Raphanus raphanistrum sativus

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Raphanus raphanistrum sativus

Il ravanello comune o anche rafano comune o ramolaccio (Raphanus raphanistrum subsp. sativus (L.) Domin) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Dilleniidae,
Ordine Capparales,
Famiglia Brassicaceae,
Genere Raphanus,
Specie R. raphanistrum.
Sottospecie R. r. sativus.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Raphanistrum gayanum Fisch. & C.A.Mey.;
– Raphanus acanthiformis Morel ex L.Sisley;
– Raphanus caudatus L.;
– Raphanus caudatus L.f.;
– Raphanus chinensis Mill.;
– Raphanus gayanus (Fisch. & C.A.Mey.) G.Don;
– Raphanus indicus Sinskaya;
– Raphanus macropodus H.Lév.;
– Raphanus niger Mill.;
– Raphanus oleifer Steud.;
– Raphanus orbicularis Mill.;
– Raphanus radicula Pers.;
– Raphanus rotundus Mill.;
– Raphanus sativus L.;
– Raphanus sativus subsp. acanthiformis (Morel ex L.Sisley) Stank.;
– Raphanus sativus var. aka-daikon (Kitam.) Sazonova;
– Raphanus sativus f. albescens (Makino) M.Hiroe;
– Raphanus sativus f. esculentus (Metzg.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus f. exsuccus (Thell.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus convar. hybernus (Alef.) Sazonova;
– Raphanus sativus var. incarnatus Sazonova;
– Raphanus sativus var. lobo Sazonova & Stank.;
– Raphanus sativus var. longipinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus convar. minowase (Kitam.) Sazonova;
– Raphanus sativus subf. niger (Mill.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus var. niger (Mill.) J.Kern.;
– Raphanus sativus var. nonpinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus subf. oleifer (DC.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus var. parvipinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus convar. radicula (Pers.) Sazonova;
– Raphanus sativus var. roseus Sazonova;
– Raphanus sativus var. rubidus Sazonova;
– Raphanus sativus subf. silvester (W.D.J.Koch) M.Hiroe;
– Raphanus sativus subsp. sinensis Sazonova & Stank.;
– Raphanus sativus var. syrengeus Sazonova;
– Raphanus sativus var. virens Sazonova;
– Raphanus sinensis Thunb. ex Pritz.;
– Raphanus stenocarpus Kitag.;
– Raphanus taquetii H.Lév..

Etimologia –
Il termine Raphanus proviene dal greco ῥάφᾰνος ráphanos rafano, ravanello, da ῥα rha, contrazione di ῥίζα rhiza radice, e dal tema del verbo φαίνω phaíno apparire: con radici visibili.
L’epiteto specifico raphanistrum è il dispregiativo del genere Raphanus, rafano, rapanello: rapanello selvatico.
Il nome della sottospecie satum è il participio passato di sero seminare, piantare, quindi seminato, piantato: che si semina o pianta, coltivata, domestica.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il ravanello è una pianta di origine ignota, forse un ibrido fissato originario dall’Asia sud-orientale, con distribuzione Mediterranea e Cosmopolita.
La distribuzione delle varietà spontanee è comunque molto ampia in quanto si trova in Europa, Asia occidentale, Africa boreale e l’India, Giappone e America (queste ultime tre aree probabilmente per naturalizzazione).
In Italia è comune su tutto il territorio. Nelle Alpi italiane si trova nelle seguenti province: Bergamo, Bolzano e Belluno.
Fuori dall’Italia (sempre nelle Alpi) si trova nelle seguenti regioni: Alpes-de-Haute-Provence e Isère per la Francia; Vallese, Berna, Ticino e Grigioni per la Svizzera; Vorarlberg, Tirolo settentrionale, Carinzia e Stiria per l’Austria.
Sui rilievi europei si trova nelle seguenti zone: Massiccio del Giura, Pirenei e Alpi Dinariche.
Il suo habitat tipico è quello dei campi, in presenza di colture di altre specie, vigne, oliveti, ambienti ruderali, scarpate e ovviamente coltivazioni specifiche. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro e alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
Dal punto di vista altimetrico è presente fino a 1000 m s.l.m..

Descrizione –
Il Raphanus raphanistrum sativus è una specie erbacea biennale che può raggiungere l’altezza massima di un metro, oscillando da un minimo di 20 cm e con un’altezza media di 30 cm.
Questa radice ha la caratteristica di accumulare inizialmente al suo interno diverse quantità di sostanze nutritive per poi essere utilizzate durante lo sviluppo successivo del fiore e del frutto. È questo il motivo per cui la radice si gonfia così notevolmente. Il colore normalmente è rosso vivo (ma vi sono molte varietà a colori diversi). Nelle piante selvatiche la radice tende a regredire in una forma sottile. Mentre invece nelle varietà coltivate la forma è molto varia (rotonda, globosa, semi-lunga, lunga). La radice ha dimensioni che oscillano da una larghezza di 0,5 – 45 cm ad una lunghezza di 1 – 100 cm, in funzione anche della varietà.
Ha un’asse fiorale eretto con poche foglie la radice è del tipo a fittone ingrossato con varie forme. La superficie nella parte bassa è sparsa di setole riflesse o peli globulosi (lunghi 2 mm).
Le foglie inferiori (quelle basali) sono picciolate, lirate e divise in segmenti (normalmente 7 o più lobi). Il segmento terminale (apicale) è più grande ed ha una forma tonda; quelli laterali sono più piccoli ed hanno una forma ovale o oblunga e possono essere intercalati da altri segmenti più piccoli. Tutti i segmenti sono variamente dentati. Le foglie superiori (progressivamente ridotte) sono intere a forma lanceolata o ovale e con bordi dentati. Lunghezza del picciolo: 1 – 30 cm. Lunghezza delle foglie basali 4 – 8 cm. Dimensioni del lobo apicale: larghezza 2 – 3 cm; lunghezza 2 – 4 cm. Dimensione degli altri lobi laterali: larghezza 3 – 6 mm; lunghezza 8 – 12 mm.
L’infiorescenza è formata da un racemo terminale e aperto composto da diversi fiori (nessuno dei quali in posizione apicale) con un brevi pedicelli. La fioritura avviene nel secondo anno di vita della pianta.
Ha fiori ermafroditi, colorati di violetto, rosa-lillacino o bianco-rosato, ma a volte anche giallognolo, con un diametro di 15 – 25 mm; sono attinomorfi (in realtà sono fiori dissimmetrici – a due piani di simmetria) e tetrameri (calice e corolla composti da 4 parti).
Il calice è formato da 4 sepali a volte screziati di violetto, eretti e addossati alla base dei petali. Lunghezza dei sepali 7 – 8 mm. Larghezza dei sepali: 1 – 2 mm.
La corolla ha i petali in posizione alternata ai sepali, sono 4 a forma obovato-obcordata, lievemente biloba; sono inoltre unguicolati. La superficie presenta delle vistose nervature a colore più scuro. La dimensione dei petali è di: lunghezza 12 – 15 mm; larghezza 3 – 8 mm.
L’androceo è composto da 6 stami didinami (2 brevi e 4 lunghi) e sono privi di appendici; le antere sono sagittate. Lunghezza dei filamenti 5 – 12 mm. Lunghezza delle antere: 1,5 – 2 mm.
Il gineceo ha un ovario bi-carpellare, supero a forma oblungo-lineare sormontato da uno stilo con stimma capitato.
L’antesi è da maggio a settembre, mentre l’impollinazione è entomofila.
Il frutto è una siliqua rigonfiata nella zona centrale e ristretta all’apice. Da un punto di vista anatomico è formata da due segmenti: una parte inferiore senza semi e una parte superiore semi-infera terminante con un becco. Le dimensioni di questo frutto sono tali per cui è quattro volte più lungo che largo. Non è deiscente lungo le due valve come le altre silique (delle specie di altri generi della stessa famiglia). Il frutto contiene diversi semi disposti nella direzione longitudinale e sono separati uno dall’altro da setti spugnosi trasversali. Tra un seme e l’altro la siliqua è appena strozzata (non così vistosamente come nelle altre sottospecie dello stesso genere). Alcune serie di semi sono aderenti alla placenta che è molto fine. La superficie del frutto è percorsa da 6 – 8 solchi longitudinali. Dimensione dei frutti: larghezza 8 – 15 mm; lunghezza 30 – 70 mm. Lunghezza del becco: 10 – 15 mm.

Coltivazione –
Il ravanello è una pianta che viene coltivata per le radici ingrossate commestibili in insalata, era nota già agli antichi Greci e Romani, che ne conoscevano diverse cultivar. Attualmente è una pianta ampiamente coltivata in varie parti del mondo nelle regioni tropicali e temperate per le sue radici commestibili.
Il ciclo biologico è biennale (la fioritura avviene nel secondo anno) e la pianta è monocarpica ossia produce un solo frutto all’anno.
Per la coltivazione di questo ortaggio si tenga conto che è originario della zona temperata, ma da lì può essere coltivato ai tropici, dove cresce meglio a latitudini superiori a 10° N e S, o ad altitudini superiori a 500 metri.
La pianta cresce meglio in aree in cui le temperature diurne annuali sono comprese tra 12 e 25 °C, ma può tollerare da 3 a 30 °C.
Preferisce una piovosità media annua nell’intervallo 800 – 1.000 mm, ma tollera 500 – 2.800 mm.
È, in generale, una pianta molto facile da coltivare e di rapida crescita che predilige una posizione soleggiata e un substrato ricco e leggero con molta umidità.
Non amano invece i terreni molto pesanti o acidi e preferisce un pH compreso tra 6 e 7, tollerando 5,2 – 8,3.
Sono piante suscettibili alla siccità e richiedono irrigazione durante i periodi caldi dell’estate o la qualità delle radici si deteriorerà rapidamente e le piante tenderanno ad andare a seme.
Le radici possono essere pronte per il raccolto da 22 a 50 giorni dopo la semina.
È possibile ottenere rese di circa 7-10 tonnellate per ettaro di ravanello fresco per le piccole cultivar a maturazione precoce.
Esistono innumerevoli varietà, sia a ciclo invernale che estivo, che si distinguono per la forma, la grandezza ed il colore della radice.
La propagazione è per seme. La germinazione avviene pochi giorni dopo la semina e per avere una produzione scalare si dovrà seminare, durante la stagione idonea ogni 2-3 settimane.

Usi e Tradizioni –
Il ravanello è una pianta coltivata da tempi remoti ed utilizzata per lo più per scopi alimentari anche se ci sono interessanti applicazione in campo medicinale.
Queste piante sono infatti conosciute già da diversi millenni come attestano dei ritrovamenti fatti nelle varie civiltà antiche della Grecia, della Cina e dell’Egitto. Da Plinio il Vecchio (Como, 23 – Stabia, dopo l’8 settembre 79), scrittore latino, sappiamo che gli antichi coltivavano delle piante chiamate Raphanus che probabilmente sono ascrivibili al moderno genere Raphanus. Il medico greco antico Androcide ne consigliava l’uso ad Alessandro Magno per evitare le conseguenze dannose dell’uso eccessivo del vino.
La radice si consuma cruda o cotta.
Ha una consistenza croccanti e succosa, un sapore piccante, a condizione che venga consumato quando è ancora tenero, e molto impiegata in aggiunta alle insalate.
Si possono anche consumare i mazzi di fiori giovani crudi o cotti; hanno un sapore pepato e consistenza gradevole e croccante, sono un’ottima aggiunta alle insalate o possono essere usati come sostituti dei broccoli.
Anche i semi crudi sono commestibili. Il seme può essere messo a bagno per 12 ore in acqua tiepida e poi lasciato germogliare per circa 6 giorni. Hanno un sapore piccante e si sposano bene con le insalate.
Dal seme si può ottenere un olio commestibile.
Si mangiano anche i giovani baccelli crudi.
Si ricorda che i ravanelli delle varietà giapponesi hanno concentrazioni più elevate di glucosinolato, una sostanza che agisce contro la ghiandola tiroidea, per cui è meglio rimuovere la pelle.
Il ravanello è una pianta che contiene, inoltre: rafanolo, diverse sostanze solforose, zuccheri e poco amido.
Possiede delle proprietà curative: per questa sottospecie la medicina popolare riconosce alcune proprietà come quella antiscorbutica (combatte lo scorbuto con la presenza di vitamine), antielmintica (elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti), antibatterica (blocca la generazione dei batteri), antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), astringente (limita la secrezione dei liquidi) e stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare). In particolare le radici stimolano l’appetito e la digestione.
Inoltre le radici stimolano l’appetito e la digestione, avendo un effetto tonico e lassativo sull’intestino e stimolando indirettamente il flusso della bile. Il consumo di ravanello si traduce generalmente in una migliore digestione, tuttavia alcune persone sono sensibili alla sua acrimonia e alla sua azione vigorosa.
La pianta viene utilizzata nella cura dei parassiti intestinali, sebbene non sia specificata la parte della pianta utilizzata, ed è antibatterica ed antimicotica.Inibisce la crescita di Staphylococcus aureus, E. coli, streptococchi, pneumococchi, ecc. e pare che mostri anche attività antitumorale.
Le vecchie foglie, semi e radici sono usati nel trattamento dell’asma e di altri disturbi al torace.
Il succo delle foglie fresche è diuretico e lassativo.
Il seme è carminativo, diuretico, espettorante, lassativo e stomachico; viene assunto internamente per trattare indigestione, gonfiore, gas, rigurgito acido, diarrea e bronchite.
La radice è antiscorbutica, antispasmodica, astringente, colagoga, digestiva e diuretica; viene frantumata e utilizzata come cataplasma per ustioni, lividi e cattivi odori dei piedi.
Tra gli altri sui si ricordano quelli agroforestali.
La pianta respinge i coleotteri del pomodoro e del cetriolo ed è utile per respingere altri insetti nocivi come la mosca della carota.
Inoltre nelle consociazioni vanno bene con lattuga, nasturzio, piselli e cerfoglio, pomodori e cetrioli.
Esiste una varietà da foraggio che cresce più vigorosamente e viene utilizzata come sovescio.

Modalità di Preparazione –
Il Raphanus raphanistrum sativus è una pianta coltivata da tempo remoto di cui si utilizzano soprattutto le sue radici, specialmente in insalata o anche da sole con olio, aceto e sale.
Le radici devono essere però tenere e vanno raccolte prima che la pianta fiorisca.
Si possono mangiare anche i fiori giovani crudi o cotti ed i semi crudi.
Si mangiano anche i giovani baccelli crudi.
Dai semi si ottiene un olio che non secca e può essere utilizzato nella produzione di sapone.
Svariati, come detto, sono gli impieghi in campo medicinale, oggi meno usati ma importanti in particolari correzioni alimentari.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





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Raphanus raphanistrum sativus

The common radish (Raphanus raphanistrum subsp. Sativus (L.) Domin) is a herbaceous species belonging to the Brassicaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Spermatophyta superdivision,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Subclass Dilleniidae,
Capparales Order,
Brassicaceae family,
Genus Raphanus,
R. raphanistrum species.
Subspecies R. r. sativus.
The following terms are synonymous:
– Raphanistrum gayanum Fisch. & C.A.Mey.;
– Raphanus acanthiformis Morel ex L.Sisley;
– Raphanus caudatus L.;
– Raphanus caudatus L.f.;
– Raphanus chinensis Mill.;
– Raphanus gayanus (Fisch. & C.A.Mey.) G.Don;
– Raphanus indicus Sinskaya;
– Raphanus macropodus H.Lév.;
– Raphanus niger Mill.;
– Raphanus oleifer Steud.;
– Raphanus orbicularis Mill.;
– Raphanus radicula Pers.;
– Raphanus rotundus Mill.;
– Raphanus sativus L.;
– Raphanus sativus subsp. acanthiformis (Morel ex L.Sisley) Stank.;
– Raphanus sativus var. aka-daikon (Kitam.) Sazonova;
– Raphanus sativus f. albescens (Makino) M.Hiroe;
– Raphanus sativus f. esculentus (Metzg.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus f. exsuccus (Thell.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus convar. hybernus (Alef.) Sazonova;
– Raphanus sativus var. incarnatus Sazonova;
– Raphanus sativus var. lobo Sazonova & Stank.;
– Raphanus sativus var. longipinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus convar. minowase (Kitam.) Sazonova;
– Raphanus sativus subf. niger (Mill.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus var. niger (Mill.) J.Kern.;
– Raphanus sativus var. nonpinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus subf. oleifer (DC.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus var. parvipinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus convar. radicula (Pers.) Sazonova;
– Raphanus sativus var. roseus Sazonova;
– Raphanus sativus var. rubidus Sazonova;
– Raphanus sativus subf. silvester (W.D.J.Koch) M.Hiroe;
– Raphanus sativus subsp. sinensis Sazonova & Stank.;
– Raphanus sativus var. syrengeus Sazonova;
– Raphanus sativus var. virens Sazonova;
– Raphanus sinensis Thunb. ex Pritz.;
– Raphanus stenocarpus Kitag.;
– Raphanus taquetii H.Lév..

Etymology –
The term Raphanus comes from the Greek ῥάφᾰνος ráphanos horseradish, radish, from ῥα rha, contraction of ῥίζα rhiza root, and from the stem of the verb φαίνω phaíno appear: with visible roots.
The specific epithet raphanistrum is the derogatory of the genus Raphanus, horseradish, radish: wild radish.
The name of the subspecies satum is the past participle of sero sowing, planting, then sowing, planting: sowing or planting, cultivated, domesticated.

Geographic Distribution and Habitat –
The radish is a plant of unknown origin, perhaps a fixed hybrid originating from Southeast Asia, with Mediterranean and Cosmopolitan distribution.
The distribution of the spontaneous varieties is however very wide as it is found in Europe, western Asia, boreal Africa and India, Japan and America (the latter three areas probably by naturalization).
In Italy it is common throughout the territory. In the Italian Alps it is found in the following provinces: Bergamo, Bolzano and Belluno.
Outside Italy (still in the Alps) it is found in the following regions: Alpes-de-Haute-Provence and Isère for France; Valais, Bern, Ticino and Grisons for Switzerland; Vorarlberg, North Tyrol, Carinthia and Styria for Austria.
On the European mountains it is found in the following areas: Jura Massif, Pyrenees and Dinaric Alps.
Its typical habitat is that of the fields, in the presence of crops of other species, vineyards, olive groves, ruderal environments, slopes and obviously specific crops. The preferred substrate is both calcareous and siliceous with neutral pH and high nutritional values ​​of the soil which must be moderately humid.
From the altimetric point of view it is present up to 1000 m a.s.l.

Description –
Raphanus raphanistrum sativus is a biennial herbaceous species that can reach a maximum height of one meter, oscillating from a minimum of 20 cm and with an average height of 30 cm.
This root has the characteristic of initially accumulating different quantities of nutrients within it and then being used during the subsequent development of the flower and fruit. This is why the root swells so greatly. The color is usually bright red (but there are many different colored varieties). In wild plants the root tends to regress into a subtle form. While in the cultivated varieties the shape is very varied (round, globose, semi-long, long). The root has dimensions ranging from a width of 0.5 – 45 cm to a length of 1 – 100 cm, also depending on the variety.
It has an erect flower axis with few leaves and the root is of the thickened taproot type with various shapes. The surface in the lower part is scattered with reflected bristles or globular hairs (2 mm long).
The lower leaves (the basal ones) are petiolate, lyrate and divided into segments (usually 7 or more lobes). The terminal (apical) segment is larger and has a round shape; the lateral ones are smaller and have an oval or oblong shape and can be interspersed with other smaller segments. All segments are variously toothed. The upper leaves (progressively reduced) are whole with a lanceolate or oval shape and toothed edges. Petiole length: 1 – 30 cm. Length of the basal leaves 4 – 8 cm. Dimensions of the apical lobe: width 2 – 3 cm; length 2 – 4 cm. Size of the other side lobes: width 3 – 6 mm; length 8 – 12 mm.
The inflorescence is formed by a terminal and open raceme composed of several flowers (none of which in an apical position) with short pedicels. Flowering occurs in the second year of the plant’s life.
It has hermaphrodite flowers, colored in violet, lilac-pink or pink-white, but sometimes also yellowish, with a diameter of 15 – 25 mm; they are actinomorphic (in reality they are asymmetrical flowers – with two planes of symmetry) and tetramers (calyx and corolla composed of 4 parts).
The chalice is made up of 4 sepals at times streaked with violet, erect and leaning against the base of the petals. Length of sepals 7 – 8 mm. Width of the sepals: 1 – 2 mm.
The corolla has the petals alternating with the sepals, there are 4 obovate-obcordate, slightly biloba; they are also unguiculated. The surface has showy darker colored ribs. The size of the petals is: length 12 – 15 mm; width 3 – 8 mm.
The androecium is composed of 6 didynamic stamens (2 short and 4 long) and have no appendages; the anthers are sagittate. Length of filaments 5 – 12 mm. Length of the anthers: 1.5 – 2 mm.
The gynoecium has a bi-carpellar ovary, oblong-linear in shape surmounted by a stylus with capitate stigma.
The anthesis is from May to September, while the pollination is entomophilous.
The fruit is a siliqua swollen in the central area and restricted at the apex. From an anatomical point of view it is formed by two segments: a seedless lower part and a semi-inferior upper part ending in a beak. The size of this fruit is such that it is four times longer than it is wide. It is not dehiscent along the two valves like the other siliques (of the species of other genera of the same family). The fruit contains several seeds arranged in the longitudinal direction and separated from each other by transverse spongy septa. Between one seed and the next the siliqua is barely strangled (not as conspicuously as in the other subspecies of the same genus). Some seed series adhere to the placenta which is very fine. The surface of the fruit is covered by 6 – 8 longitudinal furrows. Fruit size: width 8 – 15 mm; length 30 – 70 mm. Length of the beak: 10 – 15 mm.

Cultivation –
Radish is a plant that is grown for its edible swollen roots in salads, it was already known to the ancient Greeks and Romans, who knew several cultivars. It is currently a plant widely cultivated in various parts of the world in tropical and temperate regions for its edible roots.
The biological cycle is biennial (flowering occurs in the second year) and the plant is monocarpic, which means that it produces only one fruit per year.
For the cultivation of this vegetable it should be taken into account that it is native to the temperate zone, but from there it can be cultivated in the tropics, where it grows best at latitudes above 10 ° N and S, or at altitudes above 500 meters.
The plant grows best in areas where annual daytime temperatures are between 12 and 25 ° C, but can tolerate 3 to 30 ° C.
It prefers an average annual rainfall in the range 800 – 1,000 mm, but tolerates 500 – 2,800 mm.
It is, in general, a very easy to grow and fast growing plant that prefers a sunny position and a rich and light substrate with a lot of humidity.
On the other hand, they do not like very heavy or acidic soils and prefers a pH between 6 and 7, tolerating 5.2 – 8.3.
They are plants susceptible to drought and require irrigation during the hot periods of summer or the quality of the roots will deteriorate quickly and the plants will tend to go to seed.
The roots can be ready for harvest 22 to 50 days after planting.
Yields of around 7-10 tons per hectare of fresh radish can be achieved for small, early ripening cultivars.
There are countless varieties, both winter and summer, which are distinguished by the shape, size and color of the root.
Propagation is by seed. Germination occurs a few days after sowing and to have a gradual production you will have to sow, during the suitable season every 2-3 weeks.

Customs and Traditions –
The radish is a plant cultivated since ancient times and used mostly for food purposes even if there are interesting applications in the medicinal field.
These plants have in fact been known for several millennia as evidenced by the findings made in the various ancient civilizations of Greece, China and Egypt. From Pliny the Elder (Como, 23 – Stabia, after 8 September 79), a Latin writer, we know that the ancients cultivated plants called Raphanus which are probably attributable to the modern genus Raphanus. The ancient Greek doctor Androcides recommended its use to Alexander the Great to avoid the harmful consequences of excessive use of wine.
The root is eaten raw or cooked.
It has a crunchy and juicy texture, a spicy flavor, provided it is consumed while still tender, and widely used in addition to salads.
You can also eat raw or cooked bunches of young flowers; they have a peppery flavor and a nice, crunchy texture, are a great addition to salads or can be used as a substitute for broccoli.
Raw seeds are also edible. The seed can be soaked for 12 hours in warm water and then left to germinate for about 6 days. They have a spicy flavor and go well with salads.
An edible oil can be obtained from the seed.
Young raw pods are also eaten.
Remember that radishes of Japanese varieties have higher concentrations of glucosinolate, a substance that acts against the thyroid gland, so it is better to remove the skin.
Radish is a plant that also contains: radish, various sulfur substances, sugars and little starch.
It has healing properties: for this subspecies folk medicine recognizes some properties such as antiscorbutic (fights scurvy with the presence of vitamins), anthelmintic (eliminates various types of worms or parasitic helminths), antibacterial (blocks the generation of bacteria), antispasmodic (reduces muscle spasms, and also relaxes the nervous system), astringent (limits the secretion of liquids) and stimulating (invigorates and activates the nervous and vascular systems). In particular, the roots stimulate appetite and digestion.
Furthermore, the roots stimulate appetite and digestion, having a tonic and laxative effect on the intestine and indirectly stimulating the flow of bile. Consuming radish generally results in better digestion, however some people are sensitive to its acrimony and vigorous action.
The plant is used in the treatment of intestinal parasites, although the part of the plant used is not specified, and is antibacterial and antifungal.It inhibits the growth of Staphylococcus aureus, E. coli, streptococci, pneumococci, etc. and it also appears to exhibit anticancer activity.
The old leaves, seeds and roots are used in the treatment of asthma and other chest ailments.
The juice of the fresh leaves is a diuretic and a laxative.
The seed is carminative, diuretic, expectorant, laxative and stomachic; it is taken internally to treat indigestion, bloating, gas, acid regurgitation, diarrhea and bronchitis.
The root is antiscorbutic, antispasmodic, astringent, cholagogue, digestive and diuretic; it is crushed and used as a poultice for burns, bruises and bad odors of the feet.
Among others on the agroforestry ones are mentioned.
The plant repels tomato and cucumber beetles and is useful for repelling other harmful insects such as the carrot fly.
In addition, in the associations they go well with lettuce, nasturtium, peas and chervil, tomatoes and cucumbers.
There is a forage variety that grows more vigorously and is used as green manure.

Preparation Method –
Raphanus raphanistrum sativus is a plant cultivated since remote times of which its roots are mainly used, especially in salads or even alone with oil, vinegar and salt.
However, the roots must be tender and must be harvested before the plant blooms.
Raw or cooked young flowers and raw seeds can also be eaten.
Young raw pods are also eaten.
From the seeds an oil is obtained that does not dry and can be used in the production of soap.
As mentioned, there are various uses in the medicinal field, today less used but important in particular dietary corrections.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





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Raphanus raphanistrum sativus

El rábano (Raphanus raphanistrum subsp. Sativus (L.) Domin) es una especie herbácea perteneciente a la familia Brassicaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
dominio eucariota,
reino plantae,
superdivisión de espermatofitas,
división de magnoliofitas,
clase Magnoliopsida,
Subclase Dilleniidae,
Orden Capparales,
familia de las brasicáceas,
Género Raphanus,
Especies de R. raphanistrum.
Subespecie R. r. sativus.
Los siguientes términos son sinónimos:
– Raphanistrum gayanum Fisch. & C.A.Mey.;
– Raphanus acanthiformis Morel ex L.Sisley;
– Raphanus caudatus L.;
– Raphanus caudatus L.f.;
– Raphanus chinensis Mill.;
– Raphanus gayanus (Fisch. & C.A.Mey.) G.Don;
– Raphanus indicus Sinskaya;
– Raphanus macropodus H.Lév.;
– Raphanus niger Mill.;
– Raphanus oleifer Steud.;
– Raphanus orbicularis Mill.;
– Raphanus radicula Pers.;
– Raphanus rotundus Mill.;
– Raphanus sativus L.;
– Raphanus sativus subsp. acanthiformis (Morel ex L.Sisley) Stank.;
– Raphanus sativus var. aka-daikon (Kitam.) Sazonova;
– Raphanus sativus f. albescens (Makino) M.Hiroe;
– Raphanus sativus f. esculentus (Metzg.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus f. exsuccus (Thell.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus convar. hybernus (Alef.) Sazonova;
– Raphanus sativus var. incarnatus Sazonova;
– Raphanus sativus var. lobo Sazonova & Stank.;
– Raphanus sativus var. longipinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus convar. minowase (Kitam.) Sazonova;
– Raphanus sativus subf. niger (Mill.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus var. niger (Mill.) J.Kern.;
– Raphanus sativus var. nonpinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus subf. oleifer (DC.) M.Hiroe;
– Raphanus sativus var. parvipinnatus L.H.Bailey;
– Raphanus sativus convar. radicula (Pers.) Sazonova;
– Raphanus sativus var. roseus Sazonova;
– Raphanus sativus var. rubidus Sazonova;
– Raphanus sativus subf. silvester (W.D.J.Koch) M.Hiroe;
– Raphanus sativus subsp. sinensis Sazonova & Stank.;
– Raphanus sativus var. syrengeus Sazonova;
– Raphanus sativus var. virens Sazonova;
– Raphanus sinensis Thunb. ex Pritz.;
– Raphanus stenocarpus Kitag.;
– Raphanus taquetii H.Lév..

Etimología –
El término Raphanus proviene del griego ῥάφᾰνος ráphanos rábano picante, rábano, de ῥα rha, contracción de la raíz ῥίζα rhiza, y de la raíz del verbo φαίνω phaíno aparecer: con raíces visibles.
El epíteto específico raphanistrum es el despectivo del género Raphanus, rábano picante, rábano: rábano silvestre.
El nombre de la subespecie satum es el participio pasado de sero siembra, siembra, luego siembra, siembra: siembra o siembra, cultivado, domesticado.

Distribución Geográfica y Hábitat –
El rábano es una planta de origen desconocido, quizás un híbrido fijo originario del sudeste asiático, con distribución mediterránea y cosmopolita.
Sin embargo, la distribución de las variedades espontáneas es muy amplia, ya que se encuentran en Europa, Asia occidental, África boreal e India, Japón y América (las tres últimas áreas probablemente por naturalización).
En Italia es común en todo el territorio. En los Alpes italianos se encuentra en las siguientes provincias: Bérgamo, Bolzano y Belluno.
Fuera de Italia (todavía en los Alpes) se encuentra en las siguientes regiones: Alpes-de-Haute-Provence e Isère para Francia; Valais, Berna, Ticino y Grisons para Suiza; Vorarlberg, Tirol del Norte, Carintia y Estiria por Austria.
En las montañas europeas se encuentra en las siguientes áreas: Macizo del Jura, Pirineos y Alpes Dináricos.
Su hábitat típico es el de los campos, en presencia de cultivos de otras especies, viñedos, olivares, ambientes ruderales, laderas y obviamente cultivos específicos. El sustrato preferido es tanto calcáreo como silíceo con pH neutro y alto valor nutricional del suelo que debe ser moderadamente húmedo.
Desde el punto de vista altimétrico está presente hasta los 1000 m s.n.m.

Descripción –
Raphanus raphanistrum sativus es una especie herbácea bienal que puede alcanzar una altura máxima de un metro, oscilando desde una mínima de 20 cm y con una altura media de 30 cm.
Esta raíz tiene la característica de acumular inicialmente diferentes cantidades de nutrientes en su interior para luego ser utilizados durante el desarrollo posterior de la flor y el fruto. Por eso la raíz se hincha tanto. El color suele ser rojo brillante (pero hay muchas variedades de diferentes colores). En las plantas silvestres, la raíz tiende a retroceder a una forma sutil. Mientras que en las variedades cultivadas la forma es muy variada (redonda, globosa, semilarga, larga). La raíz tiene unas dimensiones que van desde un ancho de 0,5 – 45 cm hasta un largo de 1 – 100 cm, también dependiendo de la variedad.
Tiene un eje floral erecto con pocas hojas y la raíz es del tipo pivotante engrosada con varias formas. La superficie en la parte inferior está salpicada de cerdas reflejadas o pelos globulares (2 mm de largo).
Las hojas inferiores (las basales) son pecioladas, liradas y divididas en segmentos (generalmente de 7 o más lóbulos). El segmento terminal (apical) es más grande y tiene forma redonda; los laterales son más pequeños y tienen forma ovalada u oblonga y pueden intercalarse con otros segmentos más pequeños. Todos los segmentos tienen varios dientes. Las hojas superiores (progresivamente reducidas) son enteras con forma lanceolada u ovalada y bordes dentados. Longitud del pecíolo: 1 – 30 cm. Longitud de las hojas basales 4 – 8 cm. Dimensiones del lóbulo apical: ancho 2 – 3 cm; longitud 2 – 4 cm. Tamaño de los otros lóbulos laterales: ancho 3 – 6 mm; longitud 8 – 12 mm.
La inflorescencia está formada por un racimo terminal y abierto compuesto por varias flores (ninguna en posición apical) con pedicelos cortos. La floración se produce en el segundo año de vida de la planta.
Tiene flores hermafroditas, de color violeta, lila-rosa o rosa-blanco, pero a veces también amarillentas, con un diámetro de 15 – 25 mm; son actinomorfas (en realidad son flores asimétricas – con dos planos de simetría) y tetrámeras (cáliz y corola compuestos por 4 partes).
El cáliz está formado por 4 sépalos a veces veteados de violeta, erectos y apoyados en la base de los pétalos. Longitud de los sépalos 7 – 8 mm. Ancho de los sépalos: 1 – 2 mm.
La corola tiene los pétalos alternados con los sépalos, son 4 obovados-obcordados, ligeramente biloba; también son unguiculated. La superficie presenta vistosas nervaduras de color más oscuro. El tamaño de los pétalos es: longitud 12 – 15 mm; ancho 3 – 8 mm.
El androceo está compuesto por 6 estambres didinámicos (2 cortos y 4 largos) y no tiene apéndices; las anteras son sagitadas. Longitud de filamentos 5 – 12 mm. Longitud de las anteras: 1,5 – 2 mm.
El gineceo tiene un ovario bi-carpelar, de forma oblongo-lineal coronado por un lápiz con estigma grande.
La antesis es de mayo a septiembre, mientras que la polinización es entomófila.
El fruto es una silicua hinchada en la zona central y restringida en el ápice. Desde el punto de vista anatómico está formado por dos segmentos: una parte inferior sin semillas y una parte superior semiinferior que termina en un pico. El tamaño de este fruto es tal que es cuatro veces más largo que ancho. No es dehiscente a lo largo de las dos valvas como las otras silicuas (de las especies de otros géneros de la misma familia). El fruto contiene varias semillas dispuestas en dirección longitudinal y separadas entre sí por tabiques esponjosos transversales. Entre una semilla y la siguiente, la siliqua apenas se estrangula (no de forma tan llamativa como en las otras subespecies del mismo género). Algunas series de semillas se adhieren a la placenta que es muy fina. La superficie del fruto está cubierta por 6 – 8 surcos longitudinales. Tamaño del fruto: ancho 8 – 15 mm; longitud 30 – 70 mm. Longitud del pico: 10 – 15 mm.

Cultivo –
El rábano es una planta que se cultiva por sus raíces hinchadas comestibles en ensaladas, ya era conocido por los antiguos griegos y romanos, quienes conocían varios cultivares. Actualmente es una planta ampliamente cultivada en varias partes del mundo en regiones tropicales y templadas por sus raíces comestibles.
El ciclo biológico es bienal (la floración se produce en el segundo año) y la planta es monocárpica, lo que significa que produce un solo fruto al año.
Para el cultivo de esta hortaliza se debe tener en cuenta que es originaria de la zona templada, pero de allí se puede cultivar en el trópico, donde crece mejor en latitudes superiores a los 10° N y S, o en altitudes superiores a los 500 metros
La planta crece mejor en áreas donde las temperaturas diurnas anuales están entre 12 y 25 °C, pero puede tolerar de 3 a 30 °C.
Prefiere una precipitación media anual en el rango de 800 – 1000 mm, pero tolera 500 – 2800 mm.
Es, en general, una planta muy fácil de cultivar y de rápido crecimiento que prefiere una posición soleada y un sustrato rico y ligero con mucha humedad.
Por otro lado, no le gustan los suelos muy pesados ​​o ácidos y prefiere un pH entre 6 y 7, tolerando 5,2 – 8,3.
Son plantas susceptibles a la sequía y requieren riego durante los períodos cálidos del verano o la calidad de las raíces se deteriorará rápidamente y las plantas tenderán a producir semillas.
Las raíces pueden estar listas para la cosecha de 22 a 50 días después de la siembra.
Se pueden lograr rendimientos de alrededor de 7-10 toneladas por hectárea de rábano fresco para cultivares pequeños de maduración temprana.
Existen infinidad de variedades, tanto de invierno como de verano, que se distinguen por la forma, el tamaño y el color de la raíz.
La propagación es por semilla. La germinación se produce a los pocos días de la siembra y para tener una producción paulatina habrá que sembrar, en la época adecuada, cada 2-3 semanas.

Costumbres y tradiciones –
El rábano es una planta cultivada desde la antigüedad y utilizada mayoritariamente con fines alimentarios aunque existen interesantes aplicaciones en el campo medicinal.
De hecho, estas plantas se conocen desde hace varios milenios, como lo demuestran los hallazgos realizados en las diversas civilizaciones antiguas de Grecia, China y Egipto. De Plinio el Viejo (Como, 23 – Stabia, después del 8 de septiembre de 79), escritor latino, sabemos que los antiguos cultivaban plantas llamadas Raphanus que probablemente se atribuyen al género moderno Raphanus. El antiguo médico griego Androcides recomendó su uso a Alejandro Magno para evitar las nefastas consecuencias del uso excesivo del vino.
La raíz se come cruda o cocida.
Tiene una textura crujiente y jugosa, un sabor picante, siempre que se consuma tierno, y muy utilizado como complemento a las ensaladas.
También se pueden comer racimos de flores jóvenes crudos o cocidos; tienen un sabor picante y una textura agradable y crujiente, son una excelente adición a las ensaladas o se pueden usar como sustituto del brócoli.
Las semillas crudas también son comestibles. La semilla puede remojarse durante 12 horas en agua tibia y luego dejarse germinar durante unos 6 días. Tienen un sabor picante y van bien con ensaladas.
Se puede obtener un aceite comestible de la semilla.
También se comen las vainas jóvenes crudas.
Recuerda que los rábanos de las variedades japonesas tienen mayores concentraciones de glucosinolato, sustancia que actúa contra la glándula tiroides, por lo que es mejor quitarles la piel.
El rábano es una planta que también contiene: rábano, diversas sustancias azufradas, azúcares y poco almidón.
Tiene propiedades curativas: para esta subespecie la medicina popular reconoce algunas propiedades como antiescorbútico (combate el escorbuto con la presencia de vitaminas), antihelmíntico (elimina varios tipos de gusanos o helmintos parásitos), antibacteriano (bloquea la generación de bacterias), antiespasmódico (reduce espasmos musculares, y además relaja el sistema nervioso), astringente (limita la secreción de líquidos) y estimulante (vigoriza y activa el sistema nervioso y vascular). En particular, las raíces estimulan el apetito y la digestión.
Además, las raíces estimulan el apetito y la digestión, teniendo un efecto tónico y laxante en el intestino e indirectamente estimulando el flujo de bilis. El consumo de rábano generalmente da como resultado una mejor digestión, sin embargo, algunas personas son sensibles a su acidez y acción vigorosa.
La planta se utiliza en el tratamiento de parásitos intestinales, aunque no se especifica la parte de la planta utilizada, y es antibacteriana y antifúngica. Inhibe el crecimiento de Staphylococcus aureus, E. coli, estreptococos, neumococos, etc. y también parece exhibir actividad anticancerígena.
Las hojas, semillas y raíces viejas se utilizan en el tratamiento del asma y otras dolencias del pecho.
El jugo de las hojas frescas es diurético y laxante.
La semilla es carminativa, diurética, expectorante, laxante y estomacal; se toma internamente para tratar la indigestión, distensión abdominal, gases, regurgitación ácida, diarrea y bronquitis.
La raíz es antiescorbútica, antiespasmódica, astringente, colagoga, digestiva y diurética; se tritura y se usa como cataplasma para quemaduras, contusiones y malos olores de los pies.
Entre otros se mencionan los agroforestales.
La planta repele los escarabajos del tomate y del pepino y es útil para repeler otros insectos dañinos como la mosca de la zanahoria.
Además, en las asociaciones van bien con lechuga, capuchina, guisantes y perifollo, tomates y pepinos.
Existe una variedad forrajera que crece con más vigor y se utiliza como abono verde.

Método de preparación –
Raphanus raphanistrum sativus es una planta cultivada desde tiempos remotos de la que se utilizan principalmente sus raíces, especialmente en ensaladas o incluso sola con aceite, vinagre y sal.
Sin embargo, las raíces deben estar tiernas y deben cosecharse antes de que la planta florezca.
Las flores jóvenes crudas o cocidas y las semillas crudas también se pueden comer.
También se comen las vainas jóvenes crudas.
De las semillas se obtiene un aceite que no seca y puede ser utilizado en la elaboración de jabón.
Como se mencionó, existen varios usos en el campo medicinal, hoy en día menos utilizados pero importantes en particular las correcciones dietéticas.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– GBIF, la Facilidad Global de Información sobre Biodiversidad.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista comentada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y usos alimúrgicos se indican únicamente con fines informativos, no representan en modo alguno una prescripción médica; por lo que no se responsabiliza de su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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