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Dipsacus fullonum

Lo Scardaccione selvatico (Dipsacus fullonum L.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Caprifoliaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Dipsacales,
Famiglia Caprifoliaceae,
Genere Dipsacus,
Specie D. fullonum.
È sinonimo il termine:
– Dipsacus silvestris Huds.
In Italia sono, inoltre, presenti le seguenti sottospecie:
– Dipsacus fullonum L. subsp. fullonum;
– Dipsacus fullonum subsp. sativus (L.) Thell..

Etimologia –
Il termine Dipsacus proviene dal greco διψα dípsa sete: riferimento alla conca che le foglie connate formano presso la loro inserzione sul fusto. Il nome dipsacos, cardo da cardare, viene citato da Plinio.
L’epiteto specifico fullonum è il genitivo plurale di fullo, fullonis lavandaio e in seguito anche follatore, cardatore: dei cardatori, per le infruttescenze spinose che venivano usate per cardare il lino e la lana.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Lo Scardaccione selvatico è una pianta originaria dell’Eurasia e del Nord Africa, ma è presente e conosciuto anche in America, Africa, Australia e Nuova Zelanda, dove è stata introdotta erroneamente ed è spesso infestante.
È comunque una entità con areale centrato sulle coste mediterranee, ma con prolungamenti verso nord e verso est fino al limite della vite.
In Italia è presente in tutte le regioni.
Il suo habitat è quello delle vegetazioni ruderali lungo le strade, in discariche e coltivi abbandonati, su suoli limoso-argillosi neutro-basici, piuttosto freschi e ricchi in composti azotati, dal livello del mare ai 1400 m circa.

Descrizione –
Dipsacus fullonum è una pianta facilmente identificabile dai robusti fusto e foglie e dall’infiorescenza porpora. È una pianta biennale, con robusta radice a fittone, fusti eretti, tubulosi, forcuti all’apice, solcati, con spine molli e patenti; raggiunge i 2 m di altezza.
Le foglie sono lanceolate, lunghe 20-40 cm e larghe 3-6 cm, con delle piccole spine sul lato inferiore. Le foglie basali in rosetta oblungo-subovali, presentano spine sulla nervatura centrale, sulla pagina inferiore e a volte anche su quella superiore. Le foglie cauline sono opposte, saldate a 2 a 2 alla base (connate), lanceolate larghe, i margini, la nervatura centrale e la pagina superiore sono spinosi e dentati.
I fiori sono di colore biancastro o color malva e sono riuniti in capolini ovali, avvolti da brattee lineari spinose e più lunghe dei fiori. Le corolle hanno il lobo superiore più sviluppato degli altri tre; tra i fiori sono presenti numerose brattee acute sporgenti.
I primi fiori a sbocciare sono quelli a metà dell’infiorescenza, la fioritura poi si sposta verso i due estremi lasciando due sottili fasce di fiori aperti.
L’infiorescenza è di forma cilindrica, misura fino a 10 cm di lunghezza e ha fiori porpora che si seccano riducendosi a brattee scariose.
Lo sfasamento temporale e progressivo dall’antesi ed è una strategia vegetale che favorisce la fecondazione.
L’ antesi è tra giugno ed agosto.
Il frutto è una cipsela angolosa e allungata (piccolo achenio), di 6-8 mm, rivestito dall’ involucretto tetragono, con 8 coste, peloso, coronato dal lembo del calice persistente.
Nel genere Dipsacus, l’irrigidimento e allungamento, sino a formare un uncino, delle brattee, assieme all’habitus simile a quello dei Cardi, rendono possibile il catapultamento degli acheni quando la pianta viene sfiorata dagli animali.

Coltivazione –
Il Dipsacus fullonum è una pianta spontanea che per crescere richiede solo un po’ di umidità nel terreno. Si sviluppa molto bene in una vasta tipologia di suoli e necessita di zone soleggiate per crescere nel primo anno e fiorire nel secondo. Questa pianta non teme il freddo ma si fa più rada man mano che si procede in altitudine fino alla quota di 1400 m. sl.m..
Per procedere alla raccolta di questa pianta bisogna evitare le piante che crescono in contesti troppo disturbati e inquinati (vicino a strade, autostrade, ferrovie, cantieri edili, campagne intensamente coltivate ecc.), inoltre bisogna munirsi di un paio di robusti guanti, per evitare il contatto con le spine molto pungenti e dolorose che pervadono tutta la pianta.

Usi e Tradizioni –
Lo Scardaccione selvatico è una pianta spontanea che può essere scambiata con altre piante affini. Tra queste ricordiamo :
– Dipsacus fullonum subsp. sativus (L.) Thell. – Cardo dei lanaiuoli, coltivata un tempo inselvatichita nell’Italia settentrionale, ormai scomparsa, simile alla subsp. nominale ma più spinosa con foglie cauline spesso divise, squame più brevi;
– Dipsacus laciniatus L. – Scardaccione sfrangiato, che si distingue per essere pianta con foglie cauline lobato-partite grossolanamente dentate con setole pungenti sul bordo;
– Dipsacus ferox Loisel. – Scardaccione spinosissimo, che si distingue per avere fusto con robuste spine e foglie con spine acute sul bordo;
– Dipsacus pilosus L. – Scardaccione peloso, che si distingue per fusto con setole pungenti, foglie ristrette alla base, non formanti coppa, le cauline peduncolate e provviste di 2 orecchiette semiamplessicauli, capolini ± sferici inclinati prima dell’antesi, squame non sporgenti, corolla bianco-giallastra con antere violette.
Questa pianta, ritenuta a torto poco diffusa, merita un posto nelle aiuole in giardino per la sua particolare ornamentalità, data dalle dimensioni che permettono di apprezzare bene la fioritura estiva, peraltro di lunga durata. Da segnalare anche le forme scultoree, che ben si addicono a chi ama le piante ben definite e spinose, e la bellezza che assumono i capolini una volta sfioriti: si essiccano facilmente sulla pianta, permanendo in perfetta forma fino alla primavera successiva. In alternativa si possono tagliare ed essiccare a testa in giù, per utilizzarli in composizioni di fiori secchi.
Il Dipsacus fullonum, insieme alla sua forma coltivata, era molto utilizzato nell’industria tessile per pulire e cardare la lana.
La pianta forma una coppa alla base del fusto e l’acqua piovana può venir raccolta da questa struttura e ridurre il rischio della risalita sul fusto di afidi. Un recente esperimento ha evidenziato una maggior crescita se in questa coppa vengono aggiunti insetti morti: si tratterebbe di una parziale forma di pianta carnivora.
Questo cardo è stato utilizzato nella lavorazione della lana fin dai tempi più antichi della civiltà egiziana; ne fa menzione anche Carlo Magno nei Capitolari (812 d.c.), raccomandando la coltivazione dei “cardones” nell’orto, accanto alle altre colture per la “familia”. Alle congregazioni religiose, molto probabilmente si deve l’opera di selezione, introdussero la coltivazione nei terreni incolti e la diffusero ampiamente in Francia.
La specie coltivata Dipsacus sativus (L.) Honck., è infatti derivata dalla selezione fatta dall’uomo nei secoli sulle piante che presentavano capolini più uniformi e compatti e per questo più adatti al lavoro della garzatura. Tale utilizzo, in Italia, portò alla coltivazione dei cardi dalla metà del XIX secolo, ad opera di Sisto Bocci (proprietario del lanificio di Soci): si importarono semi francesi per migliorarne la qualità aumentando la dimensione del capolino. Da quel momento, per una serie di congiunture politiche che favorirono lo sviluppo di una vera e propria industria tessile in Italia, anche la connessa coltura industriale del cardo decollò, inserendosi stabilmente nel sistema colturale del Casentino.
La coltura trovò negli anni 50÷60 la sua massima espansione e il declino iniziò con l’aumento del costo della manodopera e con il mutamento degli indirizzi tessili.
I “garzi” (infruttescenze) vengono ancora oggi usati, per garzare eliminando la borra superficiale dei tessuti di lana, rendendoli più morbidi e lucenti, nella lavorazione dei tessuti pregiati e del tradizionale “Panno del Casentino”, per ottenere il tipico “ricciolo”. Il cardo vegetale infatti, a differenza di quelli di acciaio o plastica, ha spine anche sulle pagine delle brattee e permette di ottenere una lavorazione più fine.
Tra le curiosità storiche e le leggende si ricorda che:
– I fullones, i mercanti romani che si dedicavano alla lavorazione e alla vendita della lana, si servivano dei capolini secchi della pianta, duri e al tempo stesso elastici, per cardare la lana. Questo utilizzo è durato nei secoli ed è stato applicato anche ad altre fibre, come il cotone, per ottenere i velluti, rendendo così necessaria la coltivazione della pianta su vasta scala. Il lavoro di cardatura inizialmente era manuale, ma poi i capolini vennero infilati, come in uno spiedo, in un’asta metallica e quindi inseriti in un sistema meccanico girevole che velocizzò notevolmente il procedimento.
– In Scozia esiste un ordine cavalleresco detto “del cardo”, fondato nel lontano 1687 da Giacomo II. Il suo simbolo è rappresentato da un collare d’oro di cardi e germogli di ruta, a cui è appeso un medaglione con l’effige di S. Andrea, protettore dell’ordine, la cui sede è la chiesa di St. Giles a Edimburgo.
– I capolini secchi, lasciati al naturale o spruzzati con spray colorati o glitterati, si prestano molto bene come elementi decorativi di eleganti composizioni, eventualmente assieme ad altri fiori secchi, a rami di bacche, a foglie, a frutti, a ortaggi, a cortecce, a sassi e a quant’altro la fantasia e il senso estetico suggeriscono.
I semi di questa pianta sono un’importante risorsa invernale per molti uccelli invernali e spesso sono coltivati a scopo ornamentale e per attirare avifauna.
I costituenti principali contenuti in questa pianta sono: glicoside, scabioside, acidi organici, saponini.
La pianta ha proprietà sudorifere, aperitive, diuretiche e depurative. Nel passato, veniva usata dalla medicina popolare come rimedio contro la pelle screpolata e nella cura delle fistole anali.

Modalità di Preparazione –
Dello Scardaccione selvatico si possono utilizzare varie parti della pianta:
– Le foglie possono essere utilizzate fresche e quindi hanno un periodo di raccolta limitato alla primavera; le radici, invece, si estirpano in autunno, da piante al primo anno di vegetazione; dopodiché si lavano, si tagliano a pezzetti lunghi 4-5 cm, si essiccano in luogo fresco, aerato e ombroso, e si conservano per circa un anno in barattoli di vetro scuro.
Con queste parti si possono realizzare vari preparati a scopo curativo:
– Per facilitare la digestione si infondono 30 g di radici in 1 litro di acqua bollente per 10 minuti; si filtra, si lascia intiepidire e si beve un bicchiere dopo i pasti senza dolcificare.
– Si può preparare un digestivo alcolico; si infondono 40 g di radici in 1 litro di alcol alimentare o di grappa per 15 giorni in un barattolo di vetro scuro esposto al sole e scosso ogni giorno; si aggiungono a questo punto 70 g di zucchero, si pongono al sole per altri 15 giorni scuotendo giornalmente il barattolo; si filtra poi e si imbottiglia conservando la bottiglia in luogo fresco e buio; non bisogna consumare prima di un mese dall’imbottigliamento. All’occorrenza, un bicchierino dopo i pasti.
– Per depurare l’organismo si possono infondere 20g di radici in 1 l di acqua bollente per 10 minuti, si filtra, si lascia intiepidire e si beve un bicchiere ogni mattina a digiuno senza dolcificare, il tutto per tre settimane. Si sospende poi per due settimane e si ripete il ciclo di tre settimane. L’assunzione è consigliata due volte l’anno, in aprile e in ottobre.
– Per combattere l’acne giovanile si può preparate un decotto facendo bollire per 10 minuti 50 g di radici in 1 litro di acqua; si fa raffreddare, si filtra e si bevono due tazze al giorno addolcendo con miele di acacia o di tarassaco.
– Contro gli eczemi si possono fare bollire per 10 minuti 40 g di radici secche in 1 litro di acqua; si filtra e si lascia intiepidire; si bevono due tazze al giorno addolcendo con miele di acacia o di tarassaco.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





[:en]

Dipsacus fullonum

The Wild teasel (Dipsacus fullonum L.) is a herbaceous species belonging to the Caprifoliaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Spermatophyta superdivision,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Order Dipsacales,
Caprifoliaceae family,
Genus Dipsacus,
D. fullonum species.
The term is synonymous:
– Dipsacus silvestris Huds.
In Italy, the following subspecies are also present:
– Dipsacus fullonum L. subsp. fullonum;
– Dipsacus fullonum subsp. sativus (L.) Thell ..

Etymology –
The term Dipsacus comes from the Greek διψα dípsa sete: reference to the hollow that the connate leaves form near their insertion on the stem. The name dipsacos, thistle to be carded, is mentioned by Pliny.
The specific epithet fullonum is the plural genitive of fullo, fullonis laundress and later also fuller, carder: of carders, due to the thorny infructescences that were used to card linen and wool.

Geographic Distribution and Habitat –
The Wild teasel is a plant native to Eurasia and North Africa, but is also present and known in America, Africa, Australia and New Zealand, where it was introduced incorrectly and is often a pest.
It is however an entity with a range centered on the Mediterranean coasts, but with extensions to the north and east up to the limit of the vine.
In Italy it is present in all regions.
Its habitat is that of ruderal vegetation along the roads, in abandoned landfills and crops, on neutral-basic loamy-clay soils, rather fresh and rich in nitrogen compounds, from sea level to about 1400 m.

Description –
Dipsacus fullonum is an easily identifiable plant with its robust stem and leaves and purple inflorescence. It is a biennial plant, with a robust tap root, erect, tubular stems, forked at the apex, furrowed, with soft and patent thorns; reaches 2 m in height.
The leaves are lanceolate, 20-40 cm long and 3-6 cm broad, with small thorns on the underside. The basal leaves in oblong-suboval rosette have thorns on the central vein, on the lower page and sometimes also on the upper one. The cauline leaves are opposite, welded 2 to 2 at the base (connate), broad lanceolate, the margins, the midrib and the upper page are thorny and toothed.
The flowers are whitish or mauve in color and are gathered in oval flower heads, wrapped in thorny linear bracts and longer than the flowers. The corollas have the upper lobe more developed than the other three; between the flowers there are numerous protruding acute bracts.
The first flowers to bloom are those in the middle of the inflorescence, the flowering then moves towards the two extremes leaving two thin bands of flowers open.
The inflorescence is cylindrical in shape, measuring up to 10 cm in length and has purple flowers that dry up reducing to scariose bracts.
The temporal and progressive shift from anthesis and is a plant strategy that favors fertilization.
The anthesis is between June and August.
The fruit is an angular and elongated cypsela (small achene), 6-8 mm, covered by the tetragonal casing, with 8 ribs, hairy, crowned by the edge of the persistent calyx.
In the genus Dipsacus, the stiffening and elongation, to form a hook, of the bracts, together with the habitus similar to that of the Thistles, make it possible for the achenes to catapult when the plant is touched by animals.

Cultivation –
Dipsacus fullonum is a spontaneous plant that requires only a little moisture in the soil to grow. It develops very well in a wide range of soils and needs sunny areas to grow in the first year and flower in the second. This plant does not fear the cold but becomes more sparse as you proceed in altitude up to an altitude of 1400 m. sl.m ..
To proceed with the collection of this plant, it is necessary to avoid plants that grow in too disturbed and polluted contexts (near roads, highways, railways, construction sites, intensely cultivated countryside, etc.), moreover it is necessary to have a pair of sturdy gloves contact with the very pungent and painful thorns that pervade the whole plant.

Customs and Traditions –
The Wild teasel is a spontaneous plant that can be exchanged with other similar plants. Among these we remember:
– Dipsacus fullonum subsp. sativus (L.) Thell. – Woolen thistle, once grown wild in northern Italy, now disappeared, similar to subsp. nominal but more thorny with often divided cauline leaves, shorter scales;
– Dipsacus laciniatus L. – fringed teasel, which stands out for being a plant with lobed-matched cauline leaves coarsely toothed with sharp bristles on the edge;
– Dipsacus ferox Loisel. – Very thorny teasel, which is distinguished by having a stem with robust thorns and leaves with sharp thorns on the edge;
– Dipsacus pilosus L. – Hairy teasel, which is distinguished by the stem with pungent bristles, leaves narrowed at the base, not forming cup, the pedunculated caulins and provided with 2 semiamplessicauli orecchiette, ± spherical heads inclined before anthesis, non-protruding scales, yellowish-white corolla with violet anthers.
This plant, wrongly considered not very widespread, deserves a place in the flower beds in the garden for its particular ornamentality, given the size that allows you to appreciate the summer flowering, which is long-lasting. Also noteworthy are the sculptural forms, which are well suited to those who love well-defined and thorny plants, and the beauty that the flower heads take on once they have faded: they dry easily on the plant, remaining in perfect shape until the following spring. Alternatively, they can be cut and dried upside down, to be used in compositions of dried flowers.
Dipsacus fullonum, together with its cultivated form, was widely used in the textile industry to clean and card wool.
The plant forms a cup at the base of the stem and rainwater can be collected by this structure and reduce the risk of aphids rising on the stem. A recent experiment has shown a greater growth if dead insects are added to this cup: it would be a partial form of carnivorous plant.
This thistle has been used in the processing of wool since the most ancient times of the Egyptian civilization; Charlemagne also mentions it in the Capitulars (812 AD), recommending the cultivation of “cardones” in the garden, alongside other crops for the “familia”. The selection work is most likely due to religious congregations, they introduced cultivation in uncultivated land and spread it widely in France.
The cultivated species Dipsacus sativus (L.) Honck., Is in fact derived from the selection made by man over the centuries on plants that had more uniform and compact flower heads and therefore more suitable for raising. This use, in Italy, led to the cultivation of thistles from the mid-19th century, by Sisto Bocci (owner of the Soci wool mill): French seeds were imported to improve their quality by increasing the size of the flower head. From that moment, due to a series of political conjunctures that favored the development of a real textile industry in Italy, the connected industrial cultivation of thistle also took off, becoming a permanent part of the Casentino cultivation system.
The crop found its maximum expansion in the 50s and 60s and its decline began with the increase in the cost of labor and with the change in textile trends.
The “garzi” (infructescences) are still used today, to remove the surface wad of wool fabrics, making them softer and shinier, in the processing of fine fabrics and the traditional “Panno del Casentino”, to obtain the typical “curl” . In fact, the vegetable thistle, unlike those of steel or plastic, also has thorns on the pages of the bracts and allows for a finer processing.
Among the historical curiosities and legends it should be remembered that:
– The fullones, the Roman merchants who dedicated themselves to the processing and sale of wool, used the dry heads of the plant, hard and at the same time elastic, to card the wool. This use has lasted for centuries and has also been applied to other fibers, such as cotton, to obtain velvets, thus making it necessary to grow the plant on a large scale. The carding work was initially manual, but then the flower heads were threaded, like on a skewer, into a metal rod and then inserted into a rotating mechanical system which greatly speeded up the process.
– In Scotland there is a knightly order called “del cardo”, founded in 1687 by James II. Its symbol is represented by a gold collar of thistles and rue buds, from which hangs a medallion with the effigy of St. Andrew, protector of the order, whose seat is the church of St. Giles in Edinburgh .
– The dried flower heads, left natural or sprayed with colored or glitter sprays, lend themselves very well as decorative elements of elegant compositions, possibly together with other dried flowers, berry branches, leaves, fruits, vegetables, bark , with stones and whatever else the imagination and the aesthetic sense suggest.
The seeds of this plant are an important winter resource for many winter birds and are often grown for ornamental purposes and to attract birdlife.
The main constituents contained in this plant are: glycoside, scabioside, organic acids, saponins.
The plant has sweat, aperitif, diuretic and purifying properties. In the past, it was used in folk medicine as a remedy for chapped skin and in the treatment of anal fistulas.

Preparation Method –
Of the Wild teasel, various parts of the plant can be used:
– The leaves can be used fresh and therefore have a harvest period limited to spring; the roots, on the other hand, are uprooted in autumn, from plants in the first year of vegetation; after which they are washed, cut into 4-5 cm long pieces, dried in a cool, airy and shady place, and stored for about a year in dark glass jars.
With these parts you can make various preparations for healing purposes:
– To facilitate digestion, infuse 30 g of roots in 1 liter of boiling water for 10 minutes; it is filtered, left to cool and drink a glass after meals without sweetening.
– An alcoholic digestive can be prepared; 40 g of roots are infused in 1 liter of food alcohol or grappa for 15 days in a dark glass jar exposed to the sun and shaken every day; 70 g of sugar are added at this point and placed in the sun for another 15 days, shaking the jar daily; it is then filtered and bottled, keeping the bottle in a cool and dark place; it should not be consumed until one month after bottling. If necessary, a glass after meals.
– To purify the body, 20g of roots can be infused in 1 liter of boiling water for 10 minutes, filtered, allowed to cool and drink a glass every morning on an empty stomach without sweetening, all for three weeks. It is then suspended for two weeks and the three-week cycle is repeated. Hiring is recommended twice a year, in April and October.
– To combat juvenile acne, a decoction can be prepared by boiling 50 g of roots in 1 liter of water for 10 minutes; let it cool, filter and drink two cups a day sweetening with acacia or dandelion honey.
– Against eczema, 40 g of dried roots can be boiled for 10 minutes in 1 liter of water; it is filtered and left to cool; they are drunk two cups a day sweetened with acacia or dandelion honey.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Dipsacus fullonum

El Cardencha (Dipsacus fullonum L.) es una especie herbácea perteneciente a la familia Caprifoliaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Superdivisión de espermatophyta,
División Magnoliophyta,
Clase Magnoliopsida,
Orden Dipsacales,
Familia Caprifoliaceae,
Género Dipsacus,
Especies de D. fullonum.
El término es sinónimo:
– Dipsacus silvestris Huds.
En Italia también existen las siguientes subespecies:
– Dipsacus fullonum L. subsp. fullonum;
– Dipsacus fullonum subsp. sativus (L.) Thell ..

Etimología –
El término Dipsacus proviene del griego διψα dípsa sete: referencia al hueco que forman las hojas connadas cerca de su inserción en el tallo. Plinio menciona el nombre dipsacos, cardo para cardar.
El epíteto específico fullonum es el genitivo plural de fullo, fullonis lavandera y más tarde también fuller, carder: de carders, debido a las infructescencias espinosas que se usaban para cardar lino y lana.

Distribución geográfica y hábitat –
El Cardencha es una planta originaria de Eurasia y el norte de África, pero también está presente y conocida en América, África, Australia y Nueva Zelanda, donde se introdujo incorrectamente y suele ser una plaga.
Sin embargo, es una entidad con una distribución centrada en las costas mediterráneas, pero con extensiones hacia el norte y este hasta el límite de la vid.
En Italia está presente en todas las regiones.
Su hábitat es el de vegetación ruderal a lo largo de los caminos, en vertederos y cultivos abandonados, sobre suelos franco-arcillosos neutros-básicos, bastante frescos y ricos en compuestos nitrogenados, desde el nivel del mar hasta unos 1400 m.

Descripción –
Dipsacus fullonum es una planta fácilmente identificable con su tallo y hojas robustos e inflorescencia violeta. Es una planta bienal, de raíz principal robusta, tallos erectos, tubulares, bifurcados en el ápice, surcados, con espinas suaves y patentes; alcanza los 2 m de altura.
Las hojas son lanceoladas, de 20 a 40 cm de largo y de 3 a 6 cm de ancho, con pequeñas espinas en el envés. Las hojas basales en roseta oblongo-suboval tienen espinas en la vena central, en la página inferior y en ocasiones también en la superior. Las hojas de caulina son opuestas, soldadas 2 a 2 en la base (connadas), anchas lanceoladas, los márgenes, la nervadura central y la página superior son espinosas y dentadas.
Las flores son de color blanquecino o malva y se agrupan en capullos ovalados, envueltos en brácteas lineales espinosas que son más largas que las flores. Las corolas tienen el lóbulo superior más desarrollado que los otros tres; entre las flores hay numerosas brácteas agudas que sobresalen.
Las primeras flores en florecer son las que se encuentran en el medio de la inflorescencia, la floración luego se mueve hacia los dos extremos dejando abiertas dos bandas delgadas de flores.
La inflorescencia es de forma cilíndrica, mide hasta 10 cm de longitud y tiene flores de color púrpura que se secan reduciendo a brácteas escariosas.
El cambio temporal y progresivo de antesis y es una estrategia de la planta que favorece la fertilización.
La antesis es entre junio y agosto.
El fruto es una cypsela (pequeño aqueno) angulosa y alargada, de 6-8 mm, cubierta por la tripa tetragonal, con 8 nervaduras, pilosas, coronadas por el borde del cáliz persistente.
En el género Dipsacus, el endurecimiento y elongación, para formar un gancho, de las brácteas, junto con el hábitat similar al de los cardos, hacen posible que los aquenios se catapulten cuando la planta es tocada por animales.

Cultivo –
Dipsacus fullonum es una planta espontánea que requiere solo un poco de humedad en el suelo para crecer. Se desarrolla muy bien en una amplia gama de suelos y necesita zonas soleadas para crecer en el primer año y florecer en el segundo. Esta planta no teme al frío, pero se vuelve más escasa a medida que avanza en altitud hasta una altitud de 1400 m. sl.m ..
Para proceder a la recolección de esta planta es necesario evitar plantas que crezcan en contextos demasiado perturbados y contaminados (cerca de carreteras, carreteras, ferrocarriles, obras de construcción, campos intensamente cultivados, etc.). contacto con las espinas muy afiladas y dolorosas que impregnan toda la planta.

Costumbres y tradiciones –
El Cardencha es una planta espontánea que se puede intercambiar con otras plantas similares. Entre estos recordamos:
– Dipsacus fullonum subsp. sativus (L.) Thell. – El cardo de lana, que una vez se cultivó de forma silvestre en el norte de Italia, ahora desapareció, similar a la subsp. nominal pero más espinoso con hojas caulinas a menudo divididas, escamas más cortas;
– Dipsacus laciniatus L. – Cardencha con flecos, que se distingue por ser una planta con hojas de caulina emparejadas lobuladas, dentadas toscamente con cerdas afiladas en el borde;
– Dipsacus ferox Loisel. – Cardencha muy espinoso, que se distingue por tener un tallo con espinas robustas y hojas con espinas afiladas en el borde;
– Dipsacus pilosus L.- Cardencha peludo, que se distingue por el tallo con cerdas punzantes, las hojas estrechas en la base, sin formar copa, las colinas pediculadas y provistas de 2 semiamplessicauli orecchiette, ± cabezas esféricas inclinadas antes de la antesis, escamas que no sobresalen, corola blanco amarillento con anteras violetas.
Esta planta, considerada erróneamente como poco extendida, merece un lugar en los parterres del jardín por su particular ornamentalidad, dado el tamaño que permite apreciar la floración estival, que es de larga duración. También son destacables las formas escultóricas, muy adecuadas para los amantes de las plantas bien definidas y espinosas, y la belleza que asumen las capullos una vez desvanecidos: se secan fácilmente sobre la planta, manteniéndose en perfecto estado hasta la primavera siguiente. Alternativamente, se pueden cortar y secar al revés, para usar en composiciones de flores secas.
Dipsacus fullonum, junto con su forma cultivada, fue ampliamente utilizado en la industria textil para limpiar y cardar lana.
La planta forma una copa en la base del tallo y el agua de lluvia puede ser recolectada por esta estructura y reduce el riesgo de que los pulgones se eleven en el tallo. Un experimento reciente ha mostrado un mayor crecimiento si se agregan insectos muertos a esta copa: sería una forma parcial de planta carnívora.
Este cardo se ha utilizado en el procesamiento de la lana desde los tiempos más antiguos de la civilización egipcia; Carlomagno también lo menciona en los Capitulares (812 dC), recomendando el cultivo de “cardones” en el jardín, junto con otros cultivos para la “familia”. El trabajo de selección se debe probablemente a las congregaciones religiosas, que introdujeron el cultivo en tierras baldías y lo difundieron ampliamente en Francia.
La especie cultivada Dipsacus sativus (L.) Honck., De hecho, se deriva de la selección realizada por el hombre a lo largo de los siglos sobre plantas que tenían capullos más uniformes y compactos y por ello más aptas para la crianza. Este uso, en Italia, llevó al cultivo de cardos a partir de mediados del siglo XIX, por Sisto Bocci (propietario de la fábrica de lana Soci): se importaron semillas francesas para mejorar su calidad aumentando el tamaño de la cabeza de la flor. A partir de ese momento, debido a una serie de coyunturas políticas que favorecieron el desarrollo de una verdadera industria textil en Italia, también despegó el cultivo industrial conectado del cardo, convirtiéndose en parte permanente del sistema de cultivo de Casentino.
El cultivo encontró su máxima expansión en los años 50 y 60 y su declive comenzó con el incremento del costo de la mano de obra y con el cambio de tendencias textiles.
Los “garzi” (infrutescencias) todavía se utilizan hoy en día, para quitar la superficie de los tejidos de lana, haciéndolos más suaves y brillantes, en el procesamiento de tejidos finos y el tradicional “Panno del Casentino”, para obtener el típico “rizo”. . De hecho, el cardo vegetal, a diferencia de los de acero o plástico, también tiene espinas en las páginas de las brácteas y permite obtener un procesamiento más fino.
Entre las curiosidades históricas y leyendas cabe recordar que:
– Los fullones, los comerciantes romanos que se dedicaban al procesamiento y venta de la lana, utilizaban las cabezas secas de la planta, duras y a la vez elásticas, para cardar la lana. Este uso ha perdurado a lo largo de los siglos y también se ha aplicado a otras fibras, como el algodón, para obtener terciopelos, por lo que es necesario el cultivo de la planta a gran escala. El trabajo de cardado fue inicialmente manual, pero luego las cabezas de las flores se enroscaron, como en un pincho, en una varilla de metal y luego se insertaron en un sistema mecánico giratorio que aceleró enormemente el proceso.
– En Escocia existe una orden de caballeros llamada “del cardo”, fundada en 1687 por James II. Su símbolo está representado por un collar dorado de cardos y capullos de ruda, del que cuelga un medallón con la efigie de San Andrés, protector de la orden, cuya sede es la iglesia de St. Giles en Edimburgo.
– Las cabezas de flores secas, dejadas al natural o rociadas con aerosoles de colores o purpurina, se prestan muy bien como elementos decorativos de composiciones elegantes, posiblemente junto con otras flores secas, ramas de bayas, hojas, frutas, verduras, corteza. , con piedras y todo lo que sugiera la imaginación y el sentido estético.
Las semillas de esta planta son un recurso invernal importante para muchas aves de invierno y, a menudo, se cultivan con fines ornamentales y para atraer aves.
Los principales componentes contenidos en esta planta son: glucósido, escabiósido, ácidos orgánicos, saponinas.
La planta tiene propiedades sudoríparas, aperitivas, diuréticas y depurativas. En el pasado, se utilizaba en la medicina popular como remedio para la piel agrietada y en el tratamiento de las fístulas anales.

Método de preparación –
Del Cardencha, se pueden utilizar varias partes de la planta:
– Las hojas se pueden utilizar frescas y, por tanto, tienen un período de cosecha limitado a la primavera; las raíces, en cambio, se arrancan en otoño, de plantas en el primer año de vegetación; después de lo cual se lavan, se cortan en trozos de 4-5 cm de largo, se secan en un lugar fresco, aireado y sombreado y se almacenan durante aproximadamente un año en frascos de vidrio oscuro.
Con estas partes puede realizar diversas preparaciones con fines curativos:
– Para facilitar la digestión, infundir 30 g de raíces en 1 litro de agua hirviendo durante 10 minutos; se filtra, se deja enfriar y se bebe un vaso después de las comidas sin endulzar.
– Se puede preparar un digestivo alcohólico; Se infunden 40 g de raíces en 1 litro de alcohol alimenticio o grappa durante 15 días en un frasco de vidrio oscuro expuesto al sol y se agita todos los días; En este punto se añaden 70 g de azúcar y se exponen al sol durante otros 15 días, agitando la jarra diariamente; luego se filtra y se embotella, manteniendo la botella en un lugar fresco y oscuro; no debe consumirse hasta un mes después del embotellado. Si es necesario, un vaso después de las comidas.
– Para depurar el organismo, puedes infundir 20g de raíces en 1 litro de agua hirviendo durante 10 minutos, filtrar, dejar enfriar y beber un vaso cada mañana en ayunas sin endulzar, todo durante tres semanas. Luego se suspende durante dos semanas y se repite el ciclo de tres semanas. Se recomienda la contratación dos veces al año, en abril y octubre.
– Para combatir el acné juvenil, se puede preparar una decocción hirviendo 50 g de raíces en 1 litro de agua durante 10 minutos; Déjalo enfriar, filtra y bebe dos tazas al día endulzando con miel de acacia o diente de león.
– Contra el eccema, se pueden hervir 40 g de raíces secas durante 10 minutos en 1 litro de agua; se filtra y se deja enfriar; se beben dos tazas al día endulzadas con miel de acacia o diente de león.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, declinamos toda responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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