Valutazione di Incidenza Ambientale

Valutazione di Incidenza Ambientale

La salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica costituiscono un obiettivo di interesse generale perseguito dalla Comunità Europea (Direttiva n. 92/43/CEE).

Lo scopo principale è promuovere il mantenimento della biodiversità, tenendo conto al tempo stesso delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali, contribuendo all’obiettivo generale di uno sviluppo durevole.
A tal fine, onde individuare e valutare i principali effetti che un piano o un progetto può avere su un sito segnalato in sede Comunitaria come Zona di Protezione Speciale e/o un Sito di Importanza Comunitaria, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo, è prevista una Valutazione di Incidenza sugli ecosistemi segnalati.
La Valutazione di Incidenza costituisce, pertanto, lo strumento per garantire il raggiungimento di un rapporto equilibrato tra la conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie e l’uso sostenibile del territorio.
La procedura della valutazione di incidenza deve fornire una documentazione utile a individuare e valutare i principali effetti che il piano e/o progetto (o intervento) può avere sul sito Natura 2000, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.
Il percorso logico della valutazione d’incidenza è delineato nella guida metodologica “Assessment of plans and projects significantly affecting Natura 2000 sites, Methodological guidance on the provisions of Article 6 (3) and (4) of the Habitats Directive 92/43/EEC” redatto dalla Oxford Brookes University per conto della Commissione Europea DG Ambiente.
La procedura di Valutazione è uno strumento fondamentale della politica ambientale quale definita dall’articolo 130R del trattato della Comunità Europea e dai programmi di azione Comunitaria a favore dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.
La politica comunitaria nel settore dell’ambiente è fondata sui principi di precauzione e di azione preventiva, sul principio della correzione, anzitutto alla fonte, dai danni recati all’ambiente nonché sul principio “chi inquina paga”.
In tutti i processi tecnici di programmazione e di decisione si dovrà subito tener conto delle eventuali ripercussioni sull’ambiente e a tal fine è stata prevista l’adozione di procedure di valutazione e/o incidenza.

Metodologia procedurale

La metodologia procedurale proposta nella guida della Commissione è un percorso di analisi e valutazione progressiva che si compone di quattro fasi principali, ma non tratta specificatamente della necessità di adottare una procedura “breve” per progetti e/o opere di possibile minore incidenza ambientale.
Di seguito verranno trattale le quattro fasi principali della procedura:
FASE 1: verifica (screening) – processo che identifica la possibile incidenza significativa su un sito della rete Natura 2000 di un piano o un progetto, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, e che porta all’effettuazione di una valutazione d’incidenza completa qualora l’incidenza risulti significativa, cioè la probabilità che un piano o un progetto ha di produrre effetti sull’integrità di un sito Natura 2000; la determinazione della significatività dipende dalle particolarità e dalle condizioni ambientali del sito.
FASE 2: valutazione “appropriata” – analisi dell’incidenza del piano o del progetto sull’integrità del sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, nel rispetto della struttura e della funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di conservazione, e individuazione delle misure di mitigazione eventualmente necessarie;
FASE 3: analisi di soluzioni alternative – individuazione e analisi di eventuali soluzioni alternative per raggiungere gli obiettivi del progetto o del piano, evitando incidenze negative sull’integrità del sito;
FASE 4: definizione di misure di compensazione – individuazione di azioni, anche preventive, in grado di bilanciare le incidenze previste, nei casi in cui non esistano soluzioni alternative o le ipotesi proponibili presentino comunque aspetti con incidenza negativa, ma per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico sia necessario che il progetto o il piano venga comunque realizzato.
I passaggi successivi fra le varie fasi non sono obbligatori, sono invece consequenziali alle informazioni e ai risultati ottenuti; ad esempio, se le conclusioni alla fine della fase di verifica indicano chiaramente che non ci potranno essere effetti con incidenza significativa sul sito, non occorre procedere alla fase successiva.
Nello svolgere il procedimento della valutazione d’incidenza è consigliabile l’adozione di matrici descrittive che rappresentino, per ciascuna fase, una griglia utile all’organizzazione standardizzata di dati e informazioni, oltre che alla motivazione delle decisioni prese nel corso della procedura di valutazione.
Le informazioni che è necessario fornire riguardo ad habitat e specie dovranno essere sempre più specifiche e localizzate man mano che si passa da tipologie di piani di ampio raggio (piani dei parchi, piani di bacino, piani territoriali regionali, piani territoriali di coordinamento provinciale, ecc.), a piani circoscritti e puntuali (piani di localizzazione di infrastrutture e impianti a rete, piani attuativi).
Un’analisi di piani e progetti (PP) concernenti i Siti Natura 2000 può essere così semplificata:
1) Il PP è direttamente connesso o necessario per la gestione del sito ai fini di conservazione della natura?
1a) se SI, l’autorizzazione può essere rilasciata;
1b) se NO, è necessario valutare se il PP avrà probabilmente un effetto significativo sul sito.
2) Il PP avrà probabilmente un effetto significativo sul sito?
2a) se NO, l’autorizzazione può essere rilasciata;
2b) se SI, è necessario valutare le implicazioni per gli obiettivi di conservazione del sito e quindi procedere con la valutazione se il PP inciderà negativamente sulla integrità del sito.
3) Il PP inciderà negativamente sulla integrità del sito?
3a) se NO, l’autorizzazione può essere rilasciata;
3b) se SI, si valutano se esistono soluzioni alternative;
4) Esistono soluzioni alternative ?
4a) se SI, il PP deve essere riformulato e verranno valutate nuovamente le implicazioni per gli obiettivi di conservazione del sito (punto 2b);
4b) se NO, si procede dunque con l’indagine del sito per verificare se sono presenti specie prioritarie.
5) Nel sito sono presenti specie prioritarie ?
5a) se SI, va fatta una analisi per verificare se esistono considerazioni connesse con la salute umana e la sicurezza o con importanti benefici per l’ambiente. In questo caso se l’indagine risulta positiva l’autorizzazione può essere rilasciata; verranno prese misure di compensazione e la Commissione è informata. Nel caso in cui non si verifichino considerazioni connesse con la salute e la sicurezza umana o con impartanti benefici per l’ambiente, l’autorizzazione può essere rilasciata per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, previa consultazione con la Commissione.
5b) se NO, (cioè nel sito non sono presenti specie prioritarie) bisogna considerare se esistono motivi imperanti di rilevante interesse pubblico. Se la risposta è negativa l’autorizzazione non deve essere rilasciata; se positiva l’autorizzazione può essere rilasciata. Sono prese misure di compensazione. La Commissione è informata.

In sintesi, le fasi procedurali possono essere distinte in quattro livelli fondamentali:
Livello I: screening . processo d’individuazione delle implicazioni potenziali di un progetto o piano su un sito Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, e determinazione del possibile grado di significatività di tali incidenze;
1. Determinare se il progetto/piano è direttamente connesso o necessario alla gestione del sito.
2. Descrivere il progetto/piano unitamente alla descrizione e alla caratterizzazione di altri progetti o piani che insieme possono incidere in maniera significativa sul sito Natura 2000.
3. Identificare la potenziale incidenza sul sito Natura 2000.
4. Valutare la significatività di eventuali effetti sul sito Natura 2000.
Per completare la fase di screening l’autorità competente deve raccogliere informazioni da una serie di fonti. Molto spesso le decisioni sullo screening possono essere formulate semplicemente sulla base di materiale già pubblicato o ricorrendo a consultazioni con le agenzie competenti per la conservazione della natura. Le decisioni in merito allo screening devono essere sempre improntate al principio di precauzione proporzionalmente al progetto/piano e al sito in questione. Per i progetti/piani di esigua entità l’autorità competente può concludere che non vi saranno effetti rilevanti semplicemente dopo aver esaminato la descrizione del progetto. Allo stesso modo, tali informazioni possono essere sufficienti per concludere che vi saranno effetti rilevanti per progetti di grande significatività. L’autorità competente deve decidere sulla base delle sue conoscenze sul sito Natura 2000 e a seconda dello status di classificazione e di conservazione. Laddove non è così chiaro se si verificheranno effetti rilevanti, è necessario un approccio molto più rigoroso in materia di screening.
In base al principio di precauzione e in nome della trasparenza, che deve caratterizzare tutto il processo decisionale, laddove si conclude che è improbabile che si verifichino effetti ambientali, tale decisione deve essere documentata e deve essere oggetto di una relazione. Pertanto, fa parte delle buone prassi redigere una relazione quando si giunge alla conclusione che è improbabile che si producano effetti ambientali significativi sul sito Natura 2000. Nei casi in cui senza una valutazione dettagliata si può presumere (in ragione dell’entità o delle dimensioni del progetto o delle caratteristiche del sito Natura 2000) che si possono produrre effetti significativi, sarà sufficiente passare direttamente alla fase che prevede la valutazione appropriata (livello II) invece di completare il processo di screening, come accennato sopra.
Nel caso in cui il progetto proposto sia soggetto alle direttive VIA o VAS, la valutazione deve essere preceduta dallo screening dei progetti VIA o dei piani VAS. Laddove sia richiesta una procedura di VIA (dichiarazione di compatibilità ambientale), in genere si presuppone anche una valutazione appropriata. Si dovrebbe anche presupporre che, se un progetto può avere un impatto significativo sul sito Natura 2000, può essere necessaria una procedura di valutazione di impatto ambientale.
Livello II: valutazione appropriata. considerazione dell’incidenza del progetto o piano sull’integrità del sito Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, tenendo conto della struttura e funzione del sito, nonché dei suoi obiettivi di conservazione. In caso di incidenza negativa, si aggiunge anche la determinazione delle possibilità di mitigazione.
Livello III: valutazione delle soluzioni alternative. valutazione delle modalità alternative per l’attuazione del progetto o piano in grado di prevenire gli effetti passibili di pregiudicare l’integrità del sito Natura 2000. Questo genere di esame può richiedere maggiori consultazioni con l’agenzia competente per la conservazione della natura. In altri casi, in particolare dove vi sono differenze di opinione tra i vari interlocutori, può rendersi necessario effettuare ulteriori indagini per stabilire se gli effetti di un progetto/piano possono essere significativi. Il modo più comune per determinare la significatività consiste nell’applicare gli indicatori chiave. Alcuni indicatori, come la percentuale di perdita di habitat, possono essere più significativi per i siti in cui gli habitat sono una priorità rispetto ad altri, proprio in ragione del loro status. Laddove occorre svolgere ulteriori indagini, è importante applicare tecniche di valutazione verificabili. Affinché l’esame della significatività possa essere attuato in maniera sistematica e oggettiva, è opportuno utilizzare altre matrici e checklist. Nell’identificazione dell’incidenza potenziale è importante riconoscere gli elementi specifici di un piano/progetto che possono produrre un impatto sul sito Natura 2000, o gli elementi che possono agire congiuntamente con altri piani/progetti. Gli elementi pertinenti del progetto possono comprendere i fabbisogni per la costruzione, le risorse impiegate, le caratteristiche fisiche . ampiezza, profondità, durata ecc.
Livello IV: valutazione in caso di assenza di soluzioni alternative in cui permane l’incidenza negativa la Valutazione delle misure compensative laddove, in seguito alla conclusione positiva della valutazione sui motivi imperanti di rilevante interesse pubblico, sia ritenuto necessario portare avanti il piano o progetto
A ciascun livello si valuta la necessità o meno di procedere al livello successivo.
Per esempio, se al termine del Livello I si giunge alla conclusione che non sussistono incidenze significative sul sito Natura 2000, non è necessario procedere ai livelli successivi della valutazione.
Nelle valutazioni occorre innanzitutto dimostrare in maniera oggettiva e documentabile che:
– non ci saranno effetti significativi su siti Natura 2000 (Livello I:Screening);
– non ci saranno effetti in grado di pregiudicare l’integrità di un sito Natura 2000 (Livello II: valutazione appropriata);
– non esistono alternative al piano o progetto in grado di pregiudicare l’integrità di un sito Natura 2000 (Livello III: valutazione di soluzioni alternative);
– esistono misure compensative in grado di mantenere o incrementare la coerenza globale di Natura 2000 (Livello IV: valutazione delle misure compensative).
Risulta sempre necessaria l’istituzione di metodi e criteri oggettivi per espletare a meglio tali esigenze.
L’utilizzo di metodi come la contabilità ambientale, l’impronta ecologia, le BAT come le migliori tecnologie utilizzabili, vengono in contro in tal senso, ma bisognerebbe lavorare su come stabilire de criteri comuni, speditivi ed efficaci per la realizzazione di schede di immediata applicazione.

Metodi di previsione dell’incidenza.

Talvolta può essere difficile prevedere l’incidenza di un piano/progetto su un sito Natura 2000, in quanto gli elementi che formano la struttura ecologica e la funzione del sito sono dinamici e quindi non facilmente misurabili.
Per formulare previsioni è necessario predisporre un quadro sistematico e strutturato, che sia il più oggettivo possibile. A tal fine occorre innanzitutto individuare i tipi di impatto, che solitamente si identificano come effetti diretti e indiretti, effetti a breve e a lungo termine, effetti legati alla costruzione, all’operatività e allo smantellamento, effetti isolati, interattivi e cumulativi.
Le misurazioni dirette, ad esempio nelle aree in cui gli habitat sono andati persi o sono stati pregiudicati, mediante le misurazioni possono essere identificate in proporzione le perdite in termini di popolazioni di specie, habitat e comunità.
Diagrammi, reti e sistemi. I diagrammi identificano le catene di impatti risultanti dagli impatti diretti, mentre gli impatti indiretti vengono definiti secondari, terziari, ecc. a seconda delle cause. I diagrammi di sistema sono più flessibili rispetto alle reti nell’illustrare le relazioni e i processi.
Modelli quantitativi di previsione. Forniscono previsioni calcolate matematicamente in base a dati e presupposti sull’intensità e sullo sviluppo dell’incidenza. I modelli possono identificare previsioni in linea con i dati passati e presenti (analisi dell’andamento, ipotesi, analogie con informazioni da altri siti rilevanti) e previsioni intuitive. Gli approcci normativi al metodo basato sui modelli funzionano a ritroso rispetto all’esito atteso per valutare se il progetto proposto si colloca nel modello prescelto. Alcuni modelli comunemente usati individuano la dispersione degli agenti inquinanti nell’aria, l’erosione del suolo, il carico di sedimenti dei corsi d’acqua e la diminuzione del livello di ossigeno nei fiumi inquinati.
Sistemi di informazione geografica (GIS). Possono essere utilizzati per produrre modelli di relazioni spaziali, come le sovrapposizioni, o per definire una mappa delle aree sensibili o per localizzare la perdita di habitat. I GIS sono una combinazione di cartografia computerizzata, di immagazzinamento di dati cartografici e un sistema di gestione dei dati che immagazzina gli attributi come la destinazione del territorio o i pendii. Il GIS consente di visualizzare le variabili in memoria, di combinarle e di analizzarle in maniera veloce.
Informazioni provenienti da progetti simili precedenti. Queste informazioni possono essere utili, soprattutto se inizialmente sono state formulate previsioni quantitative successivamente sottoposte a monitoraggio.
Una volta identificati gli effetti di un progetto/piano e una volta formulate le relative previsioni, è necessario valutare se vi sarà un’incidenza negativa sull’integrità del sito, definita dagli obiettivi di conservazione e dallo status del sito.
Le misure di mitigazione vanno valutate a seconda degli effetti negativi che il progetto/piano può provocare.
Per valutare le misure di mitigazione è necessario procedere come segue:
elencare ogni misura che deve essere introdotta (ad esempio, limiti acustici, nuovi alberi);
spiegare in che modo le misure consentiranno di scongiurare gli effetti negativi sul sito;
spiegare in che modo le misure consentiranno di ridurre gli effetti negativi sul sito.
Quindi per ciascuna misura elencata
comprovare il modo in cui sarà garantita e attuata e i relativi responsabili;
comprovare il grado di possibilità di riuscita;
indicare un calendario del progetto/piano in cui saranno evidenziati i tempi di attuazione di tali misure;
comprovare le modalità di monitoraggio di tali misure e le modalità per porre rimedio nel caso in cui le misure non dovessero dare l’esito atteso.
Le modalità per valutare le soluzioni alternative:
consultare le agenzie o altri organismi pertinenti;
utilizzare le informazioni raccolte per completare i livelli di screening e di valutazione appropriata tra le valutazioni previste dall’articolo 6;
identificare e descrivere in dettaglio gli obiettivi principali del progetto/piano;
identificare modalità alternative per conseguire gli obiettivi del progetto/piano;
fornire quante più informazioni possibili, evidenziandone eventuali lacune, e indicare le fonti;
valutare ciascuna alternativa alla luce degli stessi criteri utilizzati nella valutazione appropriata per valutare l’impatto del proposto progetto/piano sugli obiettivi di conservazione del sito;
applicare il principio di precauzione per tutte le alternative.

Riconoscimento degli impatti potenziali

Ogni progetto ha degli effetti unici sull’ambiente, a seconda della sua costruzione, modalità di funzionamento, durata e ubicazione. Questi effetti possono essere locali (p.es. rimozione immediata della vegetazione) oppure ripercuotersi all’esterno del sito (p.es. con un incremento della concentrazione di elementi nutritivi che provoca l’eutrofizzazione). Esistono dei metodi comuni per classificare gli effetti; questi s’incentrano sulla natura dell’incidenza e la sua significatività probabile.
Numerosi operatori ambientali esaminano lo sviluppo di un piano dal punto di vista dei suoi potenziali effetti fisici, chimici e biologici.
Effetti fisici. Tra le alterazioni fisiche dell’ambiente si può annoverare l’estirpazione diretta della vegetazione con i conseguenti effetti sulla flora e la fauna, la creazione di barriere che impediscono gli spostamenti delle specie terrestri, nonché (caso più frequente) l’alterazione diretta del habitat. Gli effetti fisici possono essere di larga scala e dunque macroscopici o di entità ridotta e meno evidenti. L’alterazione diretta del habitat comporta in genere la perdita di un tipo di habitat che viene soppiantato da costruzioni. Le perdite possono essere dovute anche a opere di drenaggio e bonifica o alla discarica di materiali locali indesiderati (terriccio e coperture di aree escavate), ecc.
Creazione di barriere. La creazione di barriere può interferire con gli spostamenti di numerose specie di organismi terrestri, come ad esempio i movimenti migratori per la riproduzione che sono cruciali per il mantenimento di talune specie/popolazioni. In aggiunta agli effetti localizzati e spesso acuti associati all’alterazione fisica degli habitat, possono esservi altri effetti più vasti associati all’alterazione fisica dell’ambiente terrestre. I progetti lineari (strade, tubazioni, cavi aerei), l’attività estrattiva su ampia scala (miniere di carbone e oro) e i grandi progetti edili residenziali contribuiscono alla scomparsa di ampi tratti di habitat, pregiudicando in tal modo il territorio o le rotte migratorie di molti organismi terrestri.
Effetti chimici. Tra gli effetti chimici più diffusi si annoverano le alterazioni delle concentrazioni di nutrienti, l’immissione di idrocarburi e i cambiamenti di pH che provocano una grave contaminazione da metalli pesanti. A livello di nutrienti, le alterazioni possono avvenire per via diretta (per esempio nel caso di dighe di contenimento per i residui estrattivi dei minerali), in seguito all’azione antropica (p.es. lo smaltimento dei fanghi delle acque di rifiuto), oppure per via indiretta tramite il degrado di aree nel cui suolo sono racchiuse ingenti quantità di sostanze nutritive.
Molti tipi di vegetazione/habitat necessitano di poche sostanze nutritive e qualsiasi ulteriore apporto nutritivo tende a favorire la propagazione di specie infestanti a discapito delle specie native. Anche le attività che alterano il pH del suolo sono fonte di degrado.
Effetti biologici. – flora. Un problema di vasta significatività che si verifica di frequente concerne l’immissione di piante non autoctone, ad esempio a seguito dell’attività di ripristino del paesaggio dopo un’opera di costruzione.
Le piante non autoctone (spesso specie arboree) introducono una serie di problemi potenziali. Esse possono crescere più rigogliose delle specie locali, fino a prevalere rapidamente su queste; la tecniche impiegata per il loro impianto, come ad esempio l’aratura in profondità, sono poco favorevoli e tali piante possono anche modificare radicalmente il regime di drenaggio di un habitat. Altre problematiche sono associate al maggiore impiego di pesticidi e all’inserimento di nuove varietà genetiche di specie già presenti sul territorio, con il rischio conseguente di alterare gravemente la struttura genetica delle specie locali.

Alcune definizioni

Incidenza significativa: si intende la probabilità che un piano o un progetto ha di produrre effetti sull’integrità di un sito Natura 2000; la determinazione della significatività dipende dalle particolarità e dalle condizioni ambientali del sito.
Incidenza negativa: si intende la possibilità di un piano o progetto di incidere significativamente su un sito Natura 2000, arrecando effetti negativi sull’integrità del sito, nel rispetto degli obiettivi della rete Natura 2000.
Incidenza positiva: si intende la possibilità di un piano o progetto di incidere significativamente su un sito Natura 2000, non arrecando effetti negativi sull’integrità del sito, nel rispetto degli obiettivi della rete Natura 2000.
Valutazione d’incidenza positiva: si intende l’esito di una procedura di valutazione di un piano o progetto che abbia accertato l’assenza di effetti negativi sull’integrità del sito (assenza di incidenza negativa).
Valutazione d’incidenza negativa: si intende l’esito di una procedura di valutazione di un piano o progetto che abbia accertato la presenza di effetti negativi sull’integrità del sito.
Integrità di un sito: definisce una qualità o una condizione di interezza o completezza nel senso di “coerenza della struttura e della funzione ecologica di un sito in tutta la sua superficie o di habitat, complessi di habitat e/o popolazioni di specie per i quali il sito è stato o sarà classificato

La valutazione di incidenza nella normativa italiana

In ambito nazionale, la valutazione d’incidenza viene disciplinata dall’art. 6 del DPR 12 marzo 2003 n.120, (G.U. n. 124 del 30 maggio 2003) che ha sostituito l’art.5 del DPR 8 settembre 1997, n. 357 che trasferiva nella normativa italiana i paragrafi 3 e 4 della direttiva “Habitat”. Il DPR 357/97 è stato, infatti, oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea che ha portato alla sua modifica ed integrazione da parte del DPR 120/2003.
In base all’art. 6 del nuovo DPR 120/2003, comma 1, nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione. Si tratta di un principio di carattere generale tendente ad evitare che vengano approvati strumenti di gestione territoriale in conflitto con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario.
Il comma 2 dello stesso art. 6 stabilisce che, vanno sottoposti a valutazione di incidenza tutti i piani territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti.
Sono altresì da sottoporre a valutazione di incidenza (comma 3), tutti gli interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti in un sito Natura 2000, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi.
L’articolo 5 del DPR 357/97, limitava l’applicazione della procedura di valutazione di incidenza a determinati progetti tassativamente elencati, non recependo quanto prescritto dall’art.6, paragrafo 3 della direttiva “Habitat”.
Ai fini della valutazione di incidenza, i proponenti di piani e interventi non finalizzati unicamente alla conservazione di specie e habitat di un sito Natura 2000, presentano uno “studio” (ex relazione) volto ad individuare e valutare i principali effetti che il piano o l’intervento può avere sul sito interessato.
Lo studio per la valutazione di incidenza deve essere redatto secondo gli indirizzi dell’allegato G al DPR 357/97. Tale allegato, che non è stato modificato dal nuovo decreto, prevede che lo studio per la valutazione di incidenza debba contenere:
· una descrizione dettagliata del piano o del progetto che faccia riferimento, in particolare, alla tipologia delle azioni e/o delle opere, alla dimensione, alla complementarietà con altri piani e/o progetti, all’uso delle risorse naturali, alla produzione di rifiuti, all’inquinamento e al disturbo ambientale, al rischio di incidenti per quanto riguarda le sostanze e le tecnologie utilizzate;
· un’analisi delle interferenze del piano o progetto col sistema ambientale di riferimento, che tenga in considerazione le componenti biotiche, abiotiche e le connessioni ecologiche.
Nell’analisi delle interferenze, occorre prendere in considerazione la qualità, la capacità di rigenerazione delle risorse naturali e la capacità di carico dell’ambiente. Il dettaglio minimo di riferimento è quello del progetto CORINE Land Cover, che presenta una copertura del suolo in scala 1:100.000, fermo restando che la scala da adottare dovrà essere connessa con la dimensione del Sito, la tipologia di habitat e la eventuale popolazione da conservare.
Per i progetti già assoggettati alla procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), la valutazione d’incidenza viene ricompresa nella procedura di VIA (DPR 120/2003, art. 6, comma 4). Di conseguenza, lo studio di impatto ambientale predisposto dal proponente dovrà contenere anche gli elementi sulla compatibilità fra progetto e finalità conservative del sito in base agli indirizzi dell’allegato G.
Per i piani o gli interventi che interessano siti Natura 2000 interamente o parzialmente ricadenti all’interno di un’area protetta nazionale, la valutazione di incidenza si effettua sentito l’ente gestore dell’area (DPR 120/2003, art. 6, comma 7).
Qualora, a seguito della valutazione di incidenza, un piano o un progetto risulti avere conseguenze negative sull’integrità di un sito (valutazione di incidenza negativa), si deve procedere a valutare le possibili alternative. In mancanza di soluzioni alternative, il piano o l’intervento può essere realizzato solo per motivi di rilevante interesse pubblico e con l’adozione di opportune misure compensative dandone comunicazione al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (DPR 120/2003, art. 6, comma 9).
Se nel sito interessato ricadono habitat naturali e specie prioritari, l’intervento può essere realizzato solo per esigenze connesse alla salute dell’uomo e alla sicurezza pubblica, o per esigenze di primaria importanza per l’ambiente, oppure, previo parere della Commissione Europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico (DPR 120/2003, art. 6, comma 10). In tutti gli altri casi (motivi interesse privato o pubblico non rilevante), si esclude l’approvazione.

Valutazione di Impatto Ambientale V.I.A. e Valutazione di Incidenza Ambientale

• la Valutazione di incidenza (V.I.) è obbligatoria in caso di piani e progetto che possono avere incidenze su siti di importanza comunitaria (SIC) e zone di protezione speciali (ZPS), istituite ai sensi delle Direttive europee “Habitat” (92/43CE) e “Uccelli” (79/409/CE)
• la V.I. è normata in Italia da DPR 357/97 (art. 5 e All. G), modificato da DPR 120/2003
• (art. 5, c. 4) “Per i progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale, ai sensi dell’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 […] e successive modificazioni ed integrazioni, che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione, come definiti dal presente regolamento, la valutazione di incidenza è ricompresa nell’ambito della predetta procedura che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati. A tale fine lo studio di impatto ambientale predisposto dal proponente deve contenere gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le finalità conservative previste dal presente regolamento, facendo riferimento agli indirizzi di cui all’allegato G”.

Finalità della valutazione ecologica

La valutazione ecologica mira a fornire un quadro d’insieme sulla composizione e l’importanza ecologica di specie, comunità ed ecosistemi presenti nell’area d’impatto del progetto di sviluppo proposto, oltre a prevedere la possibile reazione di queste componenti alla perturbazione.
Come primo passo deve essere formulata una previsione del tipo e della significatività degli impatti potenziali di tale sviluppo sulla flora e la fauna del sito.
In seguito dovranno essere suggerite alcune soluzioni alternative alla proposta di sviluppo, affiancate da misure di mitigazione volte a minimizzare o impedire l’impatto previsto; se del caso, l’intera proposta di sviluppo viene rifiutata.
La valutazione si conclude con la definizione di un programma di monitoraggio contenente indicazioni precise in merito alle componenti del sito da monitorare, alla frequenza di monitoraggio e ai soggetti responsabili per la sua esecuzione.
Le comunità e gli ecosistemi hanno confini sfumati: le zone umide di acqua dolce comprendono in sé le caratteristiche di ecosistemi che vanno dall’acqua aperta ai sistemi semi-terrestri come le torbiere e le paludi, le quali sfumano a loro volta verso sistemi terrestri come le praterie, le brughiere e le aree boschive.
Nella formulazione e gestione di una valutazione ambientale occorre pertanto ricordare che è impossibile pretendere che un unico professionista affronti tutti gli aspetti legati alla valutazione ecologica; potrebbe essere necessario impiegare specialisti diversi per i vari gruppi tassonomici e/o ecosistemi; taluni gruppi tassonomici o ecosistemi non possono essere analizzati separatamente, occorre pertanto coordinare il lavoro e i risultati dei diversi esperti coinvolti; la valutazione ecologica dovrebbe essere coordinata con altri lavori concernenti aspetti ambientali fondamentali per gli ecosistemi come il clima, il suolo e l’acqua.

Forma estesa

Contenuti ed Indice dello Studio di Incidenza Ambientale consigliati:

· Premessa – Con le relazioni tra il progettando Piano o Opera e la direttiva in materia;
· Incarico Professionale – Con la elencazione di tutte le direttive e delibere da cui si arriva a tale determinazione;
· Metodologia di lavoro – Dove si evincano, in maniera sistematica, tutte le procedure, indagini, analisi ed elaborati che seguiranno;
· Quadro di riferimento normativo – con uno schema esaustivo di tutte le normative internazionali, comunitarie, nazionali e regionali che regolamentano, precedono e determinano lo Studio in oggetto e la relazione dell’Opera o Piano con la Gestione da parte dell’Unione Europea dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale e della Rete Ecologica Regionale;
· Quadro di riferimento programmatico – dal livello internazionale a quello locale con particolare riferimento a: Fonti delle conferenze intergovernative;
La programmazione internazionale da Stoccolma del 1972 fino ai giorni nostri: Rio, Rapporto Brundtland, Convenzione Clima e Biodiversità, Agenda 21, la protezione degli Habitatt in Europa, Lo Sviluppo Sostenibile e il Quinto e Sesto programma quadro di azione ambientale, Corine Biotopes, Natura 2000, Biodiversità in Italia (anche in previsione del 2010), Tutela dei Sic e ZPS;
La programmazione nazionale e regionale con gli assi e le misure di riferimento;
I Piani Territoriali Regionali;
I Piani Regionali dei Parchi e delle Riserve;
Il Piano Regolatore Urbanistico ed i Prusst di riferimento o dove si inserisce l’opera;
La determinazione sull’opera o piano in questione;
· Quadro di riferimento ambientale – L’area vasta (possibilmente in ottica di Bacino);
Il Sistema Socioeconomico;
Il Sistema Urbanistico;
Il Sistema Rurale;
Il Sistema Ecologico;
Il Comparto Abiotico: Climatologia, Termometria, Pluviometria, Altimetria; Viabilità della Zona, Aspetti Geologici, Podologici ed Idrologici;
Comparto Biotico: Uso del Suolo, Vegetazione con gli aspetti fisionomici del sito, la Fauna.
· Quadro di riferimento progettuale – Con una descrizione analitica dei singoli interventi di Progetto o delle previsioni di Piano e di tutte le fasi di cantiere e/o di transizione e/o evoluzione;
· Verifica (screening): FASE 1 – con l’identificazione della possibile incidenza significativa sul sito della rete Natura 2000 del piano o progetto, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti già presenti o programmati nella zona;
· Valutazione “appropriata”: FASE 2 – analisi dell’incidenza del piano o del progetto sull’integrità del sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, nel rispetto della struttura e della funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di conservazione, e individuazione delle misure di mitigazione eventualmente necessarie;
· Analisi di soluzioni alternative: FASE 3 – individuazione e analisi di eventuali soluzioni alternative per raggiungere gli obiettivi del progetto o del piano, evitando incidenze negative sull’integrità del sito;
· Definizione di misure di compensazione: FASE 4 – individuazione di azioni, anche preventive, in grado di bilanciare le incidenze previste, nei casi in cui non esistano soluzioni alternative o le ipotesi proponibili presentino comunque aspetti con incidenza negativa, ma per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico sia necessario che il progetto o il piano venga comunque realizzato.
· Conclusioni –
· Dichiarazione del progettista –

Elaborati ed Allegati (Minimi) a corredo dello Studio di Incidenza Ambientale:

1. Cartografia in scala 1:25.000 o 1:10.000 con la dislocazione del Piano o Progetto in questione;
2. Carta dell’Area Sic o ZPS in scala 1:25.000;
3. Carta dei Bacini Idrografici in cui insiste l’area SIC o ZPS ed il Piano o Progetto in questione;
4. Carta Morfologica in scala 1:25.000 o 1:10.000 (in funzione dell’ampiezza dell’intervento o del Piano);
5. Carta dell’Uso del Suolo preferibilmente in scala 1:10.000;
6. Carta della Vegetazione Potenziale preferibilmente in scala 1:10,000;
7. Carta delle Infrastrutture viarie e di comunicazione preferibilmente in scala 1:10.000;
8. Allegati Fotografici del sito ante intervento, con particolare riferimento ai luoghi dove è prevista l’opera o il piano;
9. Schede sui rilievi Floristici e Faunistici;

Vengono consigliate li dove possibile ed in relazione col Piano o Progetto:

1. Carte storiche della vegetazione e della fauna;
2. Carte faunistiche attuali;
3. Carte dei flussi migratori con le singole specie interessate;
4. Carte dei Venti dominanti;
5. Carta delle esposizioni;
6. Carta delle correnti marine;
7. Ecc.

Forma esemplificata:
Si escludono:
· I Piani;
· Le nuove Opere Pubbliche non connesse alla Gestione delle aree SIC, ZPS o delle Riserve.
Casi previsti:
· Modifiche non sostanziali di opere già esistenti;
· Fabbricati rurali;
· Opere a servizio delle aziende agricole, zootecniche e forestali (invasi, recinzioni, canalizzazioni, ecc.);
· Viabilità aziendale;
· Interventi per la gestione delle aree SIC e ZPS e delle Riserve;

Contenuti ed Indice dello Studio di Incidenza Ambientale consigliati:

· Premessa – Con le relazioni tra il progettando Piano e la direttiva in materia;
· Incarico Professionale – Con gli estremi della delibera o dell’incarico ricevuto;
· Metodologia di lavoro – Dove si evincano, in maniera sistematica, tutte le procedure, indagini, analisi ed elaborati che seguiranno;
· Quadro di riferimento normativo – con una descrizione generale dell’Opera in riferimento alla Gestione da parte dell’Unione Europea del Sito di Importanza Comunitaria o della Zona di Protezione Speciale;
· Quadro di riferimento programmatico – Con riferimento ai Piani Territoriali Regionali; al Piano Regionali dei Parchi e delle Riserve; al Piano Regolatore Urbanistico ed i Prusst di riferimento o dove si inserisce l’opera; La determinazione sull’opera in questione;
· Quadro di riferimento ambientale – Con una descrizione sommaria del Sistema Rurale; del Sistema Ecologico; delle principali caratteristiche Climatologiche, Altimetriche; della Viabilità della Zona, e degli Aspetti Podologici; il sistema rurale e la vegetazione naturale presenti nel sito e la Fauna.
· Quadro di riferimento progettuale – Con una descrizione dell’intervento che si intende realizzare descrivendo anche la possibile incidenza sul comparto biotico o abiotico delle fasi di cantiere;
· Verifica (screening): FASE 1 – con l’identificazione della possibile incidenza significativa sul sito della rete Natura 2000 del progetto;
· Valutazione “appropriata”: FASE 2 – analisi dell’incidenza del progetto sull’integrità del sito, nel rispetto della struttura e della funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di conservazione, e individuazione delle misure di mitigazione eventualmente necessarie;
· Analisi di soluzioni alternative: FASE 3 – individuazione e analisi di eventuali soluzioni alternative per raggiungere gli obiettivi del progetto, evitando incidenze negative sull’integrità del sito;
· Definizione di misure di compensazione: FASE 4 – individuazione di azioni, anche preventive, in grado di bilanciare le incidenze previste.
· Conclusioni –
· Dichiarazione del progettista –

Elaborati ed Allegati (Minimi) a corredo dello Studio di Incidenza Ambientale:

1. Cartografia in scala 1:25.000 o 1:10.000 con la dislocazione del Piano o Progetto in questione;
2. Carta dell’Area Sic o ZPS in scala 1:25.000;
3. Allegati Fotografici del sito ante intervento, con particolare riferimento ai luoghi dove è prevista l’opera;

Tariffe di riferimento suggerite
Interventi e Progetti

Gli onorari sono calcolati sulla base del costo presuntivo dell’opera così come risulta dalle stime indicate nella progettazione di massima o nelle schede di programmazione, secondo la seguente tabella:

 

Importo dell’Opera in Milioni di euro Onorario a percentuale (%)
Studi di Incidenza Ambientale
0,25 5,00
0,50 4,00
2,50 1,60
5,00 1,20
10 0,80
15 0,60
20 0,50
25 0,42
30 0,36
35 0,32
40 0,29
45 0,27
50 0,26
125 0,18
250 0,13
375 0,12
500 ed oltre 0,10

 

I compensi per i valori intermedi vanno calcolati per interpolazione lineare.
Per gli studi effettuati secondo procedure semplificate si applicano una percentuale del 20 % rispetto alla aliquota di riferimento, con una tariffa minima di 1.500,00 euro più i rimborsi spese e gli oneri dovuti per legge. Nel caso di intervento di più professionisti l’onorario va ripartito proporzionalmente tra le varie componenti impegnate e in misura doppia al coordinatore del gruppo.

Dove coesiste la VIA prevedere una maggiorazione del 10 %
Si fa presente che al momento attuale, fino a quando non verrà approvato il nuovo tariffario dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali le tariffe ricavate sono interpretazione della discrezionalità di cui agli artt. 103 e 104, V gruppo del D.M. 232/91
Alla tariffa così calcolata vanno aggiunti i rimborsi spese così come contemplati nel D.M. 232/91 e tutti gli oneri dovuti per legge.
In ogni caso la tariffa minima applicabile è di 12.500 euro oltre gli oneri succitati.

Tariffe di riferimento suggerite per Piani

Superficie di Piano ricadente nel Area SIC o ZPS
Territorio Interessato Parametri Economici
Fino a 250 Euro per Ha Importo
Fino a 250 50 12.500
Fino a 500 35 17.500
Fino a 1.000 25 25.000
Fino a 2.500 15,2 38.000
Fino a 5.000 11,2 56.000
Fino a e oltre 10.000 8 80.000

n.b. i valori intermedi si calcolano con l’interpolazione lineare

Nel caso in cui l’incaricato dello Studio di Incidenza Ambientale abbia l’incarico di uno Studio Agricolo Forestale o Territoriale in cui ricada un’area SIC o ZPS la tariffa viene calcolata con una Maggiorazione del 15 % sull’onorario della redazione del Piano.
Nel caso di incarico successivo la tariffa è disgiunta e si applica quella propria degli Studi di Incidenza Ambientale sui Piani.

In ogni caso la tariffa minima applicabile è di 12.500 euro oltre gli oneri succitati.

Maria Giovanna Mangione
Guido Bissanti