Acqua, un bene universale

Acqua, un bene universale

Sin dalle scuole primarie ci hanno insegnato l’importanza dell’acqua e del suo straordinario ciclo idrologico.
Un ciclo che, attraverso le fasi dell’evaporazione, condensazione, precipitazione ed infiltrazione, consente a questo fondamentale bene per la vita sulla terra di rinnovarsi continuamente.
Un ciclo che appartiene alla natura e che da esso viene ritmato e regolamentato. Un processo che consente alla vita umana, al pari degli altri esseri viventi di perpetuarsi ininterrottamente.
Il valore universale del bene acqua rappresenta pertanto un diritto, al pari, per estensione, del diritto alla vita e, come tale, nel novero dei diritti internazionali.
Il diritto all’acqua risulta quindi quale estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Esso riflette l’imprescindibilità di questa risorsa relativamente alla vita umana.
È proprio in questo senso che la risoluzione ONU del 28 luglio 2010 ha dichiarato, per la prima volta nella storia, il diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale”.
Questa fondamentale risoluzione sottolinea ripetutamente che l’acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, più degli altri diritti umani, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita, è fondamentale per tutti gli altri diritti umani.
Insomma un diritto al di sopra di altri diritti.
Purtroppo, come per altre, questa risoluzione non è vincolante, ovvero afferma un principio che ancora raccomanda (non obbliga) gli Stati ad attuare iniziative per garantire a tutti un’acqua potabile di qualità, accessibile, a prezzi economici.
È stata approvata dall’Assemblea generale con 122 voti favorevoli, 41 astensioni e nessun contrario.
Eppure, in un momento storico caratterizzato da grandi cambiamenti e contraddizioni e, soprattutto, dalla sempre minore disponibilità di acqua, a seguito di molteplici fattori, nel silenzio generale, l’acqua, nel 2020, è stata quotata in borsa per la prima volta nella storia e, quindi potrà essere oggetto di speculazione.
Così il bene più prezioso e di proprietà di tutti, potrà essere oggetto di speculazione finanziaria; così il suo prezzo oscillerà come accade alle materie prime come l’oro. E così, mentre in Italia votiamo perché l’acqua resti un bene pubblico, nel mondo si pensa a quotarla in borsa.

Una speculazione che arriva, tra l’altro, in un periodo della storia umana in cui l’acqua inizia a scarseggiare: uno studio pubblicato proprio un anno fa ha mostrato come montagne e ghiacciai di tutto il mondo non riescano più a stoccare e immagazzinare l’acqua per colpa della crisi climatica, e come questo porterà in pochi anni ad una vera e propria emergenza idrica planetaria con quasi due miliardi di persone che, letteralmente, moriranno di sete.
Una crisi idrica legata all’eccessivo sfruttamento di questa risorsa da parte dell’agricoltura, dell’industria e del consumo umano, rendendo l’acqua, sulla carta un bene largamente disponibile vista la sua diffusione sul pianeta, un bene prezioso non perché fondamentale ma perché sempre più raro.
Al di la delle motivazioni che hanno portato alla quotazione di questa risorsa in borsa è evidente come nessuna quotazione e nessuna speculazione possa far mancare a qualcuno un bene o farlo pagare al di sopra delle sue capacità economiche.
Così come succede nel campo dei brevetti sul DNA, altro bene universale e di tutti, forse la vera sfida indotta dalla globalizzazione non è quella di un mercato comune ma quella di un sistema di regole comuni.
Con quasi due terzi della popolazione mondiale che affronterà la scarsità d’acqua entro il 2025, è giunto il momento di riscrivere le regole e le risoluzioni dei Paesi del mondo prima che i più poveri, purtroppo sempre più poveri, paghino per tutti un prezzo troppo salato.
Dobbiamo ritenere quindi che anche il linguaggio politico ed i suoi obiettivi inizino a maturare una nuova visione, dove la parola Etica, venga posta al di sopra di tutte le altre.
Le recenti vicende della pandemia mondiale, gli interminabili conflitti, nelle aree più calde del globo, le carestie sempre più ravvicinate ci inducono ad una sola considerazione.
È giunto il tempo di abbandonare per sempre un vecchio ed oramai logoro sistema politico, fatto di colonialismo, di genocidi, di omologazione, di immani sofferenza; in nome di un progresso che, al di la delle apparenze tecnologiche, sta privando tutte le popolazioni umane del valore superiore: la dignità della vita.

Guido Bissanti

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