Come si coltiva il Pistacchio in maniera biologica

Come si coltiva il Pistacchio in maniera biologica

Il pistacchio (Pistacia vera – L.) è un albero da frutto della famiglia delle Anacardiaceae ed originario del Medio Oriente, dove veniva coltivato già in età preistorica, particolarmente in Persia.
Come riporta nel suo celebre I Dipnosofisti, Ateneo di Naucrati, scrittore e sofista greco vissuto nel II secolo, nell’Impero romano, diversi autori greci ed ellenistici parlano del pistacchio, collocandone la coltivazione in Siria, Persia e India, e chiamandolo bistachion o pistakia o pistakion.
Infondata è, quindi, la tesi, secondo la quale “pistacchio” derivi dall’arabo “fustuaq”.
Ben presto la sua coltivazione si diffuse nel bacino del Mediterraneo tra i Greci e i Romani.
Oggi, in Italia, il pistacchio è coltivato nel meridione e soprattutto in Sicilia ed in particolar modo nell’area di Bronte (CT) e nella provincia di Agrigento.
La pianta di pistacchio ha la nomea di pianta rustica ma se coltivata in maniera intensiva ed in irriguo può manifestare alcune fragilità. Inoltre il pistacchio è una pianta dioica, cioè con presenza di esemplari che portano solo i fiori maschili ed altri solo fiori femminili e di questa caratteristica bisogna tenere conto al momento dell’impianto.
A questo si aggiunge un’altra particolarità e cioè che nella fioritura del pistacchio si sviluppano prima i fiori maschili e, dopo qualche giorno, quelli femminili. Per questo il fiore maschile produce polline vitale solo per 2-3 giorni, mentre quello femminile è ricettivo per 4-5 giorni. Inoltre l’impollinazione è anemofila, cioè dovuta all’azione del vento.

Impianto del Pistacchio –
Per avviare una buona produzione, sia che si vada verso una coltivazione di tipo commerciale che di tipo familiare bisogna tenere conto che è necessaria una pianta di pistacchio maschile per impollinare un numero di 8-10 piante femminili.
Inoltre, soprattutto nelle coltivazione più vaste è bene porre un numero maggiore di esemplari maschili alle spalle dei venti dominanti in modo da favorire l’impollinazione (che ricordiamo è anemofila) dai fiori maschili verso quelli femminili.
Inoltre si consiglia di mettere a dimora piante già innestate di almeno 1-2 anni di età, soprattutto se non si è pratici dell’innesto di questa pianta che presenta una percentuale di attecchimento non elevata.
La distanza d’impianto del pistacchio, nonostante quello che si trova in alcuni testi, non deve mai scendere sotto il 7 x 7, soprattutto se la coltivazione è in irriguo, in quanto le piante tendono a produrre ramificazioni molto espanse. La scelta di questo sesto, o anche di più larghi anche se da un lato sembra che incida sul quantitativo di prodotto, a lungo andare, favorisce le tecniche di coltivazione biologica e l’alleggerimento degli interventi di potatura, che vanno poi a decremento della produzione negli anni successivi.
L’impianto va effettuato tra la seconda metà di febbraio e la fine di marzo.
Questo perché il pistacchio viene coltivato soprattutto nelle regioni meridionali, non tanto per la resistenza al freddo invernale, in quanto la pianta in riposo vegetativo sopporta temperature fino -20 °C, quanto per il pericolo dei ritorni di freddo. Infatti il pericolo del ritorno di freddo può influire negativamente sulla precoce e delicata fioritura che, nei casi più estremi può compromettere la produzione dell’anno.
Per questo motivo la coltivazione del pistacchio va eseguita, preferibilmente, nelle regioni a clima mediterraneo e, soprattutto, in zone molto soleggiate e riparate.

Tipo di suolo ed irrigazione –
Contrariamente alla considerazione comune che l’albero di pistacchio è una pianta rustica e che si adatta bene a qualunque tipo di terreno questo è vero fino ad un certo punto. Il pistacchio infatti preferisce un terreno profondo, ricco di sostanza organica, con un buon drenaggio, soprattutto se coltivato in irriguo ed in aree pianeggianti.
Per quanto riguarda l’irrigazione, anche se il pistacchio cresce e vegeta bene anche in terreni siccitosi ed in condizioni di scarsità idrica, questa pianta si avvantaggia notevolmente della pratica irrigua, potendo portare a produzioni anche raddoppiate.
L’irrigazione consigliata è quella a goccia, con microirrigatori che possono essere posti su ali volanti o anche, soprattutto negli ultimi anni, per subirrigazione.

Concimazione –
Nella coltivazione del pistacchio, soprattutto se in regime biologico, la concimazione assume un ruolo quantitativo e qualitativo importante.
La concimazione di fondo è quella che da il primo slancio alla pianta che, ricordiamolo, entra in produzione dopo alcuni anni. Qui si consiglia l’intervento con letame maturo, da porre nelle buche scavate e aspettando alcuni giorni prima dell’impianto.
Per gli anni successivi è sufficiente una concimazione più leggera, usando un compost o humus di lombrico o, comunque, sostanza organica ben umificata e posta alla base delle piante.
Non vanno mai utilizzati concimi nitrici anche perché il loro uso favorisce alcuni parassiti fitofagi che, oltre a danneggiare la pianta, creano problemi di natura ecologica notevoli.

Potatura –
Il pistacchio viene allevato usando la forma a vaso libero, con un impalcatura creata ad un metro di altezza. Si tratta di un sistema che consente di svolgere in maniera efficiente tutte le principali operazioni colturali.
Nelle operazioni di potatura si tenga anche conto del fenomeno dell’alternanza produttiva a cui è soggetta questa cultivar. In ogni caso per i dettagli di questa tecnica si rimanda alla seguente pagina.

Difesa antiparassitaria –
Se la coltivazione del pistacchio ha rispettato le regole precedenti e non si è fatto un uso sconsiderato di prodotti azotati, la pianta non dovrebbe presentare particolari problemi.
In questo senso si consiglia, nelle produzioni commerciali, di non creare mai vasti appezzamenti specializzati senza la presenza di inerbimenti, siepi di interruzione di alcune spezzate di filari, ed interruzione degli stessi con altre coltivazioni. La bassa biodiversità delle coltivazioni, unita ad errato uso delle concimazioni e delle tecniche agronomiche è il primo fattore di impoverimento del sistema con conseguenze fitopatologiche, spesso, di difficile soluzione.
In ogni caso qualunque intervento di merito va operato sulla base di indicazioni di un Dottore Agronomo, tramite un sopralluogo di dettaglio.
Qualunque altra indicazione di intervento fitosanitario, non supportata da tale indicazione non ha nemmeno valore indicativo.
Nelle coltivazioni invece con dimensione casalinga si possono adoperare macerati naturali, quali equiseto, ortica e aglio, che possono prevenire e rafforzare la pianta.

Produttività del Pistacchio –
Una pianta di pistacchio entra in produzione in un periodo cha va dal 5°al 7° anno di età. Dal 10° anno entra nella produttività migliore che dura molto a lungo, 30-40 anni. Si tenga conto, inoltre che i frutti maturano in maniera scalare e che la piena maturazione avviene a partire da agosto e fino a tutto settembre.
La produzione per pianta può andare dalla media di 7-10 kg, con punte che però possono raggiungere i 30 kg, soprattutto negli impianti in irriguo.
Dopo la raccolta bisogna provvedere all’eliminazione del mallo, a cui segue un asciugatura dei frutti con il guscio al sole o in macchinari specializzati. Al sole può durare intorno ai 3-4 giorni. Successivamente il pistacchio in guscio deve essere conservato in sacchi di iuta, in locali igienicamente adeguati, bui e asciutti. I pistacchi sgusciati invece, per essere conservati hanno bisogno di essere sottoposti a tostatura.

Varietà e portainnesti –
Il pistacchio è una pianta la cui coltivazione è in espansione.
In Italia la varietà coltivata più diffusa è la Bianca, detta anche Napoletana o Nostrale. Questa si caratterizza per il colore verde brillante del seme, cosa molto apprezzata a livello commerciale. Tra le altre varietà diffuse, più a livello locale, ricordiamo: la Cappuccia, la Cerasola, l’Insolia, la Silvana, la Femminella.
Tra le varietà straniere si segnalano la Kern e la Red Aleppo.
Per quanto riguarda la varietà maschile, da usare come impollinatore, quella più diffusa è la M10.
Infine il portainnesto. In generale quello più usato è il Pistacia theribinthus. Inoltre, se se non è usato come portainnesto per le varietà femminili, può svolgere la funzione di impollinatore.

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