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Orto botanico di Catania

L’orto botanico di Catania è un giardino botanico diretto dal Dipartimento di scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania che fu istituito da Francesco Tornabene Roccaforte nel 1858.
L’orto botanico è un’istituzione membro del Botanic Gardens Conservation International, con il codice d’identificazione internazionale CAT.

Storia –
La fondazione dell’orto botanico di Catania si deve al monaco bibliotecario benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo, dalla precedente proprietà di Carmine Ferlito. All’opera di realizzazione collaborarono sia il futuro rettore Carlo Gemmellaro sia Lorenzo Maddem, al quale dal 1845 vennero affidate le problematiche tecniche.
L’orto botanico universitario, su progetto dell’architetto Mario Di Stefano, venne inaugurato nel 1858 ed oggi si estende su una superficie di circa 16.000 m² a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali.
Dopo la fondazione nel 1862 furono collocate le prime piante, provenienti da altri Orti Botanici, in particolare da Svezia, Francia e Italia (Napoli e Palermo).
Nel 1865, grazie al lascito del catanese Mario Coltraro, l’Orto fu ampliato con una nuova area destinata, come espressamente voluto dal donatore, alla coltivazione delle specie della flora spontanea siciliana. Da allora non è stata possibile alcuna ulteriore espansione a causa del rapido sviluppo della città.
Al Tornabene successero Pasquale Baccarini, in carica dal 1892 al 1900, Giuseppe Lopriore, dal 1900 al 1901 e nel 1901 Fridiano Cavara.
Quest’ultimo si distinse per un’attività scientifica vivace e varia, dedicandosi, tra l’altro, a ricerche floristiche e micologiche, ma soprattutto tentò l’esperienza di acclimatare sull’Etna piante alpine. A tale scopo creò, nei pressi della casa cantoniera, a 1880 m s.l.m., un Giardino Botanico Alpino che chiamò “Gussonea”.
Luigi Buscalioni, noto in Italia e all’estero per la sua produzione scientifica nei più diversi campi della Botanica, diresse l’Orto dal 1906 al 1923, adoperandosi per l’ampliamento dell’Istituto con la creazione di nuovi locali per la biblioteca e i laboratori. Strutture che da un punto di vista architettonico, si rivelarono molto modeste in confronto al classico edificio voluto dal Tornabene. Egli cercò, inoltre, di realizzare nell’Orto l’ordinamento sistematico secondo Engler, ma le sostanziali modifiche apportate, se permisero un’organizzazione più razionale, comportarono però la distruzione di esemplari arborei di indubbio pregio.
I successivi direttori, noti studiosi in campo botanico come Emilio Chiovenda, Albina Messeri e Roberto Corti, non apportarono sostanziali cambiamenti all’Orto.
Alla vigilia della seconda guerra mondiale assunse la direzione Gaetano Rodio.
Purtroppo i danni causati dai bombardamenti, l’occupazione dell’Istituto da parte delle truppe alleate e le difficoltà postbelliche determinarono la decadenza dell’Orto.
Nel 1958, per i gravi danni subiti, il direttore Valerio Giacomini fece demolire la grande serra Tepidario voluta dal Tornabene.
Oggi l’Orto Botanico, all’interno dell’originaria struttura ottocentesca, è tornato ad essere luogo di notevole interesse culturale storico, scientifico e didattico.

Descrizione –
L’area dell’orto botanico di Catania è suddivisa in Hortus Generalis (13.000 m²), caratterizzato dalla presenza di piante esotiche, ed Hortus Siculus (3000 m²), destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.
L’Hortus Generalis, in stile formale o all’italiana, è diviso da viali ortogonali in ventidue settori geometrici delimitati da larghi gradini in pietra calcarea da taglio; la regolarità delle forme è accentuata dalla presenza di tre vasche circolari, utilizzate per la coltivazione delle piante acquatiche.
L’edificio monumentale è stato realizzato in stile neoclassico dall’architetto Di Stefano con eleganti colonne ioniche e soffitti a cassettoni. Alle rigorose linee architettoniche fanno da contrappunto due maestose Dracaena draco, comunemente note come albero del drago. Nell’Hortus Generalis si possono inoltre ammirare la ricca collezione di palme e l’affascinante settore delle piante succulente.
Il Tepidarium (grande serra) custodisce oggi oltre 160 specie vegetali tra piante ornamentali e di interesse alimentare come quella del caffè e della papaia. La vasca centrale ospita le delicate ninfee. La grande serra, voluta dallo stesso Tornabene, fu realizzata in ferro e cristalli ad imitazione della Serra Carolina dell’orto botanico di Palermo. All’indomani della seconda guerra mondiale venne demolita (1958) a causa dei forti danni subiti durante i bombardamenti. È stata recentemente ricostruita, con la medesima struttura architettonica dell’originaria e inaugurata nel 2008. In prossimità del Tepidario si trovano due piccole serre destinate alla coltivazione delle piante succulente.
L’Hortus Siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, rappresenta un’oasi di tutela e conservazione di specie rare e a rischio di estinzione come la Zelkova sicula. In aree diversificate sono stati riprodotti alcuni ambienti tipici mediterranei (ambiente dunale, roccaglie, ambienti umidi, bosco, macchia) che ripropongono in piccola scala il paesaggio siciliano. Fu realizzato nel 1865, grazie al lascito del catanese Mario Coltraro, che espresse la volontà di adibire l’area donata per la coltivazione delle specie della flora spontanea isolana. Da allora non è stata possibile alcuna ulteriore espansione del giardino scientifico a causa del rapido sviluppo della città.

Strutture e Collezioni –
L’Orto Botanico di Catania si estende su una superficie di circa 16.000 mq ed è posto a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali; il clima è termomediterraneo subumido (con precipitazioni medie annue di 732 mm e temperatura media annua 18 C).
La più ricca delle collezioni dell’Orto Botanico di Catania è certamente la collezione delle piante succulente, che raccoglie circa 2.000 specie, prevalentemente Cactacee, Euforbiacee, Aizoacee, per la maggior parte coltivate all’aperto.
Per le loro originali forme e strutture le succulente rappresentano una delle attrattive di maggior pregio sia dal punto di vista didattico che ornamentale. Fu lo stesso Tornabene che diede vita alla collezione, successivamente arricchita, nel 1963, da 4.000 nuovi esemplari e ancora dalla acquisizione della collezione “Concetto Di Stefano” e nel 1982 dalla donazione del dott. Cesare Gasperini.
Le principali collezioni dell’orto sono possono dividersi secondo la seguente classificazione:
Piante succulente – La collezione, creata da Tornabene, comprende oltre 2.000 specie, principalmente Cactaceae, Euphorbiaceae e Aizoaceae. Di particolare interesse sono Astrophytum capricorne, Blossfeldia liliputana, Cereus spp., Echinocactus grusonii, Leuchtenbergia principis, Lophophora williamsii, Mammillaria herrerae, Mammillaria schiedeana, Mammillaria theresae, Melocatus jansenianus, Roseocactus fissuratus, e Toumeya papyracantha, ma anche Euphorbia abyssinica, Euphorbia candelabrum, Euphorbia trigona, Euphorbia caerulescens, Euphorbia resinifera, Caralluma europaea, Crassula brevifolia, Crassula falcata e Stapelia spp.
Palme – Comprende circa 50 specie dei generi Arecastrum, Arykuryroba, Butia, Chamaedorea, Chamaerops, Erithea, Howea, Livistona, Phoenix, Sabal, Trithrinax, Trachycarpus, Washingtonia. Di particolare interesse Arecastrum romanzoffianum, Butia eriospatha, Brahea dulcis, Dypsis onilahensis, Jubaea chilensis, Medemia argun, Rhopalostylis sapida, Pritchardia hillebreii, Sabal acauli, Trithrinax campestris, Trithrinax brasiliensis, Wallichia densiflora e Washingtonia robusta.
Endemismi siculi – Numerose specie tra le quali Abies nebrodensis, Anthemis ismelia, Brassica spp., Celtis aetnensis, Centaurea tauromenitana, Cremnophyton lanfrancoi, Darniella melitensis, Paleocyanus crassifolius, Salix gussonei, Scilla cupani, Scilla dimartinoi, Scilla sicula, Senecio ambiguus e Zelkova sicula.
Alberi e arbusti – Bupleurum fruticosum, Ceratonia siliqua, Chamaerops humilis, Cistus creticus, Dracaena draco, Erica multiflora, Fontanesia phillyraeoides, Myrtus communis, Quercus ilex, Phillyrea angustifolia, Pinus pinea, Pistacia lentiscus, Populus alba, Ulmus canescens e Vitex agnus-castus.
Specie esotiche – Agathis australis, Agave americana, Ceratozamia mexicana, Eriobotrya japonica, Macrozamia moorei, Morus alba e Prunus armeniaca.

Guido Bissanti

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Botanical garden of Catania

The botanical garden of Catania is a botanical garden directed by the Department of Biological, Geological and Environmental Sciences of the University of Catania which was established by Francesco Tornabene Roccaforte in 1858.
The botanical garden is a member institution of the Botanic Gardens Conservation International, with the international identification code CAT.

History –
The foundation of the botanical garden of Catania is due to the Benedictine librarian monk Francesco Tornabene Roccaforte who, appointed holder of the chair of Botany in 1843, obtained from the Deputation of the Royal University of Catania, a land to be allocated for this purpose, from the previous property of Carmine Ferlito. Both the future rector Carlo Gemmellaro and Lorenzo Maddem collaborated in the construction work, to whom the technical problems were entrusted from 1845.
The university botanical garden, designed by the architect Mario Di Stefano, was inaugurated in 1858 and today extends over an area of ​​about 16,000 m² at 75 m asl, on soils partly of volcanic origin (lava from the Roman era) and in alluvial part.
After the foundation in 1862, the first plants were placed, coming from other Botanical Gardens, in particular from Sweden, France and Italy (Naples and Palermo).
In 1865, thanks to the legacy of Mario Coltraro from Catania, the Garden was enlarged with a new area intended, as expressly desired by the donor, for the cultivation of species of the Sicilian spontaneous flora. Since then no further expansion has been possible due to the rapid development of the city.
Tornabene was succeeded by Pasquale Baccarini, in office from 1892 to 1900, Giuseppe Lopriore, from 1900 to 1901 and in 1901 by Fridiano Cavara.
The latter distinguished himself for a lively and varied scientific activity, dedicating himself, among other things, to floristic and mycological research, but above all he tried to acclimatize alpine plants on Etna. For this purpose he created, near the roadman’s house, at 1880 m a.s.l., an Alpine Botanical Garden which he called “Gussonea”.
Luigi Buscalioni, known in Italy and abroad for his scientific production in the most diverse fields of Botany, directed the Garden from 1906 to 1923, working for the expansion of the Institute with the creation of new rooms for the library and laboratories . Structures that from an architectural point of view turned out to be very modest compared to the classic building wanted by Tornabene. He also tried to implement the systematic arrangement according to Engler in the Garden, but the substantial changes made, if they allowed a more rational organization, however, involved the destruction of tree specimens of undoubted value.
The subsequent directors, well-known botanical scholars such as Emilio Chiovenda, Albina Messeri and Roberto Corti, did not make substantial changes to the Garden.
On the eve of the Second World War, Gaetano Rodio took over the management.
Unfortunately, the damage caused by the bombings, the occupation of the Institute by the allied troops and the post-war difficulties determined the decline of the Garden.
In 1958, due to the serious damage suffered, the director Valerio Giacomini had the large Tepidario greenhouse commissioned by Tornabene demolished.
Today the Botanical Garden, within the original nineteenth-century structure, has once again become a place of considerable historical, scientific and educational cultural interest.

Description –
The area of ​​the botanical garden of Catania is divided into Hortus Generalis (13,000 m²), characterized by the presence of exotic plants, and Hortus Siculus (3000 m²), intended for the cultivation of Sicilian spontaneous species.
The Hortus Generalis, in formal or Italian style, is divided by orthogonal avenues into twenty-two geometric sectors delimited by large steps in cut limestone; the regularity of the shapes is accentuated by the presence of three circular tanks, used for the cultivation of aquatic plants.
The monumental building was built in neoclassical style by the architect Di Stefano with elegant Ionic columns and coffered ceilings. The rigorous architectural lines are counterpointed by two majestic Dracaena draco, commonly known as the dragon tree. In the Hortus Generalis you can also admire the rich collection of palm trees and the fascinating sector of succulent plants.
The Tepidarium (large greenhouse) now houses over 160 plant species including ornamental and food-related plants such as coffee and papaya. The central basin houses the delicate water lilies. The large greenhouse, commissioned by Tornabene himself, was made of iron and crystals in imitation of the Serra Carolina of the botanical garden of Palermo. In the aftermath of the Second World War it was demolished (1958) due to the severe damage suffered during the bombing. It was recently rebuilt, with the same architectural structure as the original and inaugurated in 2008. Near the Tepidarium there are two small greenhouses for the cultivation of succulent plants.
The Hortus Siculus, with its collection of spontaneous plants from the island, represents an oasis for the protection and conservation of rare and endangered species such as Zelkova sicula. In diversified areas, some typical Mediterranean environments have been reproduced (dune environment, rocks, humid environments, woods, scrubland) which reproduce the Sicilian landscape on a small scale. It was built in 1865, thanks to the legacy of Mario Coltraro from Catania, who expressed the desire to use the donated area for the cultivation of species of the island’s spontaneous flora. Since then, no further expansion of the science garden has been possible due to the rapid development of the city.

Structures and Collections –
The Botanical Garden of Catania covers an area of ​​about 16,000 square meters and is located at 75 m above sea level, on soils that are partly of volcanic origin (lava from the Roman era) and partly alluvial; the climate is sub-humid thermo-Mediterranean (with average annual rainfall of 732 mm and average annual temperature 18 ° C).
The richest of the collections of the Botanical Garden of Catania is certainly the collection of succulent plants, which gathers about 2,000 species, mainly Cactaceae, Euphorbiacee, Aizoaceae, for the most part grown outdoors.
For their original shapes and structures, succulents represent one of the most valuable attractions both from the didactic and ornamental point of view. It was Tornabene himself who gave life to the collection, subsequently enriched, in 1963, by 4,000 new pieces and again by the acquisition of the “Concept Di Stefano” collection and in 1982 by the donation of Dr. Cesare Gasperini.
The main collections of the garden can be divided according to the following classification:
Succulent Plants – The collection, created by Tornabene, includes over 2,000 species, mainly Cactaceae, Euphorbiaceae and Aizoaceae. Of particular interest are Astrophytum capricorne, Blossfeldia liliputana, Cereus spp., Echinocactus grusonii, Leuchtenbergia principis, Lophophora williamsii, Mammillaria herrerae, Mammillaria schiedeana, Mammillaria theresae, Melocatus jansenianus, Roseocactus Echinocactus grusonii, also Euphorbia trigona, Euphorbia caerulescens, Euphorbia resinifera, Caralluma europaea, Crassula brevifolia, Crassula falcata and Stapelia spp.
Palms – Includes about 50 species of the genera Arecastrum, Arykuryroba, Butia, Chamaedorea, Chamaerops, Erithea, Howea, Livistona, Phoenix, Sabal, Trithrinax, Trachycarpus, Washingtonia. Of particular interest are Arecastrum romanzoffianum, Butia eriospatha, Brahea dulcis, Dypsis onilahensis, Jubaea chilensis, Medemia argun, Rhopalostylis sapida, Pritchardia hillebreii, Sabal acauli, Trithrinax campestris, Trithrinax brasiliensis, Wallichia denslora and Wallichia Washington.
Sicilian endemisms – Numerous species including Abies nebrodensis, Anthemis ismelia, Brassica spp., Celtis aetnensis, Centaurea tauromenitana, Cremnophyton lanfrancoi, Darniella melitensis, Paleocyanus crassifolius, Salix gussonei, Scilla cupani, Scilla sicartinoi and Scilla ambiguula sicartinoi .
Trees and shrubs – Bupleurum fruticosum, Ceratonia siliqua, Chamaerops humilis, Cistus creticus, Dracaena draco, Erica multiflora, Fontanesia phillyraeoides, Myrtus communis, Quercus ilex, Phillyrea angustifolia, Pinus pinea, Pistacia lentiscus, Populus canescens alba, .
Exotic species – Agathis australis, Agave americana, Ceratozamia mexicana, Eriobotrya japonica, Macrozamia moorei, Morus alba and Prunus armeniaca.

Guido Bissanti





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Jardín botánico de Catania

El jardín botánico de Catania es un jardín botánico dirigido por el Departamento de Ciencias Biológicas, Geológicas y Ambientales de la Universidad de Catania, que fue establecido por Francesco Tornabene Roccaforte en 1858.
El jardín botánico es una institución miembro de Botanic Gardens Conservation International, con el código de identificación internacional CAT.

Historia –
La fundación del jardín botánico de Catania se debe al monje bibliotecario benedictino Francesco Tornabene Roccaforte quien, nombrado titular de la cátedra de Botánica en 1843, obtuvo de la Diputación de la Real Universidad de Catania, un terreno que se destinará a tal efecto, de la anterior propiedad de Carmine Ferlito. En la obra colaboraron tanto el futuro rector Carlo Gemmellaro como Lorenzo Maddem, a quienes se encomendaron los problemas técnicos a partir de 1845.
El jardín botánico universitario, diseñado por el arquitecto Mario Di Stefano, fue inaugurado en 1858 y hoy se extiende sobre una superficie de unos 16.000 m² a 75 m snm, sobre suelos en parte de origen volcánico (lava de época romana) y en aluviones parte.
Tras la fundación en 1862, se colocaron las primeras plantas, procedentes de otros Jardines Botánicos, en particular de Suecia, Francia e Italia (Nápoles y Palermo).
En 1865, gracias al legado de Mario Coltraro de Catania, el jardín se amplió con una nueva área destinada, como expresamente deseaba el donante, al cultivo de especies de la flora espontánea siciliana. Desde entonces, no ha sido posible una mayor expansión debido al rápido desarrollo de la ciudad.
Tornabene fue sucedido por Pasquale Baccarini, en el cargo de 1892 a 1900, Giuseppe Lopriore, de 1900 a 1901 y en 1901 por Fridiano Cavara.
Este último se distinguió por una actividad científica viva y variada, dedicándose, entre otras cosas, a la investigación florística y micológica, pero sobre todo intentó la experiencia de aclimatar plantas alpinas en el Etna. Para ello creó, cerca de la casa del camionero, a 1880 msnm, un Jardín Botánico Alpino al que llamó “Gussonea”.
Luigi Buscalioni, conocido en Italia y en el extranjero por su producción científica en los más diversos campos de la Botánica, dirigió el Jardín de 1906 a 1923, trabajando para la expansión del Instituto con la creación de nuevas salas para la biblioteca y los laboratorios. Estructuras que desde el punto de vista arquitectónico resultaron ser muy modestas en comparación con el edificio clásico deseado por Tornabene. También trató de implementar el arreglo sistemático según Engler in the Garden, pero los cambios sustanciales realizados, si permitían una organización más racional, implicaron, sin embargo, la destrucción de ejemplares de árboles de indudable valor.
Los directores posteriores, reconocidos estudiosos de la botánica como Emilio Chiovenda, Albina Messeri y Roberto Corti, no realizaron cambios sustanciales en el Jardín.
En vísperas de la Segunda Guerra Mundial, Gaetano Rodio asumió la dirección.
Lamentablemente, los daños causados ​​por los bombardeos, la ocupación del Instituto por las tropas aliadas y las dificultades de la posguerra determinaron el declive del Jardín.
En 1958, debido a los graves daños sufridos, el director Valerio Giacomini hizo demoler el gran invernadero Tepidario encargado por Tornabene.
Hoy, el Jardín Botánico, dentro de la estructura original del siglo XIX, se ha convertido una vez más en un lugar de considerable interés cultural histórico, científico y educativo.

Descripción –
El área del jardín botánico de Catania se divide en Hortus Generalis (13.000 m²), caracterizado por la presencia de plantas exóticas, y Hortus Siculus (3000 m²), destinado al cultivo de especies espontáneas sicilianas.
El Hortus Generalis, de estilo formal o italiano, está dividido por avenidas ortogonales en veintidós sectores geométricos delimitados por grandes escalones en piedra caliza cortada; la regularidad de las formas se ve acentuada por la presencia de tres tanques circulares, utilizados para el cultivo de plantas acuáticas.
El edificio monumental fue construido en estilo neoclásico por el arquitecto Di Stefano con elegantes columnas jónicas y techos artesonados. Las rigurosas líneas arquitectónicas están contrapuntadas por dos majestuosos Dracaena draco, comúnmente conocido como el drago. En el Hortus Generalis también se puede admirar la rica colección de palmeras y el fascinante sector de plantas suculentas.
El Tepidarium (invernadero grande) ahora alberga más de 160 especies de plantas, incluidas plantas ornamentales y relacionadas con los alimentos como el café y la papaya. La cuenca central alberga los delicados nenúfares. El gran invernadero, encargado por el propio Tornabene, fue realizado en hierro y cristales a imitación de la Serra Carolina del jardín botánico de Palermo. A raíz de la Segunda Guerra Mundial fue demolido (1958) debido a los graves daños sufridos durante el bombardeo. Recientemente fue reconstruido, con la misma estructura arquitectónica que el original e inaugurado en 2008. Cerca del Tepidarium hay dos pequeños invernaderos para el cultivo de plantas suculentas.
El Hortus Siculus, con su colección de plantas espontáneas de la isla, representa un oasis para la protección y conservación de especies raras y en peligro de extinción como la Zelkova sicula. En áreas diversificadas, se han reproducido algunos ambientes típicos del Mediterráneo (ambiente de dunas, rocas, ambientes húmedos, bosques, matorrales) que reproducen el paisaje siciliano a pequeña escala. Fue construido en 1865, gracias al legado de Mario Coltraro de Catania, quien expresó el deseo de utilizar el área donada para el cultivo de especies de la flora espontánea de la isla. Desde entonces, no ha sido posible una mayor expansión del jardín de la ciencia debido al rápido desarrollo de la ciudad.

Estructuras y colecciones –
El Jardín Botánico de Catania tiene una superficie de unos 16.000 metros cuadrados y está situado a 75 m sobre el nivel del mar, sobre suelos en parte de origen volcánico (lava de la época romana) y en parte aluvial; el clima es termomediterráneo subhúmedo (con una precipitación media anual de 732 mm y una temperatura media anual de 18 ° C).
La más rica de las colecciones del Jardín Botánico de Catania es sin duda la colección de plantas suculentas, que reúne alrededor de 2.000 especies, principalmente Cactaceae, Euphorbiacee, Aizoaceae, en su mayor parte cultivadas al aire libre.
Por sus formas y estructuras originales, las suculentas representan uno de los atractivos más valiosos tanto desde el punto de vista didáctico como ornamental. Fue el propio Tornabene quien dio vida a la colección, enriquecida posteriormente, en 1963, con 4.000 nuevas piezas y nuevamente con la adquisición de la colección “Concept Di Stefano” y en 1982 con la donación del Dr. Cesare Gasperini.
Las principales colecciones del jardín se pueden dividir según la siguiente clasificación:
Plantas suculentas: la colección, creada por Tornabene, incluye más de 2.000 especies, principalmente Cactaceae, Euphorbiaceae y Aizoaceae. De particular interés son Astrophytum capricorne, Blossfeldia liliputana, Cereus spp., Echinocactus grusonii, Leuchtenbergia principis, Lophophora williamsii, Mammillaria herrerae, Mammillaria schiedeana, Mammillaria theresae, Melocatus jansenusianchino, Echinocactus también resin europaea, Crassula brevifolia, Crassula falcata y Stapelia spp.
Palmeras: incluye alrededor de 50 especies de los géneros Arecastrum, Arykuryroba, Butia, Chamaedorea, Chamaerops, Erithea, Howea, Livistona, Phoenix, Sabal, Trithrinax, Trachycarpus, Washingtonia. Son de particular interés Arecastrum romanzoffianum, Butia eriospatha, Brahea dulcis, Dypsis onilahensis, Jubaea chilensis, Medemia argun, Rhopalostylis sapida, Pritchardia hillebreii, Sabal acauli, Trithrinax campestris, Trithrinax brasiliensis, Wallichia Washington robustiensis y Wallichia Washington robustiensis.
Endemismos sicilianos – Numerosas especies, entre ellas Abies nebrodensis, Anthemis ismelia, Brassica spp., Celtis aetnensis, Centaurea tauromenitana, Cremnophyton lanfrancoi, Darniella melitensis, Paleocyanus crassifolius, Salix gussonei, Scillapani curtula, Sicacillai curtulava.
Árboles y arbustos: Bupleurum fruticosum, Ceratonia siliqua, Chamaerops humilis, Cistus creticus, Dracaena draco, Erica multiflora, Fontanesia phillyraeoides, Myrtus communis, Quercus ilex, Phillyrea angustifolia, Pinus pinea, Pistacia lentiscus, Populus canescens, alba.
Especies exóticas: Agathis australis, Agave americana, Ceratozamia mexicana, Eriobotrya japonica, Macrozamia moorei, Morus alba y Prunus armeniaca.

Guido Bissanti





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