Rodolia cardinalis
Rodolia cardinalis
La coccinella cardinale rosso o, più semplicemente, cardinale (Rodolia cardinalis Mulsant, 1850) è un insetto appartenente alla famiglia dei Coccinellidae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Ramo Bilateria,
Phylum Arthropoda,
Subphylum Tracheata,
Superclasse Hexapoda,
Classe Insecta,
Sottoclasse Pterygota,
Coorte Endopterygota,
Superordine Oligoneoptera,
Sezione Coleopteroidea,
Ordine Coleoptera,
Sottordine Polyphaga,
Infraordine Cucujiformia,
Superfamiglia Cucujoidea,
Famiglia Coccinellidae,
Sottofamiglia Coccidulinae,
Tribù Noviini,
Genere Rodolia,
Specie R. cardinalis.
È basionimo:
– Vedalia cardinalis Mulsant, 1850.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Rodolia cardinalis è un Coleottero che vanta un importante ruolo nella storia della lotta biologica: la sua introduzione dall’Australia negli Stati Uniti d’America, nella seconda metà del XIX secolo, ha dato impulso ad una moderna concezione di questo metodo di lotta. Nell’arco di alcuni decenni fu progressivamente introdotta in tutte le regioni agrumicole del mondo riducendo drasticamente e definitivamente all’impotenza quella che alla fine del XIX secolo si prospettava come una delle più temibili piaghe dell’agrumicoltura.
Oggi la Rodolia cardinalis è diffusa in tutti i continenti: in America (USA, America centrale, Caraibi, Sudamerica, dal Venezuela al Cile e all’Argentina), in Europa (Penisola Iberica, Francia, Italia, Penisola Balcanica, Russia), in Asia (Giappone, India, Filippine, Taiwan, Siberia), in Africa (Nord Africa, Sudafrica), in Oceania (Hawaii, Guam) e, naturalmente, nella sua regione d’origine, l’Australia.
Morfologia –
L’adulto della Rodolia cardinalis è caratterizzato da un corpo semisferico, lungo da 2 a 4 mm, ricoperto da una densa e corta peluria, di colore rosso porpora con macchie nere localizzate in alcune parti del corpo formando delle macchie con i contorni non netti. Sono neri il capo, la parte posteriore del pronoto, in tutta la sua larghezza, e lo scutello. Nella livrea tipica, le macchie nere sulle elitre sono in numero di cinque. Quattro di queste sono disposte sulla parte dorso-laterale delle elitre; le due anteriori hanno una forma ovale o vagamente semilunare con convessità rivolta verso la sutura delle elitre; le due posteriori hanno una forma più irregolare come composta dalla confluenza di due macchie circolari. La quinta macchia ha infine uno sviluppo longitudinale lungo la sutura delle elitre e mostra un allargamento nel tratto anteriore.
È dotato di antenne brevi e leggermente clavate, composte da 8 articoli, di cui quello prossimale è marcatamente slargato.
Le zampe mostrano le tibie allargate e irregolarmente appiattite, formanti una doccia nella quale sono alloggiati i tarsi in posizione di riposo. I tarsi sono composti da 3 tarsomeri.
La larva è lunga circa 5 mm, di colore rosso a maturità con macchie nere sul torace. Il dorso è percorso da più serie di turbercoli, ciascuno portanti brevi setole.
La pupa è lunga 4-5 mm, ha una colorazione rossa che inscurisce con l’età in corrispondenza dell’addome.
Attitudine e Ciclo biologico –
La Rodolia cardinalis è un insetto per lo più monofago in quanto attacca quasi esclusivamente l’Icerya purchasi anche se, occasionalmente, può predare anche altre specie della famiglia dei Margarodidae.
Durante l’anno si susseguono un numero variabile di generazioni in funzione del clima. Nelle regioni calde si hanno fino a 8 generazioni l’anno, mentre in Italia la media è di 5-6. Il ciclo completo di sviluppo si riduce a 20-25 giorni nei mesi estivi. Lo svernamento ha luogo allo stadio di adulto, larva e pupa, ma solo nelle regioni a inverno mite, in quanto in quelle fredde la specie non riesce a svernare. La fecondità è elevata: una femmina può essere fecondata più volte e depone le uova a più riprese nell’arco di un mese o poco più, con un numero variabile da 300 a 600 uova. Le uova sono deposte in genere fra i solchi dell’ovisacco delle cocciniglie adulte. Lo sviluppo postembrionale passa attraverso 4 stadi di larva e uno di pupa, perciò nel corso della sua vita una Rodolia subisce 5 mute.
Ruolo Ecologico –
Prima di scoprire il ruolo ecologico, e quindi il suo utilizzo pratico, della Rodolia cardinalis bisogna andare indietro nel tempo.
Numerose sono le notizie su empiriche realizzazioni di lotta biologica con l’impiego di entomofagi; la prima risale al IV secolo, epoca in cui, come riportato da Chi-Han, nel sud-est della Cina venivano vendute, in borse di giunco intrecciato, colonie della formica giallo-rossa Oecophylla smaragdina. I contenitori, venivano appesi ai rami dei mandarini per consentire alle formiche di predare gli insetti dannosi, ma anche quelli utili difficilmente sfuggivano alla predazione. Nel 1840, a Poitiers, in Francia, Boisgiraud lanciò il Coleottero predatore Calosoma sycophantha su pioppi infestati dal Bombice dispari, Lymantria dispar. Esperienza simile fece, qualche anno dopo, il Villa, nel suo giardino di Desio, ricevendo il plauso della Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri di Milano.
Tuttavia, nonostante tali interessanti realizzazioni, l’emblema della lotta biologica classica è proprio la Rodolia cardinalis, introdotta nel 1888 in America, insieme al dittero Cryptochaetum iceryae, per il controllo della Cocciniglia australiana Iceria purchasi. Già, nel 1864, il diplomatico americano Perkins Marsh, aveva scritto che, l’unico rimedio contro gli organismi esotici, introdotti con gli scambi commerciali, era quello di importare, dalle aree d’origine, gli antagonisti naturali. Tale concetto trovò pratica applicazione grazie a C. Riley, capo del Federal Entomological Service degli USA, che elaborò un progetto mirato a fronteggiare le gravi infestazioni di I. purchasi, che minacciavano l’agrumicoltura californiana. L’entomologo governativo A. Koebele, che venne inviato in Australia alla ricerca di entomofagi, nei quattro mesi di missione, trovò e spedì in California alcune migliaia di esemplari del dittero C. iceryae e 160 esemplari di R. cardinalis che, a causa del lungo viaggio via mare, non arrivarono in condizioni ottimali. Rientrando in America, il Koebele fece tappa in Nuova Zelanda dove, grazie alla segnalazione di Whight, in appena 3 giorni, raccolse 6.000 larve e adulti di Rodolia che, pose in contenitori refrigerati, e portò personalmente in America, dove il coccinellide venne allevato e distribuito, con successo, in quelle aree agrumicole del Mondo in cui venivano segnalate infestazioni di Iceria. Considerato il pieno successo, tale metodo, definito propagativo, servì da modello per numerosi programmi basati sull’introduzione di entomofagi provenienti dalle aree di origine dei fitofagi esotici dannosi. La Rodolia è stata introdotta in Italia, nel 1901, da Berlese e, dopo circa un decennio, anche in Sicilia, a cura della Regia Stazione di Agrumicoltura e Frutticoltura di Acireale. Il coccinellide si è bene acclimatato negli ambienti meridionali dove, durante l’inverno, è presente nei vari stadi e svolge una ridotta attività; in primavera le femmine, dopo l’accoppiamento, nell’arco di un mese, depongono fino a 600 uova, di colore rosso porpora con sculture sub ellittiche. In Sicilia svolge fino a 6 generazioni annuali che, in media, durano 20-24 giorni, mentre la cocciniglia, negli stessi agrumeti, ne compie da 2 a 3. L’adulto preda da 300 a 400 uova della vittima e altrettante ne consuma, nel corso dello sviluppo, la larva, di colore rosso con macchie scure. Quando la densità di popolazione della Iceria diminuisce, le coccinelle si disperdono in volo, e solo le larve che predano stadi larvali più giovani, o in fase di muta, della loro stessa specie, riescono a completare lo sviluppo. Gli adulti sono lunghi da 2 a 4 mm e, nella forma tipica, sono facilmente riconoscibili per il tegumento dorsalmente rosso porpora, con 5 macchie nere sulle elitre; con frequenti variazioni cromatiche; in Italia ne sono state descritte una ventina, caratterizzate dal prevalere del colore nero delle elitre, sul rosso. Tali variazioni cromatiche, più accentuate nei maschi, possono trarre in inganno i non addetti ai lavori; ma basta l’esame dei genitali per fugare ogni dubbio. Il coccinellide si è bene acclimatato in molte aree del nostro Paese e ancor’oggi, l’introduzione di 2-3 coppie per pianta, è il mezzo migliore per controllare l’Iceria che pullula quando si verificano favorevoli condizioni ambientali, sia naturali, quali le basse temperature invernali, sia antropiche, soprattutto determinate da reiterati interventi con insetticidi non selettivi.
Oggi sappiamo che l’attività predatoria, sia delle larve sia degli adulti, è molto intensa e si esercita sulle uova e sulle neanidi della cocciniglia. Quando le prede scarseggiano la predazione si manifesta con il cannibalismo.
Tuttavia i limiti della Rodolia cardinalis risiedono per lo più nella difficoltà di acclimatazione nelle regioni a inverno freddo, fatto questo che richiede necessariamente la reintroduzione ad ogni primavera in caso di infestazioni di I. purchasi. Il potenziale biologico del coccinellide è però tale da permettere il controllo del fitofago in tempi piuttosto brevi: la cocciniglia svolge infatti un numero limitato di generazioni (2-3), contro almeno il doppio di quello del predatore, e la voracità e la fecondità della Rodolia sono elementi che completano il suo ruolo di agente di controllo in modo efficace.
Inoltre il modo in cui impiegare la Rodolia dipende dal contesto agroambientale e dal clima. Fatto presente che la specie è ormai cosmopolita, la sua assenza in caso d’infestazione da Icerya purchasi si dovrebbe riscontrare in uno dei seguenti scenari:
Prima introduzione, in un determinato ambiente, delle specie agrarie a cui è normalmente associata la cocciniglia. Questa attacca in genere gli agrumi, ma in Italia si può rinvenire frequentemente anche sul pittosporo e su diverse ginestre (in particolare la ginestra comune). L’introduzione, per la prima volta, di una qualsiasi di queste specie può essere facilmente accompagnata da una successiva infestazione della cocciniglia proprio a causa dell’assenza del suo predatore.
Decorso climatico con inverno rigido. Le basse temperature invernali impediscono lo svernamento della Rodolia cardinalis, perciò in questi ambienti il predatore non riesce ad acclimatarsi. In Italia queste condizioni si verificano, secondo le località, a partire dalle regioni centrali verso il nord. Dal momento che l’areale di coltivazione degli agrumi è anch’esso correlato al regime termico invernale, questo scenario si verifica in genere in giardini in cui è presente il pittosporo o qualche leguminosa arbustiva.
Degrado ambientale causato da un uso indiscriminato degli insetticidi. Le occasionali infestazioni di Icerya sono frequenti negli agrumeti sottoposti a ripetuti trattamenti con insetticidi ad ampio spettro d’azione. L’impatto ambientale degli insetticidi è infatti il principale fattore di limitazione, di natura antropica, della Rodolia.
Storicamente la Rodolia è stata impiegata con successo ricorrendo al metodo propagativo: in condizioni ambientali favorevoli all’acclimatazione del coleottero la specie si è sempre insediata stabilmente senza richiedere necessariamente ripetute introduzioni. Una volta insediata, la sua dinamica di popolazione si adatta a quella della cocciniglia secondo i modelli ordinari, mantenendo costantemente le infestazioni sotto la soglia di tolleranza. Facendo riferimento agli scenari precedentemente descritti, il metodo propagativo si potrebbe applicare nel caso del primo punto e, escludendo la probabilità alquanto bassa di una nuova introduzione dell’agrumicoltura, l’eventualità che si verifichi un attacco di I. purchasi è circoscritta a piante isolate nel settore del giardinaggio. Nelle altre condizioni si deve ricorrere necessariamente al metodo inoculativo, effettuando lanci mirati del coccinellide nei periodi di riproduzione della cocciniglia. Nei contesti che fanno riferimento al terzo punto descritto in precedenza, l’inoculazione del predatore può rivelarsi risolutiva in modo definitivo qualora si verificasse una riconversione dell’agrumicoltura verso tecniche a basso impatto. In questo caso l’inoculazione del predatore rientrerebbe nel contesto di un metodo protettivo.
L’intensità dei lanci dipendono dal grado di diffusione della cocciniglia. In generale la Rodolia riesce a compensare con il suo potenziale riproduttivo anche i lanci a bassa densità: in infestazioni circoscritte a piante isolate sono sufficienti 3 coppie di adulti per portare in poco tempo la popolazione del fitofago sotto la soglia di tolleranza, mentre in infestazioni diffuse sarà necessario rapportare la densità dei lanci al grado d’infestazione e al grado di frammentazione degli attacchi.
Di particolare importanza è la scelta del momento opportuno in cui effettuare i lanci: l’attività di predazione si esercita in particolare su uova e neanidi e condizioni di scarsità di prede portano inevitabilmente ad un abbassamento della fecondità e ad un incremento del cannibalismo, perciò i lanci si devono eseguire nei periodi in cui l’Icerya si riproduce: in Italia questi eventi si verificano in primavera avanzata e a fine estate o inizio autunno.
Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Pollini A., 2002. Manuale di entomologia applicata. Edagricole, Bologna.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.
Fonte foto:
– https://observation.org/photos/101900706.jpg
