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Dalbergia melanoxylon

Dalbergia melanoxylon

African Blackwood o Mpingo, Ebano dei Faraoni, Grenadille (Dalbergia melanoxylon Guill. & Perr., 1832) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Fabales,
Famiglia Fabaceae,
Sottofamiglia Faboideae,
Tribù Dalbergieae,
Genere Dalbergia,
Specie D. melanoxylon.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Amerimnon melanoxylon (Guill. & Perr.) Kuntze;
– Amerimnon stocksii (Benth.) Kuntze;
– Dalbergia stocksii Benth.

Etimologia –
Il termine Dalbergia è dedicato al botanico e medico svedese Nils Dalberg. Fu il naturalista Carl Peter Thunberg a istituire il genere in suo onore.
L’epiteto specifico melanoxylon: deriva dal greco antico: μέλας (mélas) = “nero” e ξύλον (xýlon) = “legno”.
Il significato letterale è quindi “dal legno nero” o “con legno nero”, un chiaro riferimento al durame estremamente scuro della specie.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Dalbergia melanoxylon è una pianta originaria delle regioni tropicali dell’Africa caratterizzate da una lunga stagione secca. Il suo areale naturale si estende dal Senegal e dall’Eritrea fino al Mozambico e al nord-est del Sudafrica, comprendendo gran parte dell’Africa orientale. In passato la distribuzione era ancora più ampia e si estendeva dall’Etiopia fino al Sudafrica orientale, ma oggi la specie occupa un territorio più limitato a causa dell’intenso sfruttamento delle popolazioni naturali.
a pianta cresce in ambienti molto diversi tra loro, dalle savane alle foreste decidue miste, passando per aree semi-aride e pianure tropicali comprese tra il livello del mare e circa 1.200 metri di altitudine. È frequente anche su terreni rocciosi e asciutti, pur preferendo luoghi ben esposti alla luce e con una discreta disponibilità idrica, tanto da risultare spesso associata ai corsi d’acqua. Si adatta a numerosi tipi di terreno, da quelli sabbiosi ai suoli argillosi ricchi di argille espansive.
Al di fuori dell’Africa è stata introdotta in India e in Australia, dove si è naturalizzata; nell’Australia occidentale si è però comportata come specie invasiva ed è stata successivamente eradicata. Esperienze di coltivazione in Florida hanno inoltre dimostrato come, in condizioni favorevoli, possa sviluppare alberi più grandi e produrre legname di qualità particolarmente elevata.

Descrizione –
La Dalbergia melanoxylon è un piccolo albero deciduo, fortemente ramificato e spesso provvisto di rami spinosi. Generalmente raggiunge un’altezza compresa tra 4 e 7,5 metri, anche se gli esemplari più sviluppati possono arrivare a circa 15 metri.
La corteccia è grigia, mentre la chioma assume una forma arrotondata e irregolare. Durante la stagione secca perde completamente le foglie, che sono alterne, pennate e composte da sei a nove foglioline. La fioritura produce piccoli fiori bianchi riuniti in infiorescenze dense, cui seguono baccelli lunghi alcuni centimetri contenenti normalmente uno o due semi.
La caratteristica che rende questa specie famosa è tuttavia il suo legno. Il durame presenta tonalità che vanno dal rosso-violaceo molto scuro fino al nero intenso, mentre l’alburno è nettamente distinto e di colore bianco-giallastro. Il legno è estremamente duro, pesante, compatto e leggermente oleoso; possiede inoltre una straordinaria stabilità dimensionale e una resistenza eccezionale all’umidità, ai funghi e agli insetti. Nonostante la sua durezza renda difficile la lavorazione e provochi una rapida usura degli utensili, consente di ottenere superfici perfettamente lisce e lucide. Durante la tornitura sviluppa un gradevole profumo simile a quello della rosa.

Coltivazione –
La Dalbergia melanoxylon prospera nei climi tropicali caldi, dove la temperatura media annua oscilla tra 18 e 35 °C e le precipitazioni raggiungono mediamente 700-1.200 mm all’anno. Richiede ambienti luminosi e non tollera l’ombra intensa, motivo per cui la rinnovazione naturale è limitata nelle foreste molto fitte.
La crescita della specie è particolarmente lenta: un albero di sette anni raggiunge appena quattro metri di altezza e sono necessari dai settanta ai cento anni affinché il tronco diventi idoneo alla produzione di legname commerciale. Per questo motivo la Dalbergia melanoxylon è considerata una delle essenze legnose più rare e costose al mondo.
Questa pianta, pur adattandosi a numerose tipologie di suolo, come detto, cresce lentamente e necessita di molti decenni per raggiungere dimensioni utili alla produzione del legname. Gli alberi adulti sono resistenti agli incendi e possiedono la capacità di ricacciare dalla ceppaia e di produrre polloni radicali. Come molte Fabaceae, instaura inoltre una simbiosi con batteri azotofissatori presenti nel terreno, contribuendo così ad arricchirlo di azoto.
La propagazione avviene prevalentemente mediante seme. I semi germinano facilmente senza trattamenti particolari, anche se un breve ammollo in acqua può accelerare il processo. Le giovani piantine vengono inizialmente mantenute in ombra e successivamente esposte al sole. In Tanzania è stato osservato che l’utilizzo di ceppaie di due anni migliora sensibilmente l’attecchimento, mentre le piantine allevate in vaso richiedono frequenti potature delle radici per evitare rallentamenti della crescita.
Anche dopo l’abbattimento il legno richiede particolare attenzione: deve essere stagionato ed essiccato molto lentamente per evitare la formazione di spaccature. Una volta completato questo processo mantiene una notevole stabilità dimensionale e conserva le proprie caratteristiche anche in presenza di variazioni dell’umidità ambientale.

Usi e Tradizioni –
Questa specie, nota comunemente come African blackwood, è uno dei legni più duri e densi al mondo, molto apprezzato per la costruzione di strumenti musicali a fiato (clarinetti, oboi, cornamuse) e per lavori di ebanisteria.
È conosciuta con numerosi nomi comuni, tra cui African Blackwood, Mpingo, Grenadilla, Grenadille e Babanus. In passato era spesso chiamata impropriamente Ebano dei Faraoni, denominazione oggi considerata inesatta poiché i veri ebani appartengono al genere Diospyros e non al genere Dalbergia.
La Dalbergia melanoxylon è una delle essenze legnose più pregiate dell’Africa e viene apprezzata fin dall’antichità. Secondo diverse testimonianze il suo legno era già utilizzato nell’antico Egitto per la realizzazione di mobili di lusso e, in epoche successive, sarebbe stato impiegato persino come zavorra nelle navi mercantili per il suo peso elevato.
Oggi il principale impiego riguarda la costruzione di strumenti musicali a fiato di alta qualità, come clarinetti, oboi, flauti traversi, ottavini, flauti dolci e cornamuse. L’elevata densità, la stabilità dimensionale e le eccellenti proprietà acustiche rendono infatti questo legno uno dei materiali più ricercati dai liutai. Viene inoltre utilizzato nella produzione di mobili di pregio, parquet esclusivi, manici di coltelli, sculture tradizionali africane, oggetti torniti, intarsi, pezzi per scacchi e numerosi manufatti artistici. In Cina è incluso tra le specie destinate alla produzione del tradizionale mobilio Hongmu, particolarmente apprezzato per il suo valore storico e culturale.
Oltre agli impieghi artigianali, la pianta riveste una certa importanza nella medicina tradizionale africana e nei sistemi agroforestali, dove viene utilizzata per consolidare il terreno, limitare l’erosione, creare barriere frangivento e migliorare la fertilità del suolo grazie alla fissazione dell’azoto.
L’elevata richiesta commerciale, unita alla crescita estremamente lenta della specie, ha determinato un progressivo impoverimento delle popolazioni naturali. Attualmente la Dalbergia melanoxylon è classificata come Quasi Minacciata (Near Threatened) nella Lista Rossa dell’IUCN ed è oggetto di numerosi programmi di conservazione e riforestazione, spesso accompagnati dalla certificazione FSC per promuovere una gestione sostenibile delle foreste.

Modalità di Preparazione o di Uso –
Nella medicina tradizionale africana vengono impiegate diverse parti della pianta. Le radici sono considerate vermifughe e afrodisiache e vengono utilizzate sotto forma di decotto per prevenire gli aborti spontanei e trattare dolori addominali, diarrea, gonorrea e sifilide. Anche la corteccia trova largo impiego: preparata in decotto oppure ridotta in polvere, viene applicata per detergere e favorire la guarigione delle ferite, mentre associata ai frutti di baobab o di tamarindo è utilizzata come rimedio contro la diarrea. Le foglie vengono invece somministrate in decotto per alleviare i dolori articolari e la loro linfa è impiegata nelle infiammazioni della bocca e della gola. Il fumo prodotto dalla combustione del legno viene infine inalato nella medicina popolare come rimedio contro cefalea, raffreddore e bronchite. Studi riportati nelle fonti indicano inoltre che gli estratti di corteccia possiedono attività antibatterica e antifungina, confermando almeno in parte gli impieghi tradizionali.
Dal punto di vista tecnologico, il legno richiede una lunga stagionatura e un’essiccazione lenta prima di poter essere lavorato. Una volta stabilizzato può essere tornito, lucidato e rifinito con risultati eccellenti, caratteristica che ne ha decretato il successo nella produzione di strumenti musicali, opere d’arte e mobili di lusso. Grazie al suo elevatissimo potere calorifico viene utilizzato anche come combustibile e per la produzione di carbone vegetale.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Fonte foto:
https://wellsforzoe.org/portfolio/dalbergia-melanoxylon-phingo/

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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