Biodistretti Agroalimentari
Biodistretti Agroalimentari: opportunità necessarie e prospettive inaspettate
Pillole di Storia.
Nel ‘700 si diffuse la Fisiocrazia (dal greco “governo della natura”), una corrente economica guidata dal francese François Quesnay che sosteneva che solo la Classe Produttiva (Agricoltori e allevatori) produceva vera ricchezza.
Più tardi la Chemiurgia (dal greco chemeia «chimica» ed ergon «lavoro») dal chimico William J. Hale nel 1934 è un termine nato in America negli anni trenta per definire l’agrochimica che si occupa della preparazione dei prodotti industriali esclusivamente da materie prime agricole e naturali, facendo uso solamente di risorse rinnovabili e senza recare danno all’ambiente.
Oggi.
Il contesto storico ci porta a osservare con intelligenza il fenomeno dei Biodistretti Agroalimentari e le dinamiche interessanti che ne conseguono.
Analizzando i dati ISTAT, Ismea, SINAB, FederBio e le performance dei distretti biologici esistenti, possiamo leggere alcune percentuali di sviluppo e impatto reale.
Il Comune/Città.
Un Comune che promuove un Biodistretto, come ente pubblico, ottiene vantaggi economici e gestionali sul bilancio e sull’efficienza amministrativa; crea filiere corte istituzionali; accesso ai Fondi Nazionali (esempio Fondo per le mense scolastiche biologiche); incremento dell’Imposta di Soggiorno (se il Biodistretto attira più turisti, il Comune vede aumentare le entrate dirette dell’imposta di soggiorno, che possono essere reinvestite in servizi al cittadino); il Biodistretto funge da acceleratore di efficienza: trasforma l’agricoltura locale da semplice attività produttiva a partner strategico per la gestione del territorio e dei servizi pubblici.
Network.
Il Biodistretto si integra molto bene in creazione di Patnership e azioni completari di sviluppo come Food Policy e pianificazione di una Green Smart City.
Economia e Agricoltura.
All’interno di un biodistretto riusciamo a quantificare la crescita in redditività e marginalità con cifre entusiasmanti: +22% / +35% di Redditività;
+5% / +7% di Crescita del Mercato Annuo, dimostrando una forte resilienza anche rispetto all’inflazione; aumento del Valore Fondiario;
Occupazione Locale: +10% / +30% nel comparto;
Turismo e Agriturismo: +15% / +20% di presenze;
ricambio generazionale: i biodistretti attraggono un’imprenditoria più giovane e istruita, under 35.
Altri benefici per l’Agricoltura: il modello del biodistretto sposta il focus sulla qualità, trattenendo la ricchezza sul territorio; crescita del turismo lento ed esperienziale: i territori certificati “bio” diventano meta di ecoturismo, cicloturismo e turismo enogastronomico; destagionalizzazione: si distribuisce su gran parte dell’anno, garantendo flussi costanti; rilancio dei borghi: i biodistretti sono lo strumento ideale per combattere lo spopolamento delle aree interne e rurali.
Capiamo che il tutto conduce a maggiore stabilità e radicamento territoriale.
Formazione e tipicità.
Tutta la filiera è condotta a partecipare ad una formazione continua che investe sempre più in aggiornamenti sia tecnici che in miglioramento delle capacità di adattamento ai continui trend e contesti internazionali.
Le strategie di mercato hanno come conseguenza la differenziazione di prodotti tipici, autoctoni che sappiamo essere la valorizzazione della grande Biodiversità italiana riconosciuta per i tanti fenotipi come garanzia di qualità e salubrità alimentare.
Filiera e marchio.
All’interno della filiera costruita si notano due fenomeni interessanti:
1) Contemporaneamente si assemblano la realizzazione della Integrazione Verticale (collaborazione di tutti i settori, dal produttore al consumatore) con l’Integrazione Orizzontale (collaborazione di parti dello stesso settore).
2) Si sovrappongono la Certificazione di Prodotto (che avviene su un prodotto specifico) e Certificazione di Sistema (è il Biodistretto stesso che garantisce il sistema e sul prodotto con un suo proprio marchio).
Finalmente, i Biodistretti legati al territorio potrebbero realizzare gli obiettivi del Codex Alimentarius Commission, nata nel 1963 dal OMS e FAO per: tutelare la salute dei consumatori e garantire concorrenza leale.
Prospettive inaspettate.
Aggiungo a questa analisi altre opportunità rivoluzionarie. Quella di includere in questo percorso figure come Erboristi e Naturopati con obiettivi di collaborazione con strutture ospedaliere e università, con la rinascita di modelli terapeutici che ricominciano dalla gloriosa Scuola Medica Salernitana. Oggi si diffondono concetti come Nutraceutica e Alimenti Funzionali: immaginate i numerosi vantaggi sociali darebbe quella di avviare indagini di Epidemiologia e Semeiotica correlata con le abitudini alimentari.
Conclusioni.
In questi ultimi anni abbiamo avuto ulteriori supporti nelle evoluzioni normative in Italia. In tal senso ricordiamo norme come la legge sulla Agroecologia in Sicilia e la figura dell’Agricoltore Custode del Territorio arricchiscono i contenuti. I Biodistretti capiamo che sono diventati una opportunità necessaria, un potenziale laboratorio, potenziale sistema di riferimento del settore e conducono ad una naturale evoluzione di indirizzo Agroalimentare. Essi sanno utilizzare strategie sia agricole-agronomiche che economiche pragmatiche e che realizzano tutti i principi di Economia Circolare.
Paolo Ciro D’Apolito
Consulente-Progettista Bio Agroforestry Sintropica
Coordinatore Puglia Ass. Città del Bio
(cell: 3282496072, paolomariamichele@gmail.com)
