Strix uralensis
Strix uralensis
L’allocco degli Urali (Strix uralensis Pallas, 1771) è un uccello appartenente alla famiglia dei Strigidae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Superphylum Deuterostomia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Superclasse Tetrapoda,
Classe Aves,
Ordine Strigiformes,
Famiglia Strigidae,
Sottofamiglia Striginae,
Genere Strix,
Specie S. uralensis.
All’interno di questa specie si riconoscono le seguenti sottospecie:
– Strix uralensis subsp. daurica Stegmann, 1929;
– Strix uralensis subsp. fuscescens Temminck & Schlegel, 1850;
– Strix uralensis subsp. hondoensis (A.H.Clark, 1907);
– Strix uralensis subsp. japonica (A.H.Clark, 1907);
– Strix uralensis subsp. liturata Lindroth, 1788;
– Strix uralensis subsp. macroura Wolf, 1810
– Strix uralensis subsp. momiyamae Taka-Tsukasa, 1931;
– Strix uralensis subsp. nikolskii (Buturlin, 1907);
– Strix uralensis subsp. uralensis Pallas, 1771;
– Strix uralensis subsp. yenisseensis Buturlin, 1915.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
Lo Strix uralensis è un grande gufo notturno che ha un’ampia distribuzione che si estende ad ovest fino alla Scandinavia, alle regioni montuose dell’Europa orientale e, sporadicamente, all’Europa centrale, quindi attraverso il Paleartico in tutta la Russia fino a Sachalin e il Giappone.
Il suo habitat non è legato a particolari tipi di foreste. Nella sua area di distribuzione principale in Scandinavia e nella cintura di taiga russa, abita foreste dominate da abeti rossi, punteggiate di betulle e ontani, con una struttura arborea piuttosto aperta. Gli habitat dell’allocco degli Urali si trovano spesso ai margini di radure, aree disboscate o torbiere. Anche le acque stagnanti o a flusso lento fanno parte dell’habitat preferito. Oltre alla presenza di aree aperte con una buona offerta di piccoli mammiferi, sono essenziali sufficienti opportunità di nidificazione, sia sotto forma di cavità naturali, cassette nido o vecchi nidi di rapaci. La specie non colonizza foreste dense e contigue, ed evita anche i pendii ripidi. Nelle aree di nidificazione meridionali dell’Asia orientale, l’allocco degli Urali si spinge fino alla zona delle foreste di latifoglie sempreverdi. Durante l’inverno può spingersi anche nei pressi di centri abitati.
Le popolazioni residue dell’Europa centrale e meridionale prediligono foreste miste di faggi aperte con poco sottobosco; ideali sembrano essere i pendii leggeri e soleggiati che presentano strutture di confine con prati, pascoli e radure, nonché specchi d’acqua. Dove l’allocco degli Urali coesiste con l’allocco comune, quest’ultimo colonizza le aree forestali più dense, mentre l’allocco degli Urali preferisce foreste più aperte e strutture aperte e varie. Dove gli allocchi degli Urali non sono perseguitati, non evitano la vicinanza degli insediamenti umani; tuttavia, nell’Europa centrale e meridionale, la specie è decisamente emerofoba, cioè timida nei confronti dell’uomo. In queste aree di distribuzione dell’Europa centrale e meridionale, l’allocco degli Urali è considerato un abitante delle montagne medie. In realtà, tuttavia, non sembra esserci una netta preferenza per la colonizzazione di una particolare fascia altitudinale, purché siano presenti strutture di habitat adatte. La preferenza per le zone montane in Europa centrale potrebbe essere una conseguenza della distruzione dell’habitat a quote più basse.
In generale, il fabbisogno di spazio dell’allocco degli Urali è piuttosto ampio in relazione alle dimensioni della specie, circa tre volte maggiore di quello dell’allocco. Negli habitat medi dell’allocco degli Urali in Scandinavia, nidificano circa 5-7 coppie su 100 km², con distanze di nidificazione tra i due e i quattro chilometri. Tuttavia, in aree ottimali con un’ottima disponibilità di cibo, sono state riscontrate densità di insediamento significativamente più elevate: ad esempio, nel 1992 vicino a Cracovia, 3 coppie hanno nidificato in un’area boschiva di soli 10 km². Densità di insediamento ancora più elevate, fino a 10 territori su 10 km², si ipotizzano in base a studi più recenti nella Slovenia meridionale.
Descrizione –
Lo Strix uralensis è un uccello rapace notturno di medie-grandi dimensioni, appartenente al genere Strix, che include anche l’allocco comune (Strix aluco), a cui somiglia per forma ma da cui si distingue chiaramente per dimensioni, proporzioni e habitat.
La lunghezza del corpo varia da 50 a 62 cm, mentre l’apertura alare può raggiungere 115–134 cm. Le femmine sono generalmente più grandi e robuste dei maschi.
Il peso oscilla tra 500 e 1300 grammi, con significative variazioni stagionali e geografiche.
Il piumaggio ha una colorazione di fondo grigio-brunastra, talvolta più tendente al grigio cenere o al bruno chiaro, con striature verticali scure ben evidenti su petto e ventre.
Le parti superiori (dorso e ali) mostrano un motivo più irregolare e mimetico, utile per camuffarsi nel sottobosco.
La coda è lunga e stretta rispetto ad altri allocchi, con bande orizzontali chiare e scure — un tratto diagnostico che aiuta nel riconoscimento anche in volo.
Il disco facciale è ampio e rotondo, molto evidente, di colore chiaro, contornato da un sottile anello più scuro.
Gli occhi sono neri o marrone scuro, contribuendo a un’espressione intensa e penetrante. A differenza di molti gufi europei (come il gufo comune), l’allocco degli Urali non ha occhi gialli, il che lo rende facilmente distinguibile.
Ha assenza di ciuffi auricolari, a differenza di altri Strigidi come il gufo reale o il gufo comune.
Il becco è giallastro, robusto e ricurvo, adatto a strappare le prede.
Le zampe sono coperte da penne fitte e lunghe, che arrivano fino agli artigli. Questo serve a proteggerle dal freddo e dai morsi delle prede.
Gli artigli sono forti e ben sviluppati, adatti alla cattura di piccoli mammiferi anche in ambienti innevati o boscosi.
Il volo dello Strix uralensis è lento, silenzioso e ampio, favorito dalla lunga coda e dalle ali larghe. In volo, appare più allungato rispetto all’allocco comune.
La coda lunga e graduata è una delle sue caratteristiche più distintive, visibile anche da lontano e spesso paragonata a quella di un falco.
È una specie molto vocale, soprattutto nel periodo riproduttivo. Il richiamo del maschio è un ululato profondo, prolungato e monotono, simile a un “wuuuh… wuh-wuh-wuh”, che può essere udito a grande distanza.
La femmina emette suoni più acuti e lamenti durante l’accoppiamento o per comunicare coi pulcini.
Biologia –
Lo Strix uralensis è un predatore opportunista. Si nutre principalmente di piccoli mammiferi come arvicole, topi, scoiattoli e lepri giovani, ma può anche cacciare uccelli, anfibi e insetti. La caccia avviene soprattutto nelle ore crepuscolari e notturne, sfruttando un volo silenzioso e una vista e udito molto sviluppati.
La stagione riproduttiva inizia a fine inverno o inizio primavera, solitamente tra marzo e aprile. La coppia è monogama e tende a restare nello stesso territorio per più anni consecutivi.
Non costruisce un vero e proprio nido, ma utilizza cavità naturali in alberi vecchi, vecchi nidi di rapaci diurni, oppure nicchie rocciose o cassette nido artificiali.
La femmina depone da 2 a 6 uova, in media 3–4.
Solo la femmina cova, per un periodo di circa 27–35 giorni. Durante questo tempo, il maschio si occupa di procurare il cibo.
I piccoli lasciano il nido (ancora incapaci di volare) intorno ai 4–5 settimane, ma vengono nutriti dai genitori ancora per diverse settimane, fino a che non sono completamente indipendenti verso i 2–3 mesi.
Ruolo Ecologico –
Lo Strix uralensis svolge un ruolo chiave negli ecosistemi forestali temperati e boreali, soprattutto grazie alla sua funzione di predatore apicale e alla sua sensibilità ai cambiamenti ambientali. La sua presenza è spesso un indicatore dello stato di conservazione e della biodiversità delle foreste.
Questo predatore si nutre principalmente di piccoli mammiferi, soprattutto roditori come arvicole, topi selvatici, lemming (nelle aree più settentrionali) e scoiattoli. Integra la dieta con uccelli, anfibi, rettili e insetti, a seconda della disponibilità stagionale e locale.
Questo comportamento predatorio svolge una funzione regolatrice sulle popolazioni di piccoli vertebrati, contribuendo a mantenerle in equilibrio e prevenendo cicli demografici eccessivi, come le esplosioni numeriche di roditori.
In alcuni ecosistemi forestali, la presenza stabile dell’allocco degli Urali contribuisce a limitare i danni agricoli causati dai roditori.
Condivide l’habitat con altre specie di rapaci notturni, come l’allocco comune (Strix aluco), il gufo di Lapponia (Strix nebulosa) e il gufo reale (Bubo bubo).
Dove coesistono, si instaura una competizione interspecifica per le risorse (soprattutto nidi e territori di caccia), che però tende a risolversi grazie alla differenziazione ecologica: ad esempio, lo Strix uralensis tende a occupare zone più remote, mature e continue di foresta rispetto all’allocco comune, più adattabile ad ambienti antropizzati.
In alcune zone dell’Europa orientale e settentrionale, è stato osservato che l’espansione dell’allocco degli Urali ha spinto l’allocco comune verso aree più marginali, dimostrando la forza competitiva ecologica della specie.
Lo Strix uralensis è strettamente legato a foreste integre, mature e poco disturbate, con grande disponibilità di alberi vecchi e cavità naturali per la nidificazione.
Questo lo rende una specie bioindicatrice eccellente della salute delle foreste vetuste e della continuità ecologica.
La sua presenza è spesso utilizzata da naturalisti e biologi per valutare la qualità ambientale dei boschi e l’efficacia di politiche di conservazione forestale.
È anche molto sensibile alla frammentazione dell’habitat: deforestazione, taglio raso e frammentazione del paesaggio compromettono gravemente la sua sopravvivenza a livello locale.
Come predatore al vertice della catena alimentare, contribuisce alla stabilità degli ecosistemi forestali, influenzando la struttura delle comunità animali sottostanti.
Alcune sue prede parzialmente scavano o creano microhabitat utili ad altri animali; quindi, controllandone la popolazione, l’allocco degli Urali contribuisce indirettamente alla diversità trofica e strutturale dell’ambiente.
In molte aree, è considerato benefico per l’agricoltura e la silvicoltura grazie al controllo dei roditori.
Tuttavia, è anche una specie vulnerabile alla pressione antropica, come l’abbattimento degli alberi maturi e la riduzione dei siti di nidificazione, per cui è protetto in diversi Paesi europei.
Nella lista rossa IUCN è classificato come specie a basso rischio (Least Concern). In Italia è specie protetta dell’art. 2 della Legge 157/92.
Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.
Fonte foto:
– https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/469079647/original.jpg
– https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f7/Strix_uralensis_1838.jpg

