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Posidonia oceanica

Posidonia oceanica

La Posidonia (Posidonia oceanica (L.) Delile, 1813) è una specie erbacea marina appartenente alla famiglia delle Posidoniaceae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Liliopsida,
Ordine Najadales,
Famiglia Posidoniaceae,
Genere Posidonia,
Specie P. oceanica.
È basionimo il termine:
– Basionym: Zostera oceanica L.
Sono sinonimi i termini:
– Aegle fragilis Dulac;
– Alga oceanica (L.) Kuntze;
– Caulinia oceanica (L.) DC.;
– Kernera oceanica (L.) Willd.;
– Posidonia caulini K.D.Koenig;
– Posidonia oceania (L.) Delile;
– Posidonia oceanica (Med.);
– Taenidium acuminatum Targ.Tozz.;
– Taenidium oceanicum (L.) Targ.Tozz..

Etimologia –
Il nome Posidonia deriva da Poseidone, dio del mare nella mitologia greca, e richiama il legame profondo di questa pianta con l’ambiente marino. L’epiteto specifico oceanica fa riferimento a una distribuzione anticamente più ampia rispetto a quella attuale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Posidonia oceanica è una fanerogama marina endemica del Mar Mediterraneo. Non si trova in nessun altro mare del pianeta. Le sue praterie occupano complessivamente circa 38.000 km² del bacino mediterraneo, rappresentando uno degli ecosistemi più caratteristici e importanti della regione.
Predilige acque limpide, ben illuminate e relativamente stabili dal punto di vista della salinità. Per questo motivo è rara in prossimità delle foci dei fiumi o nelle lagune, dove la torbidità e le variazioni saline possono comprometterne la sopravvivenza. Vive generalmente tra i 5 e i 30 metri di profondità, ma in condizioni di eccezionale trasparenza può spingersi fino a 40 metri. Tollera temperature comprese tra 10 e 28 °C.
Un segnale evidente della presenza di una prateria sommersa è l’accumulo sulle spiagge di foglie morte, chiamate banquette, che formano cordoni naturali capaci di proteggere la costa dall’erosione. Sempre lungo il litorale, specialmente in inverno, si possono osservare sfere compatte di fibre vegetali dette egagropili o “palle di Nettuno”, modellate dal moto ondoso.
Particolarmente celebre è la prateria situata tra Ibiza e Formentera, nelle Baleari, dove nel 2006 è stato identificato un clone lungo circa 8 chilometri, con un’età stimata intorno ai 100.000 anni: uno degli organismi clonali più estesi e longevi conosciuti.

Descrizione –
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Posidonia oceanica non è un’alga, ma una vera pianta superiore, con radici, fusto e foglie, adattata nel corso dell’evoluzione alla vita marina.
L’apparato radicale serve principalmente ad ancorare la pianta al substrato sabbioso o detritico, ma svolge anche una funzione di riserva di ossigeno, fondamentale nei fondali poveri di questo elemento. Il fusto è rappresentato da rizomi, che possono crescere sia orizzontalmente sia verticalmente. I rizomi orizzontali, detti plagiotropi, si espandono lentamente – in media da uno a sette centimetri all’anno – colonizzando nuovi spazi. Quelli verticali, o ortotropi, contrastano l’interramento dovuto alla sedimentazione continua.
L’intreccio di rizomi, radici e sedimenti intrappolati dà origine alla cosiddetta matte, una struttura compatta che può crescere appena un metro in un secolo, ma che è in grado di conservarsi per millenni. Solo lo strato superficiale è costituito da tessuti vivi; sotto si accumulano strati antichi che raccontano la storia ambientale del sito.
Le foglie, nastriformi e di colore verde brillante, possono raggiungere anche un metro o più di lunghezza e presentano 13–17 nervature parallele. Sono riunite in fasci di sei o sette, con le più giovani al centro e le più vecchie all’esterno. Con l’età assumono tonalità brunastre e in autunno vengono progressivamente sostituite da nuove foglie che si sviluppano durante l’inverno.
La riproduzione può avvenire sia per via sessuale sia per via vegetativa. In autunno la pianta produce infiorescenze a spiga con fiori ermafroditi; l’impollinazione avviene in acqua (impollinazione idrofila). I frutti maturano in circa sei mesi e, una volta staccati, galleggiano in superficie: sono le cosiddette “olive di mare”. Quando il frutto si degrada, libera un seme che può germinare solo se trova un substrato stabile e ricco di materia organica. Parallelamente, la riproduzione per rizomi consente alla prateria di espandersi lentamente ma in modo continuo, garantendo stabilità e straordinaria longevità.

Coltivazione –
La Posidonia oceanica non è coltivabile come altre piante acquatiche. Cresce molto lentamente e richiede condizioni ambientali estremamente specifiche e stabili. Per questo motivo gli interventi umani non mirano alla coltivazione, ma alla conservazione e al ripristino delle praterie naturali, attraverso la riduzione dell’inquinamento, il controllo degli ancoraggi e la gestione sostenibile delle attività costiere.

Usi e Tradizioni –
La specie fu descritta inizialmente da Carl Linnaeus nel celebre Systema Naturae con il nome di Zostera oceanica; successivamente, nel 1813, il botanico francese Alire Raffeneau Delile la attribuì al genere Posidonia, denominazione tuttora valida. Oggi è collocata nella famiglia Posidoniaceae, ordine Alismatales, tra le monocotiledoni.
In passato le foglie spiaggiate venivano utilizzate come materiale isolante per tetti, come lettiera per animali e come materiale da imballaggio per oggetti fragili, tanto da essere chiamata “alga dei vetrai”. In ambito popolare le foglie erano impiegate anche per lenire infiammazioni e irritazioni.
Oggi si studia il loro impiego nel compostaggio, nella produzione di ammendanti agricoli e nella generazione di biogas, previo trattamento per ridurne la salinità. Recenti ricerche hanno inoltre evidenziato la presenza di composti polifenolici con proprietà antiossidanti e antifungine, potenzialmente utili nella conservazione degli alimenti.
Le praterie di posidonia costituiscono la comunità climax del Mediterraneo, cioè il livello più stabile e complesso di sviluppo dell’ecosistema marino costiero. Ogni metro quadrato di prateria può produrre fino a 20 litri di ossigeno al giorno e sequestrare quantità di anidride carbonica straordinariamente elevate rispetto ad altri ecosistemi, contribuendo in modo significativo alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
Le praterie stabilizzano i sedimenti, attenuano la forza delle onde e proteggono le spiagge dall’erosione. Offrono inoltre rifugio, nutrimento e aree di riproduzione a un’enorme varietà di organismi: pesci, molluschi, echinodermi, crostacei e numerose specie epifite che vivono sulle foglie.
Grazie alla sua sensibilità agli inquinanti e alla torbidità, la posidonia è considerata un eccellente bioindicatore della qualità delle acque marine.
Nonostante la sua importanza, le praterie mediterranee sono in regressione. Le principali cause sono l’inquinamento, l’eutrofizzazione, la pesca a strascico, l’ancoraggio delle imbarcazioni, la costruzione di opere costiere e l’alterazione dei regimi di sedimentazione. Anche la competizione con specie aliene invasive rappresenta un problema crescente.
La perdita delle praterie non comporta soltanto una riduzione della biodiversità, ma accelera i processi erosivi costieri e compromette l’equilibrio dell’intero ecosistema marino mediterraneo.
In definitiva, Posidonia oceanica è molto più di una semplice pianta marina: è un elemento strutturale fondamentale del Mediterraneo, un archivio vivente della storia ambientale e un presidio naturale contro l’erosione e i cambiamenti climatici. La sua tutela rappresenta una priorità ecologica di primaria importanza.

Modalità di Preparazione o di Uso –
Quando utilizzata a fini agronomici, la Posidonia oceanica, spiaggiata, deve essere prima dissabbiata e sottoposta a processi di stabilizzazione per ridurre l’eccesso di sali. Successivamente può essere compostata insieme ad altri residui vegetali, dando origine a un ammendante organico. In ambito sperimentale, gli estratti delle foglie vengono ottenuti tramite processi di estrazione per isolare le sostanze bioattive.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/493841896/original.jpg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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