Viscum album

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Viscum album

Il vischio comune (Viscum album L.) è una specie arbustiva cespugliosa appartenente alla famiglia delle Viscaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Ordine Santalales,
Famiglia Viscaceae,
Genere Viscum,
Specie V. album.
Sono sinonimi i termini:
– Viscum alatum Splitg.;
– Viscum alatum Splitg. ex K.Krause;
– Viscum album Thunb.;
– Viscum album var. album;
– Viscum album var. pini (Wiesb.) Tubeuf, 1923;
– Viscum austriacum subsp. pini (Wiesb.) Janch., 1942;
– Viscum austriacum var. pini Wiesb..
All’interno di questa specie si riconoscono alcune sottospecie che differiscono per il colore dei frutti, la forma e le dimensioni delle foglie e, ovviamente, per gli alberi ospiti utilizzati.
– Viscum album subsp. abietis (Wiesb.) Abromeit. Europa centrale. Con bacche bianche. Su Abies.
– Viscum album subsp. album. Europa, sud-ovest asiatico ad est fino al Nepal. Con bacche bianche; Su Malus, Populus, Tilia e meno spesso su numerose altre specie, tra cui (raramente) Quercus.
– Viscum album subsp. austriacum (Wiesb.) Vollmann. Europa centrale. Con bacche gialle. Su Larix, Pinus, Picea.
– Viscum album subsp. meridianum (Danser) D.G.Long. Sud-est asiatico. Con bacche gialle. Su Acer, Carpinus, Juglans, Prunus, Sorbus.
– Viscum album subsp. creticum. Recentemente descritto sulla zona orientale di Creta- Con bacche bianche. Su Pinus brutia.
– Viscum album subsp. coloratum Kom. Descritto nella Flora della Cina come una specie distinta Viscum coloratum (Kom) Nakai.

Etimologia –
Il termine Viscum viene da viscum, nome latino del vischio citato in Virgilio e Plinio, riprendendolo dal greco ἰξός ixós in Aristarco e Dioscoride.
L’epiteto specifico album proviene da albus bianco, riferito ai fiori, alle foglie, alla corteccia o altre parti della pianta. In questo caso ai frutti.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il vischio è una specie originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale e meridionale e a distribuzione eurasiatica (Europa, compresa la Gran Bretagna, dalla Scandanavia a sud e ad est fino all’Africa settentrionale, all’Asia centrale e al Giappone).
È presente, con tre sottospecie, in tutte le regioni d’Italia.
Il vischio è una pianta sempreverde epifita emiparassita di numerosi alberi ospiti, in particolare conifere e alcune latifoglie (es. pioppi, salici, aceri, betulle, tigli, meli, Robinia e più raramente Prunus).
La pianta è in grado di compiere la fotosintesi, ma necessita di acqua, sali minerali e soprattutto composti azotati ottenuti dall’ospite tramite austori che si infiltrano nei suoi tessuti.
Se ne può notare la presenza specialmente nei boschi caduchi in inverno, quando i suoi cespugli cresciuti sui tronchi e sui rami sono evidenziati dalla perdita delle foglie della pianta che li ospita.

Descrizione –
Il Viscum album è una pianta cespugliosa caratterizzata da fusti lunghi, 30-100 centimetri, con ramificazioni dicotomiche.
Alla base del fusto principale sono prodotti cordoni verdi che penetrano all’interno della corteccia dell’ospite e generano delle propaggini che si allungano fino al tessuto conduttore.
Le foglie sono oblunghe e coriacee, a fillotassi opposta, intere, di consistenza coriacea, lunghe 2-8 centimetri, larghe 0,8–2,5 centimetri, di colore verde-giallastro.
I fiori sono unisessuali poco appariscenti, portati in glomeruli; i fiori maschili sono privi di calice quelli femminili hanno sia calice che corolla.
È una specie dioica i cui fiori sono impollinati dagli insetti.
L’antesi è nel periodo di marzo-maggio.
Il frutto è una bacca globosa o ovoide, carnosa, di (5)6-9(12) mm di diametro, sessile o subsessile, di colore bianco-perlacea o verde lucida, con alcune variazioni nelle diverse subspecie, con i semi di 5-6 mm, a sezione cordiforme, appiattiti sui lati immersi in una polpa vischiosa.

Coltivazione –
Il Viscum album è una pianta sempreverde epifita emiparassita di numerosi alberi ospiti, con foglie verdi che indicano la presenza di clorofilla, quindi questa pianta è in grado di compiere la fotosintesi. Per espletare la fotosintesi sottrae acqua, sali minerali e azoto dalla pianta ospite.
Le sue bacche, trasportate e disperse dagli uccelli (che se ne cibano in inverno), si insediano nelle intercapedini di un ramo di una pianta ospite e i semi ivi contenuti iniziano a germinare. Attraverso un cono di penetrazione ha inizio la formazione di un piccolo tronco e lo sviluppo del vischio.
Questa pianta cresce, quindi, sui rami di molti alberi, in particolare pioppi, meli, castagni e betulle e soprattutto su suoli calcarei.
Per la propagazione si consideri che, essendo una pianta parassita che cresce interamente sull’albero ospite, per coltivarla è necessario ricavare delle bacche e schiacciarle sui rami degli alberi ospiti nel tardo autunno e all’inizio dell’inverno, possibilmente sul lato inferiore del ramo, attendendo che poi la pianta svolgo con i suoi organi l’attività di emiparassita.
La coltivazione del vischio è praticata per fini ornamentali e per l’erboristeria. Dopo un lento sviluppo, che può durare anche un paio di anni, inizierà la sua crescita spontanea. Di solito la pianta ospite non subisce danni, a patto che non ci siano troppi individui di vischio: in tal caso per liberarsene si dovrà procedere a recidere il ramo.

Usi e Tradizioni –
Il vischio è una pianta conosciuta da tempo remoto ed a cui sono collegate numerose tradizioni, leggende, letteratura e vari utilizzi.
Per le popolazioni celtiche, che lo chiamavano oloaiacet, era, assieme alla quercia, considerato pianta sacra e dono degli dei; secondo una leggenda nordica teneva lontane disgrazie e malattie. Continua in molti paesi a essere considerato simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio: diffusa è infatti l’usanza, originaria dei paesi scandinavi, di salutare l’arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami. A questo proposito il mito di Baldur (raccontato nel Gylfaginning), figlio del dio Odino e signore della luce (per questo sovrapponibile a Cristo), che muore ucciso da una bacchetta di vischio da cui, idealmente e simbolicamente, proviene, in quanto il padre Odino è identificato con l’albero cosmico Yggdrasill su cui nasce il vischio: come era accaduto a Cristo per il legno della croce.
Nel VI libro dell’Eneide (vv. 133-141) di Virgilio, dove si racconta la discesa di Enea nell’oltretomba, la Sibilla cumana gli ordina di trovare un “ramo d’oro” (cioè di vischio, secondo gli studi antropologici) che sarà necessario per placare le divinità infere durante la sua catabasi. L’antropologo britannico James Frazer ha dedicato a questo mito una poderosa ricerca.
Il succo delle bacche veniva usato per preparare colle usate nell’uccellagione. A questo uso fanno riferimento alcuni modi di dire entrati nel linguaggio corrente: può essere vischiosa una sostanza attaccaticcia o una persona particolarmente tediosa, mentre non è gradevole rimanere invischiati in certe situazioni.
Ricordiamo, inoltre, che alla natura parassita di questa pianta il poeta italiano Giovanni Pascoli dedicò una poesia, intitolata: Il vischio.
Il vischio, che per lungo tempo non ha giocato alcun ruolo speciale come pianta medicinale, ed era stato pressoché dimenticato dalla medicina moderna, è stato messo, da qualche decennio a questa parte, al centro di una nuova corrente della medicina; questo dopo che Rudolf Steiner l’ha indicato come base di un medicamento che combatte il carcinoma nelle sue differenti forme.
Il vischio viene impiegato nella medicina tradizionale, sotto forma di tinture o infusi, come antipertensivo e anti-arteriosclerotico. Non vi sono al momento studi clinici che confermino tale azione.
Per queste sue proprietà curative il vischio era utilizzato sin dai popoli della mitologia norrena.
Oggi il vischio è una delle sostanze di medicina alternativa e complementare più studiate per la lotta al cancro. Sebbene non esistano prove a sostegno dell’idea che la stimolazione del sistema immunitario da parte del vischio porti a una migliore capacità di combattere il cancro, la ricerca di base con estratti di vischio fornisce molte tracce per ulteriori indagini sui possibili meccanismi del vischio come prodotto di supporto nell’intero trattamento oncologico del singolo paziente. Gli estratti di vischio sono stati valutati in numerosi studi clinici e sono stati segnalati frequentemente miglioramenti nella sopravvivenza e nella qualità della vita. Tuttavia, secondo alcune revisioni critiche, la maggior parte degli studi clinici condotti fino ad oggi hanno avuto uno o più importanti punti deboli che hanno sollevato dubbi sull’affidabilità dei risultati. La capacità di effettuare studi di controllo randomizzati in doppio cieco con estratti di vischio inoltre è limitata a causa degli effetti immunologici osservati sulla pelle dopo le iniezioni sottocutanee. In secondo luogo, gli studi sono limitati dal fatto che per condurli è necessario un grande investimento economico senza poter avere alcuna esclusiva commerciale sul prodotto derivato dal vischio dopo aver ottenuto i risultati finali.
Le foglie e i giovani ramoscelli contengono diversi composti medicamente attivi: sono antispasmodici, cardiaci, citostatici, diuretici, ipotensivi, narcotici, nervini, stimolanti, tonici e vasodilatatori.
Il vischio ha la reputazione di curare l’epilessia e altri disturbi nervosi convulsivi. L’effetto del dosaggio corretto è quello di diminuire e intorpidire temporaneamente l’attività nervosa che causa gli spasmi, ma dosi maggiori possono produrre gli effetti fitotossici descritti.
Il vischio è stato anche impiegato nel controllo delle emorragie interne, nel trattamento dell’ipertensione e nel trattamento del cancro dello stomaco, dei polmoni e delle ovaie.
Esternamente la pianta è stata utilizzata per curare artriti, reumatismi, geloni, ulcere alle gambe e vene varicose.
Un rimedio omeopatico è costituito da uguali quantità di bacche e foglie; tuttavia è difficile da realizzare per la viscosità della linfa.
Si ricordi, comunque, che tutte le parti del vischio possono risultare tossiche; le bacche, soprattutto, sono pericolose per i bambini; la tossicità dipende dalla presenza di viscumina (sostanza capace di provocare agglutinazione dei globuli rossi) e di alcuni peptidi. Dalle bacche si estrae la ‘pania ‘ usata per catturare gli uccelli (oggi fuorilegge). A questo uso fanno riferimento alcuni modi di dire entrati nel linguaggio corrente: può essere vischiosa una sostanza attaccaticcia o una persona particolarmente tediosa, mentre non è gradevole rimanere invischiati in certe situazioni.
Gli estratti concentrati possono causare un’intossicazione importante, che può manifestarsi con diplopia, midriasi, ipotensione, confusione mentale, allucinazioni, convulsioni.
Alcuni uccelli hanno l’immunità al veleno e apprezzano le bacche, in particolare il tordo di vischio che prende il nome dal suo cibo preferito. Il vischio europeo è potenzialmente fatale, in forma concentrata, e le persone possono ammalarsi gravemente mangiando le bacche.

Modalità di Preparazione –
Del Viscum album si utilizzano le foglie e i giovani ramoscelli che contengono diversi composti medicamente attivi.
Questi si raccolgono appena prima che si formino le bacche e si fanno essiccare per un uso successivo.
Molti impieghi sono legati a medicine tradizionali e a credenze per cui l’attento uso di questa pianta va seguito da personale specializzato.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/174568527/original.jpeg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





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Viscum album

The common mistletoe (Viscum album L.) is a bushy shrub species belonging to the Viscaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Spermatophyta superdivision,
Magnoliophyta Division,
Santalales Order,
Viscaceae family,
Genus Viscum,
Species V. album.
The terms are synonymous:
– Viscum alatum Splitg.;
– Viscum alatum Splitg. ex K.Krause;
– Viscum album Thunb.;
– Viscum album var. album;
– Viscum album var. pini (Wiesb.) Tubeuf, 1923;
– Viscum austriacum subsp. pini (Wiesb.) Janch., 1942;
– Viscum austriacum var. pini Wiesb..
Within this species, some subspecies can be recognized which differ in the color of the fruits, the shape and size of the leaves and, of course, in the host trees used.
– Viscum album subsp. abietis (Wiesb.) Abromeit. Central Europe. With white berries. About Abies.
– Viscum album subsp. album. Europe, Southwest Asia to the east as far as Nepal. With white berries; On Malus, Populus, Tilia and less often on numerous other species, including (rarely) Quercus.
– Viscum album subsp. austriacum (Wiesb.) Vollmann. Central Europe. With yellow berries. On Larix, Pinus, Picea.
– Viscum album subsp. meridianum (Danser) D.G. Long. Southeast Asia. With yellow berries. On Acer, Carpinus, Juglans, Prunus, Sorbus.
– Viscum album subsp. creticum. Recently featured on eastern Crete – With white berries. About Pinus brutia.
– Viscum album subsp. coloratum Kom. Described in the Flora of China as a distinct species Viscum coloratum (Kom) Nakai.

Etymology –
The term Viscum comes from viscum, the Latin name of the mistletoe mentioned in Virgil and Pliny, taking it from the Greek ἰξός ixós in Aristarchus and Dioscorides.
The specific album epithet comes from white albus, referring to the flowers, leaves, bark or other parts of the plant. In this case to the fruits.

Geographic Distribution and Habitat –
Mistletoe is a species native to Europe and western and southern Asia and with Eurasian distribution (Europe, including Great Britain, from Scandanavia in the south and east to northern Africa, central Asia and Japan).
It is present, with three subspecies, in all regions of Italy.
Mistletoe is an evergreen epiphytic hemiparasitic plant of numerous host trees, in particular conifers and some broad-leaved trees (eg poplars, willows, maples, birches, lime trees, apple trees, Robinia and more rarely Prunus).
The plant is able to perform photosynthesis, but it needs water, mineral salts and above all nitrogenous compounds obtained by the host through austors that infiltrate its tissues.
Its presence can be noted especially in deciduous woods in winter, when its bushes grown on trunks and branches are highlighted by the loss of the leaves of the plant that hosts them.

Description –
Viscum album is a bushy plant characterized by long stems, 30-100 centimeters, with dichotomous ramifications.
At the base of the main stem, green cords are produced that penetrate inside the host’s bark and generate offshoots that stretch up to the conducting tissue.
The leaves are oblong and leathery, with opposite phyllotaxis, whole, with a leathery consistency, 2-8 cm long, 0.8-2.5 cm broad, yellowish-green in color.
The flowers are unisexual, inconspicuous, carried in glomeruli; the male flowers have no calyx, the female ones have both calyx and corolla.
It is a dioecious species whose flowers are pollinated by insects.
The antesis is in the period of March-May.
The fruit is a globose or ovoid, fleshy berry, of (5) 6-9 (12) mm in diameter, sessile or subsessile, of a pearly-white or glossy green color, with some variations in the different subspecies, with the seeds of 5 -6 mm, with cord-shaped section, flattened on the sides immersed in a viscous pulp.

Cultivation –
Viscum album is an evergreen epiphytic hemiparasitic plant of numerous host trees, with green leaves that indicate the presence of chlorophyll, so this plant is able to perform photosynthesis. To carry out photosynthesis, it removes water, mineral salts and nitrogen from the host plant.
Its berries, transported and dispersed by birds (which feed on them in winter), settle in the cavities of a branch of a host plant and the seeds contained therein begin to germinate. The formation of a small trunk and the development of mistletoe begin through a cone of penetration.
This plant therefore grows on the branches of many trees, in particular poplars, apple trees, chestnuts and birches and especially on calcareous soils.
For propagation consider that, being a parasitic plant that grows entirely on the host tree, to cultivate it it is necessary to obtain berries and crush them on the branches of the host trees in late autumn and early winter, possibly on the underside of the branch , waiting for the plant to carry out the activity of hemiparasite with its organs.
The cultivation of mistletoe is practiced for ornamental purposes and for herbal medicine. After a slow development, which can last up to a couple of years, it will start its spontaneous growth. Usually the host plant is not damaged, as long as there are not too many individuals of mistletoe: in this case, to get rid of it, you will have to cut the branch.

Customs and Traditions –
Mistletoe is a plant known for a long time and to which numerous traditions, legends, literature and various uses are connected.
For the Celtic populations, who called it oloaiacet, it was, together with the oak, considered a sacred plant and a gift from the gods; according to a Nordic legend it kept away misfortunes and diseases. It continues in many countries to be considered a symbol of good luck during the Christmas period: in fact, the custom, originating in the Scandinavian countries, is widespread, to greet the arrival of the new year by kissing under one of its branches. In this regard, the myth of Baldur (told in the Gylfaginning), son of the god Odin and lord of light (therefore superimposable on Christ), who dies killed by a mistletoe wand from which, ideally and symbolically, he comes, as the father Odin is identified with the cosmic tree Yggdrasill on which the mistletoe is born: as happened to Christ through the wood of the cross.
In the VI book of Virgil’s Aeneid (vv. 133-141), where the descent of Aeneas into the afterlife is told, the Cumaean Sibyl orders him to find a “golden branch” (that is, of mistletoe, according to anthropological studies ) which will be necessary to appease the underworld deities during his catabasis. The British anthropologist James Frazer has dedicated a powerful research to this myth.
The juice of the berries was used to prepare glues used in fowling. Some idioms entered into current language refer to this use: a sticky substance or a particularly tedious person can be sticky, while it is not pleasant to be entangled in certain situations.
We also remember that the Italian poet Giovanni Pascoli dedicated a poem to the parasitic nature of this plant, entitled: The mistletoe.
Mistletoe, which for a long time did not play any special role as a medicinal plant, and was almost forgotten by modern medicine, has been placed at the center of a new current of medicine for some decades now; this after Rudolf Steiner indicated it as the basis of a medicine that fights carcinoma in its different forms.
Mistletoe is used in traditional medicine, in the form of tinctures or infusions, as an antihypertensive and anti-arteriosclerotic. There are currently no clinical studies confirming this action.
For these healing properties, mistletoe was used since the peoples of Norse mythology.
Today, mistletoe is one of the most studied alternative and complementary medicine substances for the fight against cancer. Although there is no evidence to support the idea that stimulation of the immune system by mistletoe leads to a better ability to fight cancer, basic research with mistletoe extracts provides many clues for further investigation into the possible mechanisms of mistletoe as a product. support in the entire oncological treatment of the individual patient. Mistletoe extracts have been evaluated in numerous clinical studies and improvements in survival and quality of life have been reported frequently. However, according to some critical reviews, most of the clinical trials conducted to date have had one or more important weaknesses that have raised doubts about the reliability of the results. The ability to perform double-blind randomized control studies with mistletoe extracts is also limited due to the immunological effects observed on the skin following subcutaneous injections. Secondly, the studies are limited by the fact that a large economic investment is required to conduct them without being able to have any commercial exclusivity on the mistletoe-derived product after obtaining the final results.
The leaves and young twigs contain several medically active compounds: they are antispasmodic, cardiac, cytostatic, diuretic, hypotensive, narcotic, nerve, stimulant, tonic and vasodilator.
Mistletoe has a reputation for curing epilepsy and other seizure nerve disorders. The effect of the correct dosage is to temporarily decrease and numb the nervous activity that causes the spasms, but higher doses can produce the phytotoxic effects described.
Mistletoe has also been used in the control of internal bleeding, in the treatment of hypertension and in the treatment of cancer of the stomach, lungs and ovaries.
Externally, the plant has been used to treat arthritis, rheumatism, chilblains, leg ulcers and varicose veins.
A homeopathic remedy consists of equal quantities of berries and leaves; however it is difficult to achieve due to the viscosity of the lymph.
Remember, however, that all parts of the mistletoe can be toxic; berries, most of all, are dangerous for children; toxicity depends on the presence of viscumin (a substance capable of causing agglutination of red blood cells) and some peptides. The ‘pania’ used to catch birds (now outlawed) is extracted from the berries. Some idioms entered into current language refer to this use: a sticky substance or a particularly tedious person can be sticky, while it is not pleasant to be entangled in certain situations.
The concentrated extracts can cause significant intoxication, which can manifest itself with diplopia, mydriasis, hypotension, mental confusion, hallucinations, convulsions.
Some birds have poison immunity and appreciate berries, especially mistletoe thrush which is named after its favorite food. European mistletoe is potentially fatal, in concentrated form, and people can get seriously ill from eating the berries.

Preparation Method –
Viscum album uses leaves and young twigs that contain various medically active compounds.
These are harvested just before the berries form and dry for later use.
Many uses are linked to traditional medicines and beliefs that the careful use of this plant must be followed by specialized personnel.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.
Photo source:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/174568527/original.jpeg

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





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Viscum album

El muérdago común (Viscum album L.) es una especie de arbusto tupido perteneciente a la familia Viscaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
dominio eucariota,
reino plantae,
subarigno traqueobionta,
superdivisión de espermatofitas,
división de magnoliofitas,
Orden Santalales,
familia de las viscáceas,
Género Viscum,
Especie V. álbum.
Los términos son sinónimos:
– Viscum alatum Splitg.;
– Viscum alatum Splitg. ex K.Krause;
– Viscum album Thunb.;
– Viscum album var. album;
– Viscum album var. pini (Wiesb.) Tubeuf, 1923;
– Viscum austriacum subsp. pini (Wiesb.) Janch., 1942;
– Viscum austriacum var. pini Wiesb..
Dentro de esta especie se pueden reconocer algunas subespecies que difieren en el color de los frutos, la forma y tamaño de las hojas y, por supuesto, en los árboles hospederos utilizados.
– Álbum Viscum subsp. abietis (Wiesb.) Abromeit. Europa Central. Con bayas blancas. Sobre Abies.
– Álbum Viscum subsp. álbum. Europa, Sudoeste de Asia al este hasta Nepal. con bayas blancas; En Malus, Populus, Tilia y, con menos frecuencia, en muchas otras especies, incluyendo (raramente) Quercus.
– Álbum Viscum subsp. austriacum (Wiesb.) Vollmann. Europa Central. Con bayas amarillas. Sobre Larix, Pinus, Picea.
– Álbum Viscum subsp. meridianum (Danser) D.G. Long. El sudeste de Asia. Con bayas amarillas. En Acer, Carpinus, Juglans, Prunus, Sorbus.
– Álbum Viscum subsp. creticum. Presentado recientemente en el este de Creta – Con bayas blancas. Sobre Pinus brutia.
– Álbum Viscum subsp. coloratum Kom. Descrito en la Flora de China como una especie distinta Viscum coloratum (Kom) Nakai.

Etimología –
El término Viscum proviene de viscum, nombre latino del muérdago mencionado en Virgilio y Plinio, tomándolo del griego ἰξός ixós en Aristarco y Dioscórides.
El epíteto específico del álbum proviene de white albus, en referencia a las flores, hojas, corteza u otras partes de la planta. En este caso a los frutos.

Distribución Geográfica y Hábitat –
El muérdago es una especie originaria de Europa y Asia occidental y meridional y con distribución euroasiática (Europa, incluida Gran Bretaña, desde Escandinavia en el sur y este hasta el norte de África, Asia central y Japón).
Está presente, con tres subespecies, en todas las regiones de Italia.
El muérdago es una planta hemiparásita epífita de hoja perenne de numerosos árboles huéspedes, en particular coníferas y algunos árboles de hoja ancha (por ejemplo, álamos, sauces, arces, abedules, tilos, manzanos, Robinia y más raramente Prunus).
La planta es capaz de realizar la fotosíntesis, pero necesita agua, sales minerales y sobre todo compuestos nitrogenados que obtiene el huésped a través de austores que se infiltran en sus tejidos.
Su presencia se nota especialmente en bosques caducifolios en invierno, cuando sus arbustos crecidos sobre troncos y ramas se destacan por la pérdida de las hojas de la planta que los alberga.

Descripción –
Viscum album es una planta arbustiva caracterizada por tallos largos, de 30-100 centímetros, con ramificaciones dicotómicas.
En la base del tallo principal se producen cordones verdes que penetran en el interior de la corteza del huésped y generan retoños que se extienden hasta el tejido conductor.
Las hojas son oblongas y coriáceas, con filotaxis opuestas, enteras, de consistencia coriácea, de 2-8 cm de largo, 0,8-2,5 cm de ancho, de color verde amarillento.
Las flores son unisexuales, discretas, llevadas en glomérulos; las flores masculinas no tienen cáliz, las femeninas tienen cáliz y corola.
Es una especie dioica cuyas flores son polinizadas por insectos.
La antesis es en el período de marzo-mayo.
El fruto es una baya carnosa, globosa u ovoide, de (5) 6-9 (12) mm de diámetro, sésil o subsésil, de color blanco perla o verde brillante, con algunas variaciones en las diferentes subespecies, con las semillas de 5 -6 mm, con sección en forma de cordón, aplanados por los lados sumergidos en una pulpa viscosa.

Cultivo –
Viscum album es una planta perennifolia epífita hemiparásita de numerosos árboles hospederos, con hojas verdes que indican la presencia de clorofila, por lo que esta planta es capaz de realizar la fotosíntesis. Para realizar la fotosíntesis, extrae agua, sales minerales y nitrógeno de la planta huésped.
Sus bayas, transportadas y dispersadas por las aves (que se alimentan de ellas en invierno), se depositan en las cavidades de una rama de una planta huésped y las semillas que contiene comienzan a germinar. La formación de un pequeño tronco y el desarrollo del muérdago comienzan a través de un cono de penetración.
Por tanto, esta planta crece sobre las ramas de muchos árboles, en particular álamos, manzanos, castaños y abedules y especialmente sobre suelos calcáreos.
Para la propagación tenga en cuenta que, al ser una planta parásita que crece enteramente sobre el árbol huésped, para cultivarla es necesario obtener bayas y triturarlas sobre las ramas de los árboles huéspedes a finales de otoño y principios de invierno, posiblemente en el envés de la rama. , a la espera de que la planta realice la actividad de hemiparásito con sus órganos.
El cultivo del muérdago se practica con fines ornamentales y como medicina herbaria. Tras un lento desarrollo, que puede durar hasta un par de años, comenzará su crecimiento espontáneo. Por lo general, la planta huésped no se daña, siempre que no haya demasiados individuos de muérdago: en este caso, para deshacerse de él, deberá cortar la rama.

Costumbres y tradiciones –
El muérdago es una planta conocida desde hace mucho tiempo y a la que se relacionan numerosas tradiciones, leyendas, literatura y diversos usos.
Para las poblaciones celtas, que la llamaban oloaiacet, era, junto con el roble, considerada una planta sagrada y un regalo de los dioses; según una leyenda nórdica alejaba las desgracias y las enfermedades. En muchos países sigue considerándose un símbolo de buena suerte durante el período navideño: de hecho, está muy extendida la costumbre, originaria de los países escandinavos, de saludar la llegada del nuevo año besándose bajo una de sus ramas. En este sentido, el mito de Baldur (relatado en el Gylfaginning), hijo del dios Odín y señor de la luz (por tanto superponible a Cristo), que muere abatido por una varita de muérdago de la que, ideal y simbólicamente, procede, como el el padre Odín se identifica con el árbol cósmico Yggdrasill del que nace el muérdago: como le sucedió a Cristo a través del madero de la cruz.
En el libro VI de la Eneida de Virgilio (vv. 133-141), donde se relata el descenso de Eneas al más allá, la Sibila de Cumas le ordena encontrar una “rama de oro” (es decir, de muérdago, según los estudios antropológicos) lo cual será necesario para apaciguar a las deidades del inframundo durante su catabasis. El antropólogo británico James Frazer ha dedicado una potente investigación a este mito.
El jugo de las bayas se usaba para preparar colas utilizadas en la caza de aves. Algunos modismos introducidos en el lenguaje actual se refieren a este uso: una sustancia pegajosa o una persona particularmente tediosa puede ser pegajosa, mientras que no es agradable enredarse en determinadas situaciones.
También recordamos que el poeta italiano Giovanni Pascoli dedicó un poema al carácter parasitario de esta planta, titulado: El muérdago.
El muérdago, que durante mucho tiempo no jugó ningún papel especial como planta medicinal, y fue casi olvidado por la medicina moderna, se ha colocado en el centro de una nueva corriente de medicina desde hace algunas décadas; esto luego de que Rudolf Steiner lo indicara como base de un medicamento que combate el carcinoma en sus diferentes formas.
El muérdago se utiliza en la medicina tradicional, en forma de tinturas o infusiones, como antihipertensivo y antiarteriosclerótico. Actualmente no hay estudios clínicos que confirmen esta acción.
Por estas propiedades curativas, el muérdago fue utilizado desde los pueblos de la mitología nórdica.
Hoy en día, el muérdago es una de las sustancias de la medicina alternativa y complementaria más estudiadas para la lucha contra el cáncer. Aunque no hay evidencia que respalde la idea de que la estimulación del sistema inmunológico por el muérdago conduce a una mejor capacidad para combatir el cáncer, la investigación básica con extractos de muérdago proporciona muchas pistas para una mayor investigación sobre los posibles mecanismos del muérdago como producto de apoyo en el tratamiento oncológico completo del paciente individual. Los extractos de muérdago se han evaluado en numerosos estudios clínicos y con frecuencia se han informado mejoras en la supervivencia y la calidad de vida. Sin embargo, según algunas revisiones críticas, la mayoría de los ensayos clínicos realizados hasta la fecha han tenido una o más debilidades importantes que han generado dudas sobre la fiabilidad de los resultados. La capacidad de realizar estudios controlados aleatorios doble ciego con extractos de muérdago también está limitada debido a los efectos inmunológicos observados en la piel después de las inyecciones subcutáneas. En segundo lugar, los estudios están limitados por el hecho de que se requiere una gran inversión económica para realizarlos sin poder tener exclusividad comercial alguna sobre el producto derivado del muérdago una vez obtenidos los resultados finales.
Las hojas y ramitas tiernas contienen varios compuestos médicamente activos: son antiespasmódicos, cardíacos, citostáticos, diuréticos, hipotensores, narcóticos, nerviosos, estimulantes, tónicos y vasodilatadores.
El muérdago tiene fama de curar la epilepsia y otros trastornos nerviosos convulsivos. El efecto de la dosis correcta es disminuir y adormecer temporalmente la actividad nerviosa que causa los espasmos, pero dosis más altas pueden producir los efectos fitotóxicos descritos.
El muérdago también se ha utilizado en el control de hemorragias internas, en el tratamiento de la hipertensión y en el tratamiento del cáncer de estómago, pulmones y ovarios.
Externamente, la planta se ha utilizado para tratar la artritis, el reumatismo, los sabañones, las úlceras en las piernas y las venas varicosas.

Un remedio homeopático consiste en cantidades iguales de bayas y hojas; sin embargo, es difícil de lograr debido a la viscosidad de la linfa.
Recuerde, sin embargo, que todas las partes del muérdago pueden ser tóxicas; las bayas, sobre todo, son peligrosas para los niños; la toxicidad depende de la presencia de viscumina (sustancia capaz de provocar la aglutinación de glóbulos rojos) y de algunos péptidos. De las bayas se extrae la ‘pania’ que se usa para cazar pájaros (hoy prohibida). Algunos modismos introducidos en el lenguaje actual se refieren a este uso: una sustancia pegajosa o una persona particularmente tediosa puede ser pegajosa, mientras que no es agradable enredarse en determinadas situaciones.
Los extractos concentrados pueden causar intoxicaciones importantes, que pueden manifestarse con diplopía, midriasis, hipotensión, confusión mental, alucinaciones, convulsiones.
Algunas aves tienen inmunidad al veneno y aprecian las bayas, especialmente el muérdago, que lleva el nombre de su comida favorita. El muérdago europeo es potencialmente fatal, en forma concentrada, y las personas pueden enfermarse gravemente al comer las bayas.

Método de preparación –
Viscum album utiliza hojas y ramitas jóvenes que contienen varios compuestos médicamente activos.
Estos se cosechan justo antes de que se formen las bayas y se secan para su uso posterior.
Muchos usos están ligados a las medicinas tradicionales y se cree que el uso cuidadoso de esta planta debe ser seguido por personal especializado.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– GBIF, la Facilidad Global de Información sobre Biodiversidad.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista comentada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.
Fuente de la foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/174568527/original.jpeg

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y usos alimúrgicos se indican únicamente con fines informativos, no representan en modo alguno una prescripción médica; por lo que no se responsabiliza de su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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