Uomo e Lavoro

Uomo e Lavoro

Quanti oggi provano un senso di disorientamento al cospetto di una ideologia di falso liberismo e progressismo, propinata dai Podi del Potere, hanno l’obbligo di condurre una forte e pacifica azione di dissenso.
Dobbiamo riprendere questa scialuppa che, spinta dai venti di interessi individuali, rischia di arenarsi sugli scogli delle false ideologie e delle bugie storiche.

La scialuppa è il senso che oggi una certa cultura attribuisce al ruolo dell’uomo nel mondo attuale: oggetto di consumo ed ingranaggio di catena di montaggio.
Questa visione è fortemente in contrasto con le regole di quell’Universo che, ci piaccia o no, è fondamento di ogni essenza, dalle particelle più elementari fino alle sconfinate profondità degli spazi siderali.
Il nostro mondo è fondato su regole e principi scritti, sanciti, inderogabili. Il nostro mondo si fonda su leggi della fisica che nessun economista e sociologo può sovvertire.
L’Uomo è, e lo sarà sempre di più, il tramite tra le energie dell’Universo (Sole, risorse della terra, ecosistema, ecc.) ed il loro utilizzo.
E qui si pone la prima questione: come può un modello consumistico, liberista (nel senso delle non regole), sperequativo, sussistere all’interno di un altro (Sistema Mondo) basato su regole, principi, ruoli, specificità, reciprocità e sistemi a grande moderazione e risparmio delle risorse (tutta la Natura si fonda su questi principi).
Orbene la Società umana per poter vivere, progredire, sussistere, deve necessariamente trarre energie e materie dal Sistema Mondo. Quelle energie che poi trasforma devono essere compatibili con la capacità rigeneratrice del Pianeta. Non ci può essere nessun principio e nessuna ideologia che ci può spingere oltre questo limite.
Quando conduciamo l’Uomo oltre il limite imposto dall’Universo creiamo due aberrazioni:
• Degradiamo il Sistema Mondo;
• Degradiamo il Sistema Uomo;
Il primo (Il Mondo) viene degradato perché accelerato ad una velocità non sostenibile (maggiore della capacità rigeneratrice);
Il secondo (l’Uomo) perché disancorato dal fondamentale motivo di sussistenza del lavoro stesso: la caratteristica educativa e formativa che la trasformazione di una materia stabile conduce.
Così come la materia è specializzata e varia così l’Uomo trova la sua massima realizzazione quando il contatto con la materia è più permeante e vero.
Porre l’uomo come semplice artefice di speculazione sui trasformati della materia (qual è la moneta e la finanza) equivale a staccarlo ed alienarlo dal ruolo di Signore dell’Universo.
Porre l’uomo quale semplice strumento e speculatore delle risorse equivale a togliere quella Dignità che Regole, non scritte da mano d’Uomo, impongono.
Possiamo essere Cattolici, Induisti, Musulmani o Agnostici, la sostanza non cambia, perché le regole sono già scritte e disconoscerle significa intaccare con un’ascia l’Albero della Vita.
L’Ecosostenibilità non è una ideologia, come i numeri quantici non sono un ritrovato ideologico della fisica delle particelle elementari.
Il Lavoro, quale strumento intermedio tra le risorse dell’Universo e l’Umanità, non può essere sottoposto a principi che diminuiscano o tolgano la dignità umana.
Vedere il lavoro come semplice capacità di produrre ed immettere beni sul mercato è la più grande eresia di ogni tempo, non compatibile con nessuna ideologia politica e non giustificabile da nessun modello filosofico o etico.
L’ideologia che sottomette l’Uomo agli interessi del capitale o del lavoro (come semplice capacità produttiva) è contraria alle regole su cui si fonda il nostro Pianeta che è, ad oggi, l’unica casa comune. Non per niente il termine Economia (oggi massacrato dai tiranni della Finanza) deriva nella sua etimologia originale dal greco: οἱκονομία composto da οἶκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia”, e νόμος (nomos), “norma” o “legge” e quindi “regole della casa” ma anche, più estensivamente, “gestione del patrimonio”, “amministrazione”. Siamo Molto lontani da questo concetto. E tendiamo pericolosamente ad allontanarci ancora di più.
Diffidate quindi da tutti coloro che tendono a vedere la liberalizzazione come principio di sviluppo della società; è un ossimoro: è un’antitesi concettuale.
Ciò non equivale a mettere limiti all’Uomo o alla sua attività ma regole necessarie col fine ultimo della migliore gestione e promozione del Patrimonio Pianeta-Umanità.
Voglio concludere con un passo di Rudyard Kipling che, guarda caso fu una voce fondamentale nella lotta contro il colonialismo in India:
“…. Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che contiene,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!”.
Noi, Uomini non assoggettati a nessun potere distorto, rivogliamo la Terra, e quanto contiene, in quanto essa non è di qualcuno ma di tutti senza distinzione di colore o religione.

Guido Bissanti