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Rubia tinctorum

La robbia dei tintori o robbia comune o garanza (Rubia tinctorum L.) è una specie erbacea perenne della famiglia delle Rubiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Gentianales, Famiglia Rubiaceae e quindi al Genere Rubia ed alla Specie R. tinctorum.

Etimologia –
Il termine Rubia proviene da rúbeus rosso, in quanto la radice veniva utilizzata per tingere di rosso. L’epiteto specifico tinctorum è il genitivo plurale di tinctor tintore: dei tintori, che utilizzavano queste piante per tingere stoffe.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La robbia dei tintori è una specie di origine asiatica, di un’area che va dal Medio Oriente e Turchia all’Asia Centrale, un tempo coltivata anche in Italia per la tintura dei tessuti, oggi raramente presente allo stato subspontaneo in tutte le regioni dell’Italia continentale salvo che in Liguria, ma in forte regresso e in molte regioni non più osservata da lungo tempo.

Descrizione –
La Rubia tinctorum è una pianta erbacea, perenne che si presenta con fusti molto ramificati, quadrangolari, lunghi, ruvidi, ed aspri; i rami hanno la tendenza ad arrampicarsi e sono ricoperti da aculei rivolti verso il basso, e foglie strette, disposte a spirale attorno al fusto raggruppate in gruppi da 4 o 6, anch’esse ricoperte da piccoli aculei sia sulle nervature della pagina inferiore che lungo il margine.
Le radici sono sottili, lunghe e sono rossastre, ramificate, con un odore forte.
I fiori sono piccoli a forma di stella e di colore giallo – verdastro.
I frutti sono di colore rosso a bacca che diventa nero lucente una volta maturo.
L’antesi è tra aprile e giungo.

Coltivazione –
Per la coltivazione della Rubia tinctorum si tenga conto che questa pianta predilige terreni profondi con semina che va effettuata al riparo dal gelo alla profondità di 4-6 cm.
La semina deve avvenire quindi in primavera, oppure si può trapiantare la pianta per talea nel periodo autunnale.
La germinazione da seme avviene in genere a distanza di 15-20 giorni.
La raccolta viene effettuata durante il terzo anno di età della pianta. Il colorante alizarina si deposita con il tempo dal fusto alle radici, fissandosi. I rizomi vengono dunque estratti dalla terra, lavati, essiccati e macinati, per ottenere una sottile polvere colorante, praticamente inattaccabile, che può durare in conservazione per diversi anni.

Usi e Tradizioni –
La robbia è una pianta conosciuta fin dall’antichità ed è stata citata da Vitruvio, Plinio e Heraclius. Il nome robbia dei tintori è dovuto al fatto che dalle sue radici i tintori ricavano il colore detto “rosso di garanza” o “rosso adrianopoli”.
Questa pianta ha quindi costituito sin dall’antichità la principale fonte di colorazione rossa per le fibre tessili, le pelli e le pitture murali. Citata nelle opere di Ippocrate, Teofrasto e Dioscoride, che ne menziona la coltivazione in Toscana, era usata dagli antichi Egizi per la tintura del lino.
La robbia è forse la più importante pianta tintoria: era coltivata fin dall’antichità per produrre un particolare colorante (l’alizarina), ma da noi, siccome non si tinge quasi più con i vegetali, è ormai sconosciuta. Si possono però vedere dei grandi cesti di radici di robbia nei mercati persiani o marocchini, dove ancora viene usata per i lavori artigianali. Della pianta si conservano i frutti, per avere le sementi, e le radici, per tingere. Il resto viene scartato. Le radici della robbia vengono raccolte dal diciottesimo al trentesimo mese di vegetazione, vengono fatte seccare e ridotte in piccoli pezzi.
Dal Medioevo in poi, sino alla realizzazione del corrispondente pigmento di sintesi, le sostanze pigmentanti prodotte dalla pianta hanno costituito il motivo di vaste coltivazioni e ricco commercio.
A partire dal XVII secolo le sue radici hanno cominciato a essere importate in Europa dalla Siria, Persia, Asia minore e Grecia, provenienti da Siria, per opera degli Olandesi, essi stessi grandi produttori insieme alla Francia, dove fu introdotta ai tempi di Luigi XV e coltivata in seguito intensivamente in alcune regioni meridionali, fra cui la Provenza.
In Italia le coltivazioni di robbia sono state mantenute sino alla fine del XIX secolo, caratterizzando con il colore rosso mattone che se ne ricava, unitamente al blu del guado, la colorazione del tessuto popolare locale, soprattutto negli abiti tradizionali regionali.
Il rapido declino della robbia avvenne con l’individuazione del suo principio colorante, che è un composto antracenico, di nome alizarina, sintetizzato nel 1868 dai chimici tedeschi Groebe e Liebermann.
Dalla radice, che contiene diversi composti polifenolici (antrachinoni), si otteneva quindi sin da tempi antichissimi un colorante rosso utilizzato sia nella pittura muraria come nella tintura di stoffe. Il colore ottenuto dalle sue radici, un rosso concentrato e brillante, anche se sensibile alla luce e all’acqua come tutti i coloranti organici, si presenta tra i più stabili (tende a restare intatto anche dopo il lavaggio prolungato) ed economici (rispetto, ad esempio, alla porpora animale).
La Robia tinctorum viene utilizzata, comunque, anche per la preparazione di preparati erboristici, oltre che come pianta tintoria.
In erboristeria vengono apprezzate le proprietà terapeutiche diuretiche ed antinfiammatorie e si usa per curare le sciatiche e certe forme di paralisi. È utile come coadiuvante in caso di cistite, reumatismi e costipazioni. In erboristeria viene usata anche per la preparazione delle tinture naturali per capelli.
Secondo quanto riportato negli antichi testi “Fa orinare copiosamente l’orina densa e qualche volta il sangue. Ma è necessario per coloro che ne bevono il decotto, di lavarsi ogni giorno nel bagno e osservare ogni giorno l’aspetto delle feci e la loro differenza volta per volta. Il succo della radice e delle foglie, giova ai morsi dei serpenti, assunto con Vino. Il seme, bevuto con Aceto Melato o Oxymele, diminuisce la milza [la milza ingrossata e dura è segno di grave patologia per la Dottrina Umorale Ippocratico-Galenica].
Oltre a ciò, la radice applicata ai genitali femminili, favorisce le mestruazioni, il parto e l’espulsione della placenta. Applicata [sulla pelle] con Aceto, sana le vitiligini bianche”. Questo diceva Dioscoride.
Galeno (II sec. d.C., medico di corte imperiale da Marco Aurelio a Settimio Severo) la descrisse, molto più sinteticamente, ma non meno accuratamente, nel VI Libro del “Virtù dei medicamenti semplici”:
Egli asseriva che: “ è la radice di Robbia al gusto acerba e amara. E perciò compie tutte quelle azioni legate a questi sapori: quindi essa ripulisce il fegato e la milza, e fa abbondantemente espellere l’orina densa e qualche volta anche sanguinolenta. Provoca i mestrui e “asterge” [“pulisce asciugando”] ove ve ne sia bisogno. Applicato esternamente spenge le vitiligini bianche. Alcuni la danno a bere con Acqua Melata nella sciatica e nelle paralisi”.
Nella tradizione popolare toscana, il decotto di Robbia era usato per espellere coaguli sanguigni dall’apparato genito-urinario. Come si vede, corrisponde a quanto anche gli antichi avevano osservato.
Quindi, dal punto di vista erboristico-fitoterapico, secondo la Dottrina Umorale dell’area mediterranea colta (ma anche popolare) la Robbia è un presidio “depurativo” di grande potenza, diuretico, evita la formazione di calcolosi renali e agisce sugli organi genitali femminili, ma anche sulle articolazioni (le cosiddette “paralisi”, a parte le sciatiche, sono sindromi articolari, più che neurologiche). Non è facile a trovare, anche perché, ormai, è stata sostituita nella pratica erboristica quotidiana da piante altrettanto efficaci.
Nella tecnica per la preparazione del colore rosso, nei tempi antichi, a volte veniva aggiunto sangue bovino o Sommacco (Rhus Coriaria L.), potente agente conciante, a base tannica. Per rendere il colore rosso brillante, si fa bollire più volte in una caldaia sotto leggera pressione (siamo già in ambito assolutamente industriale), insieme a sapone e sale di stagno (detto così dovrebbe essere il cloruro di stagno).
Per la tintura della lana si mette un mordente a base di allume e cremor tartaro (estratto dal tartaro delle botti, tartrato di potassio acido, che precipita dal Vino durante la stagionatura o l’invecchiamento). Alla fine si aggiunge un po’ di sale di stagno.
I colori fatti con la Robbia o con la garanza sono di grandissima solidità.
Ma gli autori del 1905 già dicono che l’uso è quasi abbandonato.

Modalità di Preparazione –
Di seguito vediamo qual è il procedimento adatto per tingere in rosso, con radice di Rubia tinctorum, robbia su lana o cotone.
Pretrattare la lana facendola sobbollire per un’ora in acqua in cui sia stato sciolto allume di potassio (reperibile in farmacia). La quantità di allume (si usa al 25%) è da calcolare sul peso del materiale da tingere; ad esempio per 100 grammi di lana occorrono 25 grammi di allume. Lasciar raffreddare il materiale nel bagno.
Volendo tingere il cotone invece occorre calcolare sul peso del materiale asciutto il 20% di allume di potassio e il 5% di soda Solvay (reperibile tra i detersivi al supermercato) e procedere come sopra.
Procurarsi della radice di robbia coltivata o selvatica (raccolta ed essiccata o acquistata in erboristeria, possibilmente polverizzata) e procedere alla tintura immergendo il materiale in acqua a cui sia stata aggiunta la robbia. Portare il bagno di tintura a 85° e mantenere la temperatura per un’ora, mescolando spesso per ottenere una tintura uniforme.
Lasciare quindi raffreddare nel bagno, lavare in acqua e sapone neutro, sciacquare, centrifugare e asciugare all’ombra.
N.B. Se si usa la radice a pezzetti, occorre prima estrarre il colore tenendola a bagno in acqua alcune ore e poi ad 85° un’ora, farla quindi raffreddare e filtrare.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





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Rubia tinctorum

The rose madder or common madder (Rubia tinctorum L.) is a perennial herbaceous species of the Rubiaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, United Plantae, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Gentianales Order, Rubiaceae Family and therefore to the Genus Rubia and to the R. tinctorum Species.

Etymology –
The term Rubia comes from red rúbeus, as the root was used to dye red. The specific epithet tinctorum is the plural genitive of tinctor dyer: dyers, who used these plants to dye fabrics.

Geographical Distribution and Habitat –
The rose madder is a species of Asian origin, from an area that goes from the Middle East and Turkey to Central Asia, once cultivated also in Italy for the dyeing of fabrics, today rarely present in the sub-spontaneous state in all regions of the Continental Italy except in Liguria, but in strong decline and in many regions no longer observed for a long time.

Description –
The Rubia tinctorum is a herbaceous, perennial plant that has very branched, quadrangular, long, rough, and harsh stems; the branches have a tendency to climb and are covered by spines facing downwards, and narrow leaves, arranged in a spiral around the stem grouped in groups of 4 or 6, also covered by small spines both on the ribs of the lower and long page the margin.
The roots are thin, long and are reddish, branched, with a strong smell.
The flowers are small, star-shaped and yellow-greenish in color.
The fruits are red berry which becomes shiny black when ripe.
The anthesis is between April and June.

Cultivation –
For the cultivation of Rubia tinctorum it is taken into account that this plant prefers deep soils with sowing that must be carried out away from frost at a depth of 4-6 cm.
Sowing must therefore take place in spring, or the plant can be transplanted by cuttings in the autumn.
Seed germination usually takes 15-20 days.
The harvest is carried out during the third year of age of the plant. The alizarin dye settles over time from the stem to the roots, fixing itself. The rhizomes are then extracted from the earth, washed, dried and ground to obtain a thin, practically unassailable dye powder that can last for several years.

Uses and Traditions –
Rose madder is a plant known since ancient times and was mentioned by Vitruvius, Pliny and Heraclius. The madder name of the dyers is due to the fact that from its roots the dyers derive the color called “red of garanza” or “red adrianopoli”.
This plant has therefore constituted since ancient times the main source of red coloring for textile fibers, skins and wall paintings. Cited in the works of Hippocrates, Theophrastus and Dioscorides, which mentions its cultivation in Tuscany, it was used by the ancient Egyptians for dyeing linen.
Madder is perhaps the most important dyeing plant: it was cultivated since ancient times to produce a particular dye (alizarin), but in Italy, since it is almost no longer tinged with vegetables, it is now unknown. However, you can see large baskets of madder roots in the Persian or Moroccan markets, where it is still used for craft work. The fruits of the plant are preserved, to have the seeds, and the roots, to dye. The rest is discarded. The roots of madder are harvested from the eighteenth to the thirtieth month of vegetation, they are dried and reduced to small pieces.
From the Middle Ages onwards, until the corresponding synthetic pigment was produced, the pigmenting substances produced by the plant constituted the reason for vast cultivations and rich commerce.
Beginning in the seventeenth century, its roots began to be imported into Europe from Syria, Persia, Asia Minor and Greece, from Syria, by the Dutch, themselves great producers along with France, where it was introduced in the days of Louis XV and later intensively cultivated in some southern regions, including Provence.
In Italy the cultivation of madder was maintained until the end of the nineteenth century, characterizing with the red brick color that, together with the blue of the ford, the coloring of the local popular fabric is obtained, especially in traditional regional clothes.
The rapid decline of madder occurred with the identification of its coloring principle, which is an anthracene compound, called alizarin, synthesized in 1868 by German chemists Groebe and Liebermann.
From the root, which contains several polyphenolic compounds (anthraquinones), a red dye was used since ancient times, used both in wall painting and in fabric dyeing. The color obtained from its roots, a concentrated and brilliant red, even if sensitive to light and water like all organic dyes, is among the most stable (it tends to remain intact even after prolonged washing) and economic (respect, for example, to animal purple).
The Robia tinctorum is used, however, also for the preparation of herbal preparations, as well as as a dyeing plant.
In herbal medicine the diuretic and anti-inflammatory therapeutic properties are appreciated and it is used to treat sciatica and certain forms of paralysis. It is useful as an adjuvant in cases of cystitis, rheumatism and constipation. In herbal medicine it is also used for the preparation of natural hair dyes.
According to what reported in the ancient texts “It makes the dense urine copiously urinate and sometimes the blood. But it is necessary for those who drink the decoction to wash every day in the bathroom and observe the appearance of the faeces and their difference each time. The juice of the root and leaves, is useful for snake bites, taken with Vino. The seed, drunk with Aceto Melato or Oxymele, decreases the spleen [the enlarged and hard spleen is a sign of serious pathology for the Hippocratic-Galenic Humoral Doctrine].
In addition, the root applied to the female genitals, promotes menstruation, childbirth and expulsion of the placenta. Applied [on the skin] with vinegar, it heals white vitiligines ”. This was what Dioscorides said.
Galen (2nd century AD, an imperial court physician from Marcus Aurelius to Septimius Severus) described it, much more concisely, but not less accurately, in the VI Book of the “Virtue of simple medicaments”:
He asserted that: “it is the Robbia root with an unripe and bitter taste. And therefore it performs all those actions related to these flavors: therefore it cleanses the liver and the spleen, and abundantly expels the dense and sometimes even bloody urine. It causes menstruation and “asterge” [“cleans by drying”] where needed. Externally applied, it turns off white vitiliges. Some give it to drink with Acqua Melata in sciatica and paralysis “.
In the Tuscan folk tradition, the Robbia decoction was used to expel blood clots from the genito-urinary system. As can be seen, it corresponds to what even the ancients had observed.
Therefore, from the herbalist-phytotherapic point of view, according to the humoral doctrine of the cultured (but also popular) Mediterranean area, the Robbia is a highly potent, diuretic, “purifying” device, avoids the formation of kidney stones and acts on the female genital organs , but also on the joints (the so-called “paralysis”, apart from the sciatica, are articular syndromes, rather than neurological). It is not easy to find, also because, now, it has been replaced in everyday herbal practice by equally effective plants.
In the technique for the preparation of the red color, in ancient times, sometimes bovine blood or Sumac (Rhus Coriaria L.) was added, a powerful tannin-based tanning agent. To make the color bright red, it is boiled several times in a boiler under light pressure (we are already in an absolutely industrial setting), together with soap and tin salt (said tin should be chloride).
For the dyeing of wool, a mordant based on alum and cream of tartar (extracted from the tartar of barrels, potassium acid tartrate, which precipitates from the Wine during aging or aging) is put on. Finally, a little salt is added.
The colors made with the Robbia or with the garanza are of great solidity.
But the authors of 1905 already say that the use is almost abandoned.

Preparation Mode –
Below is the procedure suitable for dyeing in red, with Rubia tinctorum root, madder on wool or cotton.
Pre-treat the wool by simmering it for an hour in water in which potassium alum has been dissolved (available in pharmacies). The amount of alum (used at 25%) is to be calculated on the weight of the material to be dyed; for example, 100 grams of wool requires 25 grams of alum. Allow the material to cool in the bathroom.
If you want to dye the cotton instead, you need to calculate 20% of potassium alum and 5% of Solvay soda (available in supermarket detergents) on the weight of the dry material and proceed as above.
Obtain cultivated or wild madder root (harvested and dried or purchased in herbal medicine, possibly powdered) and proceed with dyeing by immersing the material in water to which the madder has been added. Bring the dyeing bath to 85 ° and keep the temperature for an hour, stirring often to obtain a uniform dye.
Then let it cool in the bath, wash in water and neutral soap, rinse, centrifuge and dry in the shade.
N.B. If you use the root in small pieces, you must first extract the color by soaking it in water for a few hours and then at 85 ° an hour, then let it cool and filter.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attention: Pharmaceutical applications and food uses are indicated for informational purposes only, do not in any way represent a medical prescription; therefore no responsibility is assumed for their use for curative, aesthetic or food purposes.





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Rubia tinctorum

La rubia de tintes (Rubia tinctorum L.) es una especie herbácea perenne de la familia Rubiaceae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, United Plantae, división Magnoliophyta, clase Magnoliopsida, orden Gentianales, familia Rubiaceae y, por lo tanto, al género Rubia y a la especie R. tinctorum.

Etimología –
El término Rubia proviene del rúbeus rojo, ya que la raíz se usaba para teñir el rojo. El epíteto específico tinctorum es el genitivo plural de tinctor dyer: dyers, que utilizaban estas plantas para teñir telas.

Distribución geográfica y hábitat –
La rubia de tintes es una especie de origen asiático, desde un área que va desde el Medio Oriente y Turquía hasta Asia Central, una vez cultivada también en Italia para el teñido de telas, hoy rara vez presente en el estado sub-espontáneo en todas las regiones del país. Italia continental, excepto en Liguria, pero en fuerte declive y en muchas regiones ya no se observa durante mucho tiempo.

Descripción –
La Rubia tinctorum es una planta herbácea, perenne que tiene tallos muy ramificados, cuadrangulares, largos, ásperos y ásperos; las ramas tienden a trepar y están cubiertas por espinas que miran hacia abajo, y hojas estrechas, dispuestas en espiral alrededor del tallo agrupadas en grupos de 4 o 6, también cubiertas por pequeñas espinas en las costillas de la página inferior y larga El margen.
Las raíces son delgadas, largas y rojizas, ramificadas, con un fuerte olor.
Las flores son pequeñas, en forma de estrella y de color amarillo verdoso.
Los frutos son bayas rojas que se vuelven de color negro brillante cuando maduran.
La antesis es entre abril y junio.

Cultivo –
Para el cultivo de Rubia tinctorum se tiene en cuenta que esta planta prefiere suelos profundos con siembra que debe realizarse lejos de las heladas a una profundidad de 4-6 cm.
Por lo tanto, la siembra debe realizarse en primavera, o la planta puede ser trasplantada por esquejes en otoño.
La germinación de semillas generalmente demora entre 15 y 20 días.
La cosecha se lleva a cabo durante el tercer año de edad de la planta. El tinte de alizarina se deposita con el tiempo desde el tallo hasta las raíces, fijándose. Los rizomas se extraen de la tierra, se lavan, se secan y se muelen para obtener un tinte en polvo prácticamente inexpugnable que puede durar varios años.

Usos y Tradiciones –
Rubia de tintes es una planta conocida desde la antigüedad y fue mencionada por Vitruvio, Plinio y Heraclio. El nombre más loco de los tintoreros se debe al hecho de que de sus raíces los tintoreros obtienen el color llamado “rojo de garanza” o “rojo adrianopoli”.
Por lo tanto, esta planta ha constituido desde la antigüedad la principal fuente de coloración roja para fibras textiles, pieles y pinturas murales. Citado en las obras de Hipócrates, Teofrasto y Dioscórides, que menciona su cultivo en la Toscana, fue utilizado por los antiguos egipcios para teñir lino.
Madder es quizás la planta de teñido más importante: se cultivó desde la antigüedad para producir un tinte particular (alizarina), pero en Italia, dado que ya casi no está teñida de verduras, ahora se desconoce. Sin embargo, puede ver grandes cestas de raíces más locas en los mercados persa o marroquí, donde todavía se usa para trabajos artesanales. Se conservan los frutos de la planta, para tener las semillas, y las raíces, para teñir. El resto se descarta. Las raíces de madder se cosechan desde el décimo octavo hasta el trigésimo mes de vegetación, se secan y se reducen a trozos pequeños.
Desde la Edad Media en adelante, hasta que se produjo el pigmento sintético correspondiente, las sustancias pigmentadoras producidas por la planta constituyeron la razón de vastos cultivos y un rico comercio.
A partir del siglo XVII, sus raíces comenzaron a ser importadas a Europa desde Siria, Persia, Asia Menor y Grecia, desde Siria, por los propios holandeses, grandes productores junto con Francia, donde se introdujo en los días de Luis XV. y luego se cultivó intensamente en algunas regiones del sur, incluida la Provenza.
En Italia, el cultivo de la locura se mantuvo hasta finales del siglo XIX, caracterizándose con el color rojo ladrillo que, junto con el azul del vado, se obtiene la coloración del tejido popular local, especialmente en la ropa tradicional regional.
El rápido declive de rubia de tintes se produjo con la identificación de su principio de coloración, que es un compuesto de antraceno, llamado alizarina, sintetizado en 1868 por los químicos alemanes Groebe y Liebermann.
Desde la raíz, que contiene varios compuestos polifenólicos (antraquinonas), se usó un tinte rojo desde la antigüedad, tanto en la pintura de paredes como en el teñido de telas. El color obtenido de sus raíces, un rojo concentrado y brillante, incluso sensible a la luz y al agua como todos los tintes orgánicos, es uno de los más estables (tiende a permanecer intacto incluso después de un lavado prolongado) y económico (respeto, por ejemplo, al animal morado).
El Robia tinctorum se usa, sin embargo, también para la preparación de preparaciones a base de hierbas, así como para una planta de tintura.
En la medicina herbaria se aprecian las propiedades terapéuticas diuréticas y antiinflamatorias y se utiliza para tratar la ciática y ciertas formas de parálisis. Es útil como adyuvante en casos de cistitis, reumatismo y estreñimiento. En la medicina herbal también se usa para la preparación de tintes naturales para el cabello.
Según lo informado en los textos antiguos “Hace que la orina densa orine abundantemente y, a veces, la sangre. Pero es necesario que aquellos que beben la decocción se laven todos los días en el baño y observen la apariencia de las heces y su diferencia cada vez. El jugo de la raíz y las hojas, es útil para las mordeduras de serpientes, tomadas con Vino. La semilla, borracha con Aceto Melato u Oxymele, disminuye el bazo [el bazo agrandado y duro es un signo de patología grave para la Doctrina Humoral Hipocrática-Galénica].
Además, la raíz aplicada a los genitales femeninos, promueve la menstruación, el parto y la expulsión de la placenta. Aplicado [sobre la piel] con vinagre, cura las vitiliginas blancas ”. Esto fue lo que dijo Dioscórides.
Galeno (siglo II d. C., un médico de la corte imperial de Marco Aurelio a Septimio Severo) lo describió, de manera mucho más concisa, pero no menos precisa, en el Libro VI de la “Virtud de los medicamentos simples”:
Afirmó que: “es la raíz de Robbia con un sabor inmaduro y amargo. Y, por lo tanto, realiza todas esas acciones relacionadas con estos sabores: por lo tanto, limpia el hígado y el bazo, y expulsa abundantemente la orina densa y, a veces, incluso con sangre. Causa menstruación y “asterge” [“limpia por secado”] cuando es necesario. Aplicado externamente, apaga vitilinas blancas. Algunos lo dan a beber con Acqua Melata en ciática y parálisis “.
En la tradición popular toscana, la decocción de Robbia se utilizó para expulsar los coágulos de sangre del sistema genitourinario. Como se puede ver, corresponde a lo que incluso los antiguos habían observado.
Por lo tanto, desde el punto de vista herbolario-fitoterapéutico, de acuerdo con la doctrina humoral del área mediterránea cultivada (pero también popular), el Robbia es un dispositivo altamente potente, diurético, “purificador”, evita la formación de cálculos renales y actúa sobre los órganos genitales femeninos. , pero también en las articulaciones (la llamada “parálisis”, aparte de la ciática, son síndromes articulares, en lugar de neurológicos). No es fácil de encontrar, también porque, ahora, ha sido reemplazado en la práctica diaria de hierbas por plantas igualmente efectivas.
En la técnica para la preparación del color rojo, en la antigüedad, a veces se agregaba sangre bovina o Sumac (Rhus Coriaria L.), un poderoso agente de bronceado a base de tanino. Para hacer que el color sea rojo brillante, se hierve varias veces en una caldera a baja presión (ya estamos en un entorno absolutamente industrial), junto con jabón y sal de estaño (dicho estaño debería ser cloruro).
Para el teñido de lana, se coloca un mordiente a base de alumbre y crema de tártaro (extraído del tártaro de barriles, tartrato de ácido de potasio, que precipita del vino durante el envejecimiento o el envejecimiento). Finalmente, se agrega un poco de sal.
Los colores realizados con el Robbia o con el garanza son de gran solidez.
Pero los autores de 1905 ya dicen que el uso está casi abandonado.

Modo de preparación –
A continuación se muestra el procedimiento adecuado para teñir en rojo, con raíz de Rubia tinctorum, más loco en lana o algodón.
Trate previamente la lana hirviéndola a fuego lento durante una hora en agua en la que se haya disuelto el alumbre de potasio (disponible en farmacias). La cantidad de alumbre (utilizada al 25%) debe calcularse sobre el peso del material a teñir; por ejemplo, 100 gramos de lana requieren 25 gramos de alumbre. Permita que el material se enfríe en el baño.
Si desea teñir el algodón, debe calcular el 20% de alumbre de potasio y el 5% de gaseosa Solvay (disponible en detergentes de supermercados) sobre el peso del material seco y proceder como se indicó anteriormente.
Obtenga la raíz más loca cultivada o silvestre (cosechada y seca o comprada en hierbas medicinales, posiblemente en polvo) y proceda a la tintura sumergiendo el material en agua a la que se ha agregado la más loca. Lleve el baño de tintura a 85 ° y mantenga la temperatura durante una hora, revolviendo a menudo para obtener un tinte uniforme.
Luego, deje que se enfríe en el baño, lave con agua y jabón neutro, enjuague, centrifugue y seque a la sombra.
Nótese bien Si usa la raíz en trozos pequeños, primero debe extraer el color sumergiéndolo en agua durante unas horas y luego a 85 ° por hora, luego déjelo enfriar y filtre.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las Regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Salud de la farmacia del Señor, consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Atención: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimentarios están indicados solo con fines informativos, de ninguna manera representan una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimenticios.





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