Selenicereus grandiflorus

Selenicereus grandiflorus

La regina della notte (Selenicereus grandiflorus (L.) Britton & Rose, 1909) è una specie perenne appartenente alla famiglia delle Cactaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Caryophyllidae, Ordine Caryophyllales, Famiglia Cactaceae, Sottofamiglia Cactoideae e quindi al Genere Selenicereus ed alla Specie S. grandiflorus.
Sono sinonimi i termini:
– Cactus grandiflorus L. (1753);
– Cereus donkelaarii Salm-Dyck Allg. Gartenz.;
– Cereus grandiflorus (L.) Mill. (1768) Gard. Dict.;
– Cereus grandiflorus affinis Salm-Dyck (1850);
– Cereus grandiflorus var. spectabilis Karwinsky in Förster (1846);
– Cereus scandens minor Boerhaave ad Arendt (1891);
– Cereus schmidtii (1894) Monatsschr. Kakteenk.;
– Cereus grandiflorus var. minore Salm-Dyck;
– Cereus tellii hort. a Hildmann (1895);
– Cereus grandiflorus var. haitiensis (1903);
– Cereus hondurensis K. Schumann a Weingart (1904);
– Cereus grandiflorus uranos Riccobono (1909);
– Selenicereus donkelaarii (Salm-Dyck) Britton & Rose (1917);
– Selenicereus grandiflorus var. affinis (Salm-Dyck) Borg (1951);
– Selenicereus grandiflorus var. tellii (hort. ex Riccobono) Borg (1951);
– Selenicereus grandiflorus var. uranos (Riccobono) Borg (1951);
– Cereus uranos hort.;
– Selenicereus hondurensis (K. Schumann) Britton & Rose (1909).
Di questa specie si riconoscono quattro sottospecie:
– Selenicereus grandiflorus ssp. donkelaarii (Salm-Dyck) Ralf Bauer;
– Selenicereus grandiflorus ssp. grandiflorus;
– Selenicereus grandiflorus ssp. hondurensis (K.Schum. ex Weing.) Ralf Bauer;
– Selenicereus grandiflorus ssp. lautneri Ralf Bauer.

Etimologia –
Il termine Selenicereus proviene dal greco Σελήνη Seléne Selene, dea della Luna, e da Cereus cero: per la forma colonnare di molte specie di questo genere e dalla fioritura notturna.
L’epiteto specifico grandiflorus viene da grandis grande e da flos fiore: dai grandi fiori.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La regina della notte è una pianta originaria dell’America meridionale: Grandi Antille (Cuba, Isole Cayman, Porto Rico, Giamaica e Haiti), Messico, Guatemala, Belize, Honduras, Nicaragua e poche altre località dell’America meridionale e centrale.
Il suo habitat è principalmente nella regione costiera degli stati di Vera Cruz e di Taumalipas. Viene coltivato in serra, come pianta ornamentale. Allo stato naturale si trova ad altitudini intorno a 700 metri s.l.m. arrampicata su alberi e rocce.

Descrizione –
Selenicereus grandiflorus è una pianta grassa con fusti scandenti, rampicanti o tentacolari, ramificati, che talvolta formano grovigli, producendo radici aeree, rigide, fino a 10 m di lunghezza o più, e con 15–25 (–30) mm di spessore.
Presenta sui rami costole che sono di meno sui rami più vecchi, separate da ampi intervalli arrotondati, da leggermente ondulati a fortemente nodosi; presenza di areole piccole, di colore bianco lana o bianco grigiastro ed internodi di (6–) 12–20 mm. Le spine in numero da 5-18, a 4,5-12 mm, alla base di circa 0,25 mm di diametro, aciculari, ellittiche o circolari in sezione trasversale, bulbose basalmente, diffuse, di colore da marrone giallastro a brunastro o giallo. Presenza di eventuali peli decidui dalla parte inferiore delle areole ± numerose areole vegetative mature, bianche o brunastre, generalmente prive di peli; allo stato giovanile le piante hanno meno spine e più corte.
L’epidermide è liscia di colore verde glauco o verde bluastro, spesso ± violaceo.
I fiori sono lunghi 17-22,5 cm e larghi fino a 38 cm. Questi hanno una fragranza che ricorda la vaniglia e il fiore d’arancio; il pericarpio è lungo 25 mm, con bretelle da 5 mm, a forma di cinturino e giallastro, ricoperto di peli quasi bianchi o fulvi e setole affilate; il ricettacolo è di 7,5–8,7 cm; presenta bratteole di 5–14 mm, di forma a cinghia a lineare, giallastra con peli ondulati lunghi, quasi bianchi o fulvi e setole affilate alle ascelle, lunghe circa 25 mm; i tepali esterni sono lunghi 7,5-10 cm, larghi in media 4,5 mm, lineari attenuati, di colore marrone chiaro, da salmone a rosa; i tepali interni sono lunghi 7,5–10 cm, 9–12 (–15) mm, più corti dei tepali esterni, larghi, lanceolati, gradualmente ridotti ad un apice appuntito o acuto, di colore bianco; gli stami sono lunghi 38-50 mm, bianchi, le antere sono lunghe 1,5 mm, giallastri; lo stilo è di 15-20 cm di lunghezza, spesso più lungo dei tepali interni, diametro massimo di 1,5 mm, lobi dello stigma 7-12, lunghi circa 7,5 mm, sottili.
Il frutto, di forma ovoidale, è lungo 5–9 cm, spesso 4,5–7 cm, di colore biancastro, in parte rosa, rosa, giallo o arancione, ricoperto da grappoli di spine e peli che presto cadono; è succoso.

Coltivazione –
La regina della notte è una pianta epifita o litofita facilmente coltivabile, a crescita rapida. Per essere coltivata ha bisogno di un terriccio contenente molto humus e sufficiente umidità in estate. Non dovrebbe essere mantenuta sotto i 5 °C nel periodo invernale.
Cresce bene soprattutto in pieno sole. La luminosità elevata all’inizio della primavera stimola il germogliamento.
La fioritura è a tarda primavera o all’inizio dell’estate, fiorisce solo una notte all’anno per diversi anni e appassisce in poche ore.

Usi e Tradizioni –
La Selenicereus grandiflorus è stata la prima specie ad essere portata in coltivazione. Linneo la descrisse nel 1753, ma era conosciuta molto prima. I registri di Hortus Kewensis indicano che la specie è stata coltivata ai Giardini Reali di Hampton Court prima del 1700. Ci sono stati dubbi su quale pianta fosse disponibile a Linné quando ha redatto la sua descrizione, ma il problema è stato risolto ed entrambe le tavole mostrano le specie autentiche.
Per quanto riguarda i principi attivi mancano dati di analisi recenti. È stata segnalata la presenza di un alcaloide, cactina, che non è stato trovato da altri autori.
A questa pianta viene attribuita un’azione qualitativamente paragonabile a quella della Digitale sebbene di questa meno attiva e dalla quale differisce anche per essere privo di azione cumulativa.
È stata raccomandata nella terapia dell’angina pectoris ed è stata raccomandata nei disturbi cardiaci che accompagnano il morbo di Basedow.
È stata utilizzata con buoni risultati nell’insufficienza valvolare aortica e anche nella debolezza cardiaca che consegue a malattie infettive, nell’asma cardiaca e nella eccitabilità cardiaca, dovuta ad aneurisma, allorché la Digitale è controindicata.
Altri autori l’hanno trovata utile nei casi di abuso di alcool, di tabacco, di caffè e di thè.
Non mancano però AA. che negano a questa droga ogni attività terapeutica, tra questi Gordon e Sharp che l’hanno sperimentata clinicamente e non hanno ottenuti risultati degni di nota e, più recentemente, altri AA hanno trovato terapeuticamente inerti alcuni preparati commerciali della droga, da essi sperimentati clinicamente.
Tutte le osservazioni riguardanti la Selenicereus grandiflorus, siano esse cliniche che sperimentali, risalgono ad un periodo compreso fra il 1890 e il 1911 e se si eccettuano alcune ricerche relativamente più recenti, eseguite da Madaus.

Modalità di Preparazione –
Per tutte le applicazioni terapeutiche di questa pianta si utilizzano i fiori disseccati, interi o tagliati a pezzi.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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