Digitalizzazione ed ecologia

Digitalizzazione ed ecologia

All’interno del Green Deal europeo, che è l’insieme di iniziative politiche portate avanti dalla Commissione europea con l’obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, non troviamo solo biodiversità, agroecologia, ed altri temi per un futuro sostenibile.
Un ruolo molto importante, anche se complementare, è quello dell’applicazione del digitale e di tutte le tecniche e pratiche connesse per diminuire l’impatto delle attività umane e quindi la loro impronta ecologica.
Questa considerazione è divenuta più consapevole all’indomani di quella svolta legata all’emergenza legata al COVID-19.
Una pandemia che nessuno poteva realmente prevedere e forse nemmeno immaginare. Il sistema economico, amministrativo e produttivo è stato letteralmente salvato dal digitale.
Un digitale non pronto alla sfida ma almeno in grado di assicurare quel tamponamento che ha evitato danni ancora peggiori.
E così, come sempre succede nella storia, un’emergenza ha fatto accelerare quel cambiamento, già in atto, legato alle applicazioni del campo del digitale e dell’informatica con cui la società, che sta nascendo, dovrà conformarsi senza dimenticare però che, in mancanza di una sincronia tra ecologia sociale ed ecologia naturale, tutto è vano e inutile.
La civiltà che sta nascendo e di cui vediamo solo i primi accenni di un nuovo percorso dovrà, pertanto, conformarsi a questo credo: dematerializzazione di molte attività e sincronicità ecologica delle sue attività.
Un modello nuovo di zecca, da mettere a punto, e che sarà sottoposto a grandi pressioni, legati ad interessi prevaricanti di imperi economici ma che ha un unico percorso se non vuole trascinare con se anche quelle multinazionali che, gioco forza, devono capire che col pianeta c’è in gioco anche la loro sopravvivenza.
Tra i vari temi del rapporto tra digitalizzazione ed ecologia c’è quello legato alle dinamiche e funzionalità della pubblica amministrazione ma anche delle imprese private
Il primo impatto in termini di sostenibilità, naturalmente, è il risparmio di tonnellate di carta che, oggi, comportano una pesante incidenza sugli ecosistemi e sui loro equilibri.
In questo senso la digitalizzazione dei documenti, oltre ai benefici ecologici, avrà dei vantaggi enormi in termini di risparmio economico, fruizione e condivisione in tempo reale, sicurezza.
Un documento digitale è una preziosa fonte di dati, che si possono raccogliere, processare, analizzare e interpretare in maniera automatica. Infatti avere un archivio digitale è il primo modo per stabilire un diverso rapporto con gli utenti/clienti; un rapporto lineare, democratico, certo, snello, veloce ed a bassissimo impatto ambientale.
Per quel che riguarda la Pubblica Amministrazione, invece, è più corretto parlare di “dematerializzazione”: un concetto che, in Italia, è stato introdotto nel 2005 con la promulgazione del CAD, Codice Amministrativo Digitale, e che deve seguire dei precisi requisiti di legge.
Ma la digitalizzazione non si ferma solo al mondo amministrativo-produttivo. Va oltre e comprende e ci coinvolge anche nella nostra vita quotidiana.
Prendiamo il settore dell’edilizia, sia pubblica che privata.
In un futuro, oramai iniziato, vivremo in case sempre più intelligenti e digitali e che, contemporaneamente, inquineranno sempre meno. Tutto questo sarà reso possibile dalla diffusione sempre più capillare dell’IoT (Internet of Things, ovvero la connettività applicata agli oggetti). Non stiamo parlando di un futuro prossimo. Tutt’altro. Le “smart home” sono già il presente.

Inoltre c’è poi tutto il versante della cosiddetta “domotica”; dunque sistemi digitalizzati per l’illuminazione, il riscaldamento, la climatizzazione, la sicurezza.
Ciò che è importante sottolineare è che non si tratta solo di comfort: c’è anche un fondamentale versante relativo alla riduzione dei consumi, da un lato, e delle emissioni, dall’altro.
In poche parole: con il digitale si guadagna in efficienza, qualità della vita e sostenibilità, in un circolo virtuoso senza precedenti.
Queste applicazioni, dalle case ai luoghi di lavoro, alle fabbriche, comporterà quella che è oramai chiamata “Quarta rivoluzione industriale” che si basa, appunto, sul digitale e su alcuni pilastri: i dati, innanzitutto. Poi gli “analytics”, dunque la capacità di analizzare queste informazioni, con le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning. Infine, il gigantesco versante dell’interazione uomo-macchina.
Tutto questo amplificherà i grandi cambiamenti in atto sul modo di vivere le città e sul modo stesso di essere città.
Si arriverà, progressivamente, a quel nuovo concetto di città, noto col termine di “Smart City”: cioè di quelle città sempre più interconnesse, in cui le infrastrutture “dialogano” con il cittadino, e migliorano la qualità della sua vita. Una città più efficiente, a misura d’uomo, con un abbattimento significativo dell’inquinamento.
In una Smart City l’impatto delle attività e della gestione della città stessa possono essere ridotte di 9/10 con incredibili ricadute di ordine energetico, efficienza dei sistemi, beneficio nel viverla.
Esempi di questo tipo sono già in divenire. Per esempio la città di Barcellona in Spagna.
“Una città auto-sufficiente, composta di vicinati produttivi e a misura d’uomo, all’interno di un’area metropolitana iper-connessa e a zero emissioni”: è questa la definizione che si legge nella “Barcelona Smart City Strategy” uscita nel 2013.
In poche parole possiamo dire che: il digitale migliora la qualità della vita dei singoli, ma anche delle intere città. Produce lavoro e ricchezza. E, contemporaneamente, ha un impatto profondamente positivo sull’ambiente. È questo il cambio di paradigma verso cui dobbiamo dirigerci?
Da solo non basta.
Bisogna connettersi, o se preferite, sincronizzarsi con i modelli energetici degli ecosistemi.
La grande sfida che oggi abbiamo davanti, ed in questo senso la IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) è, ogni giorno che passa, sempre più chiara:
– stiamo frammentando, e quindi distruggendo, ogni giorno che passa, sempre più, gli habitat, cioè quelle cellule del mondo che attraverso le osmosi ecologiche (uccelli migratori, fauna selvatica, insetti, ecc.) fanno vivere e respirare il pianeta Terra, permettendo anche la vita umana.
La vera sfida è quindi una digitalizzazione nella sincronia dell’umanità con l’ecologia della natura. Città che non frammentano habitat ma li ricostruiscono, nei limiti del possibile; città che non interrompono corridoi ecologici ma li incrementano. Città dove lavoro, alimentazione, fruizione sia un tutt’uno e non Uomo contro Natura.
Questo concetto rappresenta una vera e propria Costituzione del Terzo Millennio.
Al di fuori di questa tutto è incostituzionale e tutto porterà al termine della vita umana.
Noi crediamo che, alla fine, pur con tutte le difficoltà e i prezzi da pagare, l’umanità troverà la vera strada maestra.

Guido Bissanti




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