Drenaggio

Drenaggio

Con il termine drenaggio, in idraulica agraria, si intende la capacità di un terreno di far defluire l’acqua.
Il drenaggio, o drenaggio sottosuperficiale, è il complesso dei sistemi naturali, o creati dall’uomo, che sovraintendono al deflusso ed allo smaltimento negli strati di suolo più profondi dell’acqua in eccesso del terreno.
Il termine drenaggio viene indicato indifferentemente per descrivere la capacità di un suolo di far defluire l’acqua ma anche gli allestimenti operati dagli agricoltori, in maniera artificiale, per agevolare il deflusso delle acque superficiali.
La capacità di drenaggio di un suolo è legata poi alle caratteristiche pedologiche di un suolo e del rapporto tra frazione solida (particelle) con la frazione aeriforme (porosità e microporosità).
Anche la dimensione delle particelle incide sulla capacità di drenaggio nel senso che, in generale, suoli con particelle più grossolane (come nei suoli sabbiosi) hanno una maggiore capacità di drenaggio mentre suoli con particelle più fine (come nei suoli argillosi) hanno una minore capacità di drenaggio.
La capacità di drenaggio è poi influenzata, tra le altre caratteristiche anche dalla percentuale di sostanza organica del suolo e dalle lavorazioni agronomiche effettuate sullo stesso.
Inoltre un terreno si presenta ben drenato per natura quando la falda freatica si trova ad un’adeguata profondità e la porosità è tale da non ostacolare la percolazione dell’acqua in eccesso.
I metodi di drenaggio artificiali vengono applicati ricorrendo a sistemi rudimentali oppure a reti di emungimento concepite per lo scopo. In quest’ultimo caso si usa generalmente il termine di drenaggio tubolare.

I sistemi di drenaggio artificiale, operati quindi dagli agricoltori possono essere di varia natura; da quelli più rudimentali e più provvisori fino a quelli tecnicamente più avanzati e di maggiore costo e persistenza.
Sistemi di drenaggio rudimentali consistono nell’impiego di attrezzi discissori, che effettuano un taglio verticale del terreno, provvisti di sagome terminali in grado di tracciare alla profondità di lavoro un canalicolo modellato (“aratro talpa”). Questi interstizi fungono da dreni raccogliendo l’acqua che percola e convogliandola nelle scoline.
Per loro natura un sistema di questo tipo ha una durata limitata, per lo più, ad un ciclo colturale.
Si possono anche realizzare, soprattutto prima degli impianti di frutteti o vigneti, dei sistemi di emungimento realizzati con trincee che vengono scavate in corrispondenza del filare, sul cui fondo si stende un letto di sassi e frasche, in modo da formare uno strato di maggiore permeabilità in grado di facilitare lo sgrondo dell’acqua di percolazione e contenere il ristagno nella zona esplorata dalle radici.
Questa tecnica, utilizzata maggiormente in passato, ha una durata limitata, per lo più ad alcuni anni, perché nel tempo le particelle fini di terra tendono a riempire e intasare gli interstizi sul fondo della trincea.
Oggi si tende ad usare di più invece il drenaggio tubolare. Questo tipo di drenaggio è di maggiore durata e consiste nello scavare dei fossi sul cui fondo si stendono tubi forati (dreni) in corrispondenza della profondità desiderata.
Questi dreni sono realizzati in materiale plastico e vengono provvisti di un rivestimento filtrante, realizzato con fibra di cocco o sintetica, allo scopo di evitare che la terra fine occluda i pori.
In questo caso la messa in posa viene operata conferendo ai dreni un’inclinazione sufficiente a garantire il deflusso dell’acqua verso i condotti collettori. La distanza fra i dreni è rapportata alla porosità del terreno: la rete è più fitta in terreni con tessitura fine.

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