Trametes gibbosa
Trametes gibbosa
La Tramete gobbosa (Trametes gibbosa (Persoon) Fries, 1838) è un fungo appartenente alla famiglia delle Polyporaceae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Sottodivisione Agaricomycotina,
Classe Agaricomycetes,
Sottoclasse Incertae sedis,
Ordine Polyporales,
Famiglia Polyporaceae,
Genere Trametes,
Specie T. gibbosa.
I principali sinonimi di questa specie sono:
– Daedalea gibbosa (Pers.) Pers.;
– Lenzites gibbosa (Pers.: Fr.) Hemmi;
– Lenzites gibbosus (Pers.) Hemmi;
– Merulius gibbosus Pers.Original name usage;
– Merulius gibbosus Pers.: Fr.;
– Polyporus gibbosus Pers.;
– Polyporus gibbosus (Pers.) P. Kumm.;
– Pseudotrametes gibbosa (Pers.) Bondartsev & Singer;
– Agarico-suber scalptum Paulet;
– Agaricus tectulum Paulet, 1812.
Etimologia –
Il termine del genere Trametes, coniato dal micologo Elias Magnus Fries nel 1836, deriva probabilmente dal greco trama o tramḗs, con il significato di “sottile” o “esile”. Il termine richiama i carpofori appiattiti e relativamente sottili che caratterizzano molte specie del genere. Secondo un’interpretazione meno diffusa, potrebbe invece riferirsi al greco trêma (“foro”), in allusione all’imenoforo poroide tipico di questi funghi.
L’epiteto specifico gibbosa deriva infatti dal latino gibba, cioè “gobba”, e si riferisce alla tipica protuberanza presente nella parte superiore del cappello, in prossimità del punto di inserzione sul legno. È proprio questo rilievo, spesso molto pronunciato negli esemplari maturi, a rendere la specie facilmente riconoscibile anche a distanza.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Trametes gibbosa è uno dei più comuni funghi lignicoli delle foreste temperate europee. È diffuso in gran parte dell’Europa, compresa tutta la penisola italiana, ed è presente anche in vaste aree dell’Asia e del Nord America. Vive esclusivamente sul legno, dove svolge un ruolo fondamentale nel riciclo della materia organica.
Predilige ceppaie, tronchi abbattuti e grosse branche morte di latifoglie, con una particolare preferenza per il faggio, anche se può svilupparsi su querce, noccioli e numerose altre specie arboree. Come molti polipori, provoca la cosiddetta carie bianca, un processo attraverso il quale degrada la lignina e restituisce al suolo sostanze nutritive indispensabili per l’equilibrio dell’ecosistema forestale.
I carpofori possono comparire praticamente durante tutto l’anno, anche se la crescita è più abbondante dall’autunno alla primavera. Trattandosi di strutture coriacee e persistenti, rimangono visibili per molti mesi, diventando spesso verdi per la colonizzazione di microscopiche alghe che si insediano sulla superficie superiore. Questa colorazione, talvolta molto intensa, non indica una malattia del fungo ma rappresenta semplicemente una normale colonizzazione superficiale.
Non è raro osservare esemplari danneggiati dalle larve di insetti xilofagi, che scavano gallerie nel contesto rendendo difficile la conservazione dei campioni. In condizioni favorevoli, alcuni basidiomi possono raggiungere dimensioni davvero notevoli, con mensole larghe diverse decine di centimetri e, in casi eccezionali, persino superiori al mezzo metro.
Riconoscimento –
La Trametes gibbosa appartiene alla famiglia delle Polyporaceae, un gruppo di funghi caratterizzati dalla produzione di carpofori a mensola e da un imenoforo formato da pori anziché da lamelle.
Il corpo fruttifero è privo di gambo e aderisce direttamente al substrato legnoso. La forma è semicircolare o reniforme, spesso con più mensole disposte una sopra l’altra. Il cappello misura normalmente tra 5 e 20 centimetri di larghezza, ma può diventare molto più grande negli esemplari più vecchi.
La superficie superiore è inizialmente vellutata o finemente tomentosa, con leggere zonature concentriche. Con l’età diventa progressivamente liscia e assume tonalità che vanno dal bianco crema all’ocra chiaro, spesso con sfumature verdastre dovute alle alghe. La caratteristica più evidente resta però il rigonfiamento (“gobba”) situato nella zona di attacco al legno.
L’elemento diagnostico più importante si trova nella pagina inferiore. L’imenoforo è costituito da pori allungati radialmente che tendono a unirsi formando strutture sinuose e talvolta quasi labirintiformi, un carattere molto utile per distinguerla da altre specie dello stesso genere, che presentano invece pori piccoli e regolari.
La carne è bianco-crema, molto compatta, fibrosa e legnosa, particolarmente spessa nella parte aderente al substrato. Le spore sono bianche, lisce, ialine e non amiloidi; il sistema ifale è di tipo trimitico, caratteristica comune a numerose specie del genere Trametes.
Coltivazione –
Non esiste una vera coltivazione di Trametes gibbosa a scopo alimentare o commerciale. Il fungo cresce spontaneamente sul legno morto e necessita di tempi di sviluppo piuttosto lunghi, oltre a condizioni ambientali difficili da riprodurre in maniera economicamente conveniente.
Dal punto di vista sperimentale può essere coltivato su tronchetti o substrati lignocellulosici sterilizzati, come altri polipori, ma il suo interesse è prevalentemente scientifico, soprattutto per gli studi sulla degradazione del legno e sugli enzimi coinvolti nella decomposizione della lignina.
Usi e Tradizioni –
Curiosamente, mentre in Italia non esiste un vero nome comune di uso popolare, in altri Paesi europei il fungo è conosciuto con appellativi che richiamano la stessa caratteristica: in Inghilterra è chiamato Lumpy Bracket (“mensola gobbuta”), in Germania Buckel-Tramete e in Francia Tramète bossue.
Le principali specie con cui può essere confusa sono Trametes hirsuta, che possiede pori decisamente più piccoli e rotondeggianti, Trametes suaveolens, riconoscibile per il marcato odore di anice, e alcune specie dei generi Lenzites e Daedaleopsis, che presentano imenofori più lamellati o con differenti conformazioni dei pori.
Dal punto di vista alimentare Trametes gibbosa è considerata priva di valore. La consistenza estremamente coriacea e legnosa ne impedisce qualsiasi utilizzo gastronomico, anche quando il fungo è giovane.
A differenza di altre specie dello stesso genere, come Trametes versicolor, ampiamente studiate per i loro polisaccaridi e altri metaboliti bioattivi, T. gibbosa non riveste un ruolo significativo nella medicina tradizionale né nella fitoterapia moderna. Tuttavia, negli ultimi anni alcuni studi hanno preso in considerazione anche questa specie per le sue capacità enzimatiche e per il possibile impiego nei processi di biodegradazione del legno e nel biorisanamento ambientale, ambiti nei quali i funghi lignicoli stanno suscitando crescente interesse.
Per il micologo e l’escursionista rimane soprattutto una specie di notevole interesse naturalistico, facilmente osservabile lungo i sentieri boschivi grazie alle grandi mensole biancastre che spiccano sui tronchi morti.
Modalità di Preparazione –
Non essendo commestibile, Trametes gibbosa non possiede alcuna tradizione culinaria né modalità di preparazione gastronomica. Gli esemplari raccolti vengono utilizzati esclusivamente a scopo didattico, fotografico o scientifico, oppure conservati in erbario come campioni di studio.
Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
Fonte foto:
– https://www.funghiitaliani.it/topic/89207-trametes-gibbosa-pers-fr-fr-1838/
– https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/eb/Trametes_gibbosa_JPG12.jpg?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

