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Carduelis carduelis

Il cardellino (Carduelis carduelis Linnaeus, 1758) è un piccolo uccello passeriforme della famiglia dei Fringillidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Classe Aves, Sottoclasse Neornithes, Superordine Neognathae, Ordine Passeriformes, Sottordine Oscines, Infraordine Passerida, Superfamiglia Passeroidea, Famiglia Fringillidae, Sottofamiglia Carduelinae, Tribù Carduelini e quindi al Genere Carduelis ed alla Specie C. carduelis.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il cardellino è un piccolo volatile che ritroviamo in un areale alquanto vasto della zona paleartica, compreso tra le isole britanniche, gran parte dell’Europa continentale (fatta eccezione della penisola scandinava, della quale la specie colonizza solo la punta meridionale), l’Anatolia, il Levante, il Nordafrica e buona parte del basso corso del Nilo, oltre che la Russia europea e la Siberia occidentale e centrale (dove è visitatore estivo e riproduttore), Mesopotamia, Persia e Asia centrale (dove sverna) e le pendici meridionali dell’Himalaya.
Nel XIX secolo il cardellino è stato introdotto nelle Azzorre, Capo Verde, Bermuda, Sudafrica, Falkland, in molte zone degli Stati Uniti, Canada, Messico, in vaste aree del Sud America (Brasile, Perù, Uruguay, Argentina, Cile), in Oceania (Australia orientale da Brisbane alla penisola di Eyre, Tasmania, Nuova Zelanda).
Il Carduelis carduelis è presente in Italia in tutto il territorio nazionale (isole comprese), risultando particolarmente diffuso in Campania e Sardegna. In Italia è regolare e svernante dove preferisce vivere in aree – anche urbanizzate – con zone alberate. Non ama posarsi a terra, dove a causa delle sue caratteristiche appare goffo e poco elegante, mentre staziona spesso su rami.
Questo piccolo passeraceo si adatta a molti habitat. Può essere visto a varie latitudini, accomunati fra loro dalla presenza di boschi o boscaglie non eccessivamente fitti, aree aperte erbose o cespugliose e fonti permanenti d’acqua dolce. Occupa quindi svariati ambienti: dalla macchia mediterranea alla taiga, ai campi di taglio alle pinete, alle piantagioni ed ai gineprai, oltre che nelle aree antropizzate, dove lo si vede nelle aree piantumate suburbane, nelle aree rurali e nei campi abbandonati con abbondante crescita di erbacce.

Descrizione –
Il Cardellino è un piccolo passeriforme lungo poco più di 10 cm, per circa 12 grammi di peso. La sua livrea è variopinta e sgargiante, con il muso rosso scarlatto, le guance bianche, la testa nera, il corpo beige, le ali nere con una striatura gialla intensa dalla punta bianca. Il dimorfismo sessuale è minimo, in quanto non ci sono differenze evidenti tra il maschio e la femmina, a parte il fatto che quest’ultima presenta tonalità relativamente più “sbiadite”. Il becco è possente e robusto, adatto a spezzare e a perforare i semi, che costituiscono la quasi totalità della sua dieta: predilige semi di cardo, cardo dei lanaioli e girasole, oltre a quelli di agrimonia, cicoria, romice, senecio, tarassaco, crespigno.
Piccolo e dal piumaggio inconfondibile, la leggenda vuole che prenda il nome dalla pianta del cardo, dove era facile incontrarlo per via dei semi dei quali è ghiotto. Secondo la tradizione, gli spinosi rami del cardo sono gli stessi usati dai romani per la corona di spine della crocifissione, e un’altra leggenda vuole allora che un Cardellino si fosse adoperato per estrarre appunto le spine del cardo dalla fronte di Gesù, e che si fosse ferito a sua volta sporcandosi il capo col sangue del figlio di Dio, macchia che sarebbe rimasta per sempre indelebile sulla sua livrea. Per questo il Cardellino è diventato il simbolo della passione, ed è stato rappresentato in numerose opere d’arte del passato, per esempio da Raffello Sanzio, autore de “La Madonna del Cardellino”.

Biologia –
Il cardellino è un uccello molto vispo e vivace, dalle abitudini essenzialmente diurne, che passa la maggior parte della giornata alla ricerca di cibo, mantenendosi generalmente fra l’erba alta o al suolo, per poi fare ritorno sul far della sera verso posatoi predefiniti al riparo fra i rami degli alberi, dove poter riposare.
Le coppie (sono uccelli monogami) cominciano a formarsi verso febbraio, coi due partner che vivranno a stretto contatto fino a settembre e anche dopo, aggregandosi generalmente al medesimo stormo: i maschi attirano le femmine cantando a squarciagola col becco aperto e le ali aderenti al corpo o con le punte lievemente rivolte verso il basso, ondeggiando il corpo per corteggiarle una volta arrivate. Le femmine ondeggiano a propria volta per segnalare interesse, accovacciandosi all’avvicinarsi del maschio e spostando lateralmente la coda per segnalare la propria disponibilità all’accoppiamento, permettendogli di montarle.
La fase riproduttiva inizia nel periodo tra la primavera e l’estate: una coppia di cardellini può produrre fino a tre covate l’anno, con la femmina che depone da 2 a 7 uova maculate, che cova per circa 12 giorni. Durante la cova, il maschio staziona nei pressi del nido, cantando frequentemente, tenendo d’occhio i dintorni per scacciare eventuali intrusi o individuare l’avvicinarsi di eventuali pericoli ed occupandosi di cercare il cibo per sé e per la compagna.
Il nido viene costruito generalmente a media altezza, alle estremità dei rami di abeti e altre conifere o su alberi da frutto.
Il nido ha la forma di una coppa e viene costruito nel giro di circa una settimana dalla sola femmina, talvolta coadiuvata dal maschio che reperisce parte del materiale da costruzione: esso viene ubicato generalmente verso la biforcazione finale del ramo di un albero (spesso una conifera), e si compone di una parte esterna di rametti e licheni intrecciati e di una parte interna di fibre vegetali foderate ancora più internamente di piumino e lanugine, il tutto tenuto insieme da ragnatele.
I pulli schiudono ciechi ed implumi. I genitori si alternano nelle cure parentali: mentre uno rimane al nido (per i primi 13-18 giorni la sola femmina), rimuovendo le deiezioni e tenendo al caldo e al sicuro la nidiata, l’altro si reca alla ricerca di cibo (semi immaturi, larve e afidi, i primi in proporzioni via via maggiori man mano che passano i giorni), che utilizzerà per imbeccare il coniuge ed i piccoli.
I giovani cardellini sono pronti per l’involo attorno ai 13-18 giorni di vita: essi tendono tuttavia a rimanere ancora per una decina di giorni presso il nido, seguendo i genitori (che in genere stanno preparandosi a portare avanti un’altra covata) nei loro spostamenti e chiedendo loro (soprattutto al maschio), sebbene sempre più sporadicamente, l’imbeccata. In tal modo, i giovani vengono svezzati attorno al trentacinquesimo giorno dalla schiusa, quando sono virtualmente indipendenti e generalmente si disperdono.
I cardellini, in natura, vivono circa 3-4 anni, mentre in cattività questi uccelli (pur venendo generalmente considerati fra i fringillidi da gabbia più delicati e meno longevi) raggiungono i 10-12 anni d’età.

Ruolo Ecologico –
I cardellini sono uccelli prevalentemente granivori, la cui dieta si compone in massima parte dei semi di una gran quantità di piante erbacee: oltre ai cardi, la predilezione per i quali ha fruttato a questi animali sia il nome comune che il nome scientifico, questi uccelli si nutrono anche di semi (maturi o ancora verdi) di acetosa, agrimonia, cicoria, romice, senecio, tarassaco, crespigno e girasole (rivelandosi molto ghiotti anche di quest’ultimo), oltre che dei semi di piante arboree a seme piccolo (principalmente cipresso e ginepro), foglioline, germogli, bacche e frutta matura.
Durante il periodo degli amori, quando il fabbisogno energetico risulta aumentato per via delle operazioni di corteggiamento ed allevamento della prole, i cardellini si nutrono in prevalenza di insetti ed altri piccoli invertebrati, che vengono forniti anche ai nidiacei.
Il Carduelis carduelis è un volatile che quando si muove lo fa in piccoli stormi, soprattutto durante l’inverno, quando non è raro osservare gruppi di cardellini posati sui rami l’uno accanto all’altro, per combattere il freddo. Gli stormi sono talvolta “misti”: vi si possono infatti ritrovare altre specie come il Verdone o il Verzellino, con i quali condivide le aree di raccolta del cibo e può addirittura ibridarsi.
Una particolare attrazione è rappresentata dal canto di questo piccolo volatile. Il canto è emesso quasi unicamente dai maschi in amore (anche le femmine cantano di tanto in tanto, ma hanno un repertorio molto meno vasto e piuttosto monotono), appare continuo, sommesso e liquido. Il canto dei cardellini si compone di tre sequenze principali, emesse in modo casuale. Tali sequenze non hanno nomi standardizzati (come avviene per esempio fra i canarini da canto), ma sono note con numerosi termini dialettali (nella maggior parte dei casi onomatopeici).
La sequenza di questi canti, emesse coi giusti tempi e la giusta scansione fra le sillabe, vengono considerate perfette dai giudici delle gare di canto, e gli esemplari in grado di emetterle senza errori sono estremamente pregiati. A differenza del canarino domestico, il cardellino è piuttosto poco influenzabile da parte dei fattori esterni per quanto concerne il canto, che sembra avere una origine ereditaria.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.



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Carduelis carduelis

The goldfinch (Carduelis carduelis Linnaeus, 1758) is a small passerine bird of the Fringillidae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Animalia Kingdom, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Class Aves, Subclass Neornithes, Superorder Neognathae, Order Passeriformes, Suborder Oscines, Infraorder Passerida, Superfamily Passeroidea, Family Fringillidae, Subfamily Carduelinae, Cardueline Tribe and then to the genus Carduelis and to the species C. carduelis.

Geographical Distribution and Habitat –
The goldfinch is a small bird that we find in a rather vast area of ​​the Palearctic area, between the British islands, most of continental Europe (with the exception of the Scandinavian peninsula, of which the species only colonizes the southern tip), Anatolia , the Levant, North Africa and much of the lower course of the Nile, as well as European Russia and western and central Siberia (where it is summer visitor and breeder), Mesopotamia, Persia and Central Asia (where it winters) and the southern slopes of the ‘Himalaya.
In the nineteenth century the goldfinch was introduced in the Azores, Cape Verde, Bermuda, South Africa, Falkland, in many areas of the United States, Canada, Mexico, in vast areas of South America (Brazil, Peru, Uruguay, Argentina, Chile), in Oceania (eastern Australia from Brisbane to the Eyre Peninsula, Tasmania, New Zealand).
Carduelis carduelis is present in Italy throughout the national territory (including the islands), resulting particularly widespread in Campania and Sardinia. In Italy it is regular and wintering where it prefers to live in areas – even urbanized – with wooded areas. He does not like to rest on the ground, where due to his characteristics he appears clumsy and not very elegant, while he often sits on branches.
This small sparrow is suitable for many habitats. It can be seen at various latitudes, united by the presence of woods or thickets not overly thick, open grassy or bushy areas and permanent sources of fresh water. It therefore occupies various environments: from the Mediterranean scrub to the taiga, to the cutting fields to the pine forests, to the plantations and to the junipers, as well as in the anthropized areas, where it can be seen in the suburban planted areas, in rural areas and in abandoned fields with abundant growth of weeds.

Descrizione –
The Goldfinch is a small passerine little more than 10 cm long, for about 12 grams of weight. Its livery is colorful and flamboyant, with scarlet red snout, white cheeks, black head, beige body, black wings with an intense yellow streak with a white tip. Sexual dimorphism is minimal, as there are no obvious differences between the male and the female, apart from the fact that the latter has relatively more “faded” shades. The beak is powerful and robust, suitable for breaking and piercing the seeds, which constitute almost the totality of its diet: it prefers thistle seeds, wool thistle and sunflower thistle, in addition to those of agrimony, chicory, romice, senecio, dandelion, crepe .
Small and with unmistakable plumage, legend has it that it takes its name from the thistle plant, where it was easy to meet because of the seeds of which it is greedy. According to tradition, thorny branches of the thistle are the same as those used by the Romans for the crown of thorns of the crucifixion, and another legend has it that a Goldfinch had worked to extract the thistle from the forehead of Jesus, and that he was wounded in turn by dirtying his head with the blood of the son of God, a stain that would have remained forever indelible on his livery. For this reason the Goldfinch has become the symbol of passion, and has been represented in numerous works of art from the past, for example by Raffello Sanzio, author of “La Madonna del Cardellino”.

Biology –
The goldfinch is a very lively and lively bird, with essentially diurnal habits, which spends most of the day searching for food, generally remaining in the tall grass or on the ground, and then returning to the perches at night to predefined perches. shelter in the branches of the trees, where you can rest.
The couples (they are monogamous birds) begin to form around February, with the two partners who will live in close contact until September and even later, generally joining the same flock: the males attract the females singing at the top of their lungs with the beak open and the wings adhering to the body or with the tips slightly turned downwards, swaying the body to court them once they arrive. The females sway in turn to signal interest, crouching as the male approaches and moving the tail sideways to signal their willingness to mate, allowing them to mount them.
The reproductive phase begins in the period between spring and summer: a couple of goldfinches can produce up to three broods a year, with the female laying from 2 to 7 spotted eggs, which it hatches for about 12 days. During the hatching, the male is stationed near the nest, singing frequently, keeping an eye on the surroundings to chase away any intruders or identify the approach of possible dangers and looking for food for himself and for his companion.
The nest is generally built at medium height, at the ends of the branches of firs and other conifers or on fruit trees.
The nest has the shape of a cup and is built within about a week by the female only, sometimes assisted by the male that finds part of the building material: it is generally located towards the final bifurcation of a tree branch (often a conifer ), and consists of an outer part of twigs and intertwined lichens and an inner part of vegetable fibers lined even more internally with down and fluff, all held together by cobwebs.
The chicks open blind and featherless. Parents take turns in parental care: while one stays at the nest (for the first 13-18 days only the female), removing the excrement and keeping the brood warm and safe, the other goes in search of food (seeds immature, larvae and aphids, the former in gradually increasing proportions as the days go by), which he will use to feed his spouse and children.
The young goldfinches are ready for the fledging around the 13-18 days of life: they tend however to remain still for ten days near the nest, following the parents (who generally are preparing to carry on another brood) in their movements and asking them (especially the male), although more and more sporadically, for the cue. In this way, the young are weaned around the thirty-fifth day from hatching, when they are virtually independent and generally disperse.
Goldfinches, in the wild, live about 3-4 years, while in captivity these birds (although generally considered among the finest and least long-lived cage finches) reach 10-12 years of age.

Ecological Role –
Goldfinches are mainly granivorous birds, whose diet consists mostly of the seeds of a large number of herbaceous plants: in addition to thistles, the predilection for which has given these animals both the common name and the scientific name, these birds they also feed on seeds (ripe or still green) of sorrel, agrimony, chicory, romice, senecio, tarassaco, crespigno and sunflower (revealing themselves very fond of it too), as well as the seeds of small seed trees (mainly cypress and juniper), leaflets, sprouts, berries and ripe fruit.
During the mating season, when the energy requirement is increased due to the courting and raising of offspring, the goldfinches feed mainly on insects and other small invertebrates, which are also supplied to nestlings.
Carduelis carduelis is a bird that, when it moves, does so in small flocks, especially during the winter, when it is not uncommon to observe groups of goldfinches resting on the branches next to each other, to fight the cold. Flocks are sometimes “mixed”: in fact, other species such as the Verdone or the Verzellino can be found there, with which it shares the food collection areas and can even hybridize.
A particular attraction is represented by the singing of this small bird. The song is emitted almost exclusively by the males in love (also the females sing from time to time, but they have a much less vast and rather monotonous repertoire), it appears continuous, subdued and liquid. The goldfinch song consists of three main sequences, issued randomly. These sequences do not have standardized names (as happens for example among singing canaries), but are known with numerous dialectal terms (in most cases onomatopoeic).
The sequence of these songs, issued with the right timing and the right scan between the syllables, are considered perfect by the judges of the singing competitions, and the specimens able to emit them without errors are extremely valuable. Unlike the domestic canary, the goldfinch is rather not easily influenced by external factors as regards singing, which seems to have a hereditary origin.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– C. Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlas of breeding birds, Gangemi Editore, Rome.
– L. Svensson, K. Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guide to the birds of Europe, North Africa and the Near East, Harper Collins Publisher, United Kingdom.



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Carduelis carduelis

El jilguero (Carduelis carduelis Linnaeus, 1758) es un pequeño pájaro paseriforme de la familia Fringillidae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Animalia Kingdom, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Clase Aves, Subclass Neornithes, Superorder Neognathae, Orden Passeriformes, Suborden Oscines al género Carduelis ya la especie C. carduelis.

Distribución geográfica y hábitat –
El jilguero es un ave pequeña que encontramos en un área bastante vasta del área de Palearctic, entre las islas británicas, la mayor parte de Europa continental (a excepción de la península escandinava, de la cual la especie sólo coloniza la punta del sur), Anatolia , el Levante, África del Norte y gran parte del curso inferior del Nilo, así como la Rusia europea y Siberia occidental y central (donde es visitante de verano y criador), Mesopotamia, Persia y Asia Central (donde inviernos) y las laderas del sur del ‘Himalaya.
En el siglo XIX, el jilguero se introdujo en las Azores, Cabo Verde, Bermudas, Sudáfrica, Falkland, en muchas áreas de los Estados Unidos, Canadá, México, en vastas áreas de América del Sur (Brasil, Perú, Uruguay, Argentina, Chile), en Oceanía (este de Australia desde Brisbane hasta la península de Eyre, Tasmania, Nueva Zelanda).
Carduelis carduelis está presente en Italia en todo el territorio nacional (incluidas las islas), lo que resulta particularmente generalizado en Campania y Cerdeña. En Italia es regular e invernal donde prefiere vivir en áreas, incluso urbanizadas, con áreas boscosas. No le gusta descansar en el suelo, donde debido a sus características parece torpe y poco elegante, mientras que a menudo se sienta en las ramas.
Este pequeño gorrión es adecuado para muchos hábitats. Puede verse en varias latitudes, unidas por la presencia de bosques o matorrales no demasiado gruesos, áreas cubiertas de hierba o arbustivas abiertas y fuentes permanentes de agua dulce. Por lo tanto, ocupa varios ambientes: desde el matorral mediterráneo hasta la taiga, los campos de corte, los bosques de pinos, las plantaciones y los enebros, así como en las áreas antropizadas, donde se puede ver en las áreas plantadas suburbanas, en áreas rurales y en campos abandonados con abundante crecimiento de las malas hierbas.

Descrizione –
El jilguero es un pequeño paseriforme de poco más de 10 cm de largo, para unos 12 gramos de peso. Su librea es colorida y extravagante, con un hocico rojo escarlata, mejillas blancas, cabeza negra, cuerpo beige, alas negras con una línea amarilla intensa con una punta blanca. El dimorfismo sexual es mínimo, ya que no hay diferencias obvias entre el hombre y la mujer, aparte del hecho de que este último tiene relativamente más tonos “descoloridos”. El pico es potente y robusto, adecuado para romper y perforar las semillas, que constituyen casi la totalidad de su dieta: prefiere las semillas de cardo, el cardo de lana y el cardo de girasol, además de las de agrimonia, achicoria, romice, senecio, diente de león, crepe. .
Pequeño y con un plumaje inconfundible, la leyenda dice que toma su nombre de la planta del cardo, donde fue fácil de encontrar debido a las semillas de las que es codicioso. Según la tradición, las ramas espinosas del cardo son las mismas que las usadas por los romanos para la corona de espinas de la crucifixión, y otra leyenda dice que un Jilguero había trabajado para extraer el cardo de la frente de Jesús, y que fue herido a su vez ensuciándose la cabeza con la sangre del hijo de Dios, una mancha que habría permanecido para siempre indeleble en su librea. Por esta razón, el Jilguero se ha convertido en el símbolo de la pasión y ha sido representado en numerosas obras de arte del pasado, por ejemplo, por Raffello Sanzio, autor de “La Madonna del Cardellino”.

Biología –
El jilguero es un ave muy animada, con hábitos esencialmente diurnos, que pasa la mayor parte del día buscando comida, generalmente permanece en el pasto alto o en el suelo, y luego regresa a las perchas de la noche a perchas predefinidas. Refugio en las ramas de los árboles, donde podrá descansar.
Las parejas (son aves monógamas) comienzan a formarse alrededor de febrero, con las dos parejas que vivirán en estrecho contacto hasta septiembre e incluso más tarde, generalmente uniéndose al mismo rebaño: los machos atraen a las hembras cantando con el pico abierto y las alas adheridas a la bandada. Cuerpo o con las puntas ligeramente giradas hacia abajo, balanceando el cuerpo para cortejarlas una vez que llegan. Las hembras se inclinan a su vez para señalar interés, agachándose cuando el macho se acerca y moviendo la cola hacia un lado para indicar su disposición a aparearse, lo que les permite montarlas.
La fase reproductiva comienza en el período comprendido entre la primavera y el verano: un par de jilgueros puede producir hasta tres crías al año, con la hembra poniendo de 2 a 7 huevos manchados, que eclosiona durante aproximadamente 12 días. Durante la eclosión, el macho está estacionado cerca del nido, cantando con frecuencia, vigilando los alrededores para ahuyentar a cualquier intruso o identificar el enfoque de posibles peligros y buscando comida para él y para su compañero.
El nido generalmente se construye a mediana altura, en los extremos de las ramas de abetos y otras coníferas o en árboles frutales.
El nido tiene la forma de una copa y está construido dentro de aproximadamente una semana solo por la hembra, a veces asistido por el macho que encuentra parte del material de construcción: generalmente está ubicado hacia la bifurcación final de la rama de un árbol (a menudo una conífera). ), y consiste en una parte exterior de ramitas y líquenes entrelazados y una parte interna de fibras vegetales forradas aún más internamente con plumón y pelusa, todo ello unido por telarañas.
Los pollitos se abren a ciegas y sin plumas. Los padres se turnan en el cuidado de los padres: mientras uno permanece en el nido (durante los primeros 13 a 18 días solo la hembra), retirando el excremento y manteniendo la cría caliente y segura, el otro va en busca de alimento (semillas) inmaduro, larvas y áfidos, el primero en proporciones gradualmente crecientes a medida que pasan los días), que utilizará para alimentar a su cónyuge e hijos.
Los jóvenes jilgueros están listos para el vuelo alrededor de los 13 a 18 días de vida: sin embargo, tienden a permanecer quietos durante diez días cerca del nido, siguiendo a los padres (quienes generalmente se preparan para llevar a cabo otra cría) en sus movimientos y pidiéndoles (sobre todo los varones), aunque cada vez más esporádicamente, la señal. De esta manera, los jóvenes son destetados alrededor del trigésimo quinto día desde la eclosión, cuando son prácticamente independientes y generalmente dispersos.
Los jilgueros, en estado salvaje, viven alrededor de 3-4 años, mientras que en cautiverio estas aves (aunque generalmente se consideran entre los pinzones de jaula más finos y de menor duración) alcanzan los 10-12 años de edad.

Papel ecológico –
Los jilgueros son principalmente aves granívoras, cuya dieta consiste principalmente en semillas de una gran cantidad de plantas herbáceas: además de los cardos, la predilección por la cual ha dado a estos animales tanto el nombre común como el nombre científico, estas aves también se alimentan de semillas (maduras o todavía verdes) de acedera, agrimonia, achicoria, romice, senecio, tarassaco, crespigno y girasol (que también se revelan muy aficionados a ella), así como las semillas de árboles semilleros pequeños (principalmente ciprés y enebro), folletos, brotes, bayas y fruta madura.
Durante la temporada de apareamiento, cuando se incrementa el requerimiento de energía debido al cortejo y la crianza de los descendientes, los jilgueros se alimentan principalmente de insectos y otros invertebrados pequeños, que también se suministran a los polluelos.
Carduelis carduelis es un ave que, cuando se mueve, lo hace en pequeñas bandadas, especialmente durante el invierno, cuando no es raro observar grupos de jilgueros que descansan en las ramas uno al lado del otro, para combatir el frío. Las bandadas a veces se “mezclan”: de hecho, se pueden encontrar allí otras especies como Verdone o Verzellino, con las que comparte las áreas de recolección de alimentos e incluso puede hibridar.
Una atracción particular está representada por el canto de esta pequeña ave. La canción es emitida casi exclusivamente por los hombres enamorados (también las mujeres cantan de vez en cuando, pero tienen un repertorio mucho menos vasto y más bien monótono), parece continua, tenue y líquida. La canción del jilguero consiste en tres secuencias principales, emitidas al azar. Estas secuencias no tienen nombres estandarizados (como ocurre, por ejemplo, entre los canarios que cantan), pero se conocen con numerosos términos dialectales (en la mayoría de los casos onomatopoeic).
La secuencia de estas canciones, emitidas con el tiempo correcto y el escaneo correcto entre las sílabas, son consideradas perfectas por los jueces de las competiciones de canto, y los especímenes capaces de emitirlas sin errores son extremadamente valiosos. A diferencia del canario doméstico, el jilguero no es fácilmente influenciado por factores externos con respecto al canto, que parece tener un origen hereditario.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– C. Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlas de aves reproductoras, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K. Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guía para las aves de Europa, África del Norte y el Cercano Oriente, Harper Collins Publisher, Reino Unido.



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