Lepiota clypeolaria
Lepiota clypeolaria
La lepiota pelosa o lepiota ruvida (Lepiota clypeolaria (Bull.) P.Kumm., 1871) è un fungo appartenente alla famiglia delle Agaricaceae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Classe Agaricomycetes,
Ordine Agaricales,
Famiglia Agaricaceae,
Genere Lepiota,
Specie L. clypeolaria.
È basionimo il termine:
– Agaricus clypeolarius Bull.
Sono sinonimi i termini:
– Agaricus clypeolarius var. applanatus Lasch;
– Agaricus clypeolarius var. roseus (Scop.) Fr.;
– Agaricus colubrinus Pers.;
– Agaricus roseus Scop.;
– Lepiota clypeolaria (Bull.) Quél.;
– Lepiota clypeolaria f. cedretorum Maire;
– Lepiota clypeolaria f. foetens A.N.Petrov;
– Lepiota clypeolaria f. umbrinosquamosa Hongo;
– Lepiota clypeolaria subsp. parmata Britzelm.;
– Lepiota clypeolaria var. caldariorum Gillet;
– Lepiota clypeolaria var. campanetta Barla;
– Lepiota clypeolaria var. concentrica Gillet;
– Lepiota clypeolaria var. crocea Velen.;
– Lepiota clypeolaria var. minor J.E.Lange;
– Lepiota clypeolaria var. muscariodora Maire;
– Lepiota clypeolaria var. ochraceosulfurescens (Locq. ex Bon) P.Roux & Guy García;
– Lepiota clypeolaria var. pantherina Gillet;
– Lepiota clypeolaria var. rosea Gillet;
– Lepiota colubrina Gray;
– Lepiota colubrina subsp. pantherina Gray;
– Lepiota colubrina var. pantherina Gray;
– Lepiota ochraceosulfurescens Locq.;
– Lepiota ochraceosulfurescens Locq. ex Bon;
– Lepiota ventriosospora var. umbrinosquamosa (Hongo) Bon.
Etimologia –
Il termine Lepiota proviene dal greco λεπίϛ λεπίδοϛ lepís lepídos squama e da οὖς, ωτόϛ oús, otós orecchio (cappello): fungo col cappello squamoso.
L’epiteto specifico clypeolaria viene dal latino clypeus, cioè scudo, per la forma del suo cappello.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Lepiota clypeolaria è un fungo che cresce e si sviluppa singolarmente o in piccoli gruppi sul terreno nelle foreste di latifoglie e conifere.
È una specie comune, è diffusa nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale ed è stata segnalata in Asia, Europa, Nord America e Sud America. In Cina, è nota nelle province di Heilongjiang, Jilin, Liaoning, Jiangsu, Guangdong e Yunnan.
Il suo habitat è quello dei terreni ricchi di humus dei boschi di latifoglie non disdegnando le foreste di conifere, fruttifica dalla tarda estate a tutto l’autunno.
Riconoscimento –
La Lepiota clypeolaria è un fungo con un cappello di 4-8 cm, di piccole o medie dimensioni, semigloboso in gioventù, campanulato-convesso a maturazione, infine piano-convesso, normalmente presenta un umbone abbastanza largo ed ottuso.
La cuticola è compatta solamente nella zona discale, altrove è dissociata, già nei primordi, in minute squamule fulvo–ocracee su un fondo biancastro, disposte concentricamente si diradano in prossimità del margine ed in vecchiaia tendono a disgregarsi rendendo più visibili le fibrille biancastre del fondo. Il margine è debordante, appendicolato e rimane tale anche in età avanzata.
Le lamelle sono mediamente fitte, disuguali ed intercalate da lamellule di varia lunghezza, biancastre ma leggermente gialline alla manipolazione, filo concolore, piuttosto denticolato, fioccoso all’osservazione con la lente.
Il gambo è di 7-10 × 0,5-0,8 cm, cilindriforme, slanciato, con caratteristico rigonfiamento verso la base dove può presentarsi anche ricurvo, stopposo, rapidamente cavo, delicato e fragile, con apice leggermente striato, altrove ricoperto quasi interamente da fiocchi biancastri e decorato da squamule irregolari color miele, biancastre verso la base che imbruniscono leggermente al tocco. L’anello è poco delineato e fugace.
La carne è molto delicata, esigua nel cappello, stopposa nel gambo, di colore biancastro, sfumata di giallino nella zona corticale, odore verso Lepiota cristata, sapore non apprezzabile o un poco acidulo.
Al microsocopio si nota una impronta sporale bianca. Le spore sono fusiformi, ovvero affusolate ad entrambe le estremità. Hanno dimensioni di 12–16 per 5–6 μm. I cistidi sul bordo branchiale (cheilocistidi) hanno una forma che varia da clavata a cilindrica e misurano 20–40 per 5–15 μm.
Coltivazione –
La Lepiota clypeolaria è un fungo non coltivato.
Usi e Tradizioni –
La Lepiota clypeolaria è un fungo è una specie che fu descritta per la prima volta nel 1789 come Agaricus clypeolarius dal micologo francese Jean Baptiste Francois Bulliard. Paul Kummer la trasferì a Lepiota nel 1871.
Viene conosciuta con vari nomi comuni come: “lepiota en escudo” in spagnolo, “shield dapperling” o “shaggy-stalked Lepiota” in inglese, “lepiota pelosa” o “lepiota ruvida” in italiano.
L. clypeolaria è probabilmente la più nota della sezione Fusisporae del genere Lepiota, i cui membri sono caratterizzati da lunghe spore fusiformi e da un gambo lanuginoso sotto l’anello.
Tra le specie simili ricordiamo:
– La Lepiota ochraceosulfurescens può essere distinta per la presenza di un’area scura meno definita al centro del cappello, un odore di gomma o burro fuso e una polpa gialla alla base del gambo, ma le specie Fungorum e Funga Nordica considerano questo nome come sinonimo.
– La Lepiota magnispora ha un aspetto simile, ma presenta colori più vivaci, un centro del cappello più intenso e spore più lunghe.
– La Lepiota ventriosospora si potrebbe considerare un suo “sosia”; elementi distintivi macroscopici sono osservati nel residuo del velo generale marcatamente giallastro e non bianco.
– La Lepiota ignivolvata possiede una taglia più robusta, anello più evidente e disposto obliquamente con margine caratteristicamente aranciato, imbrunente in vecchiaia, il gambo meno fioccoso e di colore arancio-rossastro alla base, carattere meglio osservabile in età avanzata o dopo manipolazione. La fragilità dei carporfori escluderebbe confusioni con specie commestibili.
La L. clypeolaria è considerata velenosa ma, cosa ancora più importante, assomiglia ad alcune delle specie più letali del suo genere. Tuttavia è una specie con tossicità insufficientemente conosciuta, da sottoporre a nuove indagini e valutazioni.
Modalità di Preparazione –
Per le sue caratteristiche di tossicità si sconsiglia la raccolta, anche per motivi ecologici, ed il consumo di questo fungo.
Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
Fonte foto:
– https://live.staticflickr.com/65535/54091153825_035ac7b1e2_b.jpg
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

