I Taraschi e l’agricoltura
I Taraschi e l’agricoltura
I P’urhépecha, chiamati in passato Taraschi, sono un popolo indigeno del Messico, stanziato soprattutto nello stato di Michoacán. L’autodenominazione P’urhépecha è oggi preferita, perché più rispettosa dell’identità culturale.
Storia –
Già prima della conquista spagnola avevano costituito un regno centralizzato con capitale a Tzintzuntzán, sulle rive del lago di Pátzcuaro, mentre in precedenza il centro cerimoniale più importante era Ihuatzio.
Il loro re, detto cazonci, governava su un’ampia popolazione con un forte potere politico e religioso. Le strutture architettoniche tipiche erano le yácatas, piattaforme piramidali semicircolari o rettangolari che fungevano da templi e tombe dei sovrani.
La religione era centrata sul culto di divinità solari e guerriere, come Curicaueri, dio del fuoco e del sole, e di altre divinità legate agli elementi naturali. I sovrani venivano sepolti con cerimonie complesse, in cripte sotto i templi.
Quando giunsero gli spagnoli, nel XVI secolo, i Taraschi non furono conquistati dagli Aztechi, ma subirono invece rapidamente il dominio europeo. L’ultimo sovrano indipendente, Tangaxoan II, fu giustiziato da Nuño de Guzmán. Nonostante ciò, molte tradizioni linguistiche e culturali si sono mantenute fino a oggi.
Fonti archeologiche e cronachistiche del XVI secolo stimano che la popolazione del loro regno (lo stato tarasco o purépecha) fosse di circa 400.000 – 600.000 persone poco prima della conquista spagnola (1519–1530).
Alcune stime più alte parlano fino a un milione di abitanti, ma gli studi più prudenti tendono a collocarli sotto il mezzo milione.
Come in gran parte della Mesoamerica, dopo l’arrivo degli spagnoli la popolazione precipitò per epidemie, sfruttamento e guerre: in meno di un secolo si ridusse a una frazione (forse il 10–15% del numero originario).
Oggi i discendenti dei Taraschi sono i Purépecha, riconosciuti come uno dei principali popoli indigeni del Messico.
Secondo i censimenti moderni (INEGI 2020), circa 141.000 persone dichiarano di parlare la lingua purépecha, mentre la popolazione di origine etnica purépecha (includendo chi non parla più la lingua) è stimata attorno a 200.000 – 250.000 individui, concentrati soprattutto nello stato di Michoacán (regione del Lago di Pátzcuaro, Sierra e Cañada de los Once Pueblos).
In sintesi:
– XVI secolo (conquista): ~400.000–600.000 (alcuni stimano fino a 1.000.000).
– Oggi: ~200.000–250.000 persone d’identità purépecha, di cui ~141.000 parlanti attivi della lingua.
Agricoltura –
L’economia del regno tarasco era in gran parte agricola, benché integrata da artigianato, pesca e scambi. La regione del Michoacán, caratterizzata da laghi e terreni vulcanici fertili, permetteva una buona produttività agricola.
La popolazione coltivava sia nelle zone lacustri (con sistemi simili alle chinampas degli Aztechi, anche se meno sviluppati), sia sulle colline, sfruttando terrazze e campi irrigati. L’agricoltura era strettamente legata alla religione: molte festività erano dedicate al ringraziamento per i raccolti.
Attrezzi agricoli e coltivazioni –
Gli strumenti agricoli erano piuttosto semplici:
– il coa (una sorta di bastone appuntito usato per bucare la terra e piantare i semi);
– zappe di legno con punte di ossidiana o pietra;
– utensili in legno e ossidiana per tagliare e pulire i campi.
Il territorio del Michoacán, montuoso e con aree lacustri, impose soluzioni agricole ingegnose. I Taraschi non avevano un sistema intensivo come le chinampas azteche della Valle del Messico, ma svilupparono tecniche adatte al loro ambiente:
Terrazzamenti: sulle colline e pendii costruivano muri di pietra a secco che reggevano piattaforme orizzontali, impedendo l’erosione del suolo e trattenendo l’umidità. Questo permetteva di coltivare mais e fagioli anche in zone montane.
Campi rialzati (camellones): vicino ai laghi (come Pátzcuaro e Cuitzeo) innalzavano piattaforme di terra circondate da canali che fornivano irrigazione naturale e fertilizzavano il suolo con il limo accumulato.
Sfruttamento dei corsi d’acqua: costruivano canali di piccola scala per deviare l’acqua dai torrenti e utilizzarla nei campi. Alcuni sistemi prevedevano bacini per raccogliere l’acqua piovana da usare durante la stagione secca.
Agricoltura mista: combinavano colture diverse sullo stesso appezzamento (es. mais con fagioli e zucche), così che le piante si sostenessero a vicenda: il mais fungeva da supporto per i fagioli rampicanti, le zucche ombreggiavano il terreno riducendo l’evaporazione.
Nei pressi dei laghi e dei corsi d’acqua praticavano anche la pesca e la raccolta di piante acquatiche, integrando la dieta agricola.
Le colture principali erano il mais, i fagioli, le zucche, il chili, a cui si aggiungevano cotone, tabacco, amaranto, frutti locali (come il capulín, simile alla ciliegia) e piante medicinali.
Inoltre, la raccolta di alghe e insetti acquatici dai laghi (come l’ahuautle, chiamato anche “caviale azteco”) costituiva una risorsa alimentare importante.
Guido Bissanti
