Un Mondo Ecosostenibile
Specie AnimaliUccelli

Aquila nipalensis

Aquila nipalensis

L’aquila delle steppe (Aquila nipalensis Hodgson, 1833) è un grande rapace appartiene alla famiglia degli Accipitridae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Superphylum Deuterostomia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Infraphylum Gnathostomata,
Superclasse Tetrapoda,
Classe Aves,
Sottoclasse Neornithes,
Superordine Neognathae,
Ordine Accipitriformes,
Famiglia Accipitridae,
Sottofamiglia Aquilinae,
Genere Aquila,
Specie A. nipalensis.
Sono sinonimi i termini:
– Aquila bifasciata Gray, JE, 1831;
– Aquila rapax nipalensis Hodgson, BH, 1833;
– Aquila rubriventer Hodgson, BH, 1844;
– Circaëtus nipalensis Hodgson, 1833;
– Psammoaetus nipalensis.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Aquila nipalensis è uno dei grandi rapaci migratori con l’areale più esteso del continente eurasiatico. Il suo ciclo annuale si sviluppa tra tre aree principali: i territori di nidificazione, i quartieri di svernamento e le lunghe rotte migratorie che collegano queste regioni.
La riproduzione avviene prevalentemente nelle vaste steppe dell’Asia centrale, dove la specie trova gli ampi spazi aperti indispensabili per la caccia e la nidificazione. Le principali popolazioni si concentrano in Russia, Kazakistan, Mongolia e Cina, con il Kazakistan che ospita una delle porzioni più importanti dell’intero areale riproduttivo. Da qui la distribuzione si estende attraverso la Siberia meridionale, i Monti Altaj e la Transbaikalia fino alle regioni nord-occidentali della Cina e alla Mongolia Interna, raggiungendo a est la Manciuria. Gran parte della Mongolia rappresenta anch’essa un’importante area di nidificazione.
In passato l’aquila delle steppe nidificava anche nell’Europa orientale, in particolare nell’Ucraina sud-orientale, dove oggi è scomparsa come specie riproduttrice. Piccoli nuclei sopravvivono ancora nella Russia sud-occidentale, soprattutto tra le regioni di Stavropol, Astrakhan e le aree prossime al Mar Caspio.
Al termine della stagione riproduttiva l’intera popolazione intraprende una migrazione di migliaia di chilometri verso i quartieri di svernamento. Le principali destinazioni comprendono l’Africa orientale e parte dell’Africa australe, il Medio Oriente, la Penisola Arabica e il subcontinente indiano. In Africa la specie è presente dal Sudan fino all’Angola, alla Namibia, al Botswana, allo Zambia, allo Zimbabwe, all’Eswatini e al nord del Sudafrica. Nella Penisola Arabica si concentra soprattutto in Arabia Saudita, Oman e Yemen, ma frequenta anche l’Iraq orientale e l’Iran occidentale. L’Arabia Saudita rappresenta uno dei più importanti siti di svernamento al mondo, con migliaia di individui censiti ogni inverno.
Nel subcontinente indiano l’aquila delle steppe sverna regolarmente in Pakistan, Afghanistan, India e Nepal, mentre è presente in modo più localizzato in Bangladesh, Myanmar e nella Cina meridionale. Negli ultimi decenni sono state osservate presenze sempre più frequenti anche nel Sud-est asiatico, probabilmente favorite dalla trasformazione del paesaggio e dalla diffusione di nuovi ambienti aperti derivati dalla deforestazione.
L’Aquila nipalensis è considerata una delle aquile più migratrici al mondo. Ogni anno quasi tutta la popolazione compie lunghi spostamenti seguendo due grandi direttrici: una rotta occidentale, che attraversa il Medio Oriente, il Mar Rosso e la Penisola Arabica per raggiungere l’Africa, e una rotta orientale che supera l’Himalaya e conduce verso il subcontinente indiano e l’Asia sud-orientale. Alcuni passaggi obbligati, come Eilat, Suez, Bab el-Mandeb, la Georgia e il Nepal, costituiscono spettacolari “colli di bottiglia” migratori nei quali transitano decine di migliaia di individui ogni anno. Durante questi spostamenti la specie può comparire occasionalmente anche in numerosi Paesi europei e, più raramente, persino in Giappone e nel Borneo.
L’habitat dell’aquila delle steppe cambia sensibilmente nel corso dell’anno, seguendo le diverse esigenze della riproduzione e dello svernamento.
Durante la stagione riproduttiva predilige ambienti aperti, aridi e scarsamente alberati, come steppe erbose, praterie secche, pianure semidesertiche, margini desertici, altipiani e vallate rocciose con vegetazione rada. Generalmente evita le aree intensamente coltivate e i paesaggi fortemente modificati dall’uomo, pur mostrando una certa tolleranza nei confronti di infrastrutture poco disturbanti. Una delle caratteristiche più insolite della specie è la scelta del sito di nidificazione: a differenza della maggior parte delle altre aquile del genere Aquila, costruisce spesso il nido direttamente sul terreno, sfruttando piccoli rilievi naturali, affioramenti rocciosi o leggere sopraelevazioni che garantiscono un’ampia visuale del territorio circostante. Solo occasionalmente utilizza rocce basse o strutture artificiali.
Nel periodo di svernamento la specie dimostra invece una notevole capacità di adattamento. Oltre a frequentare ambienti naturali come savane, praterie, zone umide, rive di laghi e fiumi e aree semi-aride, utilizza con regolarità anche habitat fortemente antropizzati. Discariche, macelli, depositi di carcasse, aree agricole e campi dopo il raccolto rappresentano infatti importanti fonti di alimentazione durante l’inverno. In Africa occupa soprattutto savane e praterie, mentre nell’Asia meridionale frequenta sia vaste pianure aperte sia zone umide ricche di uccelli acquatici.
Pur essendo una specie tipica delle basse quote, durante la migrazione l’aquila delle steppe è capace di imprese straordinarie. Per attraversare la catena himalayana può infatti raggiungere altitudini superiori ai 7.900 metri, una delle quote più elevate mai documentate per un rapace migratore. Questa eccezionale capacità di adattamento le permette di vivere in ambienti molto diversi, dalle steppe innevate dell’Asia centrale fino alle regioni desertiche dell’Africa e della Penisola Arabica.

Descrizione –
L’Aquila nipalensis è un grande rapace appartenente alla famiglia degli Accipitridi e alla sottofamiglia delle Aquiline (Aquilinae), le cosiddette “aquile calzate”, caratterizzate dal fatto che le zampe sono completamente ricoperte di piume. È una specie robusta e potente, perfettamente adattata alla vita negli immensi ambienti aperti delle steppe eurasiatiche, dove trascorre gran parte del proprio ciclo vitale. Sebbene rientri tra le grandi aquile del genere Aquila, presenta dimensioni intermedie rispetto ad altre specie affini e mostra un evidente dimorfismo sessuale, con le femmine generalmente più grandi e pesanti dei maschi.
L’impressione che l’aquila delle steppe suscita è quella di un rapace massiccio e vigoroso. Il corpo è possente, con un torace ampio, un collo relativamente lungo e una testa che, pur apparendo piuttosto piccola rispetto al resto del corpo, ospita un becco straordinariamente robusto. Uno dei caratteri più utili per il riconoscimento della specie è l’ampia apertura della bocca (gape), che si prolunga posteriormente oltre il centro dell’occhio: un dettaglio anatomico che permette di distinguerla facilmente dall’aquila rapace (Aquila rapax) e da altre specie simili.
Le zampe, completamente rivestite di piume, conferiscono all’animale un aspetto particolarmente poderoso. La coda è relativamente lunga e arrotondata, mentre le ali sono larghe, robuste e adatte a sostenere un volo planato di grande efficienza. Quando è posata sul terreno mantiene una postura quasi orizzontale e, diversamente dalla maggior parte delle altre aquile, trascorre molto tempo a terra, comportamento strettamente legato alle caratteristiche degli ambienti steppici in cui vive.
Negli adulti il piumaggio è generalmente bruno scuro, ma può presentare una notevole variabilità individuale. Gli esemplari appartenenti alle popolazioni orientali mostrano spesso evidenti sfumature fulve, rossicce o giallo-brunastre sulla nuca e sulla parte posteriore della testa, una caratteristica che contribuisce al riconoscimento della specie. Il volto appare severo e intenso, grazie agli occhi profondamente infossati e al profilo allungato del becco, accentuato dal contrasto tra il mento più chiaro e il bordo scuro della bocca. Negli adulti l’iride varia dal marrone al nocciola, mentre la punta del becco è nera; la cera e le zampe sono invece di colore giallo in tutte le età.
I giovani presentano un aspetto nettamente diverso da quello degli adulti e sono facilmente riconoscibili grazie al piumaggio molto più chiaro, che varia dal bruno-giallastro al fulvo. In volo spiccano un’ampia fascia biancastra sulle ali, le grandi copritrici alari con apici bianchi, una vistosa macchia chiara sopra la coda, una banda pallida sulle remiganti e una gola più chiara rispetto al resto del corpo. Questi elementi rendono gli individui immaturi facilmente distinguibili anche a grande distanza.
Con la crescita il piumaggio cambia gradualmente attraverso una serie di mute successive. Dopo il primo anno le estremità chiare delle penne iniziano a consumarsi, mentre negli anni successivi il mantello assume un aspetto irregolare e progressivamente più scuro. Solo tra il quarto e il quinto anno di vita viene raggiunta la livrea definitiva dell’adulto. Parallelamente cambia anche il colore degli occhi: inizialmente molto scuri, tendono a schiarirsi progressivamente fino ad assumere la tipica tonalità marrone o nocciola degli individui maturi.
In volo l’aquila delle steppe appare imponente e potente. Le ali, molto ampie e quasi rettangolari, sono mantenute generalmente in posizione orizzontale e terminano con sette “dita” ben evidenti. La testa sporge nettamente davanti al margine anteriore delle ali, mentre la coda lunga e arrotondata contribuisce a garantire un’elevata stabilità durante il volo planato. Negli adulti il piumaggio delle ali appare sostanzialmente uniforme, mentre nei giovani le larghe bande bianche sulle ali e sulla coda rappresentano uno dei caratteri più evidenti per il riconoscimento.
Il battito alare è lento, profondo e potente, alternato a lunghe planate durante le quali il rapace sfrutta abilmente le correnti termiche. Nel volo veleggiato le ali assumono spesso una lieve inclinazione verso il basso, una postura considerata caratteristica della specie.
L’aquila delle steppe è un rapace di notevoli dimensioni. La lunghezza del corpo varia generalmente tra 60 e 89 centimetri, mentre l’apertura alare è normalmente compresa tra 165 e 214 centimetri. Negli individui appartenenti alle popolazioni orientali sono stati tuttavia registrati valori eccezionali, con aperture alari che possono raggiungere i 250–262 centimetri. Il peso oscilla mediamente tra 2 e 4,6 chilogrammi nei maschi e tra 2,3 e 5,5 chilogrammi nelle femmine. Le popolazioni orientali risultano mediamente più grandi e pesanti rispetto a quelle occidentali, differenza oggi interpretata come una semplice variazione geografica piuttosto che come l’espressione di sottospecie distinte.
Durante la migrazione e nei quartieri di svernamento il riconoscimento dell’aquila delle steppe può risultare complesso, poiché condivide gli stessi ambienti con altre grandi aquile. Le specie con cui viene più facilmente confusa sono l’aquila anatraia maggiore (Clanga clanga), l’aquila anatraia minore (Clanga pomarina), l’aquila imperiale orientale (Aquila heliaca) e l’aquila rapace (Aquila rapax). Tuttavia, l’aquila delle steppe si distingue per la corporatura più robusta, le ali larghe e quasi rettangolari, il becco particolarmente massiccio con la caratteristica ampia apertura della bocca, la postura quasi orizzontale quando è posata e le zampe completamente piumate. Nei giovani, inoltre, le estese bande bianche presenti sulle ali costituiscono uno dei caratteri diagnostici più affidabili per l’identificazione sul campo.

Biologia –
L’Aquila nipalensis è una specie profondamente legata alla stagionalità delle grandi pianure dell’Asia centrale. L’intero ciclo vitale è scandito dall’alternarsi delle stagioni: la riproduzione coincide con il periodo di maggiore disponibilità di prede nelle steppe, mentre il resto dell’anno è dedicato a una delle più lunghe migrazioni conosciute tra i rapaci. Nel corso della sua vita la specie modifica sensibilmente comportamento, dieta e uso dell’habitat, dimostrando una notevole capacità di adattamento alle diverse condizioni ambientali.
Durante la stagione riproduttiva l’aquila delle steppe conduce una vita prevalentemente territoriale. Le coppie difendono il proprio territorio di nidificazione e collaborano nell’allevamento dei giovani. Terminata la riproduzione, tuttavia, la specie diventa molto più tollerante verso i propri simili, mostrando un comportamento sociale insolito per una grande aquila.
Nel corso della migrazione e nei quartieri di svernamento è infatti frequente osservare decine o persino centinaia di individui riuniti nelle aree dove il cibo è abbondante, come discariche, depositi di carcasse, macelli o grandi sciami di insetti. In queste occasioni gli animali si alimentano contemporaneamente senza manifestare un’eccessiva aggressività e la presenza di molti individui favorisce indirettamente la rapida individuazione delle risorse alimentari.
Il volo è potente ed estremamente efficiente. I lenti e profondi battiti d’ala si alternano a lunghe planate durante le quali il rapace sfrutta le correnti ascensionali, mantenendo le ali quasi perfettamente orizzontali oppure leggermente incurvate verso il basso. Si tratta di una strategia che consente di percorrere grandi distanze con un ridotto dispendio energetico.
L’aquila delle steppe è inoltre una specie generalmente poco vocale. I richiami consistono soprattutto in versi rauchi e profondi, simili a un abbaio, mentre durante le parate territoriali può emettere fischi acuti, udibili soprattutto nei pressi del nido.
Tra tutte le grandi aquile del genere Aquila, l’aquila delle steppe è una delle specie più strettamente migratrici. Praticamente l’intera popolazione compie ogni anno spostamenti di migliaia di chilometri tra i territori riproduttivi dell’Eurasia e i quartieri di svernamento distribuiti tra Africa e Asia meridionale.
La migrazione autunnale prende generalmente avvio tra settembre e ottobre, raggiunge il massimo tra la fine di ottobre e novembre e si conclude tra dicembre e gennaio. Il viaggio di ritorno verso le aree di nidificazione inizia invece tra febbraio e marzo e termina, a seconda delle latitudini, tra aprile e maggio.
Le principali rotte seguono due direttrici ben definite: una occidentale, attraverso il Medio Oriente e il Mar Rosso fino all’Africa, e una orientale che attraversa l’imponente barriera dell’Himalaya per raggiungere il subcontinente indiano. In corrispondenza di alcuni passaggi obbligati, come Bab el-Mandeb, Suez, Eilat e il Nepal, si concentrano ogni anno decine di migliaia di individui, offrendo uno degli spettacoli più straordinari delle migrazioni dei rapaci.
Le moderne ricerche condotte mediante radiotelemetria hanno inoltre evidenziato come i giovani seguano percorsi molto meno diretti rispetto agli adulti. Nei primi anni di vita esplorano territori estremamente vasti e modificano frequentemente le proprie rotte migratorie. Solo con il raggiungimento della maturità i movimenti diventano progressivamente più regolari ed efficienti.
La stagione riproduttiva si svolge nelle grandi steppe dell’Asia centrale, dove gli immensi spazi aperti garantiscono abbondanza di prede e un’ampia visibilità del territorio. Una delle peculiarità della specie è la scelta del sito di nidificazione: mentre la maggior parte delle aquile costruisce il nido su alberi o pareti rocciose, l’aquila delle steppe depone frequentemente le uova direttamente sul terreno, scegliendo piccoli rilievi naturali o affioramenti rocciosi che consentono di controllare l’ambiente circostante.
Il nido è una struttura relativamente semplice, costituita da rami secchi, erbe e altro materiale vegetale. La femmina depone normalmente da una a tre uova, anche se nella maggior parte dei casi solo uno o due giovani riescono a raggiungere l’involo.
Il successo riproduttivo è strettamente legato alla disponibilità delle prede principali, in particolare degli scoiattoli terricoli. Negli anni in cui questi roditori diventano scarsi, aumenta sensibilmente la mortalità dei pulcini e diminuisce il numero dei giovani che riescono a lasciare il nido. I giovani acquisiscono il piumaggio definitivo e raggiungono la maturità sessuale soltanto tra il quarto e il quinto anno di età.
L’aquila delle steppe è un predatore opportunista, ma durante il periodo riproduttivo mostra una marcata specializzazione verso i piccoli mammiferi scavatori delle steppe asiatiche. La dieta è costituita soprattutto da scoiattoli terricoli (Spermophilus spp.), arvicole, pika (Ochotona spp.), gerbilli, zokor, lemming e giovani marmotte. In alcune aree una sola specie di roditore può rappresentare oltre il 90% delle prede catturate.
Quando queste risorse diminuiscono, il rapace amplia notevolmente il proprio spettro alimentare includendo lepri, ricci, uccelli terricoli, corvidi, allodole, rettili e piccoli carnivori come giovani volpi e puzzole delle steppe. Più raramente può attaccare prede sorprendentemente grandi, tra cui giovani gazzelle, saighe, capre domestiche o marmotte di grandi dimensioni.
La caccia avviene prevalentemente con lenti voli a bassa quota alternati a brevi picchiate oppure mediante l’osservazione della preda da posatoi naturali. Talvolta il rapace rimane immobile nei pressi delle tane dei roditori, attendendo il momento favorevole per colpire. Le prede vengono quasi sempre catturate al suolo. Alcune osservazioni effettuate in Kazakistan e Mongolia suggeriscono inoltre comportamenti particolarmente sofisticati, come l’evitare di proiettare la propria ombra sulla preda o, in casi eccezionali, l’impiego di piccoli sassi per distrarre gli animali prima dell’attacco, un comportamento che alcuni studiosi interpretano come una possibile forma rudimentale di uso di strumenti.
Durante l’inverno il comportamento alimentare cambia profondamente. La specie assume un ruolo prevalentemente opportunistico e necrofago, nutrendosi di carcasse, rifiuti organici, scarti di macelli, pesci spiaggiati, uccelli acquatici debilitati e insetti. Nelle discariche e nei depositi di carcasse dell’India e della Penisola Arabica possono riunirsi numerosi individui insieme ad avvoltoi e altri rapaci necrofagi. Nell’Africa australe, invece, una risorsa alimentare particolarmente importante è rappresentata dagli sciami di termiti alate (Hodotermes mossambicus), delle quali un singolo individuo può consumare diverse migliaia in una sola giornata. Non è raro, infine, che l’aquila delle steppe pratichi il cleptoparassitismo, sottraendo il cibo ad altri rapaci mediante inseguimenti e molestie.
Dopo l’involo i giovani rimangono ancora per un certo periodo dipendenti dagli adulti, dai quali apprendono le tecniche di caccia e i comportamenti indispensabili alla sopravvivenza. Nei primi anni di vita il piumaggio cambia gradualmente attraverso mute successive, assumendo spesso un aspetto irregolare e usurato. Solo tra il quarto e il quinto anno viene acquisita la livrea definitiva dell’adulto e viene raggiunta la piena maturità riproduttiva.
Rispetto agli adulti, gli individui immaturi trascorrono generalmente più tempo nelle aree di svernamento e compiono spostamenti molto più ampi prima di stabilirsi definitivamente nei futuri territori riproduttivi.

Ruolo Ecologico –
L’Aquila nipalensis occupa una posizione di rilievo negli ecosistemi aperti dell’Eurasia e, durante il periodo di svernamento, in quelli africani e asiatici. Predatore specializzato nella stagione riproduttiva e necrofago opportunista durante l’inverno, svolge numerose funzioni ecologiche che contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio naturale. Attraverso il controllo delle popolazioni di piccoli vertebrati, il riciclo della materia organica e l’elevata capacità di adattamento alle risorse disponibili, questa specie rappresenta uno degli elementi più importanti delle reti trofiche degli ambienti steppici.
Durante la stagione riproduttiva l’aquila delle steppe si nutre principalmente di piccoli mammiferi terricoli scavatori, in particolare scoiattoli terricoli (Spermophilus spp.), ma anche arvicole, pika, gerbilli e altri roditori caratteristici delle grandi praterie asiatiche. La predazione esercitata su queste specie contribuisce a contenere le naturali oscillazioni delle loro popolazioni, limitando i danni alla vegetazione e ai pascoli e favorendo il mantenimento dell’equilibrio tra le diverse componenti dell’ecosistema.
Molte delle sue prede sono considerate specie chiave degli ecosistemi steppici. Di conseguenza, l’attività predatoria dell’aquila influenza indirettamente anche la struttura della vegetazione e la disponibilità di risorse per numerosi altri organismi. La capacità di modificare la dieta in funzione dell’abbondanza delle prede permette inoltre alla specie di contribuire alla stabilità delle reti trofiche anche durante le periodiche fluttuazioni delle popolazioni di roditori.
Con l’arrivo dell’inverno il comportamento alimentare cambia profondamente. L’aquila delle steppe diventa uno dei principali rapaci necrofagi degli ambienti aperti, nutrendosi di carcasse di animali selvatici e domestici, scarti provenienti dagli allevamenti e rifiuti organici presenti nelle discariche. Questa attività riveste un’importanza ecologica fondamentale, poiché accelera la decomposizione della materia organica, favorisce il riciclo dei nutrienti e riduce il tempo di permanenza delle carcasse nell’ambiente, limitando così la diffusione di microrganismi patogeni e di altri organismi opportunisti.
In molte regioni dell’India, della Penisola Arabica e dell’Africa la specie frequenta abitualmente discariche e depositi di carcasse insieme ad avvoltoi e altri grandi rapaci necrofagi, contribuendo in maniera significativa allo smaltimento naturale delle biomasse animali.
L’elevata adattabilità alimentare dell’aquila delle steppe emerge anche dalla sua capacità di sfruttare risorse insolite per un grande rapace. Nell’Africa australe, ad esempio, durante gli sciami riproduttivi delle termiti alate (Hodotermes mossambicus), un singolo individuo può ingerire migliaia di insetti nel corso di una sola giornata. Analogamente, durante la migrazione o lo svernamento può nutrirsi di cavallette e di altri insetti gregari quando questi risultano particolarmente abbondanti. Sebbene questo comportamento sia occasionale, contribuisce localmente alla regolazione delle popolazioni di insetti e dimostra la notevole flessibilità ecologica della specie.
L’aquila delle steppe condivide il proprio ambiente con numerosi altri grandi rapaci. Durante il periodo riproduttivo entra in competizione soprattutto con l’aquila imperiale orientale (Aquila heliaca), le aquile anatraie (Clanga spp.) e l’aquila rapace (Aquila rapax), principalmente per l’accesso alle risorse alimentari e, in misura minore, ai territori di nidificazione. Tuttavia, la sua marcata specializzazione verso i piccoli mammiferi scavatori riduce la sovrapposizione ecologica con le altre grandi aquile, favorendo la coesistenza delle diverse specie.
Nei quartieri di svernamento, invece, condivide frequentemente le stesse fonti alimentari con avvoltoi, nibbi e altri rapaci necrofagi. In queste circostanze può sottrarre il cibo ad altri uccelli mediante cleptoparassitismo, ma può anche essere subordinata alle specie di maggiori dimensioni, in particolare ai grandi avvoltoi.
Oltre al suo ruolo ecologico diretto, l’aquila delle steppe rappresenta un importante indicatore dello stato di conservazione degli ecosistemi steppici. La presenza di popolazioni numerose e vitali dipende infatti dall’esistenza di vaste praterie poco disturbate, dall’abbondanza di roditori terricoli e da un limitato impatto delle attività umane sui siti di nidificazione.
Il declino registrato negli ultimi decenni riflette il progressivo degrado delle steppe eurasiatiche, causato dall’espansione dell’agricoltura, dalla perdita di habitat, dagli incendi, dall’aumento del disturbo antropico e dall’elevata mortalità dovuta alle collisioni e alle folgorazioni sulle linee elettriche. Per questo motivo l’andamento delle sue popolazioni viene considerato un prezioso indicatore della qualità ecologica di questi ambienti.
Nel complesso, l’aquila delle steppe svolge una funzione essenziale per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi aperti. La duplice attività di predatore e necrofago contribuisce contemporaneamente al controllo delle popolazioni di piccoli vertebrati e al riciclo della materia organica, mentre la capacità di adattare la dieta alle risorse disponibili le consente di occupare una nicchia ecologica estremamente versatile.
La conservazione di questa specie assume quindi un valore che va ben oltre la tutela di un singolo rapace. Proteggere l’aquila delle steppe significa preservare l’integrità delle grandi praterie eurasiatiche e delle principali aree di svernamento africane e asiatiche, ecosistemi di straordinaria importanza che ospitano una ricca biodiversità e una complessa rete di relazioni ecologiche.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

Fonte foto:
https://www.360photographynature.com/birds-of-prey-uae/uae-steppe-eagle-aquila-nipalensis




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *