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Connochaetes gnou

Connochaetes gnou

Lo gnu dalla coda bianca (Connochaetes gnou Zimmermann, 1780) è un mammifero appartenente alla famiglia dei Bovidae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Classe Mammalia,
Ordine Artiodactyla,
Famiglia Bovidae,
Sottofamiglia Alcelaphinae,
Genere Connochaetes,
Specie C. gnou.
Sono sinonimi i termini:
– Bos gnou (Zimmermann, 1777);
– Antilope capensis (Gatterer, 1780);
– Antilope gnou (Zimmermann, 1780);
– Antilope gnu (Gmelin, 1788);
– Catoblepas operculatus (Brookes, 1828);
– Bos connochaetes (Forster, 1844).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Connochaetes gnou è una specie endemica dell’Africa meridionale che in origine occupava vaste aree di Sudafrica, Swatini e Lesotho. Durante il XIX secolo le popolazioni furono quasi sterminate a causa della caccia intensiva, ma oggi lo gnu è stato reintrodotto con successo nel suo areale originario e introdotto in nuove aree come Namibia e Kenya.
Il suo habitat preferenziale è quello delle pianure aperte, praterie e boscaglie del Karoo, tra i 1350 e i 2150 m di altitudine. Attualmente la maggior parte degli individui vive in riserve e fattorie di selvaggina, condividendo spesso l’habitat con antilopi come il damalisco dalla fronte bianca e l’antilope saltante.

Descrizione –
Il Connochaetes gnou è caratterizzato da un marcato dimorfismo sessuale.
I maschi raggiungono 111–121 cm al garrese e 140–157 kg, mentre le femmine misurano 106–116 cm e pesano 110–122 kg.
La lunghezza del corpo varia da 170 a 220 cm.
Caratteristica distintiva è la lunga coda bianca (80–100 cm), simile a quella di un cavallo, che lo differenzia dallo gnu striato.
Il mantello è marrone scuro o nero, più chiaro in estate e ispido in inverno; i piccoli nascono con pelo fulvo.
Entrambi i sessi possiedono una folta criniera scura e corna ricurve in avanti, lunghe fino a 78 cm, più robuste nei maschi.
Presenta ghiandole odorifere facciali e pedali che secernono sostanze utilizzate nella comunicazione.
È una specie longeva, con aspettativa di vita fino a 20 anni.

Biologia –
Il Connochaetes gnou è un mammifero prevalentemente erbivoro che si nutre per oltre il 90% di graminacee, integrando la dieta con arbusti. L’acqua è essenziale, ma non necessita di abbeverarsi quotidianamente. È attivo soprattutto al mattino e nel tardo pomeriggio, raggiunge velocità fino a 80 km/h ed è dotato di notevole resistenza.
I maschi di gnu dalla coda bianca raggiungono la maturità sessuale intorno ai tre anni, sebbene in cattività possano svilupparsi anche prima. Le femmine, invece, entrano per la prima volta in estro e si riproducono già tra l’anno e i due anni di età. La specie ha un solo ciclo riproduttivo all’anno.
Durante la stagione degli amori, che coincide con la fine delle piogge e si protrae per alcune settimane tra febbraio e aprile, un maschio dominante difende il proprio harem, impedendo ad altri maschi di accoppiarsi con le femmine del gruppo. Quando una femmina entra in estro, il maschio le dedica tutte le attenzioni, accoppiandosi ripetutamente con lei. In questa fase esibisce vari comportamenti tipici: abbassa il collo, tiene le orecchie piegate, annusa la vulva della femmina, urina vistosamente e appoggia il mento sulla sua groppa. La femmina, dal canto suo, segnala la disponibilità tenendo la coda sollevata (talvolta in posizione verticale) o facendola oscillare sul muso del maschio. Dopo l’accoppiamento i due solitamente si separano, ma in alcuni casi la femmina segue il partner per qualche minuto, toccandogli la groppa con il muso. Durante questo periodo, i maschi tendono a trascurare il pascolo, peggiorando progressivamente le proprie condizioni fisiche. Non è raro, inoltre, osservare comportamenti di monta anche tra esemplari dello stesso sesso.
La gestazione dura circa 8,5 mesi e porta alla nascita di un solo piccolo. Le femmine in travaglio restano all’interno del branco, alzandosi e sdraiandosi ripetutamente, finché partoriscono in aree erbose a vegetazione bassa, generalmente in posizione distesa. Subito dopo la nascita la madre si rialza, provocando la rottura del cordone ombelicale, quindi lecca energicamente il neonato e consuma la placenta. Nonostante differenze regionali, circa l’80% delle nascite si concentra in un intervallo di due o tre settimane dall’inizio della stagione delle piogge, tra metà novembre e fine dicembre. La riproduzione stagionale è stata osservata anche negli zoo europei, mentre non sono mai stati registrati parti gemellari.
Il piccolo, alla nascita, pesa circa 11 kg ed è ricoperto da un mantello fulvo e ispido. È in grado di alzarsi e correre dopo pochi minuti, capacità essenziale per la sopravvivenza in natura. Entro la quarta settimana ha già i quattro incisivi completi e sulla testa compaiono due abbozzi di corna, che raggiungono 200–250 mm entro il quinto mese e risultano pienamente sviluppati verso l’ottavo. Viene nutrito con il latte materno per 6–8 mesi, ma inizia a brucare già dopo quattro settimane. Resta accanto alla madre fino alla nascita del successivo piccolo, l’anno seguente.
La struttura sociale è complessa e comprende:
• branchi di femmine con piccoli,
• branchi di scapoli,
• maschi territoriali.
I maschi adulti difendono territori di 100–400 m, marcandoli con escrementi e comportamenti dimostrativi. Le interazioni tra maschi prevedono rituali di sfida che possono culminare in combattimenti. La stagione degli amori si svolge tra febbraio e aprile; dopo una gestazione di circa 8,5 mesi nasce un unico piccolo, già capace di correre poco dopo la nascita.
Lo gnu dalla coda bianca è soggetto a diverse malattie e parassiti: può essere portatore asintomatico del virus della febbre catarrale maligna, ospitare parassiti interni ed esterni e risultare vulnerabile all’antrace e ad altre patologie trasmesse da zecche.
Negli antenati fossili dell’attuale gnu dalla coda bianca erano già presenti le caratteristiche necessarie alla difesa del territorio, come le corna e il cranio dalla base larga. I più antichi resti fossili conosciuti sono stati trovati nelle rocce sedimentarie di Cornelia, nello Stato libero, e risalgono a circa 800.000 anni fa. Altri fossili sono stati scoperti nei depositi del fiume Vaal, ma non è chiaro se siano antichi quanto quelli trovati a Cornelia. Corna appartenute a gnu dalla coda bianca sono state trovate nelle dune di sabbia vicino a Hermanus, in Sudafrica, in una località molto distante dall’attuale areale della specie; gli studiosi hanno ipotizzato che questi animali potrebbero essere migrati in quella regione dal Karoo.
Questa specie può incrociarsi con lo gnu striato, suo parente stretto. Sono stati più volte riportati casi di maschi di gnu dalla coda bianca che si sono accoppiati con femmine di gnu striato e viceversa. Le differenze nel comportamento sociale e nella preferenza dell’habitat hanno storicamente impedito l’ibridazione interspecifica tra i due animali, ma essa può verificarsi quando entrambe sono confinate nella stessa area. La prole risultante è generalmente fertile. Uno studio condotto su questi ibridi presso la riserva naturale di Spioenkop Dam, in Sudafrica, ha rivelato che molti avevano anomalie svantaggiose relative a denti, corna e ossa wormiane del cranio. Un altro studio ha riportato l’aumento delle dimensioni degli ibridi rispetto a quelle di entrambi i genitori. In alcuni esemplari, le bolle uditive sono notevolmente deformate e in altri il radio e l’ulna sono fusi.

Ruolo Ecologico –
Il Connochaetes gnou appartiene alla famiglia dei Bovidi e al genere Connochaetes, di cui costituisce una delle due specie insieme allo gnu striato (Connochaetes taurinus). Il nome del genere deriva dal greco kónnos («barba») e khaítē («criniera»), mentre l’epiteto specifico gnou trae origine dal termine khoikhoi. La linea evolutiva di questa specie si è separata da quella dello gnu striato circa un milione di anni fa, nel Pleistocene medio-superiore. Come detto sono noti anche casi di ibridazione con lo gnu striato, che producono prole fertile ma spesso con anomalie morfologiche.
Un tempo principale erbivoro delle pianure dell’Africa meridionale, costituiva una risorsa trofica fondamentale per grandi predatori come leoni, iene e licaoni. Ancora oggi, pur in numero ridotto rispetto al passato, mantiene un ruolo importante negli ecosistemi come regolatore della vegetazione erbacea e preda per carnivori. È anche un ospite per numerosi parassiti, contribuendo alle dinamiche ecologiche delle popolazioni di insetti e patogeni.
Prima dell’arrivo degli europei nella zona, gli gnu si spostavano su una vasta area, probabilmente in relazione all’arrivo delle piogge e alla disponibilità di foraggio. Non intraprendevano mai migrazioni così imponenti come quelle dello gnu striato, ma in passato attraversavano la catena dei monti dei Draghi, spostandosi verso est in autunno, alla ricerca di buoni pascoli. Tornavano poi nell’Alto Veld in primavera, dirigendosi a ovest, dove abbondavano le patate dolci e la vegetazione del Karoo. Si spostavano anche da nord a sud, quando l’erba Digitaria insularis a nord del fiume Vaal giungeva a maturazione, assumendo un sapore sgradevole, in quanto questi animali mangiavano solo i giovani germogli. Oggi, quasi tutti gli esemplari vivono nelle riserve o nelle fattorie e l’entità dei loro spostamenti è limitata.
Per l’uomo questo bovide ha avuto e ha tuttora un valore economico: dalla pelle si ricava cuoio, dalla carne si produce il tradizionale biltong sudafricano, e la lunga coda è usata per fabbricare scacciamosche. Rappresenta inoltre una risorsa turistica nelle riserve naturali. Tuttavia, può entrare in competizione con il bestiame domestico e fungere da serbatoio di malattie zootecniche.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Gordon Corbet, Denys Ovenden, 2012. Guida dei mammiferi d’Europa. Franco Muzzio Editore.
– John Woodward, Kim Dennis-Bryan, 2018. La grande enciclopedia degli animali. Gribaudo Editore.




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