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Plumbago europaea

Plumbago europaea

La Caprinella o Piombaggine europea (Plumbago europaea L.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Plumbaginaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Plumbaginales,
Famiglia Plumbaginaceae,
Genere Plumbago,
Specie P. europaea.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Plumbago angustifolia Spach;
– Plumbago denticulata St. Lager;
– Plumbago europaea var. asperrima Sennen & Elías;
– Plumbago europaea var. glandulosa Cout.;
– Plumbago lapathifolia Willd.;
– Plumbago purpurea Salisb.;
– Plumbago undulata Moench..

Etimologia –
Il termine Plumbago viene da plumbago, nome latino di una pianta citata da Plinio.
L’epiteto specifico europaea viene da Europa: in quanto specie del continente europeo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Plumbago europaea è una pianta di origine del Sud Europa, in area mediterranea e diffusa fino all’Asia centrale.
In Italia è presente in tutto il settore centro-meridionale, comprese le Isole e come avventizia in Veneto.
Il suo habitat è quelle delle zone rocciose secche, colline, sabbie marittime, bordi stradali, campi e muri a quote comprese tra i 0-800 metri sul livello del mare.

Descrizione –
La Plumbago europaea è una pianta erbacea perenne a base legnosa, camefita fruticosa, ricoperta da un consistente strato cotonoso che, in condizioni ottimali, forma un cespuglio di forma tondeggiante alto fino a circa un metro.
La porzione basale è ramosissima, compatta, intricata e in parte lignificata. Da essa s’irradiano numerosi fusti fioriferi anch’essi ampiamente ramificati. I fusti sono eretti, glabri e costoluti.
Le foglie hanno forma e dimensioni variabili e spesso densamente ricoperte, su entrambe le pagine, da minuscole ghiandole. Le foglie inferiori sono lanceolate a base cuneata, quelle cauline sono di minori dimensioni, più strettamente lanceolate, a base cordata, sessili e amplessi cauli; hanno margine intero ma talvolta appare come dentellato per la presenza di una regolare fila di papille prominenti. Le foglie hanno perlopiù un colore grigiastro, plumbeo.
I fiori sono ermafroditi e raccolti in cime pauciflore all’apice delle ramificazioni, principali e secondarie. Il calice ha forma tubulosa e di colore rossiccio; è caratterizzato, in maniera piuttosto appariscente, dalla presenza sui sepali di linee ordinate di peli ghiandolari prominenti. La corolla è anch’essa tubulosa e si suddivide in cinque lobi lanceolati. Il colore è rosa-violaceo di varia intensità e la nervatura centrale dei singoli lobi è di tonalità più intensa.
L’antesi è compresa tra i mesi di Giugno-Ottobre.
Il frutto è un diclesio oblungo ovoide, di 6,2-7 x 2,6-3 mm, scuro, brillante, deiscente trasversalmente dalla base all’apice, spesso per 5 valve. Seme unico, di circa 4-4,5 x 2,2-3 mm, a forma di una goccia, con una estremità appuntita e l’altra arrotondata.

Coltivazione –
La Plumbago europaea è una pianta perenne rara che, soprattutto un tempo, veniva utilizzata in natura per l’uso locale come alimento.
È una pianta coltivabile in terreni sabbiosi o ghiaiosi ben drenati in pieno sole.
La propagazione avviene per seme con semina in semenzaio ad inizio primavera o direttamente in pieno campo.
Il trapianto in pieno campo va fatto in tarda primavera dopo le ultime gelate previste.
Si può propagare anche per talee dei germogli basali della nuova vegetazione primaverile. In questo caso si raccomanda di prelevare i germogli con abbondante fusto sotterraneo quando si trovano a circa 8 – 10 cm dal suolo. Vanno poi messe all’ombra leggera o in zona protetta fino a radicamento e trapiantate in estate.

Usi e Tradizioni –
La Plumbago europaea è una pianta che nel corso dei secoli ha rivestito un ruolo marginale ma significativo nella tradizione popolare mediterranea, sia per i suoi impieghi medicamentosi sia per alcuni usi alimentari e simbolici.
Dal punto di vista ornamentale, la specie viene talvolta coltivata per il suo portamento compatto e per le infiorescenze discrete ma eleganti, adattandosi bene a climi caldi e secchi. Non di rado, tuttavia, sfugge alla coltivazione e si naturalizza facilmente, crescendo spontanea in ambienti disturbati come incolti, bordi stradali, pendii rocciosi e muri, dove dimostra una notevole resistenza alla siccità. Il suo optimum ecologico si colloca nella fascia mediterranea, dove è presente fin dall’antichità.
Nella medicina popolare, la Plumbago europaea è stata utilizzata con molta cautela per le sue proprietà fortemente attive, legate alla presenza di sostanze irritanti e potenzialmente tossiche. Le parti aeree e soprattutto le radici venivano impiegate come:
– Emetiche, per provocare il vomito in caso di avvelenamenti (uso oggi abbandonato);
– Odontalgiche, applicate localmente per alleviare il mal di denti;
– Vescicanti, utilizzate esternamente per provocare irritazione cutanea a scopo revulsivo.
Questi impieghi riflettono una concezione terapeutica arcaica, basata sull’idea di “richiamare” o espellere il male attraverso reazioni forti dell’organismo. È importante sottolineare che tali usi non sono più praticati nella medicina moderna, a causa dei rischi elevati di effetti collaterali.
Dal punto di vista fitochimico, dalla pianta si estrae il flavonolo europetin, un flavonolo O-metilato di interesse scientifico, oggi ottenibile anche per via sintetica. Questo composto è studiato soprattutto in ambito chimico e farmacologico, più che per applicazioni terapeutiche dirette.
Inoltre, per la sua capacità di crescere in luoghi aridi e marginali, la Plumbago europaea è stata talvolta associata, nel folklore rurale, a concetti di resistenza, tenacia e adattamento. In alcune zone del Mediterraneo era considerata una pianta “forte”, da maneggiare con rispetto, proprio per la sua natura irritante e pericolosa se usata impropriamente.

Modalità di Preparazione –
La Plumbago europaea è una pianta che in passato veniva impiegata soprattutto a scopo medicinale e, più raramente, alimentare. Di essa si utilizzavano le giovani foglie per l’alimentazione, mentre le radici o l’intera pianta trovavano impiego in ambito terapeutico.
In alcune tradizioni locali, in particolare durante periodi di scarsità alimentare, la Plumbago europaea veniva consumata come pianta commestibile. A tal fine si raccoglievano esclusivamente le foglie giovani in primavera, che venivano consumate solo dopo cottura, necessaria per ridurre la presenza di sostanze irritanti. Si trattava comunque di un uso occasionale e legato alla sussistenza, mai diffuso su larga scala.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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