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Silybum marianum

Il Cardo mariano (Silybum marianum (L.) Gaertn., 1791) è una specie erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Asteracee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Cichorioideae, Tribù Cardueae, Sottotribù Carduinae e quindi al Genere Silybum ed alla Specie S. marianum.
Sono sinonimi i termini: Carduus marianus L., Centaurea dalmatica Fraas e Mariana lactea Hill.

Etimologia –
Il termine Silybum proviene dal greco σίλυβον/σίλλῠβον sílybon/síllybon, nome con cui Dioscoride chiamava alcuni cardi commestibili, ripreso da Plinio con sillybus, un tipo di cardo. L’epiteto specifico marianum deriva da Maria Vergine: la leggenda attribuisce al latte della Vergine Maria, caduto sulle foglie mentre fuggiva in Egitto per sottrarre Gesù alla persecuzione di Erode, la loro tipica variegatura bianca.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Cardo mariano è una specie diffusa in tutte le regioni del Mediterraneo dal livello del mare fino alla zona submontana. Diventa poi più raro al nord e più frequente al sud e nelle isole fino a poter divenire invadente. Il suo habitat è quello dei ruderi, lungo le strade, negli incolti e frequenta le aree desertiche e subdesertiche che vanno dal bacino mediterraneo all’Asia centrale.

Descrizione –
Il Silybum marianum è una specie erbacea con portamento vigoroso, che nel primo anno di vita forma una rosetta basale di foglie e nel secondo anno lo scapo fiorale che può raggiungere oltre 150 cm. La pianta si presenta interamente glabra e spinosa. Lo scapo risulta robusto, striato e ramificato, con rami eretti.
La pianta è dotata di una radice è robusta e fittonante, capace di dissodare naturalmente i terreni compatti.
Ha foglie pennatifide, con margine ondulato e sinuato-lobato, lobi triangolari terminanti con robuste spine. La lamina è di colore verde glauchescente, glabra, estesamente macchiata di bianco. Le foglie basali sono picciolate e possono raggiungere i 40 cm di lunghezza, quelle dello scapo sono sessili e amplessicauli, più piccole e meno divise, espanse alla base in due orecchiette.
Ha fiori ermafroditi, con corolla tubulosa di colore rosso-purpureo; questi sono riuniti in grandi capolini terminali di forma globosa, rivestiti da robuste brattee. Queste hanno una base slargata che si prolunga in un lembo patente, rigido, stretto e acuminato, provvisto di una serie di spine sui margini e terminante con una robusta spina apicale. Le brattee tendono a curvarsi verso il basso durante la fruttificazione. L’antesi è nel periodo tra aprile e maggio del secondo anno.
I frutti sono delle cipsele di 6-7 x 3,1-3,5 mm, obovato-compresse, bruno-nerastre o screziate di giallo, lucide e glabre. Il pappo di 15-22 mm, pluriseriato è composto da lunghe setole, scabre, caduche, bianche, saldate in un anello basale.

Coltivazione –
Per la coltivazione del cardo mariano si parte dai semi che vengono raccolti per scuotimento dei capolini e vengono posti direttamente nel terreno. Si ricorda comunque che la pianta ha anche una facile diffusione spontanea. È una pianta che si adatta a qualsiasi tipo di terreno, con esposizione in pieno sole e non ha bisogno di essere irrigata se non a fronte di prolungata ed eccezionale siccità.
La coltivazione si può effettuare a macchie irregolari o a file con una densità di 8-10 piante per metro quadrato.
Nel primo anno di vita, il cardo sviluppa la rosetta basale, con foglie laterali grandi e lobate, mentre le foglie che si sviluppano sul fusto sono più piccole e meno incise. Nel secondo anno le piante, dal mese di maggio, sviluppano un fusto alto 1-2 metri, con al vertice dei fiori a capolino, color porpora, profumati, simili a quelli del carciofo. Si ricorda che le spine sono difficili da maneggiare e richiedono l’uso di guanti di protezione. Per i dettagli della tecnica di coltivazione si rimanda alla seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
Il cardo mariano è una specie mediterranea che oggi è divenuta infestante anche in altre parti del globo.
Un’antica tradizione cristiana, vuole che il nome “mariano” sia dovuto alle piccole striature bianche sulle foglie della pianta, che sarebbero state generate dal latte della Maria Vergine, perso durante l’allattamento presso un riparo in una vegetazione di cardi, durante il periodo di fuga in Egitto con Giuseppe e Gesù bambino.
Nei secoli successivi il Cardo mariano venne indicato, in particolare, a tutte le madri in allattamento, per i suoi principi depurativi. Già nel Cinquecento Pietro Andrea Mattioli, noto umanista e medico italiano, descriveva le qualità del cardo mariano.
L’utilizzo a scopo terapeutico di questa pianta è noto fin dall’antichità ma l’isolamento e la caratterizzazione dei principi attivi sono stati completati negli anni settanta.
Soprattutto i semi di questa pianta contengono una miscela di flavonolignani con proprietà depurative sul fegato; le radici bollite sono commestibili, i capolini si cucinano come i carciofi, le giovani foglie dal vago sapore di cetriolo si consumano in insalata e i fusti si mangiano crudi o cotti.
Per le sue proprietà medicinali e terapeutiche il Silybum marianum è una pianta officinale. Viene usato per il trattamento delle affezioni a carico del fegato ed usato come ingrediente nella preparazione di liquori d’erbe.
Il fitocomplesso è stato usato con successo nel trattamento in pazienti affetti da epatite cronica sintomatica, con scomparsa completa dei sintomi clinici, quali astenia, inappetenza, grave meteorismo, dispepsia, subittero, e con normalizzazione delle transaminasi. Gli stessi risultati si possono ottenere nei pazienti sottoposti a pesanti cicli di chemioterapia con gravi alterazioni biumorali e cliniche riguardanti la funzione epatica. All’interno di questo fitocomplesso, soprattutto la silibinina riduce le transaminasi ed altri indici bioumorali nel decorso delle epatopatie, cosa che sembra proponibile anche nella sindrome epato-renale.
Comunque altri flavonolignani presenti hanno, comunque, dimostrato delle proprietà individuali che spiegherebbero parzialmente le capacità del fitocomplesso di indurre una certa rigenerazione delle cellule epatiche; tra questi ricordiamo la silandrina che interferirebbe con la sintesi dei trigliceridi ed è anche capace di modulare la funzione della cicloossigenasi II e la silimonina che è un modulatore della pompa ATP-dipendente della multiresistenza ai farmaci (GP170/MDRG) e dell’enzima 17beta-idrossisteroide deidrogenasi.
Dagli acheni del cardo mariano si estrae, inoltre, la silimarina, una miscela di flavonolignani (silibina, silidianina, isosilibina e silicristina) noti per le proprietà depurative e protettive sul fegato.
Infine si ricorda che le radici del Cardo mariano hanno proprietà diuretiche e febbrifughe e le foglie hanno proprietà aperitive.

Modalità di Preparazione –
Il cardo mariano è una pianta ad utilizzo in toto. In campo alimentare si impiegano le radici bollite che sono commestibili; i capolini si cucinano come i carciofi e le giovani foglie, che hanno un vago sapore di cetriolo, si consumano in insalata mentre i fusti si mangiano crudi o cotti.
Nella moderna fitoterapia questa pianta viene utilizzata in decotto o infuso, però con una certa cautela nei pazienti sofferenti di ipertensione, a causa della presenza della tiramina.
Per preparare l’infuso si può operare come segue: si porta ad ebollizione un litro di acqua; si versano circa 12 grammi di semi di Cardo mariano e si continua a far bollire per 15 minuti; si spegne il fuoco, lasciando riposare per 10 minuti ed infine si filtra. Per una tazza grande (400 ml), la dose di semi è pari all’incirca ad un cucchiaino da tè (4,7 grammi).
Infine, come setto, il Cardo mariano viene usato come ingrediente nella preparazione di liquori d’erbe.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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Silybum marianum

The Milk thistle (Silybum marianum (L.) Gaertn., 1791) is a two-year herbaceous species belonging to the Asteraceae family.

Systematic –
From the systematic point of view it belongs to the Domain Eukaryota, Kingdom Plantae, Subarranean Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Sottoclasse Asteridae, Asterales Order, Asteraceae Family, Subfamily Cichorioideae, Tribu Cardueae, Sottotribù Carduinae and therefore to the Genus Silybum and to the Species S. marianum. The terms are synonymous: Carduus marianus L., Centaurea dalmatica Fraas and Mariana lactea Hill.

Etymology –
The term Silybum comes from the Greek σίλυβον / σίλλῠβον sílybon / síllybon, name with which Dioscorides called some edible thistles, taken over by Pliny with sillybus, a type of thistle. The specific epithet marianum derives from the Virgin Mary: the legend attributes to the milk of the Virgin Mary, fallen on the leaves while fleeing to Egypt to steal Jesus from the persecution of Herod, their typical white variegation.

Geographic Distribution and Habitat –
Milk thistle is a species widespread in all the Mediterranean regions from sea level to the submontane area. It then becomes more rare in the north and more frequent in the south and in the islands until it becomes intrusive. Its habitat is that of the ruins, along the roads, in the uncultivated and frequents the desert and sub-desert areas that go from the Mediterranean basin to Central Asia.

Description –
The Silybum marianum is a herbaceous species with vigorous bearing, which in the first year of life forms a basal rosette of leaves and in the second year the floral scape that can reach over 150 cm. The plant is completely glabrous and spiny. The scape is robust, streaked and branched, with erect branches. The plant is endowed with a root that is robust and potting, capable of naturally tilling compact soils. It has pennatifid leaves, with wavy and sinuato-lobato margin, triangular lobes ending with strong thorns. The lamina is glauchescent green, glabrous, extensively stained with white. The basal leaves are petiolate and can reach 40 cm in length, those of the scape are sessile and amplessicauli, smaller and less divided, expanded at the base in two orecchiette. It has hermaphroditic flowers, with a tubular red-purple corolla; these are united in large globular end heads, covered with strong bracts. These have a slarged base that extends in a flaw, stiff, narrow and sharp, provided with a series of spines on the margins and ending with a sturdy apical spine. The bracts tend to bend downwards during fruiting. The antesis is in the period between April and May of the second year. The fruits are cypsele 6-7 x 3.1-3.5 mm, obovate-tablets, brownish-black or mottled yellow, shiny and glabrous. The peaus of 15-22 mm, pluriseriato is composed of long bristles, scabre, caducous, white, welded in a basal ring.

Cultivation –
For the cultivation of milk thistle we start from the seeds that are collected by shaking the flower heads and are placed directly in the ground. Remember, however, that the plant also has an easy spontaneous diffusion. It is a plant that adapts to any type of terrain, with exposure in full sun and does not need to be irrigated except in the face of prolonged and exceptional drought. The cultivation can be done in irregular spots or rows with a density of 8-10 plants per square meter. In the first year of life, the thistle develops the basal rosette, with large and lobed side leaves, while the leaves that grow on the stem they are smaller and less incised. In the second year, the plants, from the month of May, develop a stem 1-2 meters tall, with the top of the flowers in purple, perfumed, similar to those of artichoke. Remember that thorns are difficult to handle and require the use of protective gloves. For details of the cultivation technique refer to the following sheet.

Uses and Traditions –
Milk thistle is a Mediterranean species that has now become a pest also in other parts of the globe. An ancient Christian tradition, wants the name “Mariano” to be due to the small white streaks on the leaves of the plant, which would have been generated by the milk of the Virgin Mary, lost during lactation at a shelter in a vegetation of thistles, during the period of flight into Egypt with Joseph and baby Jesus. In the following centuries the Milk Thistle was indicated, in particular, to all nursing mothers, for its purifying principles. Already in the sixteenth century Pietro Andrea Mattioli, a well-known humanist and Italian doctor, described the qualities of the milk thistle. The therapeutic use of this plant has been known since ancient times but the isolation and the characterization of the active ingredients have been completed over the years seventy. Above all the seeds of this plant contain a mixture of flavonolignans with depurative properties on the liver; the boiled roots are edible, the flower heads are cooked like artichokes, the young leaves with the vaguely cucumber flavor are eaten in salads and the stems are eaten raw or cooked. Due to its medicinal and therapeutic properties, Silybum marianum is a medicinal plant. It is used for the treatment of liver diseases and used as an ingredient in herbal liqueur preparation. The phytocomplex has been used successfully in treatment in patients with symptomatic chronic hepatitis, with complete disappearance of clinical symptoms, such as asthenia, loss of appetite, severe meteorism, dyspepsia, subgingo, and with normalization of transaminases. The same results can be obtained in patients undergoing heavy cycles of chemotherapy with serious biumoral and clinical changes concerning liver function. Within this phytocomplex, especially silibinin reduces transaminases and other biohumoral indices in the course of the liver disease, which seems to be feasible even in hepato-renal syndrome. However, other flavonolignans present have, however, demonstrated the individual properties that would partially explain the ability of the plant complex to induce a certain regeneration of the liver cells; among these we remember the silandrine that would interfere with the synthesis of triglycerides and is also capable of modulating the function of cyclooxygenase II and the silimonin which is a modulator of the ATP-dependent pump of drug multiresistance (GP170 / MDRG) and of the enzyme 17beta- hydroxysteroid dehydrogenase. From the acheni of the milk thistle is also extracted silymarin, a mixture of flavonolignans (silibine, silidianine, isosilibine and silicristina) known for the purifying and protective properties on the liver.Finally remember that the roots of milk thistle have diuretic and febrifugal properties and the leaves have aperitif properties.

Preparation Mode –
Milk thistle is a plant used in its entirety. In the food field, boiled roots are used which are edible; the flower heads are cooked like artichokes and the young leaves, which have a vaguely cucumber flavor, are eaten in salads while the stems are eaten raw or cooked. In modern phytotherapy this plant is used in decoction or infusion, but with a certain caution in patients suffering from hypertension, due to the presence of tyramine. To prepare the infusion, it is possible to operate as follows: one liter of water is boiled; about 12 grams of Milk thistle seeds are poured and the mixture is kept boiling for 15 minutes; the fire is extinguished, letting it rest for 10 minutes and finally filtering. For a large cup (400 ml), the dose of seeds is roughly equal to one teaspoon (4.7 grams). Finally, as a septum, the Milk thistle is used as an ingredient in the preparation of herbal liqueurs.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.- Wikipedia, the free encyclopedia.- Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experience with medicinal herbs, Ennsthaler Editore- Pignatti S., 1982. Flora d ‘Italia, Edagricole, Bologna.- Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only and do not in any way represent a medical prescription; there is therefore no liability for their use for curative, aesthetic or food purposes.



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Silybum marianum

El cardo mariano (Silybum marianum (L.) Gaertn., 1791) es una especie herbácea de dos años que pertenece a la familia Asteraceae.

Sistemático –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eukaryota, Reino Plantae, Subarranean Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Magnoliophyta Division, Clase Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae. S. marianum. Los términos son sinónimos: Carduus marianus L., Centaurea dalmatica Fraas y Mariana lactea Hill.

Etimología –
El término Silybum proviene del griego σίλυβον / σίλλῠβον sílybon / síllybon, nombre con el que Dioscórides llamó algunos cardos comestibles, tomado por Plinio con sillybus, un tipo de cardo. El epíteto específico marianum se deriva de la Virgen María: la leyenda atribuye a la leche de la Virgen María, que cayó sobre las hojas mientras huía a Egipto para robar a Jesús de la persecución de Herodes, su típica variedad blanca.

Distribución geográfica y hábitat –
El cardo mariano es una especie muy extendida en todas las regiones mediterráneas, desde el nivel del mar hasta la zona submontana. Entonces se vuelve más raro en el norte y más frecuente en el sur y en las islas hasta que se vuelve intrusivo. Su hábitat es el de las ruinas, a lo largo de las carreteras, en las zonas desérticas y subdesérticas que van desde la cuenca mediterránea hasta Asia Central.

Descripción –
El Silybum marianum es una especie herbácea con vigoroso comportamiento, que en el primer año de vida forma una roseta basal de hojas y en el segundo año el paisaje floral que puede alcanzar más de 150 cm. La planta es completamente glabra y espinosa. El paisaje es robusto, veteado y ramificado, con ramas erectas. La planta está dotada de una raíz robusta y maceta, capaz de cultivar naturalmente suelos compactos. Tiene hojas pennatífidas, márgenes ondulados y sinuato-lobatos, lóbulos triangulares que terminan con espinas fuertes. La lámina es de color verde glauch, glabra, teñida ampliamente con blanco. Las hojas basales son pecioladas y pueden alcanzar los 40 cm de longitud, las del escapo son sésiles y amplísicas, más pequeñas y menos divididas, expandidas en la base en dos orecchiette. Tiene flores hermafroditas, con una corola tubular rojo-púrpura; estos están unidos en grandes cabezas globulares, cubiertas con brácteas fuertes. Estos tienen una base saliente que se extiende en un defecto, rígido, estrecho y afilado, provisto de una serie de espinas en los márgenes y que termina con una espina apical resistente. Las brácteas tienden a doblarse hacia abajo durante la fructificación. La antesis es en el período comprendido entre abril y mayo del segundo año. Los frutos son cipelesas 6-7 x 3.1-3.5 mm, tabletas obovadas, de color negro pardo o amarillo moteado, brillante y glabra. El pavus de 15-22 mm, pluriseriato está compuesto por cerdas largas, escabras, caducas, blancas, soldadas en un anillo basal.

Cultivo –
Para el cultivo de cardo mariano partimos de las semillas que se recolectan sacudiendo las cabezas de las flores y se colocan directamente en el suelo. Recuerde, sin embargo, que la planta también tiene una fácil difusión espontánea. Es una planta que se adapta a cualquier tipo de terreno, con exposición a pleno sol y que no necesita ser irrigada excepto ante sequías prolongadas y excepcionales. El cultivo se puede hacer en puntos irregulares o en filas con una densidad de 8-10 plantas por metro cuadrado. En el primer año de vida, el cardo desarrolla la roseta basal, con hojas laterales grandes y lobuladas, mientras que las hojas que crecen en el tallo son más pequeñas y menos incisas. En el segundo año, las plantas, a partir del mes de mayo, desarrollan un tallo de 1-2 metros de altura, con la parte superior de las flores de color púrpura, perfumadas, similares a las de la alcachofa. Recuerde que las espinas son difíciles de manejar y requieren el uso de guantes protectores. Para más detalles sobre la técnica de cultivo, consulte la siguiente hoja.

Usos y tradiciones –
El cardo mariano es una especie mediterránea que ahora se ha convertido en una plaga también en otras partes del mundo. Una antigua tradición cristiana, quiere que el nombre “Mariano” se deba a las pequeñas rayas blancas en las hojas de la planta, que se habrían generado por la leche de la Virgen María, perdida durante la lactancia en un refugio en una vegetación de cardos, durante el Período de vuelo a Egipto con José y el niño Jesús. En los siglos siguientes, el cardo mariano fue indicado, en particular, a todas las madres lactantes, por sus principios purificadores. Ya en el siglo XVI, Pietro Andrea Mattioli, un conocido médico humanista e italiano, describió las cualidades del cardo lechero. El uso terapéutico de esta planta se conoce desde la antigüedad, pero el aislamiento y la caracterización de los ingredientes activos se han completado a lo largo de los años. setenta. Sobre todo, las semillas de esta planta contienen una mezcla de flavonolignanos con propiedades depurativas en el hígado; Las raíces hervidas son comestibles, las cabezas de las flores se cocinan como las alcachofas, las hojas jóvenes con el vago sabor del pepino se comen en las ensaladas y los tallos se comen crudos o cocidos. Debido a sus propiedades medicinales y terapéuticas, Silybum marianum es una planta medicinal. Se utiliza para el tratamiento de enfermedades hepáticas y se utiliza como ingrediente en la preparación de licor de hierbas. El fitocomplejo se ha utilizado con éxito en el tratamiento en pacientes con hepatitis crónica sintomática, con desaparición completa de síntomas clínicos, como astenia, pérdida de apetito, meteorismo grave, dispepsia, subgingo y con normalización de transaminasas. Se pueden obtener los mismos resultados en pacientes sometidos a ciclos intensos de quimioterapia con cambios biumorales y clínicos graves relacionados con la función hepática. Dentro de este fitocomplejo, especialmente la silibinina reduce las transaminasas y otros índices biohumorales en el curso de la enfermedad hepática, lo que parece ser factible incluso en el síndrome hepato-renal. Sin embargo, otros flavonolignanos presentes han demostrado, sin embargo, las propiedades individuales que explicarían parcialmente la capacidad del complejo vegetal para inducir una cierta regeneración de las células hepáticas; entre estos, recordamos la silandrina que interferiría con la síntesis de triglicéridos y también es capaz de modular la función de la ciclooxigenasa II y la silimonina, que es un modulador de la bomba de resistencia múltiple del fármaco (GP170 / MDRG) dependiente de ATP y de la enzima 17beta- Hidroxiesteroide deshidrogenasa. Del acheni del cardo de leche también se extrae silimarina, una mezcla de flavonolignanos (silibina, silidianina, isosilibina y silicristina) conocida por sus propiedades purificadoras y protectoras en el hígado. Por último, recuerde que las raíces del cardo mariano tienen propiedades diuréticas y febriles. y las hojas tienen propiedades de aperitivo.

Modo de preparación –
El cardo mariano es una planta utilizada en su totalidad. En el campo de los alimentos, se utilizan raíces hervidas que son comestibles; Las cabezas de las flores se cocinan como las alcachofas y las hojas jóvenes, que tienen un sabor vagamente de pepino, se comen en las ensaladas, mientras que los tallos se comen crudos o cocidos. En la fitoterapia moderna, esta planta se utiliza para la decocción o infusión, pero con cierta precaución. En pacientes que sufren de hipertensión, debido a la presencia de tiramina. Para preparar la infusión, es posible operar de la siguiente manera: se hierve un litro de agua; se vierten aproximadamente 12 gramos de semillas de cardo mariano y la mezcla se mantiene en ebullición durante 15 minutos; Se extingue el fuego, se deja reposar durante 10 minutos y finalmente se filtra. Para una taza grande (400 ml), la dosis de semillas es aproximadamente igual a una cucharadita (4.7 gramos). Finalmente, como tabique, el cardo mariano se usa como ingrediente en la preparación de licores de hierbas.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.- Wikipedia, la enciclopedia libre.- Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencia con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore- Pignatti S., 1982. Flora d ‘Italia, Edagricole, Bologna.- Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimenticios están indicados solo con fines informativos y no representan en modo alguno una receta médica; Por lo tanto, no hay responsabilidad por su uso para fines curativos, estéticos o alimentarios.



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