Baccaurea motleyana
Baccaurea motleyana
Il Rambai (Baccaurea motleyana (Müll.Arg.) Müll.Arg., 1866) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Phyllanthaceae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
(clade) Angiosperme,
(clade) Mesangiosperme,
(clade) Eudicotiledoni,
(clade) Eudicotiledoni centrali,
(clade) Superrosidi,
(clade) Rosidi,
(clade) Eurosidi,
(clade) COM,
Ordine Malpighiales,
Famiglia Phyllanthaceae,
Genere Baccaurea,
Specie B. motleyana.
È basionimo il termine:
– Pierardia motleyana Müll.Arg.
È sinonimo il termine:
– Baccaurea pubescens Pax & K.Hoffm.
Etimologia –
Il termine Baccaurea richiama la produzione di bacche, tratto distintivo delle specie che ne fanno parte.
L’epiteto specifico motleyana deve il suo nome specifico al botanico britannico James Motley, che raccolse la specie nel Borneo sud-orientale.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Baccaurea motleyana è originaria del Sud-Est asiatico tropicale. Cresce spontaneamente in Thailandia, nella Malesia peninsulare, a Singapore e nelle grandi isole di Sumatra, Borneo e Giava; è inoltre presente nelle Filippine e in alcune aree del Pacifico. Al di fuori dell’areale originario viene coltivata anche in India e Bangladesh.
Il Rambai è tipico delle foreste pluviali primarie e secondarie, dove prospera in clima caldo-umido. Predilige ambienti terrestri ma strettamente legati all’acqua: si sviluppa con particolare vigore lungo fiumi e corsi d’acqua dolce, tollerando terreni periodicamente allagati. La dispersione dei semi e l’impollinazione avvengono principalmente attraverso la fauna, a conferma della stretta relazione ecologica con l’ambiente forestale tropicale.
Descrizione –
La Baccaurea motleyana è un albero sempreverde di medie dimensioni. In condizioni favorevoli può raggiungere i 15–25 metri di altezza, anche se più comunemente si attesta intorno ai 9–12 metri, con un tronco che può arrivare a 40 cm di diametro. La chioma, ampia e rotondeggiante, è spesso bassa e dall’aspetto cespuglioso, contribuendo a conferire alla pianta un portamento irregolare ma armonioso.
Le foglie, alterne e dotate di un lungo picciolo, presentano lamine coriacee di forma variabile, da ellittiche a obovate, con dimensioni che possono superare i 30 cm di lunghezza. La pagina superiore è verde lucido, mentre quella inferiore appare più chiara, talvolta bruno-verdognola e leggermente pelosa. La specie è dioica: i fiori maschili e femminili si sviluppano su individui separati. Entrambi sono profumati e caratterizzati da tonalità giallo-crema; le infiorescenze maschili formano racemi più corti, mentre quelle femminili possono raggiungere notevole lunghezza.
I frutti crescono in grappoli penduli. Sono bacche carnose di piccole dimensioni, lunghe circa 2–5 cm, con una buccia vellutata che può assumere colorazioni variabili — rosate, gialle, crema o brune — e che tende a raggrinzirsi a maturazione. All’interno si trova una polpa biancastra dal sapore dolce-acidulo, contenente generalmente da uno a tre semi, talvolta fino a quattro o cinque. Il frutto, piuttosto delicato, si conserva solo per pochi giorni dopo la raccolta.
Pur non avendo la fama commerciale di specie tropicali più conosciute come il mango (Mangifera indica), il durian (Durio zibethinus) o il langsat (Lansium parasiticum), il Rambai mantiene un ruolo significativo nelle economie locali.
Coltivazione –
La Baccaurea motleyana è una pianta perenne a crescita moderata che predilige il pieno sole e un apporto idrico regolare, pur mostrando buona adattabilità ai suoli umidi e alle aree soggette ad allagamenti periodici.
Viene coltivata soprattutto in ambito locale, sia per la produzione dei frutti sia come albero da ombra in giardini, parchi e bordi stradali. La chioma ampia e i fiori profumati ne aumentano l’interesse ornamentale. Il legname, tuttavia, è considerato di qualità modesta e trova impieghi limitati.
Usi e Tradizioni –
La Baccaurea motleyana, nei diversi territori di diffusione, assume denominazioni locali differenti: in Thailandia è nota come mafaifarang, in bengalese come lotka, lotkon o bubi, mentre in lingua assamese è chiamata leteku. In Indonesia è spesso indicata come Rapun Rambai.
Il frutto del Rambai viene consumato fresco oppure utilizzato in diverse preparazioni tradizionali. Può essere cotto, trasformato in marmellata o fermentato per ottenere vino. In alcune comunità del Kalimantan, specialmente durante la pandemia di COVID-19, il frutto è stato impiegato per produrre uno sciroppo ritenuto utile per sostenere il sistema immunitario grazie al contenuto di vitamine, tra cui la vitamina C.
Oltre all’uso alimentare, la pianta riveste una certa importanza nella medicina tradizionale. Diverse parti vengono utilizzate in fitoterapia: il fusto per trattare occhi gonfi, la corteccia per alleviare infiammazioni cutanee, le foglie per applicazioni su ustioni, tigna o manifestazioni cutanee associate al vaiolo. La scorza del frutto contiene composti quali alcaloidi, fenoli e flavonoidi, noti per le loro proprietà antiossidanti e antimicrobiche. Studi sperimentali su animali hanno evidenziato un possibile impiego del succo della scorza nel controllo del diabete, ma hanno anche mostrato che dosi elevate possono risultare epatotossiche, rendendo necessario un uso prudente e ulteriori approfondimenti scientifici.
In alcune comunità del Kalimantan Occidentale, come tra i Dayak Banyadu, viene consumata anche la buccia del frutto, a testimonianza dell’ampio utilizzo tradizionale della pianta.
Modalità di Preparazione o di Uso –
La Baccaurea motleyana è una pianta di cui si possono consumare i frutti. Il consumo fresco prevede l’apertura manuale della buccia vellutata e l’estrazione della polpa, che viene separata dai semi. Per la preparazione dello sciroppo tradizionale, la polpa viene bollita con acqua e zucchero, filtrata e successivamente imbottigliata. La marmellata si ottiene cuocendo la polpa con zucchero fino al raggiungimento della consistenza desiderata.
In ambito tradizionale, le parti vegetali destinate a uso terapeutico vengono generalmente impiegate sotto forma di decotti, succhi o impacchi locali, secondo pratiche tramandate nelle comunità rurali del Sud-Est asiatico.
Guido Bissanti
Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
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Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

