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Comisana

La Comisana è una razza ovina (Ovis aries Linnaeus, 1758) originaria della Sicilia con attitudine alla produzione di latte.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Classe Mammalia,
Ordine Artiodactyla,
Sottordine Ruminantia,
Famiglia Bovidae,
Sottofamiglia Caprinae,
Genere Ovis,
Specie O. aries,
Razza Comisana.

Distribuzione Geografica ed Areale –
La comisana è una razza ovina da latte molto diffusa ed allevata per le sue ottime e qualitative produzioni di latte. Questa razza è originaria della Sicilia ma trova molta diffusione anche negli allevamenti delle regioni limitrofe. Le zone di maggiore allevamento sono: Sicilia, Lombardia, Piemonte e Italia centrale e meridionale.
In Sicilia vengono allevati soprattutto soggetti in purezza, nel resto d’Italia gli arieti comisani sono serviti a migliorare le razze autoctone (per esempio, in Calabria con le pecore di razza gentile di Puglia, ceppo calabrese).

Origini e Storia –
La Comisana, conosciuta anche come “faccia rossa”, ”testa rossa” o “lentinese”, è una pecora originaria della Sicilia, più precisamente del Comune di Comiso (RG), dal quale ne deriva il nome e diffusa soprattutto in provincia di Ragusa e di Siracusa. Questa razza deriva da incroci tra ovini autoctoni siciliani e diverse razze proveniente dal mediterraneo. Tuttavia l’ipotesi più accreditata è che derivi dalla razza di pecore maltesi, da cui avrebbe ereditato la notevole attitudine lattifera.
Con la selezione genetica si sono fissati poi i caratteri definitivi agli inizi del XX secolo, vedendo poi la diffusione della pecora comisana nelle zone della pianura di Caltanissetta e di Agrigento “in purezza”, incrociata con la pecora locale in provincia di Enna e di Palermo ed incrociata con la razza sarda in provincia di Trapani. In generale la selezione massale ha sempre puntato alla produzione del latte.
Inoltre, grazie agli incroci di razza effettuati ed alla continua selezione genetica, questa la comisana ha raggiunto un’elevata versatilità ed adattabilità agli allevamenti intensivi o semi-intensivi, sebbene la tradizione vede la pecora comisana allevata allo stato brado, essendo una razza rustica in grado di valorizzare i magri pascoli che vegetano sui monti Iblei.
Le pecore comisane, unitamente alle pecore sarde hanno colonizzato, negli anni passati, gran parte delle regioni italiane, anche in territori ben diversi da quelli originari. Il motivo di questo successo, in particolare della comisana, è dato dalla grande capacità di produrre latte di alta qualità, anche in condizione estreme.

Morfologia –
La caratteristica somatica distintiva della razza Comisana è la mascherina facciale rossa che si estende fino alle orecchie, al collo. La testa può essere totalmente rossa o stagliata da una banda frontale bianca. Anche gli arti sono rossi.
È una razza a taglia medio-grande con altezza media al garrese di cm 80 per i maschi e cm 70 per le femmine. Il peso è di 80 Kg per i maschi e 50 Kg per le femmine.
Presenta una testa acorna, grande e lunga con profilo montonino e con orecchie lunghe, larghe e cadenti.
Il tronco è lungo, il petto largo e prominente, il torace largo, il dorso diritto.
Presenta lombi lunghi e robusti e ventre voluminoso arti lunghi e robusti.
Le femmine presentano mammelle grandi con un’ampia base di attacco e la pelle è fine e untuosa. Presenta un solco mediano non eccessivamente sviluppato con capezzoli armonicamente sviluppati..
Questa pecora ha un vello di colore bianco, esteso, escluso basso ventre e tarso inferiore agli arti ed è di tipo semi-chiuso o semi-aperto; i biocchi sono cilindro-conici.
Pelle: rosea, untuosa, unghielli chiari.

Attitudine produttiva –
La Comisana è una pecora molto apprezzata per le caratteristiche qualitative del latte che vanta un ottimo tenore proteico e contenuto in grasso.
In tema di purezza della razza esistono due orientamenti, chi alleva in purezza e chi no. In entrambi i casi l’allevatore si trova di fronte vantaggi e svantaggi:
– allevare in purezza significa ottenere una produzione di latte più alta e costante tutto l’anno e questo consente di stipulare accordi contrattuali e di avere delle entrate (entrate non è sinonimo di guadagno) costanti e sicure tutto l’anno. Quest’ultimo aspetto è quello che porta ad avere una capacità d’investimento più alta nella propria azienda;
– allevare razze meticce significa sfruttare l’eterosi ossia l’accoppiamento tra due individui geneticamente diversi, pratica applicata soprattutto per la produzione di carne in quanto l’accrescimento degli agnelli è molto spinto. Solitamente le pecore nate da un incrocio, producono meno latte, ma sono caratterizzate da una buona longevità funzionale, ovvero producono per più tempo rispetto a quelle pure.
Si consideri che le razze meticce hanno una maggiore resistenza alle malattie, questo anche se è di aiuto non è una soluzione, in quanto bisognerebbe sempre capire come evitare la manifestazione della malattia (la cosiddetta profilassi, pilastro della biosicurezza).
Quindi la scelta degli animali da allevare è legata agli obiettivi che l’azienda si pone ed alla relativa valutazione economica.
Per quanto riguarda la mungitura, in Sicilia, in passato era molto affermata la mungitura manuale, oggi è rara, avvenendo solo nei piccoli allevamenti. Un’antica tecnica di mungitura prevedeva l’ingresso della pecora da un cancello per raggiungere la postazione di mungitura, nella parte anteriore un altro cancello manovrato dal mungiture bloccava la pecora. Questa tecnica era utile soprattutto per le primipare o per le pecore con particolari vizi, che tendevano a fuggire per evitare che il mungitore toccasse la mammella (in generale tutte le pecore sono molto gelose della loro mammella). La mungitura manuale ha contribuito alla selezione massale delle pecore nella morfologia della mammella, infatti quasi tutte le razze presentano dei capezzoli abbastanza pronunciati, in quanto così risultano più maneggevoli.
Per quanto riguarda l’allevamento si va dallo stato brado fino all’allevamento intensivo, anche se la pratica più utilizzata è quella semi-estensiva. A seconda della stagione, le pecore vengono poste in stalla e fornite di integrazioni alimentari, oltre l’erba di pascolo. Questo metodo è indispensabile per gli animali produttivi dato che l’erba è sì un alimento eccezionale, ma il suo contenuto in acqua varia mediamente dal 70% al 80%, per cui una copertura dei fabbisogni (in animali molto produttivi) diventa pressoché impossibile. Quando si parla di integrazione alimentare generalmente si fa riferimento alla quantità di foraggio sul totale della razione che varia dal 50% allo 80%: va da sé che bisogna scegliere con cura sia l’epoca di sfalcio che le specie botaniche presenti.
Un aspetto importante è la qualità dei foraggi: anche se questi animali sono rustici non significa che debbano mangiare foraggi di scarsa qualità. Infatti la rusticità di un animale al pascolo, che quindi si adatta a vari ecosistemi non implica il fatto che sia altrettanto rustico in stalla, infatti gli animali che hanno accesso al pascolo tutti i giorni non consumano come dovrebbero fieni di bassa qualità, in quanto non avrebbe senso far occupare volume ad un alimento di bassa qualità se dopo poche ore gli animali vengono inviati al pascolo. Certo questo è un ragionamento molto “umanizzato”, ma se si ha la possibilità di osservare il comportamento in mangiatoia si potrà apprezzare questa particolare tendenza negli animali. Quindi, qualora si volesse valorizzare tutto il potenziale genetico delle pecore rustiche, la razione dovrà essere composta da eccellente fieno (raccolto giovane, quindi poco lignificato) e da un concentrato caratterizzato da diverse materie prime (cereali, leguminose, alimenti fibrosi di alta digeribilità ed eventuali integratori), somministrando una razione in base agli effettivi fabbisogni.
I vantaggi dell’integrazione alimentare in stalla sono molteplici: quando l’animale si avvia al pascolo non digiuno sceglie le erbe migliori con relativi benefici alla qualità del latte, è meno esposto a rischi di fenomeni di meteorismo e blocchi ruminali, dovuti il più delle volte al consumo di leguminose giovani e/o bagnate consumate voracemente, gode di un maggior benessere perché l’animale sazio durante particolari avversità climatiche (piogge violente, caldo eccessivo, vento eccessivo, etc.) e trova riparo molto più volentieri di quando non lo è, cosa da non sottovalutare in questi casi è il maggior benessere del pastore.
Altro vantaggio, forse il più importante, è la sinergia tra la razione consumata in stalla ed e l’erba che ha un alto valore nutritivo, ma dato il suo tenore in acqua e la sua ridotta granulometria tende a passare molto velocemente negli altri prestomaci: questo si traduce in fermentazioni lungo tutto l’apparato gastroenterico. Quando l’erba trova una base (soprattutto foraggi), tende a miscelarsi con tutto il contenuto permanendo di più nel rumine, che così potrà assorbire una maggiore quantità di sottoprodotti della fermentazione batterica; in ogni caso, l’erba produce una buona parte dei gas classici della fermentazione ruminale, che nel rumine sono facilmente eliminabili, mentre ciò non succede negli altri prestomaci. Si ottiene così una maggiore stabilità anche del pH ruminale in quanto il rumine, alla pari di un motore, lavora costantemente tutto il giorno, e questo aspetto si ripercuote positivamente anche sul comportamento degli animali, che essendo più tranquilli producono di più.
Quanto detto in precedenza vale per tutte le fasi produttive. Particolare attenzione va posta nei periodi critici, ovvero: messa in asciutta, fine gestazione per consentire uno sviluppo ottimale del feto e per la produzione di un buon colostro, periodo che intercorrere tra il parto ed il picco produttivo per attenuare il fisiologico bilancio energetico e proteico negativo, il quale si tradurrebbe in un dimagramento che, se troppo spinto, può portare anche a fenomeni di chetosi.
Per quanto riguarda gli aspetti produttivi, in un allevamento estensivo la produzione di latte è circa 70 litri per le primipare e 100/120 litri per le pluripare. Negli allevamenti intensivi le quantità aumentano, con una produzione fino a 100 litri nel caso delle le primipare e 170/200 litri per le pluripare. Questi dati sono al netto della poppata degli agnelli. Il latte è composto da 6.5% di grasso e 5.2% di proteine, con rese casearie di 20 kg di formaggio su 100 litri di latte, ma questo ovviamente varia in base alla tipologia di prodotti e delle tecniche di caseificazione.
Importanti sono anche le rese in carne.
Gli agnelli hanno un peso alla nascita di 3-4 kg; peso a 30 gg di 7-8.5 kg fino ad arrivare al primo anno di età con un peso di 36-45 kg. Nei maschi i valori sono più alti.
La comisana è, inoltre, una razza poliestrale annuale, che a detta degli allevatori non ha nessuna difficoltà a rimanere gravida durante tutto l’anno. Ha un tasso di fertilità del 95%, ovvero su 100 pecore alla monta rimangono fecondate mediamente 95, con una prolificità del 180% (180 agnelli nati su 100 pecore) ed un’età media al primo parto di 16 mesi.
In riferimento alla qualità del latte questa è influenzata dal tipo di alimentazione. In particolare per i capi allevati in Sicilia si evidenzia come sia una regione con notevole produzione di agrumi, olio, frutta e ortaggi in genere, e che gli scarti della lavorazione vengono valorizzati aggiungendoli alla razione quotidiana delle pecore. Questo si traduce in un’elevata variabilità del gusto dei prodotti lattiero-caseari, condizione questa che comporta un valore aggiunto alla bontà dei prodotti, molto ricercati dai consumatori. La Sicilia è infatti famosa per il suo pecorino, per la sua “vastedda”, ma anche per la produzione della ricotta, ingrediente principale nella nobile tradizione dolciaria sicula.
Infine, per quanto attiene alla lana questa è piuttosto grossolana e viene usata per la riempitura dei materassi.

Guido Bissanti

Fonti-
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Daniele Bigi, Alessio Zanon , 2010. Atlante delle razze autoctone. Bovini, equini, ovicaprini, suini allevati in Italia, Edagricole-New Business Media, Bologna.





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Comisana

The Comisana is a sheep breed (Ovis aries Linnaeus, 1758) originally from Sicily with an aptitude for milk production.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Animalia,
Phylum Chordata,
Mammalia class,
Order Artiodactyla,
Suborder Ruminantia,
Bovidae family,
Caprinae subfamily,
Genus Ovis,
Species O. aries,
Comisana breed.

Geographic and Area Distribution –
The comisana is a very widespread dairy sheep breed and bred for its excellent and qualitative milk production. This breed is native to Sicily but also finds a lot of diffusion in the farms of the neighboring regions. The areas of greatest breeding are: Sicily, Lombardy, Piedmont and central and southern Italy.
In Sicily, mainly purebred animals are bred, in the rest of Italy the Comisani rams have served to improve the native breeds (for example, in Calabria with the gentle breed of sheep of Puglia, a Calabrian stock).

Origins and History –
The Comisana, also known as “red face”, “red head” or “Lentinese”, is a sheep originally from Sicily, more precisely from the Municipality of Comiso (RG), from which it derives its name and widespread above all in the province of Ragusa and Syracuse. This breed derives from crosses between native Sicilian sheep and different breeds from the Mediterranean. However, the most accredited hypothesis is that it derives from the Maltese breed of sheep, from which it would have inherited its remarkable dairy aptitude.
With genetic selection, the definitive characteristics were then fixed at the beginning of the twentieth century, then seeing the spread of the Comisana sheep in the areas of the plain of Caltanissetta and Agrigento “in purity”, crossed with the local sheep in the province of Enna and Palermo and crossed with the Sardinian breed in the province of Trapani. In general, mass selection has always aimed at milk production.
Moreover, thanks to the breed crossings carried out and the continuous genetic selection, this comisana has reached a high versatility and adaptability to intensive or semi-intensive breeding, although tradition sees the Comisana sheep bred in the wild, being a rustic breed in able to enhance the meager pastures that grow on the Iblei mountains.
The Comisane sheep, together with the Sardinian sheep, have colonized, in the past years, most of the Italian regions, even in territories very different from the original ones. The reason for this success, in particular of the comisana, is given by the great ability to produce high quality milk, even in extreme conditions.

Morphology –
The distinctive somatic feature of the Comisana breed is the red facial mask that extends to the ears and neck. The head can be totally red or outlined by a white front band. The limbs are also red.
It is a medium-large breed with an average height at the withers of 80 cm for males and 70 cm for females. The weight is 80 kg for males and 50 kg for females.
It has a large and long horned head with a sheepskin profile and long, wide and drooping ears.
The trunk is long, the chest broad and prominent, the chest broad, the back straight.
It has long and robust loins and a voluminous belly with long and robust limbs.
Females have large breasts with a broad base of attachment and the skin is fine and greasy. It has a not excessively developed median groove with harmonically developed nipples.
This sheep has a white, extended fleece, excluding the lower abdomen and lower tarsus of the limbs and is semi-closed or semi-open type; the blocks are cylindrical-conical.
Skin: pink, greasy, clear nails.

Productive attitude –
The Comisana is a very popular sheep for the qualitative characteristics of the milk that boasts an excellent protein content and fat content.
When it comes to the purity of the breed, there are two orientations, who breeds in purity and who doesn’t. In both cases, the farmer faces advantages and disadvantages:
– pure breeding means obtaining a higher and constant milk production throughout the year and this allows you to enter into contractual agreements and to have constant and safe income (income is not synonymous with earnings) throughout the year. This last aspect is what leads to having a higher investment capacity in your company;
– Raising mestizo breeds means exploiting heterosis, that is the mating between two genetically different individuals, a practice applied above all for the production of meat as the growth of lambs is very high. Usually the sheep born from a cross, produce less milk, but are characterized by a good functional longevity, that is, they produce for longer than pure ones.
Consider that the mixed breeds have a greater resistance to diseases, this even if it helps is not a solution, as it is always necessary to understand how to avoid the manifestation of the disease (the so-called prophylaxis, pillar of biosecurity).
Therefore, the choice of animals to breed is linked to the objectives that the company has set itself and the related economic evaluation.
As far as milking is concerned, in Sicily, in the past manual milking was very well established, today it is rare, occurring only in small farms. An ancient milking technique involved entering the sheep through a gate to reach the milking station, in the front another gate operated by the milking machine blocked the sheep. This technique was especially useful for primiparas or sheep with particular vices, which tended to flee to prevent the milker from touching the udder (in general all sheep are very jealous of their udder). Manual milking has contributed to the mass selection of sheep in the morphology of the udder, in fact almost all breeds have quite pronounced teats, as they are thus more manageable.
As far as breeding is concerned, they range from the wild to intensive farming, although the most used practice is the semi-extensive one. Depending on the season, the sheep are placed in the stable and provided with food supplements, in addition to grazing grass. This method is essential for productive animals since grass is indeed an exceptional food, but its water content varies on average from 70% to 80%, so that a coverage of needs (in very productive animals) becomes almost impossible. When we talk about food supplementation, we generally refer to the amount of forage on the total ration which varies from 50% to 80%: it goes without saying that both the mowing period and the botanical species present must be carefully chosen.
An important aspect is the quality of the fodder: even if these animals are rustic it does not mean that they have to eat poor quality fodder. In fact, the rusticity of an animal grazing, which therefore adapts to various ecosystems does not imply the fact that it is equally rustic in the stable, in fact the animals that have access to grazing every day do not consume low quality hay as they should, as they do not it would make sense to make a low quality food occupy volume if after a few hours the animals are sent to pasture. Of course this is a very “humanized” reasoning, but if you have the opportunity to observe the behavior in the manger you will be able to appreciate this particular tendency in animals. Therefore, if you want to exploit all the genetic potential of rustic sheep, the ration must be composed of excellent hay (young harvest, therefore not very lignified) and a concentrate characterized by different raw materials (cereals, legumes, highly digestible fibrous foods and any supplements), administering a ration based on actual needs.
The advantages of dietary supplementation in the stable are many: when the animal goes to non-fasting pasture it chooses the best herbs with relative benefits to the quality of the milk, it is less exposed to risks of meteorism and ruminal blockages, due to most of the aimed at the consumption of young and / or wet leguminous plants consumed voraciously, enjoys greater well-being because the animal is satiated during particular climatic adversities (violent rains, excessive heat, excessive wind, etc.) and finds shelter much more willingly than when it is not is, what should not be underestimated in these cases is the greater well-being of the shepherd.
Another advantage, perhaps the most important, is the synergy between the ration consumed in the stable and the grass which has a high nutritional value, but given its water content and its reduced grain size it tends to pass very quickly into other forestomaches: this results in fermentations along the entire gastrointestinal tract. When the grass finds a base (especially forage), it tends to mix with all the contents remaining longer in the rumen, which will thus be able to absorb a greater amount of by-products of bacterial fermentation; in any case, the grass produces a good part of the classic gases of rumen fermentation, which are easily eliminated in the rumen, while this does not happen in the other forestomaches. In this way, greater stability is also obtained in the rumen pH since the rumen, like an engine, works constantly all day long, and this aspect also has a positive effect on the behavior of the animals, which, being calmer, produce more.
The above is valid for all production phases. Particular attention must be paid in critical periods, namely: drying, end of gestation to allow optimal development of the fetus and for the production of a good colostrum, the period that elapses between birth and the production peak to attenuate the physiological energy and protein balance. negative, which would result in a weight loss which, if too pushed, can also lead to ketosis phenomena.
As for the production aspects, in an extensive breeding the milk production is about 70 liters for the primiparous and 100/120 liters for the multiparous ones. In intensive breeding the quantities increase, with a production up to 100 liters in the case of the primiparous and 170/200 liters for the multiparous. These figures are net of the feeding of the lambs. Milk is made up of 6.5% fat and 5.2% protein, with dairy yields of 20 kg of cheese per 100 liters of milk, but this obviously varies according to the type of products and cheese making techniques.
The meat yields are also important.
Lambs have a birth weight of 3-4 kg; weight at 30 days of 7-8.5 kg up to the first year of age with a weight of 36-45 kg. In males the values ​​are higher.
The comisana is also an annual polyestral breed, which according to the breeders has no difficulty in remaining pregnant throughout the year. It has a fertility rate of 95%, i.e. 95 out of 100 sheep are fertilized on average, with a prolificacy of 180% (180 lambs born out of 100 sheep) and an average age of 16 months at the first calving.
In reference to the quality of the milk, this is influenced by the type of feeding. In particular, for the heads reared in Sicily, it is evident that it is a region with a considerable production of citrus fruits, oil, fruit and vegetables in general, and that the processing waste is enhanced by adding them to the daily ration of the sheep. This translates into a high variability in the taste of dairy products, a condition that entails an added value to the goodness of the products, which are highly sought after by consumers. Sicily is in fact famous for its pecorino, for its “vastedda”, but also for the production of ricotta, the main ingredient in the noble Sicilian confectionery tradition.
Finally, as far as wool is concerned, it is rather coarse and is used for filling mattresses.

Guido Bissanti

Sources-
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Daniele Bigi, Alessio Zanon, 2010. Atlas of native breeds. Cattle, horses, sheep and goats, pigs reared in Italy, Edagricole-New Business Media, Bologna.





[:es]

Comisana

La Comisana es una raza de oveja (Ovis aries Linnaeus, 1758) originaria de Sicilia con aptitud para la producción de leche.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Animal,
Phylum Chordata,
Clase Mammalia,
Orden Artiodactyla,
Suborden Ruminantia,
Familia de los bóvidos,
Subfamilia Caprinae,
Género Ovis,
Especie O. aries,
Raza Comisana.

Distribución geográfica y de área –
La comisana es una raza de oveja lechera muy extendida y criada por su excelente y cualitativa producción de leche. Esta raza es originaria de Sicilia pero también encuentra mucha difusión en las granjas de las regiones vecinas. Las zonas de mayor reproducción son: Sicilia, Lombardía, Piamonte y el centro y sur de Italia.
En Sicilia, se crían principalmente animales de raza pura, en el resto de Italia los carneros Comisani han servido para mejorar las razas autóctonas (por ejemplo, en Calabria con la suave raza de ovejas de Puglia, una estirpe de Calabria).

Orígenes e historia –
La Comisana, también conocida como “cara roja”, “cabeza roja” o “lentinesa”, es una oveja originaria de Sicilia, más precisamente del municipio de Comiso (RG), de donde deriva su nombre y muy extendida sobre todo en el provincia de Ragusa y Siracusa. Esta raza deriva de cruces entre ovejas autóctonas de Sicilia y diferentes razas del Mediterráneo. Sin embargo, la hipótesis más acreditada es que deriva de la raza de oveja maltesa, de la que habría heredado su notable aptitud lechera.
Con la selección genética, las características definitivas se fijaron a principios del siglo XX, viendo luego la propagación de la oveja Comisana en las áreas de la llanura de Caltanissetta y Agrigento “en pureza”, cruzada con la oveja local en la provincia de Enna y Palermo y cruzado con la raza sarda en la provincia de Trapani. En general, la selección masiva siempre ha tenido como objetivo la producción de leche.
Además, gracias a los cruces de razas realizados y a la continua selección genética, esta comisana ha alcanzado una alta versatilidad y adaptabilidad a la cría intensiva o semiintensiva, aunque la tradición ve a la oveja Comisana criada en estado salvaje, siendo una raza rústica en capacidad de realzar los exiguos pastos que crecen en las montañas de Iblei.
La oveja Comisane, junto con la oveja sarda, ha colonizado, en los últimos años, la mayor parte de las regiones italianas, incluso en territorios muy diferentes a los originales. La razón de este éxito, en particular de la comisana, está dada por la gran capacidad de producir leche de alta calidad, incluso en condiciones extremas.

Morfología –
La característica somática distintiva de la raza Comisana es la máscara facial roja que se extiende hasta las orejas y el cuello. La cabeza puede ser totalmente roja o delimitada por una banda frontal blanca. Las extremidades también son rojas.
Es una raza mediana-grande con una altura media a la cruz de 80 cm para los machos y de 70 cm para las hembras. El peso es de 80 kg para los machos y 50 kg para las hembras.
Tiene una cabeza grande y alargada con cuernos con perfil de piel de oveja y orejas largas, anchas y caídas.
El tronco es largo, el pecho ancho y prominente, el pecho ancho, la espalda recta.
Tiene un lomo largo y robusto y un vientre voluminoso con extremidades largas y robustas.
Las hembras tienen senos grandes con una amplia base de unión y la piel es fina y grasosa. Tiene un surco mediano que no está demasiado desarrollado con pezones desarrollados armónicamente.
Esta oveja tiene un vellón blanco extendido, excluyendo el abdomen inferior y el tarso inferior de las extremidades y es del tipo semicerrado o semiabierto; los bloques son cilíndricos-cónicos.
Piel: uñas rosadas, grasas, claras.

Actitud productiva –
La Comisana es una oveja muy apreciada por las características cualitativas de la leche que cuenta con un excelente contenido en proteínas y grasas.
Cuando se trata de la pureza de la raza, hay dos orientaciones, los que crían con pureza y los que no. En ambos casos, el agricultor enfrenta ventajas y desventajas:
– la cría pura significa obtener una producción de leche mayor y constante durante todo el año y esto le permite celebrar acuerdos contractuales y tener ingresos constantes y seguros (ingresos no es sinónimo de ganancias) durante todo el año. Este último aspecto es el que lleva a tener una mayor capacidad de inversión en su empresa;
– Criar razas mestizas significa explotar la heterosis, es decir, el apareamiento entre dos individuos genéticamente diferentes, práctica que se aplica sobre todo para la producción de carne ya que el crecimiento de los corderos es muy elevado. Normalmente las ovejas nacidas de un cruce, producen menos leche, pero se caracterizan por una buena longevidad funcional, es decir, producen por más tiempo que las puras.
Considerar que las razas mestizas tienen una mayor resistencia a las enfermedades, esto aunque ayude no es una solución, ya que siempre es necesario entender cómo evitar la manifestación de la enfermedad (la llamada profilaxis, pilar de bioseguridad).
Por tanto, la elección de los animales para criar está vinculada a los objetivos que la empresa se ha marcado y la evaluación económica relacionada.
En lo que respecta al ordeño, en Sicilia, en el pasado, el ordeño manual estaba muy bien establecido, hoy en día es raro y solo ocurre en pequeñas explotaciones. Una antigua técnica de ordeño consistía en ingresar a las ovejas a través de una puerta para llegar a la estación de ordeño, en el frente otra puerta operada por la máquina de ordeño bloqueaba a las ovejas. Esta técnica fue especialmente útil para primíparas u ovejas con vicios particulares, que tendían a huir para evitar que el ordeñador tocara la ubre (en general todas las ovejas son muy celosas de su ubre). El ordeño manual ha contribuido a la selección masiva de ovejas en la morfología de la ubre, de hecho casi todas las razas tienen pezones bastante pronunciados, por lo que son más manejables.
En lo que se refiere a la cría, van desde la agricultura silvestre hasta la intensiva, aunque la práctica más utilizada es la semi-extensiva. Dependiendo de la temporada, las ovejas se colocan en el establo y se les proporciona complementos alimenticios, además de pasto. Este método es indispensable para los animales productivos ya que el pasto es un alimento excepcional, pero su contenido de agua varía en promedio del 70% al 80%, por lo que una cobertura de necesidades (en animales muy productivos) se vuelve casi imposible. Cuando hablamos de suplementación alimentaria, generalmente nos referimos a la cantidad de forraje sobre la ración total que varía del 50% al 80%: no hace falta decir que tanto el período de siega como las especies botánicas presentes deben elegirse cuidadosamente.
Un aspecto importante es la calidad de los forrajes: aunque estos animales sean rústicos no significa que tengan que comer forrajes de mala calidad. De hecho, la rusticidad de un animal en pastoreo, que por tanto se adapta a diversos ecosistemas no implica que sea igualmente rústico en el establo, de hecho los animales que tienen acceso al pastoreo todos los días no consumen heno de baja calidad como deberían. , como no lo hacen, tendría sentido hacer que un alimento de baja calidad ocupe volumen si al cabo de unas horas los animales son enviados a pastar. Por supuesto, este es un razonamiento muy “humanizado”, pero si tiene la oportunidad de observar el comportamiento en el pesebre, podrá apreciar esta tendencia particular en los animales. Por tanto, si se quiere explotar todo el potencial genético de la oveja rústica, la ración debe estar compuesta por un excelente heno (cosecha joven, por tanto poco lignificado) y un concentrado caracterizado por diferentes materias primas (cereales, legumbres, alimentos fibrosos de alta digestibilidad y cualquier suplemento), administrando una ración basada en las necesidades reales.
Las ventajas de la suplementación dietética en el establo son muchas: cuando el animal va a pastos sin ayuno, elige las mejores hierbas con beneficios relativos a la calidad de la leche, está menos expuesto a riesgos de meteorismo y bloqueos ruminales, debido a la mayoría de de las destinadas al consumo de leguminosas jóvenes y / o húmedas consumidas vorazmente, goza de mayor bienestar porque el animal se sacia ante determinadas adversidades climáticas (lluvias violentas, calor excesivo, viento excesivo, etc.) y encuentra refugio con mucha más voluntad que cuando no lo es, lo que no debe subestimarse en estos casos es el mayor bienestar del pastor.
Otra ventaja, quizás la más importante, es la sinergia entre la ración consumida en el establo y la hierba que tiene un alto valor nutricional, pero dado su contenido de agua y su reducido tamaño de grano tiende a pasar muy rápidamente a otros machos del bosque: esto resulta en fermentaciones a lo largo de todo el tracto gastrointestinal. Cuando la hierba encuentra una base (especialmente forraje), tiende a mezclarse con todos los contenidos que permanecen más tiempo en el rumen, que así podrá absorber una mayor cantidad de subproductos de la fermentación bacteriana; en cualquier caso, la hierba produce buena parte de los gases clásicos de la fermentación ruminal, que se eliminan fácilmente en el rumen, mientras que esto no ocurre en el resto de forestomaches. De esta forma, también se obtiene una mayor estabilidad en el pH del rumen ya que el rumen, como un motor, trabaja constantemente durante todo el día, y este aspecto también tiene un efecto positivo en el comportamiento de los animales, que al estar más tranquilos producen más.
Lo anterior es válido para todas las fases de producción. Se debe prestar especial atención en los períodos críticos, a saber: secado, final de la gestación para permitir un desarrollo óptimo del feto y para la producción de un buen calostro, el período que transcurre entre el nacimiento y el pico de producción para atenuar el equilibrio fisiológico energético y proteico. .negativo, que daría lugar a una pérdida de peso que, si se empuja demasiado, también puede conducir a fenómenos de cetosis.
En cuanto a los aspectos productivos, en una cría extensiva la producción de leche es de unos 70 litros para las primíparas y de 100/120 litros para las multíparas. En cría intensiva las cantidades aumentan, con una producción de hasta 100 litros en el caso de las primíparas y 170/200 litros para las multíparas. Estas cifras son netas de la alimentación de los corderos. La leche está compuesta por un 6,5% de grasa y un 5,2% de proteína, con rendimientos lácteos de 20 kg de queso por 100 litros de leche, pero esto obviamente varía según el tipo de productos y las técnicas de elaboración del queso.
Los rendimientos de carne también son importantes.
Los corderos tienen un peso al nacer de 3-4 kg; peso a los 30 días de 7-8,5 kg hasta el primer año de edad con un peso de 36-45 kg. En los machos los valores son mayores.
La comisana es también una raza poliéstral anual, que según los criadores no tiene dificultad para permanecer preñada durante todo el año. Tiene una tasa de fertilidad del 95%, es decir, 95 de cada 100 ovejas son fertilizadas en promedio, con una prolificidad del 180% (180 corderos nacidos de 100 ovejas) y una edad promedio de 16 meses al primer parto.
En cuanto a la calidad de la leche, ésta se ve influida por el tipo de alimentación. En particular, para las cabezas criadas en Sicilia, es evidente que se trata de una región con una notable producción de cítricos, aceite, frutas y hortalizas en general, y que los residuos de la elaboración se potencian añadiéndolos a la ración diaria de las ovejas. . Esto se traduce en una alta variabilidad en el sabor de los productos lácteos, condición que conlleva un valor agregado a la bondad de los productos, muy buscados por los consumidores. Sicilia es de hecho famosa por su pecorino, por su “vastedda”, pero también por la producción de ricotta, el ingrediente principal de la noble tradición de la repostería siciliana.
Por último, en lo que respecta a la lana, es bastante tosca y se utiliza para rellenar colchones.

Guido Bissanti

Fuentes-
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Daniele Bigi, Alessio Zanon, 2010. Atlas de razas autóctonas. Bovinos, equinos, ovinos y caprinos, porcinos criados en Italia, Edagricole-New Business Media, Bolonia.





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