L’agroecologia è solo una parte di una nuova Era

L’agroecologia è solo una parte di una nuova Era

Dietro e dentro la parola agroecologia potrebbero annidarsi alcune confusioni ed i soliti noti, pronti a sfruttare una parola di tendenza per veicolarla a proprio uso e consumo.
È il solito virus, più potente del COVID 19, che si annida nel cuore e nella mente degli uomini che, di fronte al nuovo, assumono spesso due tendenze:
– o la paura del nuovo che tende a farci chiudere gli occhi e a rigettarlo;
– o la furbizia di coloro che, dissacrando la parola, ne fanno cattivo uso e consumo.
Esistono poi coloro, e sono più di quello che si possa pensare, che cercano di intravedere nel nuovo la via d’uscita, l’esodo verso una “terra promessa” che possa dare una nuova direzione e una nuova giustizia.
C’è un filo sottile (ma molto consistente) che lega l’agroecologia ai grandi cambiamenti e “scossoni” che stanno caratterizzando la nostra movimentata epoca.
Un’epoca generata da una convinzione umana dettata dal dominio, dalla conquista, dal colonialismo e dall’assoggettamento; una errata lettura del ruolo dell’umanità nella storia che nasce da quel primordiale virus con cui l’uomo ha voluto interpretare a suo uso e consumo persino i primi passi dell’ insegnamento della Bibbia, quando nella Genesi (I, 26) afferma: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
Così l’intera storia dei soliti detentori del virus dell’inganno è stata costellata da una lunga epoca di soprusi, iniquità, sopraffazioni, fino a sovrastare e deturpare persino quella Natura di cui siamo parte integrante; dimenticando che, subito dopo, la stessa Genesi (I, 30) ci ricorda: “A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde. E così avvenne”.
Un secondo passaggio importante con cui l’antico narratore della Sacra Scrittura da un senso “ecologista”al rapporto tra tutti gli esseri viventi, ricordando che non ci può essere dominio senza servizio, gestione senza condivisione.
E di dominio e sottomissione è stata caratterizzata ogni attività umana sino ad oggi: dallo sfruttamento dei beni della Terra fino all’assoggettamento di cose ed esseri viventi in quella che oggi chiamiamo “moderna agricoltura”.
Un paradigma produttivo che abbiamo condotto, sprezzanti delle conseguenze dell’inseguimento di obiettivi molto lontani da una condivisione generale: mercato, rese produttive, sfruttamento delle risorse, sono stati idealizzati senza guardare il terreno che ci stava franando sotto i piedi.
E così come ha scritto un autore: “La talpa del Covid-19 ha scavato sotto il XXI secolo e lo ha fatto collassare”.
Un collasso che, nonostante il tentativo dei soliti noti di utilizzare il linguaggio di dominio di una economia scritta al di fuori delle regole del Pianeta, è oramai inesorabile e segnato. Un collasso che non preannuncia però momenti bui ma grandi cambiamenti, allo stesso modo di come una grande tempesta è, comunque, il preludio di nuovi raggi di sole.

Un collasso che ci coinvolge tutti, accalcati ed affaticati a percorrere quelle “efficienze” di un sistema capitalistico e colonialista che ci ha fatto agire tutti contro tutti: efficienza mia a scapito dell’efficienza altrui. Un pericolosissimo virus che si è annidato in modelli politici, culturali, comportamentali e dal quale si esce solo comprendendo che tutti insieme, e non tutti contro tutti, si esce da questa bugia storica.
Tutto questo ci ha impauriti, incattiviti, ci ha reso più chiusi e, spesso, più egoisti. Una umanità che ha rotto gli argini del “vivere insieme” e non sa trovare più quelli di una casa comune, di una attenta ecologia.
E la riva sicura si chiama condivisione, responsabilità verso gli ultimi, verso gli indifesi, verso i sopraffatti. Una categoria più affollata di prima, perché in questa non rientrano solo uomini e donne di tutte le età; essa è rappresentata da tutte quelle “cose” che abbiamo soggiogato in nome del profitto, del mercato, della concorrenza.
Nell’agricoltura abbiamo abbandonato progressivamente, e con cecità crescente, il concetto di equilibrio, di convivenza, di tutela dei beni, attuando un modello di gestione, anzi di dominio, delle cose del mondo.
Così organismi viventi, animali, piante, e quanto ricade sotto lo stesso sole che ci sorregge da milioni di anni, sta soffrendo un comportamento umano che, come accennato, ha fatto collassare gli eventi del XXI secolo.
In questo contesto è da leggere, oltre alla più nota enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì” l’ultima e più incisiva, in tal senso, “Fratelli tutti”, che non è una rilettura del senso antico della fratellanza ma una revisione di qualcosa che l’umanità non aveva ben compreso: non possiamo dominare più sulla Natura senza che questa non si ritorca su noi stessi.
Non possiamo più produrre uccidendo insetti, mammiferi, uccelli, esseri viventi, senza che la loro scomparsa lasci tutto come prima.
Non possiamo sfruttare il suolo e la sua fertilità pensando che tutto questo non inaridisca noi stessi.
Non possiamo sottrarre risorse ad altri popoli pensando che le cause che abbiamo generato non entreranno a casa nostra.
Così il “fratelli tutti” è un navigatore, un percorso tracciato posto sul cruscotto della nostra auto e che ci sprona a seguire un’unica e possibile strada.
Come premesso nel titolo: l’agroecologia è solo una parte di una nuova Era; in essa dobbiamo riscrivere le regole di una nuova civiltà, senza paura, senza tentennamenti, senza falsità, certi di una verità su tutte: dentro i principi della Natura risiedono le regole per una vita più piena, non solo per l’umanità ma per l’intero Pianeta, con tutti i suoi esseri.
L’agroecologia è, prima ancora di un manuale di tecnica fondata su regole scientifiche, un trattato di convivenza, di condivisione.
L’agroecologia è il passaggio dalla cultura del dominio a quella della tutela.
L’agroecologia, per certi versi, ha una identità femminile, una identità della cura, della salvaguardia della vita, della conservazione nel suo grembo dell’esistenza, della fertilità.
L’agroecologia segna la fine di una concezione maschilista e monocratica dell’agricoltura e porta con se l’embrione di una nuova Civiltà.

Guido Bissanti

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