte della dieta. Il suo apparato digerente è altamente specializzato: succhi gastrici estremamente acidi e un sistema immunitario particolarmente efficiente gli consentono di neutralizzare batteri e altri microrganismi patogeni presenti nelle carcasse senza subire danni.

Ruolo ecologico –
L’Aegypius monachus svolge un ruolo insostituibile negli ecosistemi naturali. In qualità di necrofago specializzato, elimina rapidamente le carcasse degli animali morti, impedendo che diventino focolai di infezioni e contribuendo al riciclo della sostanza organica. Grazie alla sua capacità di aprire le pelli più resistenti, favorisce inoltre l’accesso al cibo da parte di numerose altre specie necrofaghe, creando una vera e propria rete ecologica attorno alle carcasse.
La sua presenza rappresenta quindi un importante indicatore della salute degli ecosistemi montani e pastorali. Dove gli avvoltoi sono numerosi, il processo naturale di decomposizione delle carcasse avviene rapidamente, riducendo la diffusione di malattie tra fauna selvatica, bestiame e, indirettamente, anche l’uomo.
Nonostante alcuni incoraggianti recuperi registrati in Spagna e in Francia, la specie rimane classificata come Quasi Minacciata (Near Threatened) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Le principali minacce sono rappresentate dall’avvelenamento accidentale attraverso esche tossiche destinate ai predatori, dalla perdita degli habitat forestali idonei alla nidificazione, dal disturbo umano, dalle collisioni con infrastrutture e dalla progressiva riduzione della disponibilità di carcasse dovuta ai cambiamenti nelle pratiche zootecniche e nelle normative sanitarie. La tutela delle grandi foreste mature, la limitazione dell’uso di veleni e la realizzazione di programmi di monitoraggio e reintroduzione costituiscono oggi gli strumenti più efficaci per garantire il futuro di questo straordinario rapace.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

Fonte foto:
https://www.freenatureimages.eu/animals/Aves,%20Vogels,%20Birds%20A-K/Aegypius%20monachos,%20Monk%20Vulture/index.html#Aegypius%20monachus%205%2C%20Monniksgier%2C%20Saxifraga-Joerg%20Mager.jpg
https://dagworld.com/cinereous-vulture-aegypius-monachus-winter-visitor-to-the-himalayas.html#mz-expanded-view-1540454821710



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