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Clitocybe nebularis

Il fungo delle nebbie (Clitocybe nebularis (Batsch) P. Kumm, 1871) è un fungo appartenente alla famiglia delle Tricholomataceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Classe Agaricomycetes,
Sottoclasse Agaricomycetidae,
Ordine Agaricales,
Famiglia Tricholomataceae,
Genere Clitocybe,
Specie C. nebularis.
Sono sinonimi i termini:
– Agaricus nebularis Batsch, (1789);
– Gymnopus nebularis (Batsch) Gray, (1821);
– Omphalia nebularis (Batsch) Quél. (1886);
– Lepista nebularis (Batsch) (1974);
– Clitocybe stenophylla P. Karst. (1881);
– Lepista nebularis var. stenophylla (P. Karst.) (1996);
– Clitocybe nebularis var. alba Bataille, Bull. (1911);
– Clitocybe alba (Bataille) Singer (1951);
– Clitocybe nebularis var. alba J.E. Lange (1930);
– Clitocybe nebularis f. alba S. Imai, J. Fac. (1938);
– Clitocybe nebularis f. bianca Cetto, (1987).

Etimologia –
Il termine Clitocybe proviene dal greco κλῑτύς clitús declivio, pendio e κύβη cýbe testa: dalla testa inclinata, per la forma del cappello generalmente imbutiforme, a causa delle lamelle decorrenti.
L’epiteto specifico nebularis viene da nebŭla nebbia, nube: velato, nebuloso, indefinito o grigiastro, oppure delle nebbie, per la stagione di crescita.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Clitocybe nebularis è un fungo saprofita che ha bisogno di un substrato ricco di vegetali in decomposizione che cresce molto spesso in gruppi di numerosi esemplari, nei boschi di latifoglie e di conifere, in tardo autunno ed in inverno (se non troppo rigido). Il micelio scorre su foglie morte e piccoli frustuli.

Riconoscimento –
Il Clitocybe nebularis si riconosce per avere un cappello convesso, poi piano, talvolta depresso al centro; margine involuto, color grigio-bruno, biancastro, non igrofano, ma pallido a secco, ricoperto da una finissima pruina biancastra; 8–20 cm di diametro, con cuticola color grigio di diverse tonalità e se il fungo non è umido, brillante.
Le lamelle sono strette, ineguali, fitte, decorrenti, biancastre infine con sfumature color crema; separabili abbastanza facilmente dalla carne del cappello.
Il gambo è di forma cilindrica, elastico, ingrossato alla base e attenuato verso il cappello, di colore biancastro o grigio, striato-fibrilloso, spesso cavo, 6-9 x 1,5–3 cm.
La carne ha consistenza compatta, soda, poi molle e di colore bianco, con odore forte e aromatico, a volte sgradevole (come di “sudore”o di legno) che ricorda alla lontana quello della Lepista caespitosa e della Lepista inversa. L’odore, inoltre, non è spesso non gradevole specialmente nei funghi cresciuti in boschi caldi di latifoglie. Ha sapore mite, intenso ed aromatico; leggermente acre negli esemplari meno giovani.
Al microscopio si notano delle spore di colore crema in massa, ovoidale-ellittiche, 6-7 x 3,5-4,5 µm, lisce.
I basidi sono di 20-25 x 5-7 µm, tetrasporici.

Coltivazione –
Il fungo delle nebbie è un fungo non coltivato ma che cresce in natura dove spesso i carpofori formano delle lunghe “linee rette” sul terreno, occasionalmente anche fino a 30 metri. Altre volte i folti gruppi formano i ben noti “cerchi delle streghe”.
L’impressione che si può provare nel reperire questi funghi è quella di vedere tante piccole “nuvole” che fuoriescono dal fogliame.

Usi e Tradizioni –
Il Clitocybe nebularis è un fungo tossico che viene purtroppo ancora consumato da molti per la sua carne dal sapore aromatico ed intenso, anche se non da tutti gradito perché piuttosto forte.
Questo fungo può essere confuso con l’Entoloma sinuatum (Entoloma lividum), fungo velenoso con effetti potenzialmente pericolosi, per cui se ne sconsiglia la raccolta ai raccoglitori inesperti.
Tra gli altri funghi può essere occasionalmente confuso dai più inesperti con esemplari molto vecchi di Lepista caespitosa (da scartare), con l’Entoloma lividum, velenoso, che può crescere nel medesimo habitat. La principale differenza va ricercata nel colore delle lamelle dei soggetti maturi: queste sono giallastre in Clitocybe nebularis e rosa carico in Entoloma lividum, oltre all’odore forte e caratteristico in Clitocybe nebularis, deciso di farina fresca in Entoloma lividum.
Anche il Clitocybe alexandri gli è molto simile ma ha odore leggero e colorazioni bruno-argilla o grigio-giallastro.
Infine si cita il Clitocybe clavipes che è più piccolo e tossico, ha la base del gambo tipicamente clavata ed acquosa, la carne biancastra con odore di mandorla amara e sapore dolce.
Ritornando alla commestibilità del Clitocybe nebularis si ricorda che nonostante in molte zone dell’Italia venga ancora consumato, anche se sempre meno, questo fungo è velenoso per consumo ripetuto: le tossine si accumulano progressivamente nel nostro corpo fino a provocare intossicazioni di tipo gastrointestinale e neurologico. Si sono verificati casi di persone colpite da forti mal di testa.
Dal punto di vista biochimico contiene tossine volatili che si possono allontanare con la prebollitura, responsabili del forte mal di testa citato prima.
Contiene tossine idrosolubili che possono essere eliminate buttando l’acqua di prebollitura.
Contiene, infine, tossine termostabili quindi, non eliminabili, che permangono pertanto anche dopo prolungata cottura, e che danno intossicazione per accumulo.
Certamente è da considerarsi una specie responsabile di avvelenamenti gastroenterici incostanti.
Il Clitocybe nebularis, per molti anni, è stato il fungo più raccolto e commercializzato in Italia, ma la sua tossicità è stata ormai dimostrata con certezza ed è stato cancellato dalle liste dei funghi commercializzabili. Purtroppo viene ancora raccolto da alcuni anche se è ormai evidente il rischio di raccoglierlo e consumarlo.
Dal punto di vista ecologico si sottolinea come il Clitocybe nebularis ha un ospite speciale: Volvariella surrecta, un piccolo fungo che cresce sui vecchi cappelli ormai in disfacimento di Clitocybe nebularis, che invade con il suo micelio biancastro ben visibile ancora prima che appaiano i basidiomi dotati di una bella volva rosata.

Modalità di Preparazione –
Come detto prima, il Clitocybe nebularis è un fungo tossico soprattutto per ingestione ripetuta e per accumulo di tossine.
Tuttavia se l’intenzione è quella di consumare comunque questo fungo nonostante tutte le controindicazioni, è bene attenersi ad alcune precauzioni.
Per prima cosa bisogna sottoporre il fungo ad una prolungata prebollitura di almeno 30 minuti; con questo metodo l’integrità dei funghi non viene intaccata perché la carne è molto compatta; inoltre il locale di cottura deve essere aerato.
In seguito si devono rovesciare i carpofori in uno scolapasta e si verifica che tutta l’acqua di cottura venga persa.
I funghi vanno poi posti a bagnomaria in una bacinella e si lasciano in ammollo per circa 30 minuti. A questo punto della lavorazione bisogna eliminare tutta l’acqua ed i funghi possono essere cucinati a piacere oppure conservati sott’olio.
Si precisa, ancora una volta, che è comunque conveniente consumare questo fungo con molta cautela, ovvero pochi esemplari alla volta e in pasti abbastanza distanziati nel tempo.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



[:en]

Clitocybe nebularis

The clouded agaric (Clitocybe nebularis (Batsch) P. Kumm, 1871) is a mushroom belonging to the Tricholomataceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Fungi,
Basidiomycota Division,
Agaricomycetes class,
Subclass Agaricomycetidae,
Order Agaricales,
Tricholomataceae family,
Genus Clitocybe,
C. nebularis species.
The terms are synonymous:
– Agaricus nebularis Batsch, (1789);
– Gymnopus nebularis (Batsch) Gray, (1821);
– Omphalia nebularis (Batsch) Quél. (1886);
– Lepista nebularis (Batsch) (1974);
– Clitocybe stenophylla P. Karst. (1881);
– Lepista nebularis var. stenophylla (P. Karst.) (1996);
– Clitocybe nebularis var. alba Bataille, Bull. (1911);
– Clitocybe alba (Bataille) Singer (1951);
– Clitocybe nebularis var. alba J.E. Lange (1930);
– Clitocybe nebularis f. alba S. Imai, J. Fac. (1938);
– Clitocybe nebularis f. Bianca Cetto, (1987).

Etymology –
The term Clitocybe comes from the Greek κλῑτύς clitús declivio, slope and κύβη cýbe head: with an inclined head, due to the generally funnel-shaped hat shape, due to the decurrent gills.
The specific epithet nebularis comes from nebŭla fog, cloud: veiled, nebulous, indefinite or grayish, or of fogs, for the growing season.

Geographic Distribution and Habitat –
Clitocybe nebularis is a saprophytic fungus that needs a substrate rich in decaying plants that grows very often in groups of numerous specimens, in deciduous and coniferous forests, in late autumn and in winter (if not too rigid). The mycelium runs on dead leaves and small frustules.

Recognition –
The Clitocybe nebularis is recognized for having a convex, then flat, sometimes depressed cap in the center; convoluted margin, gray-brown, whitish color, not hygrophanous, but pale when dry, covered with a very fine whitish bloom; 8–20 cm in diameter, with a gray cuticle of different shades and if the fungus is not moist, shiny.
The gills are narrow, uneven, dense, decurrent, finally whitish with cream-colored shades; quite easily separable from the flesh of the hat.
The stem is cylindrical in shape, elastic, enlarged at the base and attenuated towards the cap, whitish or gray, striated-fibrillar, often hollow, 6-9 x 1,5-3 cm.
The flesh has a compact, firm consistency, then soft and white in color, with a strong and aromatic odor, at times unpleasant (like “sweat” or wood) that remembers that of the Lepista caespitosa and the inverse Lepista. Furthermore, the smell is often not unpleasant, especially in mushrooms grown in warm deciduous woods. It has a mild, intense and aromatic flavor; slightly acrid in the less young specimens.
Under the microscope, spores of cream color in mass, ovoid-elliptical, 6-7 x 3.5-4.5 µm, smooth, are noted.
The basidia are 20-25 x 5-7 µm, tetrasporic.

Cultivation –
The clouded agaric is an uncultivated mushroom that grows in nature where carpophores often form long “straight lines” on the ground, occasionally even up to 30 meters. At other times the large groups form the well-known “witch circles”.
The impression you can get in finding these mushrooms is to see many small “clouds” that come out of the foliage.

Customs and Traditions –
Clitocybe nebularis is a toxic mushroom that is unfortunately still consumed by many for its meat with an aromatic and intense flavor, although not appreciated by everyone because it is quite strong.
This mushroom can be confused with Entoloma sinuatum (Entoloma lividum), a poisonous mushroom with potentially dangerous effects, so it is not recommended to collect it for inexperienced collectors.
Among other fungi, it may occasionally be confused by the most inexperienced with very old specimens of Lepista caespitosa (to be discarded), with the poisonous Entoloma lividum, which can grow in the same habitat. The main difference is to be found in the color of the lamellae of mature subjects: these are yellowish in Clitocybe nebularis and deep pink in Entoloma lividum, in addition to the strong and characteristic odor in Clitocybe nebularis, decided of fresh flour in Entoloma lividum.
Clitocybe alexandri is also very similar to it but has a light smell and brown-clay or gray-yellowish colors.
Finally we mention the Clitocybe clavipes which is smaller and more toxic, has a typically club-like and watery base of the stem, whitish flesh with a bitter almond smell and a sweet taste.
Returning to the edibility of Clitocybe nebularis, it should be remembered that although in many areas of Italy it is still consumed, even if less and less, this mushroom is poisonous for repeated consumption: toxins gradually accumulate in our body until they cause gastrointestinal and neurological intoxications. . There have been cases of people suffering from severe headaches.
From a biochemical point of view, it contains volatile toxins that can be removed by pre-boiling, responsible for the severe headache mentioned above.
Contains water-soluble toxins that can be eliminated by throwing away the pre-boiling water.
Finally, it contains thermostable toxins that cannot be eliminated, which therefore remain even after prolonged cooking, and which cause intoxication due to accumulation.
Certainly it is to be considered a species responsible for inconstant gastrointestinal poisonings.
Clitocybe nebularis, for many years, was the most collected and marketed mushroom in Italy, but its toxicity has now been demonstrated with certainty and has been deleted from the lists of marketable mushrooms. Unfortunately it is still collected by some even if the risk of collecting and consuming it is now evident.
From the ecological point of view, it is emphasized that Clitocybe nebularis has a special host: Volvariella surrecta, a small mushroom that grows on the old decaying hats of Clitocybe nebularis, which invades with its whitish mycelium clearly visible even before the endowed basidiomes appear of a beautiful pink volva.

Preparation Method –
As mentioned before, Clitocybe nebularis is a toxic fungus especially due to repeated ingestion and accumulation of toxins.
However, if the intention is to still consume this mushroom despite all the contraindications, it is good to follow some precautions.
First, the mushroom must be subjected to a prolonged pre-boiling of at least 30 minutes; with this method the integrity of the mushrooms is not affected because the meat is very compact; in addition, the cooking room must be ventilated.
Then the carpophores must be turned over in a colander and it is verified that all the cooking water is lost.
The mushrooms are then placed in a bain-marie in a basin and left to soak for about 30 minutes. At this point of processing, all the water must be removed and the mushrooms can be cooked to taste or preserved in oil.
It should be noted, once again, that it is still convenient to consume this mushroom with great caution, that is, a few specimens at a time and in meals quite spaced over time.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Cetto B., 2008. Real mushrooms, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.



[:es]

Clitocybe nebularis

El hongo de la niebla (Clitocybe nebularis (Batsch) P. Kumm, 1871) es un hongo perteneciente a la familia Tricholomataceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Hongos del reino,
División Basidiomycota,
Clase Agaricomycetes,
Subclase Agaricomycetidae,
Orden Agaricales,
Familia Tricholomataceae,
Género Clitocybe,
Especies de C. nebularis.
Los términos son sinónimos:
– Agaricus nebularis Batsch, (1789);
– Gymnopus nebularis (Batsch) Gray, (1821);
– Omphalia nebularis (Batsch) Quél. (1886);
– Lepista nebularis (Batsch) (1974);
– Clitocybe stenophylla P. Karst. (1881);
– Lepista nebularis var. stenophylla (P. Karst.) (1996);
– Clitocybe nebularis var. alba Bataille, Bula. (1911);
– Clitocybe alba (Bataille) Singer (1951);
– Clitocybe nebularis var. alba J.E. Lange (1930);
– Clitocybe nebularis f. alba S. Imai, J. Fac. (1938);
– Clitocybe nebularis f. Bianca Cetto, (1987).

Etimología –
El término Clitocybe proviene del griego κλῑτύς clitús declivio, pendiente y κύβη cýbe cabeza: con la cabeza inclinada, debido a la forma de sombrero generalmente en forma de embudo, debido a las branquias decurrent.
El epíteto específico nebularis proviene de nebŭla niebla, nube: velada, nebulosa, indefinida o grisácea, o de nieblas, para la temporada de crecimiento.

Distribución geográfica y hábitat –
Clitocybe nebularis es un hongo saprofito que necesita un sustrato rico en plantas en descomposición que crece muy a menudo en grupos de numerosos ejemplares, en bosques caducifolios y de coníferas, a finales de otoño y en invierno (si no demasiado rígido). El micelio corre sobre hojas muertas y pequeñas frústulas.

Reconocimiento –
El Clitocybe nebularis es reconocido por tener un sombrero convexo, luego plano, a veces deprimido en el centro; margen contorneado, pardo grisáceo, color blanquecino, no higrófano, pero pálido cuando está seco, cubierto de una flor blanquecina muy fina; 8-20 cm de diámetro, con una cutícula gris de diferentes tonalidades y si el hongo no está húmedo, brillante.
Las branquias son estrechas, desiguales, densas, decurrentes, finalmente blanquecinas con matices color crema; fácilmente separable de la carne del sombrero.
El tallo es de forma cilíndrica, elástico, agrandado en la base y atenuado hacia el sombrero, blanquecino o gris, estriado-fibrilar, a menudo hueco, 6-9 x 1,5-3 cm.
La pulpa tiene una consistencia compacta, firme, luego blanda y de color blanco, con un olor fuerte y aromático, a veces desagradable (como “sudor” o madera) que recuerda al de la Lepista caespitosa y la Lepista inversa. Además, el olor no suele ser desagradable, especialmente en los hongos cultivados en bosques de hoja caduca cálidos. Tiene un sabor suave, intenso y aromático; ligeramente acre en los ejemplares menos jóvenes.
Al microscopio, se observan esporas de color crema en masa, ovoide-elíptica, 6-7 x 3,5-4,5 µm, lisas.
Los basidios son de 20-25 x 5-7 µm, tetraspóricos.

Cultivo –
El hongo de la niebla es un hongo no cultivado que crece en la naturaleza donde los carpóforos a menudo forman largas “líneas rectas” en el suelo, ocasionalmente incluso hasta 30 metros. En otras ocasiones, los grandes grupos forman los conocidos “círculos de brujas”.
La impresión que puede tener al encontrar estos hongos es ver muchas pequeñas “nubes” que salen del follaje.

Costumbres y tradiciones –
Clitocybe nebularis es un hongo tóxico que lamentablemente todavía es consumido por muchos por su carne con un sabor aromático e intenso, aunque no todos aprecian porque es bastante fuerte.
Este hongo se puede confundir con Entoloma sinuatum (Entoloma lividum), un hongo venenoso con efectos potencialmente peligrosos, por lo que no se recomienda su recolección para recolectores sin experiencia.
Entre otros hongos, en ocasiones puede ser confundido por los más inexpertos con ejemplares muy antiguos de Lepista caespitosa (a descartar), con el venenoso Entoloma lividum, que puede crecer en el mismo hábitat. La principal diferencia la encontramos en el color de las laminillas de los sujetos maduros: estas son amarillentas en Clitocybe nebularis y rosa intenso en Entoloma lividum, además del fuerte y característico olor en Clitocybe nebularis, decidido a harina fresca en Entoloma lividum.
Clitocybe alexandri también es muy similar, pero tiene un olor ligero y colores marrón-arcilla o gris-amarillentos.
Finalmente mencionamos el Clitocybe clavipes que es más pequeño y más tóxico, tiene una base del tallo típicamente parecida a una maza y acuosa, pulpa blanquecina con olor a almendra amarga y sabor dulce.
Volviendo a la comestibilidad de Clitocybe nebularis, conviene recordar que aunque en muchas zonas de Italia se sigue consumiendo, aunque cada vez menos, este hongo es venenoso para el consumo repetido: las toxinas se acumulan gradualmente en nuestro organismo hasta causar efectos gastrointestinales y neurológicos intoxicaciones. Ha habido casos de personas que padecen fuertes dolores de cabeza.
Desde un punto de vista bioquímico, contiene toxinas volátiles que pueden eliminarse mediante el pre-hervido, responsables del severo dolor de cabeza mencionado anteriormente.
Contiene toxinas solubles en agua que se pueden eliminar tirando el agua antes de hervir.
Finalmente, contiene toxinas termoestables que no se pueden eliminar, que por tanto permanecen incluso después de una cocción prolongada, y que provocan intoxicación por acumulación.
Ciertamente, debe considerarse una especie responsable de intoxicaciones gastrointestinales inconstantes.
Clitocybe nebularis, durante muchos años, fue el hongo más recolectado y comercializado en Italia, pero su toxicidad ahora se ha demostrado con certeza y se ha eliminado de las listas de hongos comercializables. Desafortunadamente, algunos todavía lo recolectan, incluso si el riesgo de recolectarlo y consumirlo ahora es evidente.
Desde el punto de vista ecológico, se destaca que Clitocybe nebularis tiene un huésped especial: Volvariella surrecta, un pequeño hongo que crece sobre los viejos sombreros en descomposición de Clitocybe nebularis, que invade con su micelio blanquecino claramente visible incluso antes de que aparezcan los basidiomas dotados de una hermosa volva rosa.

Método de preparación –
Como se mencionó anteriormente, Clitocybe nebularis es un hongo tóxico especialmente debido a la ingestión repetida y la acumulación de toxinas.
Sin embargo, si la intención es seguir consumiendo este hongo a pesar de todas las contraindicaciones, es bueno seguir algunas precauciones.
Primero, el hongo debe someterse a un pre-hervido prolongado de al menos 30 minutos; con este método no se afecta la integridad de las setas porque la carne es muy compacta; además, la sala de cocción debe estar ventilada.
Luego se deben voltear los carpóforos en un colador y se verifica que se pierda toda el agua de cocción.
A continuación, los champiñones se colocan al baño maría en una palangana y se dejan en remojo durante unos 30 minutos. En este punto del procesamiento, se debe quitar toda el agua y los champiñones se pueden cocinar al gusto o conservar en aceite.
Cabe señalar, una vez más, que sigue siendo conveniente consumir este hongo con mucha precaución, es decir, unos pocos ejemplares a la vez y en comidas bastante espaciadas en el tiempo.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Cetto B., 2008. Setas reales, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.



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