Il Limite della Scienza Moderna

Il Limite della Scienza Moderna

Da quando la Scienza è diventata dottrina, come si suol dire, è passata tanta acqua sotto i ponti. Vista con molto sospetto ai suoi albori (ricordiamo l’Atto d’Abiura di G. Galilei del 1633) essa si è accresciuta nelle discipline e nelle metodiche fino ai giorni nostri.
Come tutte le discipline della conoscenza umana la scienza si arricchisce dei vari contributi e si evolve nella sua forma e sostanza.

Se vogliamo dare una definizione di essa potremmo dire che: per scienza si intende un sistema di conoscenze, ottenute con procedimenti metodici e rigorosi e attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata, allo scopo di giungere a una descrizione, verosimile e oggettiva, della realtà e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni .…. Allo scopo di giungere a una descrizione, verosimile e oggettiva, della realtà …
Possiamo dire quindi che nel concetto epistemologico tradizionale ed ortodosso di Scienza esistevano due entità l’osservato e l’osservatore: l’osservato che era la materia oggetto di conoscenza e l’osservatore (cioè l’Uomo) soggetto della conoscenza.
Su questo principio apparentemente inoppugnabile è nata e si è sviluppata tutta la scienza quasi fino ai giorni nostri; tutta la fisica newtoniana e le sue diramazioni sono figlie di questo approccio e filosofia.
Su questa ortodossia, a prima vista granitica, si è sviluppata quasi tutta la moderna tecnologia e le sue applicazioni più disparate in ogni campo del sapere umano.
Dalla medicina, all’agricoltura, passando per le discipline apparentemente più teoriche tutta la nostra civiltà utilizza “prodotti e derivati” di questa scienza.
Ma la storia della fisica, a partire dalla rivoluzione scientifica, insegna come teorie con pretese universali (come era diventata tra il XVIII e il XIX secolo la meccanica di Galileo e Newton) abbiano progressivamente palesato limiti di fronte all’osservazione di nuovi fenomeni. Questi limiti non hanno portato all’abbandono delle teorie, ma a circoscrivere il dominio di fenomeni nei quali quelle teorie funzionano ancora come buone approssimazioni.
Come tutto il sapere e la conoscenza, anche la scienza viene utilizzata spesso impropriamente: diventa oggetto di potere e di arrogante dominio su coloro che di scienza non sanno.
La scienza di oggi rischia di ripercorrere maldestramente i difetti passati e presenti dell’altra sorella della conoscenza: la religione. L’una espansione della razionalità pratica l’altra estensione dell’insondabile.
Così siamo passati dallo spiritualismo pilotato dai potenti per sottomettere i popoli al materialismo per governare il mondo.
Le anomalie e gli scompensi a cui sta andando incontro il nostro mondo stanno dimostrando come l’applicazione di tecniche imperfette, figlie di una scienza zoppa, debba essere globalmente rivista. Allo stesso modo l’inadeguata applicazioni di dottrine religiose, difettose di coscienza, sfociarono in tutti i guasti che la storia annota.
Quando Heisenberg, col suo principio di indeterminazione fece vacillare tutte le certezze della fisica tradizionale, pochi pensavano che questo concetto fosse limitato alla fisica quantistica.
In effetti non è così; il principio di indeterminazione di Heisemberg ha una ricaduta filosofica e pratica senza precedenti: non esiste più l’osservatore e l’osservato o se volete il soggetto e l’oggetto. Ambedue sono soggetti interagenti ed interinfluenti.
Tale affermazione, a prima vista blasfema, deriva dal fatto che tutto è un divenire e l’uomo stesso (Signore dell’osservazione) diviene oggetto del divenire e delle sue stesse azioni.
Così come la Danza Cosmica di Shiva tutto si evolve in un divenire che non permette più lo staticismo scientifico.
La scienza protagonista della coscienza, così come ipotizzata da Galilei, non può essere più concepita perché senza un punto di riferimento certo (l’osservatore) non ha più un centro ma un insieme.
La scienza d’oggi, tranne difficoltosi tentativi, non si muove per insiemi ponendosi come il vero limite del progresso dell’Uomo.
Quando pensiamo, per es., alle ricerche sugli OGM vegetali senza la correlazione con la termodinamica dell’ecosistema suolo (composto da milioni di cicli energetici ed intercorrelati) proviamo un’irrimediabile senso di smarrimento. Come quei frati che scelta la strada della povertà e della purezza dovevano piegarsi alla sottomissione dei poteri deviati della Chiesa.
Quando nell’uso dei fertilizzanti stiamo demolendo la struttura dei suoli e provocando la loro degradazione biologica (desertificazione lenta ed inesorabile) e questi vengono proposti come il vanto della moderna agricoltura, restiamo come una bussola senza ago. Quando la popolazione degli impollinatori di tutto il mondo sta calando paurosamente annientata dai moderni pesticidi.
Quando l’insorgere di patologie umane derivate dal “ritmo” improponibile dei nostri modelli energetici viene lottato con sistemi maggiormente pericolosi (come l’uso di alcuni vaccini poco testati ed inopportunamente diffusi), allora è chiaro che la Scienza è divenuta come quegli alti prelati del medioevo che incutevano terrore a suon di scomuniche ed anatemi.
Una scienza che non diventi, essa stessa osservata, rischia di servire, come purtroppo succede sempre più spesso, l’interesse dei potenti e non dell’umanità.
Oggi si assiste ad uno scientismo pericoloso e fuorviante che ha nella mente dei deboli un effetto devastante. Lo stesso effetto che la religione di Stato ebbe nei secoli passati.
La scienza, divenuta di potere, si è trasformata in strumento di dominio e di arroganza e si assiste sempre più ad un bigottismo scientifico senza precedenti.
Per fortuna la Storia ci ha insegnato che, periodicamente, venti inaspettati ma preceduti da circostanze concatenanti hanno spazzato con forza anche le roccaforti più solide.
Diffidate dalle arroganze di alcuni scienziati e dalla prepotenza dei potentati economici che si ergono a risolutori dei mali di ogni tempo. L’unico male deriva dal non rivestire la scienza di autenticità e sobrietà.

Guido Bissanti