Come si coltiva il Leccio

Come si coltiva il Leccio

Il leccio o elce (Quercus ilex L., 1753) è un albero della famiglia delle Fagaceae, diffuso nei paesi del bacino del Mediterraneo. È una pianta diffusa in tutto il Bacino del Mediterraneo ed in Italia è spontaneo nelle zone a clima più mite, dove è anche molto frequente nei giardini e nei viali cittadini.
Il leccio è una specie termofila caratteristica della macchia mediterranea, si trova dal livello del mare fino a 600 m (anche più in alto nel Sud Italia). Questa quercia sempreverde è molto longeva e può raggiungere i mille anni.
Le sue strutture riproduttive sono dei fiori maschili che sono disposti in glomeruli che formano amenti filiformi, mentre quelli femminili, con breve peduncolo, si trovano sui rami soli o in gruppi di 2-3. La ghianda è lunga fino a 3 cm e presenta una cupola grigio chiaro con squamette appressate.

Coltivazione –
Il leccio, sia per la sua resistenza, che longevità e durevolezza, viene impiegato non solo nei viali alberati, ma anche in vere e proprie barriere frangivento.
Tuttavia può essere anche impiegato come pianta da impiantare in un prato per chi desideri un albero forte e scenografico in abbinamento ad altre specie da climi aridi come l’ulivo o l’acacia.
Dal punto di vista pedologico l’albero del leccio preferisce terreni alcalini che non siano troppo argillosi e ben esposti al sole, naturalmente in climi caldi o miti in quanto l’albero non gradisce gli ambienti rigidi: è consigliabile non piantarlo troppo vicino alle abitazioni perché essendo un sempreverde non perde le foglie, che in inverno possono impedire il passaggio dei raggi solari a causa della loro densità.
Il leccio si propaga tramite seme, che si trova nelle ghiande. Queste in autunno raggiungono la completa maturazione e possono essere raccolte e seminate in vaso non oltre due mesi. Le piantine risultanti dovranno poi essere trapiantate nel terreno e messe a dimora in circa tre anni: per garantire un’ottima crescita è importante effettuare la pacciamatura con sostanze ricche di materiale organico.
Una volta che la pianta inizierà a diventare adulta può essere sottoposta anche ad interventi di potatura.
Il leccio tende a formare una folta chioma che può rendere necessari interventi di potatura.

Questi interventi possono sintetizzarsi in:
– potatura di contenimento, ovvero l’asportazione dei rami secondari secchi per esigenze di dimensioni;
– potatura di ringiovanimento, che implica l’asportazione dei rami primari secchi del leccio, che non risulta però “sfoltito” perché i rami secondari non vengono toccati;
– cimatura, che è il tipo di potatura più utilizzato per motivi estetici in quanto permette di donare alla chioma la forma desiderata.
Il leccio, comunque, trova un importante impiego in campo selvicolturale.
In questo caso viene coltivato principalmente a ceduo per la produzione di legna da ardere; è importante perché permette di ricavare produzioni anche da terreni difficili. La capacità di generazione di polloni dopo un’ utilizzazione è molto buona e maggiore rispetto alle querce caducifoglie. Il turno varia generalmente dai 30 ai 45 anni, tuttavia anche turni allungati di 45 – 55 anni non compromettono la capacità di generare polloni. La produzione dei cedui di leccio è modesta, varia dai 2 ai 5 m³ ad ettaro di incremento annuo. Degna di nota è anche la funzione estetica dei boschi di alto fusto che caratterizzano zone dell’ Italia peninsulare costiera.

Usi –
Il legno di leccio è troppo duro per essere agevolmente lavorato ma in compenso è ottimo per produrre legna da ardere ed è ricco di tannino.
La pianta viene usata specialmente come pianta forestale e per alberare strade e parchi.

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