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Paxillus involutus

Paxillus involutus

L’Involuto o Agarico accartocciato (Paxillus involutus (Batsch) Fr., 1838) è un fungo appartenente alla famiglia delle Paxillaceae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Classe Basidiomycetes,
Ordine Boletales,
Famiglia Paxillaceae,
Genere Paxillus,
Specie P. involutus.
Basionimo: Agaricus involutus Batsch 1786.
Sono sinonimi i termini:
– Agaricus adscendibus Bolton;
– Agaricus contiguus Bull.;
– Agaricus involutus subsp. truncigenus Pers.;
– Agaricus involutus var. stillans Pers.;
– Agaricus involutus var. terrestris Alb. & Schwein.;
– Agaricus involutus var. truncigenus Alb. & Schwein.;
– Omphalia involuta (Batsch) Gray;
– Omphalia involuta subsp. truncigena (Pers.) Gray;
– Paxillus involutus f. eburneus Gelardi, Segneri & Vizzini;
– Paxillus involutus f. subrubicundulus Bon;
– Paxillus involutus var. excentricus Fr.;
– Paxillus involutus var. leptopus (Fr.) Quél.;
– Paxillus involutus var. simplex Peck;
– Paxillus involutus var. subinvolutus;
– Paxillus leptopus Fr.;
– Rhymovis involuta (Batsch) Rabenh.;
– Tapinia involuta (Batsch) Pat.;
– Tapinia involuta (Fr.) Berk..

Etimologia –
Il termine Paxillus provine dal latino paxillus, cioè “piolo, bastoncino”, con riferimento all’aspetto generale del fungo o alla forma più slanciata di alcuni carpofori nel genere.
L’epiteto specifico involutus viene dal latino involutus, cioè “arrotolato, ripiegato”, che indica il margine del cappello fortemente involuto nei giovani esemplari, una caratteristica morfologica distintiva.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Paxillus involutus è una specie cosmopolita dell’emisfero boreale, presente in buona parte dell’Europa, Asia e Nord America.
In queste aree è spesso rinvenibile in boschi di latifoglie, conifere e misti, particolarmente su suoli acidi e umidi, ma può trovarsi anche in prati, zone erbose all’interno dei boschi e nei pressi di ceppaie o legno in decomposizione.
La specie fruttifica tipicamente da fine estate a tardo autunno (giugno–novembre in condizioni favorevoli), con picchi di raccolta soprattutto verso la stagione autunnale.
Il P. involutus è stato inavvertitamente introdotto anche nei continenti meridionali (Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Sud America) molto probabilmente tramite terreno associato a piante europee importate.
Forma relazioni ectomicorriziche con un ampio spettro di alberi, tra cui betulle (Betula), pini (Pinus), querce (Quercus), faggi (Fagus) e altri, contribuendo allo scambio di nutrienti tra suolo e pianta ospite e migliorando la capacità di resistere a stress biotici e abiotici.

Riconoscimento –
La morfologia di Paxillus involutus è ben definita ma può variare con l’età e le condizioni ambientali.
Il cappello è di 4–15 cm di diametro, inizialmente convesso, poi piano e infine leggermente imbutiforme.
Il margine è a lungo involuto, spesso scanalato nelle fasi giovanili.
La superficie variabile dal bruno-olivastro al bruno-ocra o tabacco, vischiosa con umidità.
Le lamelle sono fitte e decorrenti sul gambo, di colore ocra chiaro passando a bruno-ruggine con la maturazione delle spore. Hanno la tendenza ad anastomizzarsi e biforcarsi, conferendo un aspetto reticolato vicino al gambo.
Il gambo misura 3–8 cm × 1–2 cm, cilindrico, spesso eccentrico e attenuato verso la base. È concolore al cappello ma può imbrunire alla manipolazione.
La carne è compatta e succosa, giallo-ocra all’interno, imbrunisce rapidamente all’aria con odore debole, fungino/fruttato; sapore leggermente amarognolo o acidulo.
Al microscopio si osservano delle spore ellissoidali ovoidali di circa 7–10 × 4,5–6 µm, con impronta sporale bruno-ruggine.
La specie può essere confusa con altri funghi lamellari (ad esempio alcuni Lactarius o specie affini del genere Paxillus), ma la combinazione di margine involuto persistente, lamelle decorrenti e imbrunimento rapido alla manipolazione è diagnostica.

Coltivazione –
Il Paxillus involutus non ha alcun interesse alimentare o commerciale per la coltivazione, poiché è una specie tossica e non edule.
Tuttavia è oggetto di studi forestali in relazione alla micorrizazione: in condizioni sperimentali la sua associazione con piante ospiti, come pino silvestre (Pinus sylvestris), può migliorare la tolleranza delle piantine a carenze di nutrienti (es. fosforo) e a condizioni di stress biotico o abiotico, grazie alla sua capacità di mobilizzare nutrienti nel suolo e di regolare l’assorbimento di metalli pesanti.
Queste caratteristiche hanno reso P. involutus utile come modello di studio sulle relazioni ectomicorriziche in laboratorio, ma non come specie da coltivare per uso alimentare.

Usi e Tradizioni –
Nella tradizione micologica e popolare la specie ha numerosi nomi comuni, fra cui ricordiamo: “paxillo involuto” e “agarico accartocciato” in italiano; “brown roll-rim” e “common roll-rim” in inglese. Esistono poi parecchi nomi dialettali.
Storicamente il Paxillus involutus era considerato commestibile dopo lunga cottura in alcune regioni dell’Europa centrale e orientale e veniva consumato, ad esempio, salato o marinato.
La credenza nella commestibilità si è rivelata pericolosa e svanita con l’accumularsi di casi di avvelenamento, alcuni dei quali gravi o fatali.
Il caso più famoso è quello del micologo tedesco Julius Schäffer, morto dopo aver consumato la specie durante la Seconda Guerra Mondiale.
Oggi la specie è culturalmente citata più come esempio di fungo “pericoloso anche dopo cottura” e monito sulla necessità di un aggiornamento costante nelle guide micologiche.

Modalità di Preparazione –
Chiarimao subito che non esistono modalità di preparazione sicure per rendere Paxillus involutus commestibile.
La cottura prolungata, essiccazione o altre tecniche tradizionali non eliminano gli antigeni responsabili della sindrome emolitica (paxillica) che può causare gravi reazioni immunitarie.
La sindrome paxillica è una reazione immuno-emolitica: un antigene della specie stimola la produzione di anticorpi che in seguito attaccano i globuli rossi, con possibilità di anemia emolitica, danno renale acuto, shock e insufficienza multiorgano.
Per questi motivi ogni forma di consumo è sconsigliata categoricamente.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/571566907/original.jpg
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/83/L%27agaric_contigu_%28Paxillus_involutus%29.jpg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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