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Abrus precatorius

L’abro (Abrus precatorius L.) è una specie arbustiva appartenente alla famiglia delle Fabacee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Fabales, Famiglia Fabaceae, Sottofamiglia Faboideae, Tribù Abreae e quindi al Genere Abrus ed alla Specie A. precatorius.

Etimologia –
Il termine Abrus proviene dal greco ἀβρός abrόs grazioso, delicato: in riferimento al fogliame.
L’epiteto specifico precatorius viene dal latino e significa “orante” o “colui che prega”, riferendosi all’uso dei semi della specie come granelli di preghiera.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Abrus precatorius è una pianta originaria di un’area compresa tra l’Indonesia, l’Australia e l’Asia orientale ma che cresce in maniera diffusa nelle aree tropicali e subtropicali dove tende ad avere carattere invasivo.

Descrizione –
L’abro è una pianta in forma di arbusto rampicante che può crescere fino a 3-6 metri e che tende ad intrecciarsi su altre piante.
Le foglie sono alternate, composte, simili a piume, con piccoli volantini oblunghi.
I fiori sono numerosi e compaiono negli assi delle foglie lungo gli steli; sono piccoli, raggruppati in grappoli lunghi 2,5 – 7,5 cm, di solito di colore da rosso a viola o occasionalmente bianchi.
Il frutto è un legume lungo circa 3 cm contenente semi ovoidi duri e lunghi circa 1 cm.
I semi contengono una sostanza molto tossica (l’abrina, 75 mg/100g di seme), composta in realtà da quattro isotossine (abrina a, b, c e d).

Coltivazione –
L’Abrus precatorius è una pianta coltivata in molte parti del mondo ma che tende facilmente ad essere invasiva e poi di difficile controllo. Cresce soprattutto in climi tropicali e subtropicali e con andamenti termo pluviometrici tipici di queste zone.
L’Abrus precatorius è una pianta altamente invasiva nelle regioni temperate calde e tropicali.
Quetsa pianta, infatti, ampiamente introdotta dall’uomo, dopo di che i semi erano stati diffusi per opera degli uccelli. Alla fine del ventesimo secolo, era stata dichiarata come infestante ed invasiva in molte regioni, tra cui alcune del Belize, Isole dei Caraibi, Hawaii, Polinesia e parti degli Stati Uniti continentali.
Infatti una volta che le piante di Abrus precatorius hanno raggiunto la maturità, in condizioni favorevoli le loro radici profonde sono estremamente difficili da rimuovere e la crescita aggressiva delle piante, causata anche dalla diffusione dei semi, rende estremamente difficile la sua eliminazione ed ovviamente l’uso di erbicidi come il glifosato, anche se efficaci, sono un male peggiore del rimedio.

Usi e Tradizioni –
Le foglie e le radici di questa pianta sono utilizzate in Sudafrica per curare la tubercolosi, la bronchite, la pertosse, i disturbi al torace e l’asma.
Le foglie sono anche usate come tè dai guaritori tradizionali della Tanzania per curare l’epilessia. Nello Zimbabwe, la pianta viene comunemente usata contro la schistosomiasi.
In Nigeria i semi di questa pianta vengono usati per curare la diarrea.
Tuttavia, soprattutto i semi dell’Abrus precatorius, sono altamente tossici.
I semi di Abrus sono gli agenti con cui la casta indiana Chamàr avvelena il bestiame allo scopo di proteggere le sue pelli.
A tale fine si usano piccoli spuntoni, chiamati sui (aghi) o sutari (punteruoli), che vengono preparati immergendo il punteruolo in una sottile pasta di semi imbevuti d’acqua e frantumati, e quindi asciugando l’arma al sole; successivamente questo viene oliato e affilato sulla pietra, apposto in un manico e quindi usato per forare la pelle dell’animale.
Per la sua velenosità questa pianta è infatti stata segnalata come una delle piante più pericolose del mondo, dopo la pianta di olio di ricino (Ricinus communis L.) (Euphorbiaceae) e la Dafne laurella (Daphne laureola L.).
La tossicità della pianta, come detto, è dovuta alla presenza dell’abrina, che è una lectina, contenuta soprattutto nei semi che se ingeriti o masticati, possono causare una morte quasi immediata.
L’abrina è infatti uno dei veleni più letali conosciuti, che provoca vomito grave, febbre alta, salivazione, livelli molto elevati di tensione nervosa, insufficienza epatica, insufficienza vescicale, sanguinamento dagli occhi e convulsioni.
L’abrina è una sostanza molto simile alla ricina che si trova nei semi di ricino. È una lectina composta da due catene polipeptidiche (A e B) collegate da un ponte disolfuro.
L’avvelenamento per ingestione da Abrus precatorius non è suffragato dall’analisi tossicologica, mentre potrebbe essere utile la cromatografia su strato sottile che utilizza l’estratto di semi e il siero del paziente.
La decontaminazione (mediante lavanda gastrica) è stata suggerita come la principale modalità di trattamento da avvelenamento da abrus poiché non è ancora disponibile un antidoto. Tuttavia, poiché la causa della morte nella maggior parte dei casi segnalati sembra essere l’insufficienza renale, l’emodialisi è la terapia più indicata.
L’ Abrus precatorius, chiamato kundu mani in Tamil, Guruvinda ginja in Telugu e “Kunni kuru” in Malayalam, è stato usato nella medicina del Siddha per secoli. La varietà bianca viene utilizzata per preparare l’olio che si dice sia afrodisiaco.
Dalle sue foglie viene ricavato anche un tè, usato per sindromi febbrili, tosse e raffreddore.
La velenosità dei semi era conosciuta dai Siddhar (individuo che ha raggiunto la perfezione nella spiritualità locale) ed infatti suggerivano vari metodi per togliere il veleno, che vengono chiamati “suththi seythal” o purificazione.
Tale operazione viene eseguita bollendo i semi nel latte e quindi asciugandoli. In questo modo la proteina, sottoposta a temperature elevate, viene denaturata e la tossicità rimossa.
In India le radici di questa pianta sono usate come sostituti della liquirizia, sebbene siano in qualche modo amare. In Giava le radici sono considerate demulcenti. Le foglie, se mescolate al miele , vengono applicati ai gonfiori e in Giamaica vengono utilizzati come sostituti del tè. Sotto il nome di “Jequirity” i semi sono stati recentemente impiegati in casi di oftalmia, un uso di antica tradizione sia in India che in Brasile.
La pianta è, inoltre, usata nell’Ayurveda e si dice che promuova la crescita dei capelli. A volte è usata come ingrediente nei prodotti per capelli indiani.
Recenti studi, effettuati sui roditori, sugli estratti etanolici dell’Abrus precatorius porterebbero ad evidenziare possibili effetti potenziale come antiossidanti, antinfiammatori e analgesici.
Altri studi sugli estratti acquosi, metanolici e cloroformici di Abrus precatorius hanno mostrato una maggiore attività inibitoria contro un numero di batteri patogeni come Bacillus subtilis, Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Salmonella typhimurium ed Escherichia coli.
L’abro riveste anche un valore economico per gli zulù tradizionali, in quanto fornisce reddito a queste popolazioni che producono e vendono oggetti artigianali ricavati dai semi di questa pianta.
A Trinidad, nelle Indie Occidentali, con i semi dai colori vivaci si realizzano bracciali da indossare intorno al polso o alla caviglia per scongiurare spiriti maligni e “mal-yeux” (malocchio). I tamil usano semi di Abrus di diversi colori. La varietà rossa con occhio nero è la più comune, ma ci sono anche varietà nere, bianche e verdi.
Sebbene siano talvolta utilizzati come perle per collane o per costituire strumenti musicali a percussione, ciò è poco raccomandabile a causa dell’elevata tossicità.
Questa pianta è anche velenosa per i cavalli.
Inoltre i semi di Abrus precatorius hanno un peso costante e, in tempi passati, gli indiani li adoperavano per pesare l’oro usando una misura chiamata Ratti, dove 8 Ratti = 1 Masha; 12 Masha = 1 Tola (11,6 grammi).

Modalità di Preparazione –
Pur se le tradizioni di vari popoli hanno visto l’uso di questa pianta per varie finalità l’utilizzo diretto di parti di questa pianta è altamente sconsigliato. Interessanti possono essere invece i suoi utilizzi per l’estrazione di sostanze potenzialmente utili per la farmacologia.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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Abrus precatorius

The Rosary Pea (Abrus precatorius L.) is a shrubby species belonging to the Fabaceae family.

Systematic –
From a systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Kingdom Plantae, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Fabales Order, Fabaceae Family, Faboideae Subfamily, Abreae Tribe and therefore to the Genus Abrus and to the Species A. precatorius.

Etymology –
The term Abrus comes from the Greek ἀβρός abrόs graceful, delicate: in reference to the foliage.
The specific epithet precatorius comes from the Latin and means “praying” or “the one who prays”, referring to the use of the seeds of the species as specks of prayer.

Geographical Distribution and Habitat –
Abrus precatorius is a plant native to an area between Indonesia, Australia and eastern Asia but which grows widely in tropical and subtropical areas where it tends to be invasive.

Description –
Rosary Pea is a plant in the form of a climbing shrub that can grow up to 3-6 meters and which tends to intertwine on other plants.
The leaves are alternate, composed, similar to feathers, with small oblong leaflets.
The flowers are numerous and appear in the axes of the leaves along the stems; they are small, grouped in 2.5 – 7.5 cm long clusters, usually red to purple or occasionally white in color.
The fruit is a legume about 3 cm long containing hard ovoid seeds and about 1 cm long.
The seeds contain a very toxic substance (abrin, 75 mg / 100g of seed), actually composed of four isotoxins (abrin a, b, c and d).

Cultivation –
Abrus precatorius is a plant grown in many parts of the world but which easily tends to be invasive and then difficult to control. It grows mainly in tropical and subtropical climates and with thermo-pluviometric trends typical of these areas.
Abrus precatorius is a highly invasive plant in warm and tropical temperate regions.
In fact, this plant was widely introduced by man, after which the seeds had been spread by birds. By the end of the twentieth century, it had been declared as a pest and invasive in many regions, including some from Belize, the Caribbean Islands, Hawaii, Polynesia and parts of the continental United States.
In fact, once the Abrus precatorius plants have reached maturity, in favorable conditions their deep roots are extremely difficult to remove and the aggressive growth of the plants, also caused by the diffusion of the seeds, makes it extremely difficult to eliminate them and obviously the use of herbicides such as glyphosate, although effective, are a worse evil than the remedy.

Uses and Traditions –
The leaves and roots of this plant are used in South Africa to treat tuberculosis, bronchitis, whooping cough, chest ailments and asthma.
The leaves are also used as tea by traditional Tanzanian healers to treat epilepsy. In Zimbabwe, the plant is commonly used against schistosomiasis.
In Nigeria the seeds of this plant are used to treat diarrhea.
However, especially the seeds of Abrus precatorius, they are highly toxic.
Abrus seeds are the agents with which the Indian caste Chamàr poisons cattle in order to protect its hides.
To this end, small spikes are used, called sui (needles) or sutari (awl), which are prepared by immersing the awl in a thin paste of seeds soaked in water and crushed, and then drying the weapon in the sun; subsequently this is oiled and sharpened on the stone, affixed to a handle and then used to pierce the animal’s skin.
Because of its poisonousness, this plant has in fact been reported as one of the most dangerous plants in the world, after the castor oil plant (Ricinus communis L.) (Euphorbiaceae) and the Dafne laurella (Daphne laureola L.).
The toxicity of the plant, as mentioned, is due to the presence of abrina, which is a lectin, mainly contained in the seeds which, if ingested or chewed, can cause almost immediate death.
Abrin is in fact one of the most lethal poisons known, which causes severe vomiting, high fever, salivation, very high levels of nervous tension, liver failure, bladder failure, bleeding from the eyes and convulsions.
Abrin is a substance very similar to ricin found in castor seeds. It is a lectin composed of two polypeptide chains (A and B) connected by a disulfide bridge.
Poisoning by ingestion from Abrus precatorius is not supported by toxicological analysis, while thin-layer chromatography using seed extract and patient serum may be useful.
Decontamination (using gastric lavage) has been suggested as the main treatment modality for abrus poisoning since an antidote is not yet available. However, since the cause of death in most of the reported cases seems to be renal failure, hemodialysis is the most indicated therapy.
Abrus precatorius, called kundu mani in Tamil, Guruvinda ginja in Telugu and “Kunni kuru” in Malayalam, has been used in Siddha medicine for centuries. The white variety is used to prepare the oil which is said to be an aphrodisiac.
A tea is also made from its leaves, used for feverish syndromes, coughs and colds.
The poisonousness of the seeds was known by the Siddhar (individual who has achieved perfection in local spirituality) and in fact they suggested various methods for removing the poison, which are called “suththi seythal” or purification.
This is done by boiling the seeds in milk and then drying them. In this way the protein, subjected to high temperatures, is denatured and the toxicity removed.
In India the roots of this plant are used as substitutes for licorice, although they are somewhat bitter. In Java the roots are considered demulcent. The leaves, if mixed with honey, are applied to the swellings and in Jamaica they are used as a substitute for tea. Under the name of “Jequirity” the seeds have recently been used in cases of ophthalmia, a use of ancient tradition both in India and in Brazil.
The plant is also used in Ayurveda and is said to promote hair growth. It is sometimes used as an ingredient in Indian hair products.
Recent studies, carried out on rodents, on the ethanolic extracts of Abrus precatorius would lead to highlight possible potential effects such as antioxidants, anti-inflammatories and analgesics.
Other studies on the aqueous, methanolic and chloroform extracts of Abrus precatorius have shown greater inhibitory activity against a number of pathogenic bacteria such as Bacillus subtilis, Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Salmonella typhimurium and Escherichia coli.
Abro also has an economic value for traditional Zulu, as it provides income for these populations who produce and sell handicrafts made from the seeds of this plant.
In Trinidad, in the West Indies, bracelets are made with brightly colored seeds to be worn around the wrist or ankle to ward off evil spirits and “mal-yeux” (evil eye). Tamils ​​use Abrus seeds of different colors. The red variety with black eye is the most common, but there are also black, white and green varieties.
Although they are sometimes used as pearls for necklaces or to constitute percussion musical instruments, this is not recommended due to the high toxicity.
This plant is also poisonous to horses.
In addition, the seeds of Abrus precatorius have a constant weight and, in past times, the Indians used them to weigh gold using a measure called Rats, where 8 Rats = 1 Masha; 12 Masha = 1 Tola (11.6 grams).

Preparation method –
Although the traditions of various peoples have seen the use of this plant for various purposes, the direct use of parts of this plant is highly discouraged. Its uses for the extraction of substances potentially useful for pharmacology may be interesting.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Tips and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for information purposes only, they do not in any way represent a medical prescription; therefore, no responsibility is accepted for their use for healing, aesthetic or food purposes.



[:es]

Abrus precatorius

El Regaliz americano (Abrus precatorius L.) es una especie arbustiva perteneciente a la familia Fabaceae.

Sistemático –
Desde un punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eukaryota, Reino Plantae, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Orden Fabales, Familia Fabaceae, Subfamilia Faboideae, Tribu Abreae y, por lo tanto, al Género Abrus y a la Especie A. precatorius.

Etimología –
El término Abrus proviene del griego ἀβρός abrόs agraciado, delicado: en referencia al follaje.
El epíteto específico precatorius proviene del latín y significa “rezar” o “el que reza”, en referencia al uso de las semillas de la especie como granos de oración.

Distribución geográfica y hábitat –
Abrus precatorius es una planta nativa de un área entre Indonesia, Australia y el este de Asia, pero que crece ampliamente en áreas tropicales y subtropicales donde tiende a ser invasiva.

Descripción –
Regaliz americano es una planta en forma de arbusto trepador que puede crecer hasta 3-6 metros y que tiende a entrelazarse con otras plantas.
Las hojas son alternas, compuestas, similares a las plumas, con pequeñas hojuelas oblongas.
Las flores son numerosas y aparecen en los ejes de las hojas a lo largo de los tallos; son pequeños, agrupados en grupos de 2.5 – 7.5 cm de largo, generalmente de color rojo a púrpura u ocasionalmente de color blanco.
El fruto es una leguminosa de aproximadamente 3 cm de largo que contiene semillas ovoides duras y de aproximadamente 1 cm de largo.
Las semillas contienen una sustancia muy tóxica (abrina, 75 mg / 100 g de semilla), en realidad compuesta de cuatro isotoxinas (abrina a, b, c y d).

Cultivo –
Abrus precatorius es una planta que crece en muchas partes del mundo pero que tiende a ser invasiva y difícil de controlar. Crece principalmente en climas tropicales y subtropicales y con tendencias termo-pluviométricas típicas de estas áreas.
Abrus precatorius es una planta altamente invasiva en regiones cálidas y tropicales templadas.
De hecho, esta planta fue ampliamente introducida por el hombre, después de lo cual las semillas fueron esparcidas por las aves. A fines del siglo XX, se había declarado como una plaga e invasiva en muchas regiones, incluidas algunas de Belice, las islas del Caribe, Hawai, Polinesia y partes de los Estados Unidos continentales.
De hecho, una vez que las plantas Abrus precatorius han alcanzado la madurez, en condiciones favorables, sus raíces profundas son extremadamente difíciles de eliminar y el crecimiento agresivo de las plantas, también causado por la difusión de las semillas, hace que sea extremadamente difícil eliminarlas y obviamente El uso de herbicidas como el glifosato, aunque efectivo, es un mal peor que el remedio.

Usos y Tradiciones –
Las hojas y raíces de esta planta se usan en Sudáfrica para tratar la tuberculosis, la bronquitis, la tos ferina, las dolencias del pecho y el asma.
Los curanderos tanzanos tradicionales también usan las hojas como té para tratar la epilepsia. En Zimbabwe, la planta se usa comúnmente contra la esquistosomiasis.
En Nigeria, las semillas de esta planta se usan para tratar la diarrea.
Sin embargo, especialmente las semillas de Abrus precatorius, son altamente tóxicas.
Las semillas de Abrus son los agentes con los que la casta india Chamàr envenena al ganado para proteger sus pieles.
Para este fin, se utilizan pequeñas espigas, llamadas sui (agujas) o sutari (punzón), que se preparan sumergiendo el punzón en una fina pasta de semillas empapadas en agua y trituradas, y luego secando el arma al sol; posteriormente esto se aceita y afila en la piedra, se fija a un mango y luego se usa para perforar la piel del animal.
Debido a su veneno, esta planta se ha reportado como una de las plantas más peligrosas del mundo, después de la planta de aceite de ricino (Ricinus communis L.) (Euphorbiaceae) y la Dafne laurella (Daphne laureola L.).
La toxicidad de la planta, como se mencionó, se debe a la presencia de abrina, que es una lectina, contenida principalmente en las semillas que, si se ingiere o mastica, puede causar la muerte casi inmediata.
Abrin es de hecho uno de los venenos más letales conocidos, que causa vómitos severos, fiebre alta, salivación, niveles muy altos de tensión nerviosa, insuficiencia hepática, insuficiencia vesical, sangrado de los ojos y convulsiones.
Abrin es una sustancia muy similar a la ricina que se encuentra en las semillas de ricino. Es una lectina compuesta por dos cadenas de polipéptidos (A y B) conectadas por un puente disulfuro.
El envenenamiento por ingestión de Abrus precatorius no está respaldado por el análisis toxicológico, mientras que la cromatografía en capa fina con extracto de semilla y suero del paciente puede ser útil.
La descontaminación (mediante lavado gástrico) se ha sugerido como la principal modalidad de tratamiento para la intoxicación por abrus ya que aún no se dispone de un antídoto. Sin embargo, dado que la causa de la muerte en la mayoría de los casos reportados parece ser la insuficiencia renal, la hemodiálisis es la terapia más indicada.
Abrus precatorius, llamado kundu mani en tamil, Guruvinda ginja en telugu y “Kunni kuru” en malayalam, se ha utilizado en la medicina Siddha durante siglos. La variedad blanca se usa para preparar el aceite que se dice que es un afrodisíaco.
También se prepara un té con sus hojas, que se usa para síndromes febriles, tos y resfriados.
El Siddhar (individuo que ha logrado la perfección en la espiritualidad local) conocía la toxicidad de las semillas y, de hecho, sugirieron varios métodos para eliminar el veneno, que se denominan “suththi seythal” o purificación.
Esto se hace hirviendo las semillas en leche y luego secándolas. De esta manera, la proteína, sometida a altas temperaturas, se desnaturaliza y se elimina la toxicidad.
En la India, las raíces de esta planta se usan como sustitutos del regaliz, aunque son algo amargas. En Java, las raíces se consideran demulcentes. Las hojas, si se mezclan con miel, se aplican a las inflamaciones y en Jamaica se usan como sustitutos del té. Bajo el nombre de “Jequirity”, las semillas se han utilizado recientemente en casos de oftalmia, un uso de la antigua tradición tanto en India como en Brasil.
La planta también se usa en Ayurveda y se dice que promueve el crecimiento del cabello. A veces se usa como ingrediente en productos para el cabello de la India.
Estudios recientes, realizados en roedores, sobre extractos etanólicos de Abrus precatorius conducirían a destacar posibles efectos potenciales como antioxidantes, antiinflamatorios y analgésicos.
Otros estudios sobre los extractos acuosos, metanólicos y de cloroformo de Abrus precatorius han demostrado una mayor actividad inhibitoria contra una serie de bacterias patógenas como Bacillus subtilis, Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Salmonella typhimurium y Escherichia coli.
Abro también tiene un valor económico para el zulú tradicional, ya que proporciona ingresos a estas poblaciones que producen y venden artesanías hechas con las semillas de esta planta.
En Trinidad, en las Indias Occidentales, las pulseras están hechas con semillas de colores brillantes para usar alrededor de la muñeca o el tobillo para alejar a los espíritus malignos y “mal-yeux” (mal de ojo). Los tamiles usan semillas Abrus de diferentes colores. La variedad roja con ojo negro es la más común, pero también hay variedades negras, blancas y verdes.
Aunque a veces se usan como perlas para collares o para constituir instrumentos musicales de percusión, esto no se recomienda debido a la alta toxicidad.
Esta planta también es venenosa para los caballos.
Además, las semillas de Abrus precatorius tienen un peso constante y, en el pasado, los indios las usaban para pesar el oro usando una medida llamada Ratas, donde 8 Ratas = 1 Masha; 12 Masha = 1 Tola (11.6 gramos).

Método de preparación
Aunque las tradiciones de varios pueblos han visto el uso de esta planta para diversos fines, se desaconseja el uso directo de partes de esta planta. Sus usos para la extracción de sustancias potencialmente útiles para la farmacología pueden ser interesantes.

Guido Bissanti

fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las Regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Salud de la farmacia del Señor, consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados solo con fines informativos, de ninguna manera representan una prescripción médica; por lo tanto, no se acepta responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimenticios.



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3 pensieri riguardo “[:it] Abrus precatorius [:en] Abrus precatorius [:es] Abrus precatorius [:]

  • 18 Agosto 2021 in 22:39
    Permalink

    credo di avere questi semi che mi sono stati regalati molti anni fa e sono dentro un piccolo sacchetto, non sapevo affatto della loro pericolosita a distanza credo di 20 anni potrebbero essersi polverizzati e contaminare il luogo dove li ho tenuti.

    Rispondi
    • 19 Agosto 2021 in 7:25
      Permalink

      Se effettivamente sono semi di Abrus precatorius conviene eliminarli. Si consiglia di non aprire la confezione ed inoltre si ricorda che l’abrina contenuta, se inalata, provoca problemi respiratori, febbre, tosse, nausea e in casi gravi anche un edema polmonare.

      Rispondi
  • 19 Agosto 2021 in 14:28
    Permalink

    A me li portarono se non ricordo male dall egitto non so se tipo come una sorta di porta fortuna mi dissero tipo che si chiamava l occhio del diavolo non ho mai aperto il sacchettino in carta che li contiene e siccome non e trasparente non so effettivamente come siano all interno. Come gia detto avranno circa 20 anni e soo stati da molto in un cassetto spero non possano aver contaminato le altre cose ivi contenute

    Rispondi

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