Ziziphus mauritiana
Ziziphus mauritiana
La mela cinese o giuggiola indiana (Ziziphus mauritiana Lam. 1789) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Rhamnales,
Famiglia Rhamnaceae,
Genere Ziziphus,
Specie Z. mauritiana.
Sono sinonimi termini:
– Rhamnus jujuba L.;
– Sarcomphalus mauritianus (Lam.) Raf.;
– Ziziphus hysundrica (Edgew.) Hole;
– Ziziphus indica Chaz.;
– Ziziphus insularis C.Sm.;
– Ziziphus jujuba (L.) Gaertn.;
– Ziziphus jujuba (L.) Lam.;
– Ziziphus jujuba var. hysundrica Edgew.;
– Ziziphus jujuba var. stenocarpa Kuntze;
– Ziziphus macrocarpa W.P.Fang;
– Ziziphus macrocarpa W.P.Fang ex Y.L.Chen & P.K.Chou;
– Ziziphus mairei (H.Lév.) Browicz & Lauener;
– Ziziphus mauritiana subsp. orthacantha (DC.) A.Chev.;
– Ziziphus mauritiana var. deserticola A.Chev.;
– Ziziphus mauritiana var. hysundrica (Edgew.) M.R.Almeida;
– Ziziphus mauritiana var. muratiana (Maire) A.Chev.;
– Ziziphus mauritiana var. orthacantha (DC.) A.Chev.;
– Ziziphus mumtiana Maire;
– Ziziphus muratiana Maire;
– Ziziphus orthacantha DC.;
– Ziziphus poiretii G.Don;
– Ziziphus rotunda DC.;
– Ziziphus rotundata DC.;
– Ziziphus tomentosa Poir.;
– Ziziphus zingiber;
– Zizyphus jujuba (L.) Gaertn.;
– Zizyphus jujuba Lam.;
– Zizyphus mauritiana Lam.;
– Zizyphus poiretii G.Don.
All’interno di questa specie vengono riconosciute le seguenti varietà:
– Ziziphus mauritiana var. fruticosa (Haines) Sebastine & A.N.Henry;
– Ziziphus mauritiana var. mauritiana;
– Ziziphus mauritiana var. pedunculata Bhandari & Bhansali;
– Ziziphus mauritiana var. pubescens Bhandari & Bhansali;
– Ziziphus mauritiana var. spontanea (Edgew.) R.R.Stewart ex Qaiser & Nazim..
Etimologia –
Il genere Ziziphus deriva probabilmente da un antico termine persiano, zizfum o zizafun, oppure dall’arabo zizouf, nome utilizzato per indicare alcune specie affini di giuggiolo diffuse nel bacino mediterraneo, come Ziziphus lotus. Già nell’antichità classica il naturalista romano Plinio il Vecchio utilizzava il termine latino zizyphus per indicare il giuggiolo, da cui derivò successivamente la denominazione scientifica moderna.
L’epiteto specifico mauritiana significa “proveniente da Mauritius” o “relativo a Mauritius”. Tuttavia questa indicazione geografica non corrisponde alla reale origine della specie. È probabile che il nome sia stato attribuito nel XVIII secolo quando l’isola di Mauritius rappresentava un importante centro di scambio botanico durante il periodo coloniale: molte specie tropicali passavano da questo snodo commerciale prima di essere descritte scientificamente.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Ziziphus mauritiana è una pianta tipicamente tropicale la cui origine è generalmente collocata in una vasta area che comprende l’Asia meridionale, la Cina meridionale, il Sud-Est asiatico e parte dell’Africa centrale e occidentale. Con il tempo, grazie alla diffusione operata dall’uomo e alla notevole adattabilità ecologica della pianta, essa si è espansa in gran parte delle regioni tropicali del pianeta.
Oggi la specie è ampiamente naturalizzata in Africa tropicale e meridionale, nel Medio Oriente, in tutta l’Asia meridionale, in Australia, nelle isole del Pacifico e in molte zone dei Caraibi e dell’America tropicale. In alcuni territori, come le Fiji o alcune regioni dell’Australia settentrionale, la pianta si è adattata talmente bene da comportarsi come una specie invasiva, formando densi popolamenti difficili da controllare.
L’habitat naturale della giuggiola indiana è molto vario. La pianta cresce spontaneamente nelle savane aride e semi-aride, nelle boscaglie costiere, lungo i corsi d’acqua e nei terreni agricoli abbandonati. È frequente anche ai bordi delle strade e nelle aree disturbate, dove può colonizzare rapidamente il terreno.
Dal punto di vista altitudinale si incontra soprattutto dal livello del mare fino a circa 1000 metri, che rappresenta anche il limite usuale per la coltivazione commerciale. In alcune zone dell’Asia può però crescere spontaneamente fino a 1650–1800 metri.
La specie è estremamente resistente dal punto di vista climatico. Può svilupparsi con precipitazioni annue che vanno da appena 125 mm fino a oltre 2200 mm, anche se la distribuzione naturale è più frequente nelle regioni con circa 300–500 mm di pioggia all’anno. Tollera temperature molto elevate, fino a 50 °C, mentre il limite minimo di sopravvivenza si aggira intorno ai 7 °C.
Anche per quanto riguarda il terreno dimostra una grande adattabilità: cresce su suoli sabbiosi, ghiaiosi o alluvionali, su terreni lateritici e perfino su substrati alcalini o salini. I terreni ideali sono comunque quelli profondi e ben drenati, con pH neutro o leggermente alcalino.
Descrizione –
La Ziziphus mauritiana è un arbusto o piccolo albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae. In condizioni favorevoli può raggiungere 10–12 metri di altezza, talvolta anche di più, con un tronco che può superare i 30 centimetri di diametro. Nei contesti più aridi o poveri di nutrienti tende invece a mantenere un portamento più compatto, assumendo l’aspetto di un arbusto alto pochi metri.
La chioma è ampia e espansa, formata da numerosi rami pendenti che conferiscono alla pianta un aspetto leggermente ricadente. I rami giovani sono spesso disposti a zig-zag e portano spine corte e appuntite, dritte oppure leggermente uncinate; esistono tuttavia alcune varietà coltivate quasi prive di spine.
Un elemento molto importante della biologia della pianta è l’apparato radicale. Fin dalle prime fasi di crescita si sviluppa un fittonante molto profondo, capace di raggiungere gli strati inferiori del terreno dove l’umidità è ancora disponibile. Questa caratteristica rappresenta un adattamento fondamentale agli ambienti aridi e spiega l’elevata tolleranza della specie alla siccità.
Le foglie sono alterne, di forma ovata o ellittica, con apice arrotondato. Misurano generalmente tra 2,5 e 6 centimetri di lunghezza e tra 2 e 4 centimetri di larghezza. Una caratteristica tipica è la presenza di tre nervature principali longitudinali che partono dal punto di inserzione del picciolo. La pagina superiore è liscia e di colore verde scuro, mentre quella inferiore è più chiara e ricoperta da una sottile peluria.
I fiori sono molto piccoli, di colore giallo-verdastro e provvisti di cinque petali. Si sviluppano nelle ascelle delle foglie e si aprono generalmente nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, a seconda della varietà. L’impollinazione è affidata agli insetti attratti dal nettare e dall’odore dei fiori; tra i principali impollinatori si trovano api, vespe e mosche. I fiori presentano un fenomeno chiamato protandria, per cui gli organi maschili maturano prima di quelli femminili, rendendo necessaria l’impollinazione incrociata tra individui diversi. L’odore caratteristico dei fiori è dovuto alla presenza di skatolo, un composto organico volatile rilasciato durante la fase di piena fioritura.
Il frutto è una drupa dalla forma variabile: può essere ovale, rotonda o leggermente allungata. Nella maggior parte delle varietà misura circa 2,5–4 centimetri, ma alcune cultivar possono produrre frutti lunghi fino a 6 centimetri. Durante la maturazione il colore passa dal verde chiaro al giallo, quindi al giallo-arancio e infine al rosso bruno.
Quando il frutto è ancora acerbo la polpa è bianca, croccante e leggermente acidula, ricordando per consistenza quella della mela. Con la maturazione diventa invece più morbida, succosa e leggermente farinosa, sviluppando un aroma gradevole e un sapore dolce-acidulo. All’interno si trova un nocciolo duro e rugoso che racchiude uno o due semi ellissoidi di colore rosso-bruno.
Dal punto di vista nutrizionale il frutto contiene circa 81–83% di acqua, 17% di carboidrati, piccole quantità di proteine e grassi e soprattutto una notevole quantità di vitamina C. Il contenuto di questa vitamina è superiore a quello di agrumi e mele e viene superato solo da pochi frutti tropicali, come la guava.
Coltivazione –
La Ziziphus mauritiana è coltivata in numerose regioni tropicali e subtropicali soprattutto per i suoi frutti. Le principali aree di produzione si trovano nelle regioni aride e semi-aride dell’India, dove la coltura ha grande importanza economica, ma la pianta è coltivata anche in Pakistan, Bangladesh, Vietnam, nei Caraibi e in diverse zone dell’Africa tropicale.
Si tratta di una specie estremamente rustica, capace di crescere in condizioni climatiche difficili. Tollera lunghi periodi di siccità, ma può sopravvivere anche in terreni temporaneamente saturi d’acqua. Cresce bene in pieno sole e produce frutti di migliore qualità nei climi caldi e relativamente secchi, purché vi sia una stagione piovosa che favorisca lo sviluppo vegetativo e la fioritura.
La propagazione può avvenire per seme, per talea o tramite innesto. I semi vengono dispersi naturalmente da numerosi animali, tra cui uccelli, bestiame e mammiferi selvatici. In coltivazione spesso si utilizza l’innesto su portainnesti di specie affini per ottenere piante con caratteristiche produttive migliori. I semi conservati nel nocciolo possono mantenere la capacità germinativa per oltre due anni, anche se la percentuale di germinazione diminuisce con il tempo.
In India sono state selezionate oltre novanta varietà coltivate, che differiscono per portamento, epoca di maturazione e caratteristiche dei frutti. Tra le cultivar più note figurano Banarasi, Kaithli, Nazuk, Sanauri e Umran.
La pianta cresce rapidamente e può iniziare a produrre frutti già dopo tre o cinque anni dalla messa a dimora. Un albero adulto, nel periodo di massima produzione compreso tra i 10 e i 20 anni di età, può fornire 80–200 chilogrammi di frutti all’anno, equivalenti anche a diverse decine di migliaia di drupe.
Usi e Tradizioni –
La specie fu descritta formalmente nel 1789 dal botanico francese Jean-Baptiste Lamarck nell’opera Encyclopédie Méthodique, Botanique. Nel tempo si è creata una certa confusione con Ziziphus jujuba, il giuggiolo cinese diffuso nei climi temperati. Per molto tempo il nome di quest’ultima specie fu erroneamente applicato anche alla forma tropicale; oggi la nomenclatura botanica distingue chiaramente la specie tropicale come Ziziphus mauritiana.
La pianta è conosciuta con numerosi nomi popolari: in inglese Indian jujube, Indian plum o Chinee apple, mentre in India è chiamata ber. Nei Caraibi e in alcune regioni dell’America Latina il frutto è noto come ponsigué o ponceré.
Il principale utilizzo di Ziziphus mauritiana è alimentare. I frutti vengono consumati freschi oppure trasformati in numerose preparazioni tradizionali. In molte regioni dell’India i frutti maturi vengono semplicemente mangiati crudi, mentre quelli leggermente acerbi possono essere canditi o conservati sotto sale. In altri casi vengono essiccati al sole e macinati in polvere per essere consumati fuori stagione.
Nell’America tropicale il frutto ha dato origine ad alcune tradizioni locali. In Venezuela, soprattutto nelle regioni orientali, viene utilizzato per preparare un liquore chiamato crema de ponsigué, generalmente ottenuto macerando il frutto in rum o nella bevanda tradizionale nota come cocuy. Nella Repubblica Dominicana il frutto è conosciuto con il nome di ponceré.
Le foglie della pianta hanno anche un certo valore alimentare per gli animali domestici: vengono infatti consumate volentieri da cammelli, bovini e capre e rappresentano una fonte di foraggio nelle regioni aride.
I fiori producono nettare che può essere raccolto dalle api; il miele ottenuto da questa specie ha generalmente un colore ambra dorata e un sapore leggermente maltato e terroso.
Anche il legno possiede numerosi impieghi. È duro, resistente, a grana fine e di colore rossastro. In varie regioni viene utilizzato per fabbricare utensili agricoli, manici di attrezzi, parti di imbarcazioni e oggetti torniti. È inoltre una buona fonte di combustibile, poiché produce legna da ardere e carbone di qualità. In alcune zone dell’Africa tropicale i rami spinosi vengono intrecciati per formare recinti destinati al bestiame oppure impiegati nella struttura dei tetti di capanne tradizionali.
Modalità di Preparazione o di Uso –
I frutti della Ziziphus mauritiana possono essere consumati in modi molto diversi. Nella forma più semplice vengono mangiati freschi quando raggiungono la piena maturazione, mentre quelli ancora acerbi vengono talvolta accompagnati con sale o spezie. In molte regioni i frutti vengono immersi in soluzioni saline e successivamente canditi, ottenendo una preparazione dolce molto apprezzata.
Un metodo tradizionale di conservazione consiste nell’essiccare i frutti maturi al sole. Una volta disidratati possono essere macinati per ottenere una polvere aromatica utilizzata come alimento durante i periodi in cui il frutto fresco non è disponibile. La polpa può anche essere schiacciata per preparare bevande rinfrescanti, oppure trasformata in una pasta densa simile a una crema o a un condimento.
La pianta ha inoltre una lunga tradizione nella medicina popolare. Le foglie fresche vengono spesso pestate e applicate sotto forma di cataplasma per trattare ferite, foruncoli, acne e altri disturbi cutanei. Un decotto di foglie viene utilizzato come diuretico e talvolta anche come lavaggio per i capelli. La corteccia e le radici possiedono proprietà astringenti e vengono impiegate contro diarrea e disturbi digestivi; una pasta di corteccia fritta nel ghee è stata tradizionalmente utilizzata in India per alleviare la tosse cronica.
I semi sono considerati nella medicina tradizionale dotati di effetti sedativi e calmanti e talvolta vengono assunti per attenuare nausea e disturbi nervosi. Anche i fiori trovano impiego in preparazioni tradizionali: un infuso leggero può essere utilizzato come lozione per gli occhi.
Infine, la specie presenta anche un potenziale interesse energetico. L’olio estratto dai semi contiene esteri metilici di acidi grassi che soddisfano diversi standard internazionali per la produzione di biodiesel, e la coltivazione della pianta potrebbe quindi essere sfruttata anche nelle regioni aride o semi-aride dove altre colture risultano difficili.
Guido Bissanti
Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
– https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/598907203/original.jpg
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

