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Proprietà e coltivazione della dulcamara

La Dulcamara o morella rampicante (Solanum dulcamara L., 1753) è una specie erbacea velenosa appartenente alla famiglia delle Solanaceae. Il nome è dovuto alla presenza di alcaloidi, che conferiscono ai rametti un sapore, prima amaro e poi dolce, che i ragazzi di campagna solevano masticare come liquirizia. La dulcamara, però, è una pianta considerata velenosa (in particolar modo le bacche), per cui va utilizzata ricorrendo alla consulenza di un medico e di un alimentarista. Non è velenosa per gli uccelli che disperdono così i semi facendola diffondere. In questa scheda vedremo proprietà e coltivazione della dulcamara ed i suoi possibili utilizzi ma anche le avvertenze e le controindicazioni. Infatti pur non essendo una delle specie più velenose della nostra flora, la dulcamara è una delle più comuni cause di avvelenamento da piante nei bambini. Le ragioni sono la diffusione della pianta, il fascino dei suoi bei frutti colorati che somigliano un po’ al ribes, ed il loro sapore dolce-amaro. I sintomi possono comparire anche molte ore dopo l’ingestione della pianta, e sono caratterizzati da dolore addominale, vomito e, nei casi gravi, ipotermia e difficoltà respiratoria. I casi di avvelenamento letale sono comunque molto rari.
La dulcamara è una specie erbacea cespugliosa, rampicante che annovera molteplici usi. I fiori sono caratterizzati da petali ripiegati all’indietro, di colore viola con corolla gialla molto pronunciata. I fiori emanano un odore sgradevole mentre le bacche sono ovali ed a maturazione ultimata, nel periodo autunnale inoltrato, virano il loro colore da verde a rosso.

La Solanum dulcamara cresce spontaneamente nei luoghi freschi, tra siepi o cespugli con suolo torboso. Può prosperare in boschi umidi e in ambienti ombrosi incolti. La pianta si sviluppa meglio in terreni nutrienti e umidi, a reazione di pH neutro (il terreno può essere calcareo o siliceo).
Si tratta di una pianta che, anche se spontanea, può essere coltivata facilmente su tutti i tipi di suoli (infatti è molto comune su tutto il territorio italiano). È più delicata verso i climi decisamente marittimo-ventosi. Preferisce le posizioni ombreggiate con suolo ben drenato ma inumidito frequentemente, ed è facilmente riproducibile per talea acquatica.
La dulcamara trova applicazione anche in omeopatia.
I principi attivi contenuti nella dulcamara, soprattutto nelle bacche e nei fusti (o stipiti), si caratterizzano per l’attività antinfiammatoria e anticolinergica che è alla base delle proprietà antivirali, antibatteriche, emolitiche, antiseborroiche e anestetiche locali. Grazie alla buona quantità di saponine, la dulcamara è considerata un buon espettorante.
Pur tuttavia, essendo la dulcamara una pianta tossica, è assolutamente sconsigliato un uso improprio e senza consulto medico. Per la sua tossicità, negli usi interni, si deve fare rifermento esclusivo ai rimedi usati in omeopatia: capsule, granuli, gocce, infusi dosati e compresse. Per uso esterno, si possono usare infusi e decotti fai da te ma solo per impacchi.
Molte parti della pianta, soprattutto foglie e frutti, contengono dei glucoalcaloidi tossici (solanina, solaceina e altri) usati in farmacia; la pianta contiene anche delle saponine steroiche e acidi (dulcamarico e altri). Questi se scissi in modo idrolitico producono zucchero e solanidina. La parte più velenosa, come detto, sono le bacche, specialmente quando sono immature, che ingerite, possono provocare il vomito, diminuzione della frequenza del respiro e alla fine anche morte per paralisi respiratoria. La solanina in particolare è una sostanza narcotizzante che colpisce il sistema nervoso centrale. In fitoterapia si utilizzano i giovani rametti (stipiti), con proprietà diaforetica (agevola la traspirazione e favorisce la sudorazione), depurativa del sangue (facilita lo smaltimento delle impurità), ma ha anche una leggera azioni ipnotica e anafrodisiaca. Tali proprietà sono bilanciate tuttavia dalla presenza, in misura molto più ridotta, degli stessi componenti tossici che si trovano nelle bacche.
Ecco perché il suo consumo, se necessario, va operato sotto stretto controllo medico.




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Properties and cultivation of dulcamara

The Dulcamara or climbing morella (Solanum dulcamara L., 1753) is a poisonous herbaceous species belonging to the Solanaceae family. The name is due to the presence of alkaloids, which give the twigs a taste, first bitter and then sweet, that the country boys used to chew like liquorice. The dulcamara, however, is a plant considered poisonous (especially berries), so it should be used by consulting a doctor and a nutritionist. It is not poisonous for birds that disperse the seeds so spreading it. In this sheet we will see properties and cultivation of the dulcamara and its possible uses but also the warnings and contraindications. In fact, although not one of the most poisonous species of our flora, the dulcamara is one of the most common causes of plant poisoning in children. The reasons are the diffusion of the plant, the charm of its beautiful colored fruits that resemble a little currant, and their sweet-bitter taste. Symptoms may also appear many hours after ingestion of the plant, and are characterized by abdominal pain, vomiting and, in severe cases, hypothermia and difficulty in breathing. However, cases of lethal poisoning are very rare.
The dulcamara is a bushy, climbing herbaceous species with many uses. The flowers are characterized by petals folded backwards, purple with a very pronounced yellow corolla. The flowers give off an unpleasant odor while the berries are oval and when they are fully ripe, in the late autumn period, they turn their color from green to red.

The Solanum dulcamara grows spontaneously in cool places, between hedges or bushes with peaty soil. It can thrive in damp woods and in shady uncultivated environments. The plant develops better in nutrient and moist soils, with a neutral pH reaction (the soil can be calcareous or siliceous).
It is a plant that, even if spontaneous, can be easily cultivated on all types of soil (in fact it is very common throughout Italy). It is more delicate towards decidedly maritime-windy climates. It prefers shaded positions with well drained soil but frequently moistened, and is easily reproduced by aquatic cuttings.
The dulcamara is also used in homeopathy.
The active ingredients contained in dulcamara, especially in berries and stems (or jambs), are characterized by the anti-inflammatory and anticholinergic activity that is the basis of the antiviral, antibacterial, haemolytic, anti-isothermal and local anesthetic properties. Thanks to the good amount of saponins, the dulcamara is considered a good expectorant.
However, since the dulcamara is a toxic plant, it is absolutely inadvisable to use it improperly and without medical consultation. Because of its toxicity, in internal uses, exclusive reference must be made to the remedies used in homeopathy: capsules, granules, drops, dosed infusions and tablets. For external use, you can use infusions and do-it-yourself decoctions but only for compresses.
Many parts of the plant, especially leaves and fruits, contain toxic glucoalkaloids (solanine, solacein and others) used in pharmacies; the plant also contains steroidal saponins and acids (dulcamaric and others). These if dissolved in a hydrolytic way produce sugar and solanidine. The most poisonous part, as mentioned, are the berries, especially when they are immature, which ingested, can cause vomiting, decreased breathing frequency and eventually even death by respiratory paralysis. Solanine in particular is a narcotic substance that affects the central nervous system. In phytotherapy we use young twigs (jambs), with diaphoretic properties (facilitates perspiration and promotes sweating), purifies the blood (facilitates the disposal of impurities), but also has a light hypnotic and anaphrodisiac actions. These properties are however balanced by the presence, to a much smaller extent, of the same toxic components found in berries.
This is why its consumption, if necessary, must be operated under strict medical supervision.




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Propiedades y cultivo de la dulcamara

La Dulcamara o morella trepadora (Solanum dulcamara L., 1753) es una especie herbácea venenosa que pertenece a la familia Solanaceae. El nombre se debe a la presencia de alcaloides, que le dan a las ramitas un sabor, primero amargo y luego dulce, que los campesinos usaban para masticar como regaliz. La dulcamara, sin embargo, es una planta considerada venenosa (especialmente las bayas), por lo que debe utilizarse consultando a un médico y un nutricionista. No es venenoso para las aves que dispersan las semillas y lo esparcen. En esta hoja veremos las propiedades y el cultivo de la dulcamara y sus posibles usos, pero también las advertencias y contraindicaciones. De hecho, aunque no es una de las especies más venenosas de nuestra flora, la dulcamara es una de las causas más comunes de intoxicación por plantas en los niños. Las razones son la difusión de la planta, el encanto de sus hermosos frutos de colores que se asemejan a un poco de grosella y su sabor agridulce. Los síntomas también pueden aparecer muchas horas después de la ingestión de la planta, y se caracterizan por dolor abdominal, vómitos y, en casos graves, hipotermia y dificultad para respirar. Sin embargo, los casos de intoxicación letal son muy raros.
La dulcamara es una especie herbácea tupida y escalada con muchos usos. Las flores se caracterizan por pétalos doblados hacia atrás, de color púrpura con una corola amarilla muy pronunciada. Las flores desprenden un olor desagradable, mientras que las bayas son ovales y cuando están completamente maduras, en el último período del otoño, cambian de color de verde a rojo.

La Solanum dulcamara crece espontáneamente en lugares frescos, entre setos o arbustos con suelo de turba. Puede prosperar en maderas húmedas y en ambientes sin sombra, sin sombra. La planta se desarrolla mejor en suelos húmedos y con nutrientes, con una reacción de pH neutro (el suelo puede ser calcáreo o silíceo).
Es una planta que, aunque espontánea, se puede cultivar fácilmente en todo tipo de suelo (de hecho, es muy común en toda Italia). Es más delicado hacia climas decididamente marítimo-ventosos. Prefiere las posiciones sombreadas con suelo bien drenado, pero frecuentemente humedecido, y se reproduce fácilmente por los recortes acuáticos.
La dulcamara también se utiliza en la homeopatía.
Los ingredientes activos contenidos en dulcamara, especialmente en bayas y tallos (o jambas), se caracterizan por la actividad antiinflamatoria y anticolinérgica que es la base de las propiedades antivíricas, antibacterianas, hemolíticas, antiisotérmicas y anestésicas locales. Gracias a la buena cantidad de saponinas, la dulcamara se considera un buen expectorante.
Sin embargo, dado que la dulcamara es una planta tóxica, no es aconsejable utilizarla indebidamente y sin consulta médica. Debido a su toxicidad, en usos internos, debe hacerse referencia exclusiva a los remedios utilizados en la homeopatía: cápsulas, gránulos, gotas, infusiones dosificadas y tabletas. Para uso externo, puede usar infusiones y decocciones de bricolaje pero solo para compresas.
Muchas partes de la planta, especialmente las hojas y los frutos, contienen glucoalcaloides tóxicos (solanina, solaceina y otros) utilizados en farmacias; La planta también contiene saponinas y ácidos esteroideos (dulcárico y otros). Si se disuelven de forma hidrolítica, producen azúcar y solanidina. La parte más venenosa, como se mencionó, son las bayas, especialmente cuando son inmaduras, las cuales se ingieren, pueden causar vómitos, disminución de la frecuencia respiratoria e incluso la muerte por parálisis respiratoria. La solanina en particular es una sustancia narcótica que afecta el sistema nervioso central. En la fitoterapia utilizamos ramitas jóvenes (jambas), con propiedades diaforéticas (que facilitan la transpiración y favorecen la sudoración), purifica la sangre (facilita la eliminación de las impurezas), pero también tiene una ligera acción hipnótica y anafrodisíaca. Sin embargo, estas propiedades están equilibradas por la presencia, en una extensión mucho menor, de los mismos componentes tóxicos que se encuentran en las bayas.
Por esta razón, su consumo, si es necesario, debe operarse bajo estricta supervisión médica.




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