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Thymus vulgaris

Il timo maggiore o timo comune (Thymus vulgaris L.) è una specie perenne aromatica della famiglia delle Lamiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Lamiales, Famiglia Lamiaceae, Tribù Mentheae e quindi al Genere Thymus ed alla Specie T. vulgaris.

Etimologia –
Il termine Thymus proviene dal greco θύμον thýmon (per bruciare) timo, nome usato già da Teofrasto. L’epiteto specifico vulgaris deriva da vúlgus volgo: molto comune, ordinario per la grande diffusione, banale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il timo maggiore è una specie tipicamente mediterranea, con areale limitato alle coste mediterranee e corrispondente alla zona della crescita dell’Olivo. Lo si ritrova infatti nel bacino occidentale del Mediterraneo, dalla Liguria alla Spagna ed Algeria.
Il suo habitat è rappresentato da garighe, pendii aridi, dal livello del mare fino a 800 metri. E’ frequente lungo le colline aride delle coste mentre diventa più raro all’interno.

Descrizione –
Il Thymus vulgaris è una pianta frutice o suffrutice perenne, aromatica, alta da 10 a 60 cm, con fusti quadrangolari eretti, ramosissimi, che tendono a lignificare dopo 4 – 5 anni di vita, formando densi cespugli dall’aspetto grigiastro o verde bianchiccio; rami lignificati con corteccia bruna.
Le foglie sono dapprima revolute solo sul bordo, lanceolate larghe 3 mm e lunghe 7-9 mm, quindi revolute a tubo ed apparentemente lineari, opposte, sessili o brevemente picciolate, di colore grigio-verde, più chiaro nella pagina inferiore per la presenza di peli. i fiori sono raggruppati in una infiorescenza subsferica o allungata con brattee lanceolate simili alle foglie ma più piccole; il calice è lungo 3-4 mm, con 10-13 nervi e tubo convesso sul dorso, vellutato con due labbri cigliati di cui il superiore trifido a denti saldati su più di metà dell’ altezza, l’inferiore bifido a denti lanceolato-lesiniformi, separati da un seno profondo; la corolla è di colore roseo-biancastra, lunga 5-6 mm, con tubo sporgente e dritto, bilabiata, con labbro superiore diritto e smarginato, l’ inferiore trilobato; 4 stami sporgenti e divergenti, quasi eguali, con antere biloculari, ellissoidali; stilo bifido, a lacinie corte, divergenti.
Il frutto è uno schizocarpo composto da 4 nucule (tetrachenio) secche, con forme da ovoidi a oblunghe, con superficie liscia e glabra. L’endosperma è scarso o assente.
L’antesi è nel periodo che va da marzo ad Ottobre.
L’impollinazione è entomogama e avviene tramite insetti come i ditteri e gli imenotteri, raramente lepidotteri.
Il genere Thymus è uno dei più polimorfi della famiglia delle Lamiacee e include un centinaio di specie, per lo più concentrate nelle regioni meridionali dell’Europa, pur spingendosi fino alla Groenlandia, alla Kamchakta e a molte regioni dell’Asia occidentale.
Le specie del genere Thymus sono in generale difficilmente distinguibili tra di loro e spesso creano ibridi con caratteri diversi.
Thymus vulgaris L. subsp. vulgaris, unica sottospecie di Thymus vulgaris L. presente in Italia, è inconfondibile per le foglie revolute e l’aspetto di piccolo cespuglio.

Coltivazione –
Il timo maggiore viene coltivato a partire dalla semina che può essere effettuata su terriccio leggero e sabbioso. Quando le piantine sono sufficientemente sviluppate vanno trapiantate in vasi o terra piena, in zone soleggiate e prive di ristagni idrici. Le varietà orticole vengono riprodotte per talea o divisione dei cespi. Per quanto riguarda la raccolta e la conservazione, bisogna asportare le foglie e i rametti fioriti ed essiccarli in luogo ombroso e ventilato. Per i dettagli della tecnica di coltivazione si rimanda alla seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
L’utilizzo di specie del genere Thymus sia per usi officinale che culinari si perde nella notte dei tempi.
Gli antichi Egizi conoscevano le proprietà del Timo e lo utilizzavano per imbalsamare i loro defunti. Gli antichi Greci lo bruciavano come incenso aromatico, da cui deriva il nome della parola greca per bruciare “thymòn”. I Romani lo associavano alla forza e al coraggio. I soldati prendevano un bagno di Timo prima di entrare in guerra. Questa superstizione ha avuto lunga vita e ancora nel Medioevo: le nobildonne ricamavano il timo sugli emblemi dei loro cavalieri.
Il timo era molto apprezzato presso i Greci per il suo miele ricavato dai fiori di “herpèllon”, una specie di Timo che cresceva sui monti vicino ad Atene ed al timo riconoscevano proprietà miracolose nelle “malattie di petto”, così come affermato da Galeno, medico e filosofo greco che, oltre a consigliarlo in polvere a chi soffriva di disturbi articolari, lo considerava il più potente antisettico conosciuto. Era considerato il migliore nella Grecia classica (miele del Monte Imetto).
Successivamente anche i Romani cominciarono ad introdurre il timo in cucina ed a profumare con esso vini e formaggi tramandandolo così ai posteri. Nel Medioevo le dame lo donavano al cavaliere del cuore affinché fosse da esso protetto in battaglia. Prima dell’invenzione del frigorifero il timo veniva usato per conservare gli alimenti vista la notevole concentrazione di olio essenziale ad azione antiputrida.
Esistono alcune leggende legate a questa pianta. una di queste narra che nel 1630, nella città di Tolosa, durante un’epidemia di peste, vi erano quattro ladri che immuni da qualsiasi contagio saccheggiavano le abitazioni e depredavano i cadaveri senza alcun problema. Una volta presi dovettero svelare la pozione misteriosa che li rendeva immuni alle malattie: “mettete a macerare in aceto Timo, Lavanda e Rosmarino, strofinatevi bene tutte le parti del corpo e passerete immuni attraverso tutte le epidemie che il diavolo vi manda…”. Per questo motivo tale ricetta passò alla storia con il nome appunto dell’aceto dei quattro ladri.
Il suo impiego alimentare è dovuto non solo alle sue proprietà aromatiche ma anche a quelle antisettiche che facilitano la conservazione dei cibi.
La ricerca scientifica ha dimostrato che il Timo ha un effetto antisettico talmente forte da poter uccidere i bacilli in 40 secondi.
Il timo contiene un olio essenziale (in diverse percentuali a seconda della specie) il cui costituente principale è il timolo. Sono presenti, inoltre: glicosidi flavonici e flavoni, tannini, triterpeni, saponine con proprietà antibiotiche.
Al Timo vengono riconosciute proprietà antisettiche, antispastiche, aperitive, bechiche, carminative, antibiotiche, antifungine, deodoranti, diuretiche, vermifughe, antiputrefattive intestinali, balsamiche. Inoltre il timo è considerato una sostanza eccitante e tonificante, raccomandato in caso di problemi respiratori, cattiva digestione, coliti, cistiti. Un infuso dà sollievo al mal di testa, nervosismo, tosse, influenza e aiuta contro l’acne dall’interno.
Il timo viene utilizzato sia in campo cosmetico come rinforzante dei capelli ed anche in preparazioni veterinarie per uso interno o esterno.
Inoltre il timo è una buona pianta mellifera, molto visitata dalle api che ne ricavano un ottimo miele, ma poco comune in quanto le aree con presenza di timo, negli ultimi tempi, sono diminuite a causa dell’agricoltura intensiva e dell’erosione degli habitat tipici di questa pianta.

Modalità di Preparazione –
Il timo, oltre ad aromatizzare le carni, viene utilizzato per insaporire brodi, ripieni, minestre. Si sposa bene con il pesce e le verdure (peperoni e patate) ma anche con il manzo e l’agnello, il pollo ed i piatti di cacciagione che richiedono una cottura lenta con aglio e vino. Viene spesso aggiunto ai burri aromatici.
Il timo viene molto usato anche per aromatizzare oli e aceti aromatici. Si usa anche per preparare liquori e vini aromatici.
Per questo scopo si raccolgono i fiori e le foglie che vengono usati, appunto, per insaporire minestre e carni.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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Thymus vulgaris

The common thyme (Thymus vulgaris L.) is a perennial aromatic species of the Lamiaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Reign Plantae, Sub-Trinchebionta Subdivision, Spermatophyta Superdivision, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Asteridae Subclass, Lamiales Order, Lamiaceae Family, Mentheae Tribe and then to the Thymus and the Species T. vulgaris.

Etymology –
The term Thymus comes from the Greek θύμον thýmon (to burn) thyme, a name already used by Theophrastus. The specific epithet vulgaris derives from vúlgus volgo: very common, ordinary due to its wide diffusion, banal.

Geographical Distribution and Habitat –
The Common thyme is a typically Mediterranean species, with areal limited to the Mediterranean coasts and corresponding to the area of ​​growth of the Olive. It is found in fact in the western Mediterranean basin, from Liguria to Spain and Algeria.
Its habitat is represented by garrigues, arid slopes, from sea level up to 800 meters. It is frequent along the arid hillsides of the coasts while becoming rarer inside.

Description –
Thymus vulgaris is a perennial, aromatic, frutic or suffrutical plant, 10 to 60 cm high, with erect quadrangular stems, very branching, which tend to lignify after 4 – 5 years of life, forming dense bushes with a greyish or whitish green appearance; lignified branches with brown bark.
The leaves are first revolute only on the edge, lanceolate 3 mm wide and 7-9 mm long, then revolute to tube and apparently linear, opposite, sessile or briefly petiolate, of gray-green color, lighter on the lower page for the presence of hairs. the flowers are grouped in a subspherical or elongated inflorescence with lanceolate bracts similar to the leaves but smaller; the calyx is 3-4 mm long, with 10-13 nerves and convex tube on the back, velvety with two eyelashes of which the upper trifid with teeth welded on more than half of the height, the inferior bifid with lanceolate-lesiniform teeth , separated by a deep breast; the corolla is pink-whitish in color, 5-6 mm long, with a protruding and straight, bilabiata tube, with a straight upper and marginalized lip, the lower trilobate; 4 protruding and divergent stamens, almost equal, with bilocular, ellipsoidal anthers; bifid stylus, with short, divergent lacinias.
The fruit is a schizocarp composed of 4 dried nuculas (tetrachenium), with ovoid to oblong forms, with a smooth and glabrous surface. The endosperm is scarce or absent.
The anthesis is in the period from March to October.
Pollination is entomogamous and occurs through insects such as Diptera and Hymenoptera, rarely Lepidoptera.
The Thymus genus is one of the most polymorphic of the Lamiaceae family and includes about one hundred species, mostly concentrated in the southern regions of Europe, even reaching as far as Greenland, Kamchakta and many regions of western Asia.
The species of the genus Thymus are in general difficult to distinguish between them and often create hybrids with different characters. Thymus vulgaris L. subsp. vulgaris, the only subspecies of Thymus vulgaris L. present in Italy, is unmistakable due to its revolute leaves and the appearance of a small bush.

Cultivation –
The Common thyme is grown starting from sowing which can be carried out on light and sandy soil. When the plants are sufficiently developed they must be transplanted into pots or full earth, in sunny areas without water stagnation. The vegetable varieties are reproduced by cuttings or division of the tufts. As for the collection and storage, it is necessary to remove the leaves and the flowering branches and to dry them in a shady and ventilated place. For the details of the cultivation technique, see the following sheet.

Uses and Traditions –
The use of species of the genus Thymus both for medicinal and culinary uses is lost in the mists of time.
The ancient Egyptians knew the properties of Timo and used it to embalm their dead. The ancient Greeks burned it as aromatic incense, hence the name of the Greek word for burning “thymòn”. The Romans associated it with strength and courage. The soldiers took Timo’s bath before entering the war. This superstition has had a long life and still in the Middle Ages: noblewomen embroidered thyme on the emblems of their knights.
Thyme was much appreciated by the Greeks for its honey derived from the flowers of “herpèllon”, a species of Thyme that grew on the mountains near Athens and at the thyme recognized miraculous properties in “chest diseases”, as stated by Galen, Greek physician and philosopher who, in addition to recommending it to powder to those who suffered from joint disorders, considered him the most powerful antiseptic known. It was considered the best in classical Greece (Monte Imetto honey).
Subsequently even the Romans began to introduce the thyme in the kitchen and to perfume with it wines and cheeses thus handing down to posterity. In the Middle Ages the ladies gave it to the knight of the heart to protect it from battle. Before the invention of the refrigerator, the thyme was used to preserve food due to the high concentration of essential oil with anti-stimrid action.
There are some legends related to this plant. one of these tells that in 1630, in the city of Toulouse, during a plague epidemic, there were four thieves who, immune from any infection, plundered homes and plundered corpses without any problem. Once taken they had to reveal the mysterious potion that made them immune to diseases: “soak Thyme, Lavender and Rosemary in vinegar, rub all the parts of the body well and you will pass through all the epidemics that the devil sends you …”. For this reason, this recipe went down in history with the name of the vinegar of the four thieves.
Its alimentary use is due not only to its aromatic properties but also to the antiseptic ones that facilitate food preservation.
Scientific research has shown that Thyme has such an antiseptic effect that it can kill bacilli in 40 seconds.
Thyme contains an essential oil (in different percentages depending on the species) whose main constituent is thymol. There are also: flavonic glycosides and flavones, tannins, triterpenes, saponins with antibiotic properties.
At Timo are recognized antiseptic, antispasmodic, aperitif, bechiche, carminative, antibiotic, antifungal, deodorant, diuretic, vermifuge, intestinal anti-bladder, balsamic properties. Furthermore, the thyme is considered an exciting and invigorating substance, recommended in case of respiratory problems, poor digestion, colitis, cystitis. An infusion gives relief to headaches, nervousness, cough, flu and helps against acne from the inside.
Thyme is used both in the cosmetic field as a hair strengthening and also in veterinary preparations for internal or external use.
In addition, the thyme is a good melliferous plant, much visited by bees that make it an excellent honey, but not very common as the areas with the presence of thyme, in recent times, have decreased due to intensive agriculture and habitat erosion typical of this plant.

Preparation Mode –
The thyme, in addition to flavoring the meat, is used to flavor broths, fillings, soups. It goes well with fish and vegetables (peppers and potatoes) but also with beef and lamb, chicken and game dishes that require slow cooking with garlic and wine. It is often added to aromatic butters.
Thyme is also widely used to flavor aromatic oils and vinegars. It is also used to prepare liqueurs and aromatic wines.
For this purpose we gather the flowers and leaves that are used, precisely, to flavor soups and meats.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of Italian Regions – Wikipedia, the free encyclopedia – Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher – Pignatti S., 1982. Flora d ‘Italy, Edagricole, Bologna. – Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attention: Pharmaceutical applications and food uses are indicated for informational purposes only, do not in any way represent a medical prescription; therefore no liability is accepted for their use for curative, aesthetic or food purposes.




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Thymus vulgaris

El tomillo común (Thymus vulgaris L.) es una especie aromática perenne de la familia Lamiaceae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Reign Plantae, Sub-Trinchebionta Subdivision, Spermatophyta Superdivision, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Asteridae Subclass, Lamiales y Lamiaceae Family, Mentheae Tribe y luego al Timo y las Especies.

Etimología –
El término Thymus proviene del griego θύμον thýmon (para quemar) tomillo, un nombre ya utilizado por Teofrasto. El epíteto específico vulgaris deriva de vúlgus volgo: muy común, ordinario debido a su amplia difusión, banal.

Distribución geográfica y hábitat –
El tomillo es una especie típicamente mediterránea, con área limitada a las costas mediterráneas y correspondiente al área de crecimiento de la aceituna. De hecho, se encuentra en la cuenca del Mediterráneo occidental, desde Liguria hasta España y Argelia.
Su hábitat está representado por garrigues, pendientes áridas, desde el nivel del mar hasta los 800 metros. Es frecuente a lo largo de las laderas áridas de las costas, mientras que se vuelve más raro en el interior.

Descripción –
Thymus vulgaris es una planta perenne, aromática, frutíca o sudamericana, de 10 a 60 cm de altura, con tallos cuadrangulares erectos, muy ramificados, que tienden a lignificarse después de 4 a 5 años de vida, formando arbustos densos con una apariencia verde grisácea o blanquecina; Ramas lignificadas con corteza marrón.
Las hojas primero se revuelven solo en el borde, lanceoladas de 3 mm de ancho y 7-9 mm de largo, luego se revuelven en tubo y aparentemente lineales, opuestas, sésiles o brevemente pecioladas, de color gris-verde, más claras en la página inferior para la presencia de pelos. Las flores se agrupan en una inflorescencia subférica o alargada con brácteas lanceoladas similares a las hojas pero más pequeñas; El cáliz tiene una longitud de 3-4 mm, con 10-13 nervios y un tubo convexo en la parte posterior, aterciopelado con dos pestañas, la parte superior de la piel con los dientes soldados en más de la mitad de la altura, la inferior bífida con dientes lanceolados lesiniformes , separados por un pecho profundo; la corola es de color rosado-blanquecino, de 5-6 mm de largo, con un tubo bilabiata saliente y recto, con un labio recto superior y marginal, el trilobato inferior; 4 estambres protuberantes y divergentes, casi iguales, con anteras biloculares, elipsoidales; Lápiz bífido, con lacinias cortas y divergentes.
El fruto es un esquizocarpio compuesto por 4 nuculas secas (tetrachenium), con formas ovoides a oblongas, con una superficie lisa y glabra. El endospermo es escaso o ausente.
La antesis está en el período de marzo a octubre.
La polinización es entomógama y se produce a través de insectos como Diptera e Hymenoptera, raramente Lepidoptera.
El género Thymus es uno de los más polimórficos de la familia Lamiaceae e incluye alrededor de cien especies, en su mayoría concentradas en las regiones del sur de Europa, llegando incluso a Groenlandia, Kamchakta y muchas regiones de Asia occidental.
Las especies del género Thymus en general son difíciles de distinguir entre ellas y, a menudo, crean híbridos con diferentes caracteres. Thymus vulgaris L. subsp. vulgaris, la única subespecie de Thymus vulgaris L. presente en Italia, es inconfundible debido a sus hojas revolutas y la aparición de un pequeño arbusto.

Cultivo –
El tomillo se cultiva a partir de la siembra, que puede llevarse a cabo en suelos ligeros y arenosos. Cuando las plantas están lo suficientemente desarrolladas, deben ser trasplantadas a macetas o tierra completa, en áreas soleadas sin estancamiento del agua. Las variedades vegetales se reproducen por esquejes o división de los mechones. En cuanto a la recolección y almacenamiento, es necesario remover las hojas y las ramas florales y secarlas en un lugar sombreado y ventilado. Para los detalles de la técnica de cultivo, vea la siguiente hoja.

Usos y tradiciones –
El uso de especies del género Thymus tanto para usos medicinales como culinarios se pierde en las nieblas del tiempo.
Los antiguos egipcios conocían las propiedades de Timo y lo usaban para embalsamar a sus muertos. Los antiguos griegos lo quemaron como incienso aromático, de ahí el nombre de la palabra griega para quemar “thymòn”. Los romanos lo asociaron con fuerza y ​​coraje. Los soldados tomaron el baño de Timo antes de entrar en la guerra. Esta superstición ha tenido una larga vida y aún en la Edad Media: las mujeres nobles bordaron el tomillo en los emblemas de sus caballeros.
El tomillo fue muy apreciado por los griegos por su miel derivada de las flores de “herpèllon”, una especie de tomillo que creció en las montañas cerca de Atenas y en el tomillo reconoció propiedades milagrosas en “enfermedades del pecho”, según lo declarado por Galen: Médico y filósofo griego que, además de recomendarlo en polvo a quienes padecían trastornos articulares, lo consideraba el antiséptico más poderoso conocido. Fue considerado el mejor en la Grecia clásica (miel de Monte Imetto).
Posteriormente, incluso los romanos comenzaron a introducir el tomillo en la cocina y perfumaron con él los vinos y los quesos, cediendo así a la posteridad. En la Edad Media las damas se lo dieron al caballero del corazón para protegerlo de la batalla. Antes de la invención del refrigerador, el tomillo se usaba para conservar los alimentos debido a la alta concentración de aceite esencial con acción anti-estimulante.
Hay algunas leyendas relacionadas con esta planta. Uno de ellos dice que en 1630, en la ciudad de Toulouse, durante una epidemia de peste, hubo cuatro ladrones que, inmunes a cualquier infección, saquearon casas y saquearon cadáveres sin ningún problema. Una vez tomados, tuvieron que revelar la misteriosa poción que los hizo inmunes a las enfermedades: “empapa el tomillo, la lavanda y el romero en vinagre, frota bien todas las partes del cuerpo y pasarás por todas las epidemias que el diablo te envía …”. Por este motivo, esta receta pasó a la historia con el nombre del vinagre de los cuatro ladrones.
Su uso alimentario se debe no solo a sus propiedades aromáticas sino también a los antisépticos que facilitan la conservación de los alimentos.
La investigación científica ha demostrado que el tomillo tiene un efecto tan antiséptico que puede matar los bacilos en 40 segundos.
El tomillo contiene un aceite esencial (en diferentes porcentajes según la especie) cuyo constituyente principal es el timol. También existen: glucósidos y flavonas flavónicas, taninos, triterpenos, saponinas con propiedades antibióticas.
En Timo se reconocen propiedades antisépticas, antiespasmódicas, aperitivo, bechiche, carminativo, antibiótico, antifúngico, desodorante, diurético, vermífugo, anti-vejiga intestinal, balsámico. Además, el tomillo es considerado una sustancia estimulante y estimulante, recomendada en caso de problemas respiratorios, mala digestión, colitis, cistitis. Una infusión da alivio a los dolores de cabeza, nerviosismo, tos, gripe y ayuda a combatir el acné desde el interior.
El tomillo se utiliza tanto en el campo de la cosmética como para fortalecer el cabello y también en preparaciones veterinarias para uso interno o externo.
Además, el tomillo es una buena planta melífera, muy visitada por las abejas que la convierten en una miel excelente, pero no es muy común ya que las áreas con la presencia de tomillo en los últimos tiempos han disminuido debido a la agricultura intensiva y la erosión del hábitat. Típico de esta planta.

Modo de preparación –
El tomillo, además de condimentar la carne, se utiliza para condimentar caldos, rellenos, sopas. Va bien con pescado y verduras (pimientos y papas), pero también con carne de res y cordero, pollo y platos de caza que requieren una cocción lenta con ajo y vino. Se suele añadir a las mantequillas aromáticas.
El tomillo también se usa ampliamente para aromatizar aceites aromáticos y vinagres. También se utiliza para elaborar licores y vinos aromáticos.
Para este propósito recolectamos las flores y las hojas que se utilizan, precisamente, para condimentar sopas y carnes.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas – Wikipedia, la enciclopedia libre – Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher – Pignatti S., 1982. Flora d ‘Italia, Edagricole, Bolonia. – Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Atención: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimentarios están indicados solo con fines informativos, no representan en modo alguno una receta médica; por lo tanto, no se acepta ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.




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