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Specie Funghi

Russula nobilis

Russula nobilis

Il fungo del faggio (Russula nobilis Velen., 1920). È un fungo appartenente alla famiglia delle Russulaceae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Phylum Basidiomycota,
Classe Basidiomycetes,
Ordine Russulales,
Famiglia Russulaceae,
Genere Russula,
Specie R. nobilis.
Sono sinonimi i termini:
– Russula emetica f. fageticola (Melzer) Konrad & Maubl.;
– Russula emetica var. mairei (Singer) Killerm.;
– Russula emetica var. nobilis (Velen.) Melzer & Zvara;
– Russula fageticola (Romagn.) Bon;
– Russula fageticola Melzer;
– Russula fageticola Melzer ex S.Lundell;
– Russula fageticola var. strenua Carteret & Moënne-Locc.;
– Russula fagetorum Bon;
– Russula mairei Singer;
– Russula mairei var. fageticola Melzer;
– Russula mairei var. fageticola Romagn.;
– Russula nobilis var. semilucida R.Socha.

Etimologia –
Il termine Russula è il diminutivo di russus, rosso: un poco rosseggiante, termine attribuito per la presenza in questa famiglia di funghi con prevalente colore rosso.
L’epiteto mairei, con cui questa specie è stata a lungo conosciuta, rende omaggio al micologo francese René Charles Joseph Ernest Maire (1878-1949), uno dei maggiori studiosi europei di funghi del secolo scorso. L’attribuzione del nome si deve a Rolf Singer, che nel 1929 descrisse la specie dedicandola a Maire.
Studi successivi hanno però chiarito che Russula mairei non rappresenta una specie distinta, ma coincide con Russula nobilis, descritta già nel 1920 da Velenovský. Poiché in nomenclatura botanica e micologica vale il principio di priorità, il nome corretto oggi accettato è Russula nobilis, mentre Russula mairei è considerato un sinonimo.
L’epiteto nobilis, applicato a diverse specie di funghi (come Russula nobilis o Boletus nobilis), deriva dal latino classico “nobilis” (illustre, nobile, eccellente). Indica qualità pregiate o per l’aspetto elegante o per la reputazione di fungo commestibile eccellente rispetto ad altri.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Russula nobilis è un fungo ectomicorrizico che vive in simbiosi quasi esclusivamente con il faggio (Fagus), in particolare con il faggio europeo (Fagus sylvatica). La sua distribuzione segue quindi fedelmente quella dell’albero ospite.
È una specie molto comune e ben rappresentata in gran parte dell’Europa occidentale e centrale, dove compare regolarmente nelle faggete mature. Al di fuori dell’Europa è segnalata anche in Nord Africa, soprattutto in Marocco, in Asia e in Nord America, sempre in aree dove crescono specie di Fagus. Predilige boschi di latifoglie, in particolare faggete pure o miste, su suoli da acidi a moderatamente acidi, spesso sabbiosi o limosi, ma può comparire anche su substrati calcarei. Fruttifica dalla metà dell’estate all’autunno, generalmente da luglio a ottobre, ed è una delle Russule più frequenti nelle faggete acide di media quota.

Riconoscimento –
La specie appartiene alla sezione Russula, un gruppo che comprende funghi di taglia piuttosto piccola, caratterizzati da carpofori fragili, cappello rosso più o meno intenso, gambo bianco privo di velo e carne dal sapore decisamente pepato. La sporata è chiara, dal bianco al giallo pallido, e dal punto di vista microscopico sono ben rappresentati dermatocistidi spesso plurisettati.
Il cappello della Russula nobilis misura in genere tra i 3 e i 9 centimetri di diametro, più spesso intorno ai 4-6 centimetri. Da giovane è emisferico o convesso, poi tende ad appiattirsi e talvolta diventa leggermente depresso al centro. La cuticola è brillante e un poco vischiosa quando il tempo è umido, mentre appare opaca e vellutata da secca; può essere separata per circa un terzo o fino a metà del raggio. Il colore è uno dei caratteri più evidenti: un rosso vermiglio o carminio intenso, che con l’età tende spesso a scolorire al centro verso tonalità crema o crema-avorio. Il margine è inizialmente liscio, ma diventa scanalato solo in fase avanzata.
Le lamelle sono bianche, fitte e molto fragili; a volte mostrano delicati riflessi glauchi o giallastri. Sono annesse o leggermente adnate al gambo, spesso biforcute e intervallate da lamellule. Con l’età o in seguito a reazioni chimiche possono assumere leggere tonalità giallastre.
Il gambo è cilindrico, piuttosto corto e tozzo, lungo da 2 a 8 centimetri e spesso circa 1-1,5 centimetri. È bianco, con superficie leggermente rugosa e consistenza robusta; con l’invecchiamento tende a macchiarsi di sfumature bruno-ocracee. Internamente è farcito e rivestito da una corteccia piuttosto rigida.
La carne è soda e compatta, di colore bianco, talvolta lievemente ingiallente nelle parti esposte. L’odore è gradevole e ricorda il cocco o note fruttate; una volta essiccato il fungo può sviluppare persino un lieve sentore mieloso. Il sapore, tuttavia, è estremamente pepato e acre, tanto da risultare immediatamente sgradevole. I carpofori sono spesso attaccati dalle lumache.
Dal punto di vista microscopico, le spore sono obovoidi-ellittiche, lunghe in media tra 6,6 e 8,5 µm e larghe 5,6-6,7 µm, con verruche basse collegate da sottili creste che formano un reticolo piuttosto fitto. L’impronta sporale è bianca. I basidi sono tetrasterigmatici e i cistidi, allungati e leggermente ventricosi, reagiscono colorandosi di blu in solfovanillina. La cuticola del cappello è costituita da peli molto sottili e da pileocistidi claviformi, con dermatocistidi plurisettati ben evidenti.
Le reazioni chimiche sono un utile supporto al riconoscimento: il Guaiaco dà una reazione positiva rapida, l’ammoniaca è negativa, mentre l’anilina applicata sulle lamelle produce una colorazione arancio-ruggine. La cuticola reagisce al KOH virando verso tonalità bruno-giallastre, mentre la carne si scolora quasi immediatamente. Altri reagenti, come l’acido nitrico, la solfovanillina o il solfato di ferro, producono variazioni cromatiche caratteristiche.

Coltivazione –
Come tutte le Russule ectomicorriziche, la Russula nobilis non è coltivabile artificialmente. La specie dipende in modo stretto dalla simbiosi con le radici del faggio e dalla complessa rete biologica del suolo forestale, condizioni che non possono essere riprodotte in maniera affidabile in coltivazione controllata.

Usi e Tradizioni –
La Russula nobilis, come detto, è stata a lungo conosciuta come Russula mairei per rendere omaggio al micologo francese René Charles Joseph Ernest Maire (1878-1949), uno dei maggiori studiosi europei di funghi del secolo scorso.
La Russula nobilis è conosciuta con alcuni nomi locali. In Italia è talvolta indicata come “fungo del faggio” o “fungo che ammala il faggio”, a sottolineare il suo stretto legame ecologico con questo albero.
Nei paesi anglosassoni viene indicata spesso col nome “Beechwood Sickener”.
Non sono noti usi alimentari, medicinali o rituali legati a questa specie. In ambito popolare è conosciuta soprattutto come una delle Russule rosse non commestibili delle faggete, facilmente riconoscibile ma da evitare per il consumo.
Si sottolinea, anzi, che la specie non solo non è commestibile (inedibile) e probabilmente tossica se consumata in quantità ma può provocare disturbi come nausea, vomito, diarrea e dolori gastrointestinali. La tossicità non è considerata mortale nella maggior parte dei casi, ma comunque da evitare.
I responsabili di questo effetto sono composti chimici quali sesquiterpeni (anche se non ancora identificati con precisione per questa specie).

Modalità di Preparazione –
Non esistono modalità di preparazione consigliate. Russula nobilis è infatti non commestibile e potenzialmente tossica se ingerita in quantità. Il consumo può provocare disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e crampi addominali. Le sostanze responsabili non sono state identificate con certezza, ma si ritiene che composti chimici appartenenti ai sesquiterpeni, noti anche in altre Russulaceae, siano alla base della sua tossicità. Il sapore fortemente acre rappresenta comunque un efficace deterrente naturale al consumo.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Fonte foto:
https://svampe.databasen.org/uploads/2021-10192527_S1H8fEDR_.JPG

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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