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Islanda

Islanda

L’Islanda, dopo la Gran Bretagna, è la seconda isola maggiore dell’Europa, con un’attività geotermica e vulcanica molto intensa, situata sulla dorsale medio atlantica, nell’Oceano Atlantico settentrionale ad est della Groenlandia, immediatamente a sud del circolo polare artico. Sorge a circa 4.200 km da New York e a 830 km dalla Scozia.

Etimologia –
Il nome Islanda deriva dall’antico norreno Ísland, letteralmente “terra del ghiaccio”. L’origine del toponimo è attribuita al navigatore vichingo Flóki Vilgerðarson, che nell’IX secolo, giunto sull’isola, rimase impressionato dal paesaggio glaciale e decise di battezzarla in questo modo. L’etimologia riflette ancora oggi il dualismo naturale dell’isola: ghiacciai imponenti che convivono con vulcani attivi e sorgenti termali.

Caratteristiche geografiche –
Situata nell’Atlantico settentrionale, tra Groenlandia e Norvegia, l’Islanda si colloca sulla dorsale medio-atlantica, dove la placca nordamericana e quella euroasiatica si allontanano. Questo posizionamento la rende una terra geologicamente giovane e altamente instabile, caratterizzata da frequenti eruzioni vulcaniche, geyser e intense attività sismiche.
Con una superficie di circa 103.000 km², ospita vaste calotte glaciali – tra cui il Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d’Europa – ma anche vaste aree laviche, fiordi profondi e coste frastagliate. Il clima è oceanico e subartico, mitigato dalla Corrente del Golfo.

Note storiche –
I primi insediamenti stabili risalgono all’epoca vichinga, intorno all’870 d.C. Nel 930 fu fondato l’Alþingi, uno dei parlamenti più antichi del mondo ancora in funzione. Nei secoli successivi l’isola passò sotto l’influenza norvegese e danese, fino a ottenere la piena indipendenza nel 1944. La storia islandese è segnata anche da eventi naturali di enorme impatto, come l’eruzione del Laki (1783–1784), che ebbe ripercussioni climatiche e sociali a livello globale.

Ecosistema –
L’ecosistema islandese è fragile e modellato da condizioni climatiche estreme e dall’isolamento geografico. Le foreste naturali furono quasi del tutto distrutte dai primi coloni, lasciando spazio a tundra e brughiere. L’isola rappresenta però un laboratorio a cielo aperto per osservare l’equilibrio tra attività vulcanica, ghiacciai e biodiversità artica.

Flora –
La vegetazione islandese è dominata da muschi, licheni, eriche e arbusti nani. Piccole foreste di betulla si trovano soprattutto nei territori meridionali. Negli ultimi decenni, programmi di rimboschimento hanno introdotto conifere e specie arboree nordiche, nel tentativo di contrastare l’erosione del suolo e i cambiamenti climatici.

Fauna –
La fauna terrestre è limitata, con poche specie autoctone come la volpe artica (Vulpes lagopus). Molto più ricca è la fauna aviaria: pulcinelle di mare, sterne artiche e oche selvatiche nidificano in gran numero lungo le coste. Le acque circostanti ospitano foche, balene, orche e merluzzi, rendendo la pesca una risorsa storica fondamentale per l’economia islandese.

Azioni di salvaguardia ambientale –
L’Islanda è pioniera nelle politiche di sostenibilità. Oltre l’80% del fabbisogno energetico nazionale proviene da fonti rinnovabili, in particolare energia geotermica e idroelettrica. Sono attivi programmi di tutela dei ghiacciai, di riforestazione e di protezione delle specie marine. L’ecoturismo viene promosso come alternativa sostenibile al turismo di massa, con l’obiettivo di preservare ecosistemi fragili e sensibilizzare visitatori e cittadini alla salvaguardia ambientale.

Guido Bissanti




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