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Lepus capensis

Lepus capensis

La lepre del Capo o lepre africana (Lepus capensis, Linnaeus 1758) è una specie animale appartenente alla famiglia dei Leporidae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Classe Mammalia,
Sottoclasse Theria,
Infraclasse Eutheria,
Superordine Euarchontoglires,
Ordine Lagomorpha,
Famiglia Leporidae,
Genere Lepus,
Sottogenere Eulagos,
Specie L. capensis.
All’interno di questa specie vengono riconosciute le seguenti sottospecie:
– Lepus capensis capensis;
– Lepus capensis aquilo;
– Lepus capensis carpi;
– Lepus capensis granti;
– Lepus capensis aegyptius;
– Lepus capensis hawkeri
– Lepus capensis isabellinus;
– Lepus capensis sinaiticus;
– Lepus capensis arabicus;
– Lepus capensis atlanticus;
– Lepus capensis whitakeri;
– Lepus capensis schlumbergeri.

Distribuzione geografica ed habitat –
La Lepus capensis è un mammifero lagomorfo appartenente alla famiglia dei Leporidi, originario del continente africano, ma caratterizzato da un areale molto ampio che si estende anche ad alcune regioni dell’Europa meridionale e dell’Asia occidentale, centrale e meridionale, con esclusione della Cina. La specie è stata inoltre introdotta in Australia.
La classificazione tassonomica della specie è piuttosto complessa e ancora oggetto di discussione. La notevole variabilità genetica riscontrata tra le diverse popolazioni ha infatti portato alcuni autori a ipotizzare una revisione sistematica del gruppo, con l’elevazione di alcune sottospecie al rango di specie. Anche la posizione della lepre iberica (Lepus granatensis) rimane controversa, mentre la popolazione presente in Sardegna, nota come lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus), è strettamente imparentata con le popolazioni nordafricane di Marocco e Tunisia; alcuni studiosi ne propongono il riconoscimento come specie autonoma.
In Italia la specie è presente esclusivamente in Sardegna, dove si ritiene sia stata introdotta dal Nord Africa in epoca preistorica o storica. Per questo motivo è considerata una specie alloctona e nella Lista Rossa italiana è classificata come Non Applicabile (NA).
La lepre del Capo occupa un’ampia varietà di ambienti, dalle regioni temperate a quelle tropicali, sia umide sia aride, dal livello del mare fino a circa 4.000 metri di altitudine. Predilige generalmente gli spazi aperti con vegetazione erbacea o erbacea-cespugliosa, come prati, pascoli e campi coltivati, spesso in prossimità di macchie e boscaglie. Può tuttavia vivere anche in ambienti costieri, presso lagune, stagni e spiagge, nonché in aree desertiche. Ulteriori osservazioni riportano la presenza della specie anche in boschi di latifoglie, brughiere e dune, fino a circa 2.000 metri di quota.
In Sardegna la lepre occupa praticamente tutti gli ambienti dell’isola, dalla pianura alla montagna, ma raggiunge le densità maggiori nelle aree collinari caratterizzate da un mosaico di piccoli appezzamenti coltivati alternati a macchia mediterranea e praterie naturali. Le popolazioni mostrano una generale flessione rispetto al passato; tuttavia negli ultimi anni risultano sostanzialmente stabili, con densità generalmente basse nelle aree aperte alla caccia e più elevate nelle aree protette, dove possono raggiungere circa 20-25 individui ogni 100 ettari.

Descrizione –
La Lepus capensis possiede un corpo slanciato e leggermente compresso lateralmente, adattato alla corsa e al salto. La testa è relativamente piccola ma ben distinta dal corpo, gli occhi sono grandi e di colore bruno-rossastro, mentre le orecchie, lunghe circa 12-14 cm, terminano con una caratteristica punta nera. La coda è moderatamente sviluppata, folta e presenta la superficie superiore nera. Gli arti posteriori, molto più lunghi e robusti di quelli anteriori, costituiscono il principale adattamento locomotorio della specie.
Le dimensioni corporee sono comprese tra 480 e 700 mm di lunghezza testa-corpo, con una coda lunga 74-110 mm e un piede posteriore di 110-160 mm; il peso varia generalmente da 2,5 a 6,5 kg. La pelliccia è soffice e presenta una colorazione dominante fulvo-grigiastra o fulvo-brunastra con sfumature nerastre sul dorso, mentre le regioni ventrali e la superficie interna degli arti sono biancastre.

Biologia –
La Lepus capensis è una specie prevalentemente notturna, anche se nelle aree poco disturbate può lasciare il rifugio durante il giorno. Vive generalmente in modo solitario e sedentario, mantenendosi all’interno del proprio territorio. Il rifugio consiste in una semplice depressione del terreno situata in luoghi asciutti e riparati, spesso nascosta tra cespugli o massi. Questo viene cambiato periodicamente e, durante la stagione invernale, viene scavato più profondamente e collocato in zone maggiormente esposte al sole.
Le caratteristiche morfologiche degli arti posteriori rendono la specie un eccellente corridore e saltatore. È in grado di raggiungere velocità fino a 80 km/h e di compiere balzi superiori ai due metri. Oltre a correre rapidamente e a lungo, può nuotare in caso di necessità ed è persino capace di arrampicarsi. Udito e olfatto sono particolarmente sviluppati e rappresentano strumenti fondamentali per l’individuazione del pericolo e delle risorse alimentari.
La specie è strettamente erbivora e si alimenta esclusivamente di vegetali. La dieta varia notevolmente in funzione delle condizioni ambientali e della disponibilità stagionale delle risorse; comprende erbe fresche e secche, semi, barbabietole e, nei periodi di scarsità alimentare, anche cortecce di alberi.
La riproduzione dipende dalle condizioni ambientali. Generalmente una femmina può partorire da una a tre-quattro volte all’anno, con figliate composte da uno a sette piccoli; in alcune popolazioni il periodo riproduttivo può estendersi all’intero arco dell’anno. Gli accoppiamenti tendono a concentrarsi nella prima metà dell’anno e avvengono prevalentemente nelle ore più calde della giornata, mentre le nascite si distribuiscono soprattutto tra marzo e ottobre. La gestazione dura circa 42 giorni.
Alla nascita i piccoli pesano circa 110-130 g, sono completamente ricoperti di pelo, hanno gli occhi aperti e possiedono già la dentatura. Vengono allattati per circa tre settimane, ma già durante questo periodo iniziano a nutrirsi di vegetali. Intorno a un mese di età sono completamente autonomi, mentre la maturità sessuale viene raggiunta tra i 6 e i 9 mesi. In natura la specie vive generalmente 4-6 anni, sebbene eccezionalmente possa raggiungere i 12-13 anni.

Ruolo ecologico –
La Lepus capensis rappresenta un importante erbivoro degli ecosistemi aperti e mediterranei. Attraverso il consumo di una grande varietà di specie vegetali contribuisce alla dinamica della vegetazione naturale e degli ambienti agricoli, adattando la propria dieta alle risorse disponibili durante le diverse stagioni.
La specie costituisce inoltre una fondamentale risorsa alimentare per numerosi predatori. Tra i principali figurano volpe, martora, faina, donnola e gatto selvatico, oltre a numerosi rapaci diurni e notturni. Per ridurre il rischio di predazione, la lepre fa affidamento sulla velocità di corsa, sulla capacità di compiere lunghi salti, sul mimetismo della colorazione del mantello e sull’elevato sviluppo dell’udito e dell’olfatto.
In Sardegna le popolazioni mostrano densità relativamente basse e richiedono adeguate misure di gestione e conservazione. Tra gli interventi ritenuti prioritari figurano la realizzazione di una rete di aree protette, una gestione venatoria sostenibile, il controllo del bracconaggio, la riduzione degli impatti dovuti alle attività antropiche, quali incendi e sfalci dei pascoli, e il miglioramento della qualità degli habitat. La sottospecie è inoltre inserita nell’Appendice III della Convenzione di Berna.
Le note evidenziano infine che i ripopolamenti effettuati in Italia a fini venatori hanno provocato fenomeni di inquinamento genetico delle popolazioni autoctone, conseguenti all’introduzione di individui provenienti da altri Paesi, con possibili ripercussioni sulla conservazione delle caratteristiche genetiche originarie della lepre sarda.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Gordon Corbet, Denys Ovenden, 2012. Guida dei mammiferi d’Europa. Franco Muzzio Editore.
– John Woodward, Kim Dennis-Bryan, 2018. La grande enciclopedia degli animali. Gribaudo Editore.

Fonte foto:
https://www.gbif.org/occurrence/search?view=GALLERY&taxonKey=6PPYS&entity=o_3947670812
https://cdstar.eva.mpg.de/bitstreams/EAEA0-524F-489B-63D6-0/full.jpg




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