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Beta vulgaris

La barbabietola (Beta vulgaris L., 1753) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Caryophyllidae, Ordine Caryophyllales, Famiglia Chenopodiaceae e quindi al Genere Beta ed alla Specie B. vulgaris.

Etimologia –
Il termine Beta proviene dall’antico nome latino in Plinio, Cicerone e altri, forse derivato dal greco βλίτον blíton bietola (in Teofrasto). L’epiteto specifico vulgaris deriva da vúlgus volgo: molto comune, ordinario per la grande diffusione, banale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Beta vulgaris è una specie di origine euro mediterranea in un areale centrato sulle coste mediterranee, ma con prolungamenti verso nord e verso est nella stessa area della Vite.

Descrizione –
La barbabietola è una specie erbacea biennale con radici fittonanti, raramente perenne. I fusti possono arrivare ad un’altezza di 1-2 m. Le foglie sono a forma di cuore, lunghe 5-20 cm nelle piante selvatiche, ma di dimensioni più grandi nelle varietà coltivate. Ha fiori sono molto piccoli, del diametro di 3-5 mm, di colore verde o rossastro, con cinque petali; i fiori sono riuniti in dense spighe; l’impollinazione è anemofila. Il frutto composto è un catoclesio formato dai perianzi fruttiferi concresciuti, diventati succulenti, fermamente uniti tra loro, con un seme lenticolare, di colore rosso bruno, di 2-3 mm.

Coltivazione –
La Beta vulgaris è una pianta che gradisce terreni di medio impasto, neutri o leggermente alcalini e, soprattutto, ben drenati; comunque è una delle specie agrarie che si adatta meglio ai terreni argillosi, purché ben curati e sistemati per lo smaltimento delle acque di circolazione.
La barbabietola è una pianta coltivata essenzialmente nei paesi a clima temperato. Si tratta di una specie a ciclo biennale che, nel primo anno, permette l’accumulo nella radice di riserve sotto forma di zucchero, mentre nel secondo anno si sviluppa il fusto fiorifero. In coltura, per poter estrarre lo zucchero, la pianta viene estirpata al completamento dello sviluppo del primo anno.
Nelle coltivazioni eseguite in aree più settentrionali la barbabietola viene seminata in primavera e raccolta a partire dalla fine di agosto. Nel meridione, per ridurre le contrazioni della resa in radici e in zucchero, dovute alla maggiore intensità dei processi respiratori causata dalle temperature più alte, si coltiva invece a ciclo autunno-primaverile, con raccolta in estate.
La coltivazione in Europa si attesta oggi sui 120 milioni di tonnellate di barbabietole, con una produzione di 16 milioni di tonnellate di zucchero bianco; i Paesi maggiori produttori sono la Francia e la Germania ed eccezione per il Lussemburgo, tutti i paesi dell’Unione europea estraggono zucchero dalle barbabietole in quantità tale da soddisfare il 90% del fabbisogno.
In Italia la barbabietola viene coltivata specialmente nella Pianura Padana e nelle province di Ferrara, Ravenna, Mantova e Rovigo.

Usi e Tradizioni –
La Beta vulgaris, ha una lunga storia di coltivazione che risale al secondo millennio a.C. Le forme coltivate furono selezionate a partire da forme selvatiche presenti lungo le coste del Mediterraneo e si diffusero poi da Babilonia (dal VIII secolo a.C.) sino all’Estremo Oriente. La bieta, detta anche erbetta o bietola, nella sua specie originaria fu oggetto di raccolta alimentare fin dalla preistoria, essendo diffusa spontaneamente nei litorali sabbiosi del bacino del Mediterraneo. Tanto pregiata era la pianta, che le selezioni per ottenere foglie più grandi cominciarono addirittura tremila anni fa ad opera proprio dei Babilonesi. Nel corso dei secoli dalla pianta originaria sono derivate le erbette da orto, le coste, le rape rosse e quelle da zucchero. Delle biete si studiarono anche le proprietà terapeutiche, come riporta il “tacuinum sanitatis” del XIV sec.: “…il loro succo toglie la forfora dalla testa e scioglie il ventre…”
Aristotele e Teofrasto menzionano già biete coltivate per la produzione di foglie commestibili. A Roma ne parlano Plinio il Vecchio e Columella. La Beta, infatti, veniva usata infatti non solo come cibo, ma anche come medicinale. Già nel XV secolo era assai diffusa la sua coltivazione, soprattutto nei monasteri. Inizialmente veniva coltivata per le sue foglie, in seguito si diffuse anche il consumo della radice (specialmente la variante rossa). Bisogna giungere al 1747, per opera del chimico prussiano Andreas Sigismund Marggraf che dimostrò che i cristalli dolci ricavati dal succo di barbabietola avevano le stesse caratteristiche di quelli della canna da zucchero; il chimico però non andò oltre. Fu il suo allievo, Franz Karl Achard, che inizio la produzione commerciale dell zucchero di barbabietola, con l’apertura di una prima fabbrica nel 1801 a Cunern, nella Bassa Slesia.
La barbabietola ha assunto notevole importanza commerciale in Europa a partire dalla metà del XIX secolo in seguito alla coltivazione estensiva in Germania della barbabietola da zucchero, che forniva un’alternativa alla canna da zucchero tropicale. Oggi esistono diverse cultivar, alcune coltivate per le foglie, altre per le radici commestibili da cotte, altre ancora per la produzione di zucchero.
Furono poi successivamente le guerre napoleoniche, con il blocco dell’importazione dello zucchero di canna avvenuto nel 1806 a velocizzare sperimentazione e coltivazione della barbabietola.
La coltivazione della barbabietola è legata anche alle sue tante varietà; ne esistono da zucchero, da orto, da foraggio ed altre destinate all’alimentazione del bestiame. Tra le varietà ricordiamo:
– Barbabietola da zucchero Beta vulgaris var. saccarifera;
– Barbabietola da foraggio Beta vulgaris var. crassa;
– Bietola da coste Beta vulgaris var. cicla;
– Bietola da orto Beta vulgaris var. cruenta;
– Barbabietola da foraggio rossa mammouth.

La Beta vulgaris, oltre ad essere ricca di zuccheri, sali minerali e vitamine ed altre sostanze utili, ha proprietà dietetiche e salutari: assorbe le tossine dalle cellule e ne facilita l’eliminazione, è depurativa, mineralizzante, antisettica, ricostituente, favorisce la digestione, stimola la produzione di bile e rafforza la mucosa gastrica, cura le anemie, le infezioni del sistema cerebrale, stimola la produzione dei globuli rossi, scioglie i depositi di calcio nei vasi sanguigni e ne impedisce l’indurimento, infine stimola il sistema linfatico.
I componenti presenti sono: sodio, potassio, ferro, vitamina A, vitamina C, fibra; Inoltre tutti i tipi di barbabietola contengono antiossidanti e una notevole quantità di acido ossalico e di nitrati. Da recenti ricerche scientifiche si è scoperto che proprio la presenza dei nitrati nelle barbabietole rosse ha effetto ipotensivo.

Modalità di Preparazione –
Le parti commestibili della barbabietola sono le foglie (bieta o bietola) e le radici. Oggi troviamo la bieta presente in tutta la cucina regionale italiana, utilizzata solitamente cotta.
I modi di preparare e cucinare la barbabietola sono legati alle innumerevoli varietà; per questo motivo troviamo ricette che prevedono l’utilizzo come verdura cruda e cotta, insalate, ripieno per ravioli, pizze, pasta per il pane, minestre, minestroni, frittate, zuppe.
Negli ultimi anni si va diffondendo inoltre l’uso del succo di barbabietola per le sue proprietà di previene sulle disfunzioni al fegato, ai reni, al pancreas e cura anche l’ulcera; rinforza i polmoni, previene l’infarto e abbassa la pressione alta; rinforza il sistema immunitario; inoltre pare che sia ottimo per la vista e gli occhi, elimina gli occhi rossi e stanchi e gli occhi asciutti; aiuta a eliminare la stanchezza da troppa attività fisica ed i dolori muscolari; svolge inoltre un’azione disintossicante, e aiuta la motilità intestinale, eliminando la stitichezza.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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Beta vulgaris

Beet (Beta vulgaris L., 1753) is a herbaceous species belonging to the Chenopodiaceae family.

Systematic –
From the systematic point of view it belongs to the Domain Eukaryota, Kingdom Plantae, Subarign Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Division Magnoliophyta, Class Magnoliopsida, Subclass Caryophyllidae, Order Caryophyllales, Family Chenopodiaceae and then to the Genus Beta and to the Species B. vulgaris.

Etymology –
The term Beta comes from the ancient Latin name in Pliny, Cicero and others, perhaps derived from the Greek βλίτον blíton beet (in Teofrasto). The specific epithet vulgaris derives from vúlgus volgo: very common, ordinary for the great diffusion, banal.

Geographic Distribution and Habitat –
Beta vulgaris is a species of Mediterranean Euro origin in an area centered on the Mediterranean coasts, but with extensions to the north and east in the same area of the Vine.

Description –
Beetroot is a two-year herbaceous species with hardy roots, rarely perennial. The stems can reach a height of 1-2 m. The leaves are heart-shaped, 5-20 cm long in wild plants, but larger in cultivated varieties. The flowers are very small, with a diameter of 3-5 mm, green or reddish, with five petals; the flowers are gathered in dense ears; pollination is anemophilous. The compound fruit is a catoclesio formed by the perennial fruit trees grown, which have become succulent, firmly joined together, with a lenticular seed, of a reddish brown color, of 2-3 mm.

Cultivation –
Beta vulgaris is a plant that likes medium-textured soils, neutral or slightly alkaline and, above all, well-drained; however, it is one of the agrarian species that best adapts to the clayey soils, provided they are well cared for and arranged for the disposal of the circulation water.
Beetroot is a plant that is grown mainly in temperate countries. It is a biennial species that, in the first year, allows the accumulation in the root of reserves in the form of sugar, while in the second year the flowering stem develops. In cultivation, in order to extract the sugar, the plant is eradicated at the completion of the development of the first year.
In cultivations carried out in more northern areas the beet is sown in spring and harvested from the end of August. In the south, to reduce the contractions of yield in roots and sugar, due to the increased intensity of respiratory processes caused by higher temperatures, it is instead cultivated in autumn-spring cycle, with harvesting in summer.
Cultivation in Europe today stands at 120 million tons of beet, with a production of 16 million tons of white sugar; the major producer countries are France and Germany and with the exception of Luxembourg, all the countries of the European Union extract sugar from beets in such quantities as to satisfy 90% of the needs.
In Italy, beetroot is grown especially in the Po Valley and in the provinces of Ferrara, Ravenna, Mantua and Rovigo.

Uses and Traditions –
Beta vulgaris, has a long history of cultivation dating back to the second millennium BC. The cultivated forms were selected starting from wild forms along the coasts of the Mediterranean and then spread from Babylon (from the eighth century BC) to the Far East. The beet, also called herb or beet, in its original species was the subject of food collection since prehistoric times, being spread spontaneously in the sandy coasts of the Mediterranean basin. The plant was so precious, that the selection to obtain larger leaves began even three thousand years ago by the Babylonians. Over the centuries, the garden herbs have been derived from the original plant, the coasts, the red turnips and the sugar ones. Biete also studied therapeutic properties, as reported by the “tacuinum sanitatis” of the 14th century: “… their juice removes the dandruff from the head and loosens the belly …”
Aristotle and Theophrastus already mention beets grown for the production of edible leaves. In Rome they speak Pliny the Elder and Columella. In fact, Beta was used not only as food but also as a medicine. Already in the fifteenth century its cultivation was widespread, especially in the monasteries. Initially it was cultivated for its leaves, then also the consumption of the root (especially the red variant) spread. It is necessary to reach 1747, by the Prussian chemist Andreas Sigismund Marggraf, who proved that the sweet crystals extracted from beet juice had the same characteristics as those of sugar cane; but the chemist did not go any further. It was his pupil, Franz Karl Achard, who began the commercial production of beet sugar, with the opening of a first factory in 1801 in Cunern, Lower Silesia.
Beet has assumed considerable commercial importance in Europe since the mid-nineteenth century following the extensive cultivation of sugar beet in Germany, which provided an alternative to tropical sugar cane. Today there are several cultivars, some cultivated for the leaves, others for the roots edible from cooked, others for the production of sugar.
Then the Napoleonic wars were followed, with the blocking of the import of cane sugar in 1806 to speed up experimentation and cultivation of the beet.
The cultivation of beet is also linked to its many varieties; they exist from sugar, vegetable garden, fodder and others intended for the feeding of livestock. Among the varieties we mention:

– Sugar beet Beta vulgaris var. sugar;
– Fodder beet Beta vulgaris var. crassa;
– Swiss chard Beta vulgaris var. cycles;
– Garden beet Beta vulgaris var. bloody;
– Mammouth red beet.

Beta vulgaris, in addition to being rich in sugars, minerals and vitamins and other useful substances, has dietary and healthy properties: it absorbs toxins from cells and facilitates their elimination, is purifying, mineralizing, antiseptic, restorative, promotes digestion , stimulates the production of bile and strengthens the gastric mucosa, curates anemia, infections of the cerebral system, stimulates the production of red blood cells, dissolves calcium deposits in blood vessels and prevents the hardening, finally stimulates the lymphatic system.
The components present are: sodium, potassium, iron, vitamin A, vitamin C, fiber; In addition, all types of beet contain antioxidants and a significant amount of oxalic acid and nitrates. Recent scientific research has shown that the presence of nitrates in red beets has a hypotensive effect.

Preparation Mode –
The edible parts of the beet are the leaves (beet or chard) and the roots. Today we find the beetle present throughout the Italian regional cuisine, usually used cooked.
The ways of preparing and cooking beet are related to the innumerable varieties; for this reason we find recipes that include the use as raw and cooked vegetables, salads, stuffing for ravioli, pizzas, bread dough, soups, minestrone, omelettes, soups.
In recent years, the use of beet juice has also spread due to its preventive properties on liver, kidney, pancreas and also ulcers; strengthens the lungs, prevents heart attack and lowers high blood pressure; strengthens the immune system; also it seems that it is excellent for the eyes and the eyes, eliminates the red and tired eyes and the dry eyes; helps eliminate fatigue from too much physical activity and muscle pain; it also has a detoxifying action, and helps intestinal motility, eliminating constipation.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experience with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only and do not in any way represent a medical prescription; there is therefore no liability for their use for curative, aesthetic or food purposes.



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Beta vulgaris

La remolacha (Beta vulgaris L., 1753) es una especie herbácea que pertenece a la familia Chenopodiaceae.

Sistemático –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Reino Plantae, Subarign Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Subclase Caryophyllidae, Orden Caryophyllales, Familia Chenopodiaceae y luego al género Beta y al género Beta y a las especies.

Etimología –
El término Beta proviene del antiguo nombre latino en Plinio, Cicerón y otros, quizás derivado del griego βλίτον blíton beet (en Teofrasto). El epíteto específico vulgaris deriva de vúlgus volgo: muy común, ordinario para la gran difusión, banal.

Distribución geográfica y hábitat –
Beta vulgaris es una especie de origen mediterráneo euro en un área centrada en las costas mediterráneas, pero con extensiones al norte y al este en la misma área de la Vid.

Descripción –
La remolacha es una especie herbácea de dos años con raíces resistentes, rara vez perennes. Los tallos pueden alcanzar una altura de 1-2 m. Las hojas tienen forma de corazón, 5-20 cm de largo en plantas silvestres, pero más grandes en variedades cultivadas. Las flores son muy pequeñas, con un diámetro de 3-5 mm, verdes o rojizas, con cinco pétalos; las flores se recogen en orejas densas; La polinización es anemófila. El fruto compuesto es un catoclesio formado por los frutales perennes cultivados, que se han vuelto suculentos, unidos firmemente, con una semilla lenticular, de color marrón rojizo, de 2-3 mm.

Cultivo –
Beta vulgaris es una planta que le gusta los suelos de textura media, neutros o ligeramente alcalinos y, sobre todo, bien drenados; sin embargo, es una de las especies agrarias que mejor se adapta a los suelos arcillosos, siempre que estén bien cuidados y dispuestos para la eliminación de la circulación de agua.
La remolacha es una planta que se cultiva principalmente en los países templados. Es una especie bienal que, en el primer año, permite la acumulación en la raíz de reservas en forma de azúcar, mientras que en el segundo año se desarrolla el tallo floral. En el cultivo, para extraer el azúcar, la planta se erradica al finalizar el desarrollo del primer año.
En cultivos realizados en zonas más al norte, la remolacha se siembra en primavera y se cosecha a partir de finales de agosto. En el sur, para reducir las contracciones del rendimiento en las raíces y el azúcar, debido al aumento de la intensidad de los procesos respiratorios causados ​​por las temperaturas más altas, se cultiva en el ciclo otoño-primavera y se cosecha en verano.
El cultivo en Europa hoy alcanza los 120 millones de toneladas de remolacha, con una producción de 16 millones de toneladas de azúcar blanco; Los principales países productores son Francia y Alemania y, con la excepción de Luxemburgo, todos los países de la Unión Europea extraen azúcar de remolacha en cantidades que satisfacen el 90% de las necesidades.
En Italia, la remolacha se cultiva especialmente en el valle del Po y en las provincias de Ferrara, Ravenna, Mantua y Rovigo.

Usos y tradiciones –
Beta vulgaris, tiene una larga historia de cultivo que se remonta al segundo milenio antes de Cristo. Las formas cultivadas se seleccionaron a partir de formas salvajes a lo largo de las costas del Mediterráneo y luego se extendieron desde Babilonia (desde el siglo VIII aC) hasta el Lejano Oriente. La remolacha, también llamada hierba o remolacha, en su especie original fue objeto de recolección de alimentos desde tiempos prehistóricos, y se propagó espontáneamente en las costas arenosas de la cuenca mediterránea. La planta era tan preciosa, que la selección para obtener hojas más grandes comenzó hace incluso tres mil años por los babilonios. A lo largo de los siglos, las hierbas del jardín se han derivado de la planta original, las costas, los nabos rojos y los azucarados. Biete también estudió las propiedades terapéuticas, según lo informado por el “tacuinum sanitatis” del siglo XIV: “… su jugo elimina la caspa de la cabeza y afloja el vientre …”
Aristóteles y Teofrasto ya mencionan las remolachas cultivadas para la producción de hojas comestibles. En Roma hablan Plinio el Viejo y Columela. De hecho, Beta se usó no solo como alimento sino también como medicamento. Ya en el siglo XV su cultivo estaba muy extendido, especialmente en los monasterios. Inicialmente se cultivaba por sus hojas, luego también se extendió el consumo de la raíz (especialmente la variante roja). Es necesario llegar a 1747, por el químico prusiano Andreas Sigismund Marggraf, quien demostró que los cristales dulces extraídos del jugo de remolacha tenían las mismas características que los de la caña de azúcar; Pero el químico no fue más allá. Fue su alumno, Franz Karl Achard, quien comenzó la producción comercial de azúcar de remolacha, con la apertura de una primera fábrica en 1801 en Cunern, Baja Silesia.
La remolacha ha adquirido una importancia comercial considerable en Europa desde mediados del siglo XIX, luego del extenso cultivo de la remolacha azucarera en Alemania, que ofreció una alternativa a la caña de azúcar tropical. Hoy en día hay varios cultivares, algunos cultivados para las hojas, otros para las raíces comestibles de los cocidos, otros para la producción de azúcar.
Luego se siguieron las guerras napoleónicas, con el bloqueo de la importación de azúcar de caña en 1806 para acelerar la experimentación y el cultivo de la remolacha.
El cultivo de la remolacha también está vinculado a sus muchas variedades; existen a partir de azúcar, huerta, forraje y otros destinados a la alimentación del ganado. Entre las variedades mencionamos:

– Remolacha azucarera Beta vulgaris var. azúcar;
– Remolacha forrajera Beta vulgaris var. crassa;
– acelgas suizas Beta vulgaris var. ciclos;
– Remolacha de jardín Beta vulgaris var. con sangre;
– Mammouth la remolacha roja.

Beta vulgaris, además de ser rico en azúcares, minerales y vitaminas y otras sustancias útiles, tiene propiedades dietéticas y saludables: absorbe las toxinas de las células y facilita su eliminación, es purificante, mineralizante, antiséptico, restaurador y promueve la digestión. , estimula la producción de bilis y fortalece la mucosa gástrica, cura la anemia, las infecciones del sistema cerebral, estimula la producción de glóbulos rojos, disuelve los depósitos de calcio en los vasos sanguíneos y previene el endurecimiento, finalmente estimula el sistema linfático.
Los componentes presentes son: sodio, potasio, hierro, vitamina A, vitamina C, fibra; Además, todos los tipos de remolacha contienen antioxidantes y una cantidad significativa de ácido oxálico y nitratos. Investigaciones científicas recientes han demostrado que la presencia de nitratos en la remolacha roja tiene un efecto hipotensor.

Modo de preparación –
Las partes comestibles de la remolacha son las hojas (remolacha o acelga) y las raíces. Hoy nos encontramos con el escarabajo presente en toda la cocina regional italiana, generalmente utilizada cocida.
Las formas de preparar y cocinar la remolacha están relacionadas con las innumerables variedades; Por este motivo encontramos recetas que incluyen el uso como verduras crudas y cocidas, ensaladas, rellenos de raviolis, pizzas, masa de pan, sopas, minestrone, tortillas, sopas.
En los últimos años, el uso de jugo de remolacha también se ha extendido debido a sus propiedades preventivas en el hígado, riñón, páncreas y también úlceras; fortalece los pulmones, previene el ataque cardíaco y disminuye la presión arterial alta; fortalece el sistema inmunológico; También parece que es excelente para los ojos y los ojos, elimina los ojos rojos y cansados ​​y los ojos secos; ayuda a eliminar la fatiga por demasiada actividad física y dolor muscular; También tiene una acción desintoxicante y ayuda a la motilidad intestinal, eliminando el estreñimiento.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejo y experiencia con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimenticios están indicados solo con fines informativos y no representan en modo alguno una receta médica; Por lo tanto, no hay responsabilidad por su uso para fines curativos, estéticos o alimentarios.



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