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Makemake

Makemake

Makemake è uno dei mondi più affascinanti e remoti del Sistema Solare. Ufficialmente designato 136472 Makemake, è un pianeta nano situato nella fascia di Kuiper, la vasta regione popolata da corpi ghiacciati che si estende oltre l’orbita di Nettuno.
Scoperto il 31 marzo 2005 da un gruppo di astronomi guidato da Michael E. Brown presso l’Osservatorio Palomar, Makemake è uno dei più grandi oggetti transnettuniani conosciuti. La sua individuazione, insieme a quella di altri grandi corpi ghiacciati, contribuì al dibattito che portò l’Unione Astronomica Internazionale a ridefinire nel 2006 il concetto di pianeta, introducendo ufficialmente la categoria dei pianeti nani.
Il suo nome deriva dalla mitologia dell’Isola di Pasqua: Makemake è infatti la divinità della creazione nella tradizione del popolo Rapa Nui. La scelta non fu casuale, poiché l’oggetto venne scoperto pochi giorni dopo la festività pasquale.

Osservazione astronomica –
Makemake orbita attorno al Sole a una distanza media di circa 45 unità astronomiche, ossia oltre 6 miliardi e mezzo di chilometri. La sua orbita è moderatamente ellittica e molto inclinata rispetto al piano dell’eclittica: con un’inclinazione di circa 29°, il pianeta nano trascorre gran parte del tempo lontano dalle regioni del cielo più frequentemente monitorate dagli astronomi. Questa caratteristica spiega perché, nonostante la sua notevole luminosità, sia stato scoperto relativamente tardi.
Completa un’orbita in poco più di 300 anni. Attualmente si trova vicino all’afelio, il punto più distante dal Sole, che raggiungerà intorno al 2033. La sua traiettoria lo colloca tra gli oggetti classici della fascia di Kuiper, nella popolazione cosiddetta “dinamicamente calda”, composta da corpi con orbite inclinate e relativamente stabili nel tempo.
Osservato dalla Terra, Makemake appare come un semplice punto luminoso, indistinguibile da una stella. Anche i telescopi più potenti non riescono a risolverne il disco. Le informazioni sulla sua forma e sulle sue dimensioni derivano principalmente da osservazioni indirette, come l’occultazione stellare del 2011, durante la quale il pianeta nano ha temporaneamente oscurato una stella lontana, permettendo agli astronomi di misurarne con precisione il profilo.
Importanti contributi allo studio di Makemake sono arrivati da telescopi spaziali come l’Hubble Space Telescope e il James Webb Space Telescope, che hanno analizzato la luce riflessa e lo spettro infrarosso del pianeta nano, rivelandone la composizione chimica.

Caratteristiche fisiche –
Con un diametro medio di circa 1.430 chilometri, Makemake è il quarto pianeta nano più grande conosciuto, dopo Plutone, Eris e Haumea. Le osservazioni indicano che ha una forma leggermente schiacciata ai poli, coerente con uno stato di equilibrio idrostatico: la sua stessa gravità lo ha modellato in una forma quasi sferica.
La sua densità suggerisce una composizione mista di roccia e ghiaccio d’acqua. È probabile che l’interno sia differenziato, con un nucleo roccioso circondato da strati di ghiaccio. Alcuni studi ipotizzano persino la possibile presenza di un oceano sotterraneo, mantenuto liquido dal calore residuo della formazione e dal decadimento di elementi radioattivi.
La superficie di Makemake è estremamente fredda: le temperature variano tra 30 e 40 kelvin, cioè circa –240 °C. In queste condizioni, sostanze come il metano possono esistere sotto forma di ghiaccio solido. Proprio il ghiaccio di metano è il componente dominante della sua superficie, accompagnato da piccole quantità di etano, acetilene e altri idrocarburi.
L’irradiazione ultravioletta e i raggi cosmici trasformano lentamente il metano in composti organici complessi chiamati toline, responsabili della colorazione rossastra osservata. Nonostante ciò, Makemake appare molto luminoso: riflette circa l’80% della luce solare incidente, segno di una superficie ricoperta da ghiacci relativamente “freschi”.
Un aspetto particolarmente interessante riguarda la possibile attività geologica. Dati recenti suggeriscono la presenza di metano gassoso, che potrebbe indicare un degassamento attivo o una tenue atmosfera transitoria. Inoltre, un’anomala emissione nel medio infrarosso è stata interpretata come possibile segnale di un hotspot criovulcanico, cioè una regione in cui materiali ghiacciati potrebbero emergere dall’interno sotto forma di “lava fredda”.
Makemake possiede anche un satellite naturale, designato S/2015 (136472) 1, scoperto nel 2015 grazie al telescopio spaziale Hubble. Questa piccola luna, probabilmente scura e di circa 175 chilometri di diametro, orbita attorno al pianeta nano in circa 18 giorni. La sua scoperta ha permesso di stimare con maggiore precisione la massa di Makemake.

Missioni spaziali –
Makemake non è mai stato visitato da una sonda spaziale. Tutto ciò che sappiamo proviene da osservazioni remote. Tuttavia, l’interesse scientifico nei suoi confronti è notevole. La possibilità che ospiti un oceano sotterraneo, insieme agli indizi di attività geologica e alla sua peculiare composizione superficiale, lo rende un obiettivo molto interessante per future missioni.
Studi preliminari hanno dimostrato che una missione di sorvolo potrebbe raggiungerlo in un intervallo compreso tra circa 10 e 20 anni, sfruttando assistenze gravitazionali di Giove o Saturno. Un’esplorazione diretta permetterebbe di comprendere meglio non solo Makemake, ma anche l’origine e l’evoluzione dei pianeti nani ghiacciati e, più in generale, dei corpi primitivi che testimoniano le prime fasi della storia del Sistema Solare.
Makemake rimane dunque un mondo lontano e misterioso: un piccolo pianeta nano ai confini del Sistema Solare che continua a fornire preziosi indizi sulle sue origini più antiche.

Guido Bissanti




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