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Le piante hanno un’anima?

Le piante hanno un’anima?

Le dottrine su cui si è fondata gran parte della cultura moderna, con le sue visioni settoriali, e la conseguente epistemologia scientifica nascono e si rafforzano, in gran parte, col modello Galileiano e Newtoniano.
Tali modelli hanno sviluppato buone approssimazioni dell’universo fino a quando si soffermano all’esperienza ed alla misura del singolo oggetto o fenomeno.
L’avvento della meccanica quantistica, partendo da Max Planck, attraverso la teoria della relatività di Albert Einstein, le dimostrazioni matematiche di Erwin Schrödinger, per arrivare, tra gli altri, a Werner Karl Heisenberg, con il principio di indeterminazione, ha cambiato sostanzialmente la percezione dell’universo sensibile di cui siamo parte integrante ma le ricadute filosofiche e culturali devono ancora vedere gran parte dei suoi frutti.
La scienza moderna e, di conseguenza, anche la tecnica sono ancora, in massima parte imperniate su ragionamenti ed applicazioni meccanicistiche, tant’è che diventa complesso e difficile anche il confronto delle esperienze, dei metodi, dei dati e, quindi delle conclusioni, tra modelli teorici meccanicistici e modelli teorici quantistici.
A partire dall’Ottocento, in particolare dal 1840, anno di pubblicazione de La chimica nella sua applicazione in agricoltura e fisiologia del barone Justus von Liebig (successivamente pentitosi), Tompkins e Bird ravvisano che l’uomo, anziché collaborare con la natura, ha preferito iniziare a sfruttarla con additivi e fertilizzanti artificiali per ottenere il massimo della produttività, col risultato di un impoverimento progressivo dei terreni, se non di un vero e proprio inquinamento come nel caso dell’azoto usato per i campi di mais a Decatur.
Eppure la natura, se rispettata, sarebbe in grado di rigenerarsi con le sue forze. Secondo gli scritti di fine Ottocento di Albrecht von Herzeele, le piante sanno trasmutare l’azoto in potassio, il fosforo in zolfo, il calcio in fosforo, il magnesio in calcio, l’acido carbonico in magnesio, questo perché le piante sono in grado di effettuare trasmutazioni degli elementi, ad esempio dal manganese in ferro, per le quali la scienza nucleare impiegherebbe energie gigantesche.
Per esempio Louis Kervran, osservando che i polli erano capaci di trasformare del silicio contenuto in briciole di mica nel calcare delle loro uova, dedusse che la materia ha proprietà sconosciute, e che le trasformazioni operate dagli organismi viventi al loro interno non possono essere soltanto di natura chimica.
Per questo motivo la percezione della realtà osservata risente di quel vecchio vestito galileiano, che ha il grande merito di avere inventato il metodo scientifico ma che adesso deve trovare nuove forme di rappresentazione e verifica scientifica.
Così nel campo dell’ecologia la “disfunzione” del modello meccanicistico ha prodotto il concetto dei pesticidi o di determinati modelli di fertilizzazione dei suoli, senza comprendere il “tutto uno” che è l’ecosistema dove, come in una funzione d’onda, se cambiamo un fattore varia totalmente l’intera equazione e gli equilibri conseguenti.
Ance l’approccio con gli esseri viventi, con le loro funzioni, ruoli, caratteristiche, essenza, e così via, è stato affrontato, soprattutto in passato, per singoli; all’interno di questa rappresentazione si sono poi trascurati numerosi fattori che avrebbero potuto dire di più sulla profonda natura di ogni essere vivente.
È il caso, tra gli altri esseri viventi, delle piante, che sono state osservate fondamentalmente sotto l’aspetto esteriore e di dati ed informazioni dirette ma, spesso, non correlati ed approfonditi.
In questo senso ci vengono incontro, negli ultimi tempi, molti lavori e molti approcci differenti che hanno cercato, o iniziato a sondare, aspetti fino ad oggi ritenuti quasi tabù o frutto di una sottocultura.
È il caso delle api che sfruttano i loro sottilissimi peli che coprono tutto il corpo, in grado di vibrare a frequenze diverse a seconda del campo elettrico che avvertono. È questo il segreto che permette ad api e calabroni di “comunicare” con i fiori, interpretando i segnali elettrici emessi da questi ultimi per capire quando è il momento migliore per posarvisi.
In questo senso la pubblicazione di Peter Tompkins e Christopher Bird, in merito alle loro ricerche nel mondo dei vegetali, si rivolge proprio alla possibilità che le piante non siano soltanto organismi passivi simili ad automi, sottomessi alle forze ambientali, bensì che abbiano la capacità di comunicare, di percepire gli eventi, di memorizzarli, e persino di provare emozioni.
L’idea del libro nacque a seguito degli esperimenti di un operatore americano di polizia sulle reazioni elettromagnetiche di una pianta registrate da una macchina della verità.
Nell’introduzione Tompkins e Bird spiegano che già il biologo austriaco Raoul Heinrich Francé aveva teorizzato che «lo stato cosciente delle piante potesse avere origine in un mondo soprannaturale di esseri cosmici cui i saggi indù, molto prima della nascita di Cristo, diedero il nome di deva e che, al pari di fate, elfi, gnomi, silfidi e una schiera di altre creature, facevano parte della diretta visione e esperienza di chiaroveggenza tra i Celti e altri sensitivi».
Nello studio di Tompkins e Bird ci si sofferma preliminarmente alla figura di Cleve Backster, con i suoi esperimenti con il galvanometro volti a registrare le variazioni del campo elettrico emesso dalle piante rispetto alle intenzioni e agli stati d’animo degli uomini, tramite elettrodi applicati alle foglie.
La conclusione di Backster fu che i vegetali sono capaci di captare le intenzioni umane, e di distinguere se sono vere o simulate. Il dottore giapponese Ken Hashimoto tradusse anche la loro attività vitale registrata dalla macchina in una sorta di musica o di canto.
Gli autori approfondiscono l’analisi arrivando al ricercatore Jagadish Chandra Bose, il quale dimostrò che le piante utilizzano segnali elettrici per la comunicazione al proprio interno, teorizzando una forma di intelligenza che consente loro di imparare dall’esperienza e di adattare in base all’ambiente la propria crescita e atteggiamento.

Inoltre Tompkins e Bird illustrano anche le possibilità di una relazione tra armonie musicali e forme delle piante, citando tra gli altri i lavori di Hans Kayser, e di due ricercatrici canadesi, Mary Measures e Pearl Weinberger e di altre ricerche che abbiamo riportato nel contributo “la musica preferita dalle piante”.
Mary Measures e Pearl Weinberger rilevarono che la crescita dei vegetali è sensibile al tipo di musica a cui vengono esposti: quella classica melodica produce effetti positivi, consentendo di incrementare i raccolti, quella aspra a percussione del rock risulta invece cacofonica.
L’antroposofo Rudolf Hauschka aggiunse che le piante non solo generano la materia, ma la spiritualizzano nuovamente, secondo un ritmo dettato anche dalle fasi lunari.
Non solo quando noi ci nutriamo o viviamo tra le piante assimiliamo in varie forme (alimentari, elettromagnetiche, ecc.) le informazioni che queste ci trasmettono, informazioni che sono tanto più complete e corroboranti se siamo in presenza di una elevata biodiversità e tanto più povere se siamo in presenza di bassa variabilità genetica e biodiversità.
In questo senso le piante ci aiutano a vivere, non solo alimenti, decotti o tisane, ma in quanto elementi naturali capaci di mediare tra il cielo e la terra, tra l’aria e l’acqua, e per gli impulsi di certezze e di informazioni che riescono a dare all’animo umano e forse anche agli altri esseri viventi.
Nel lavoro viene menzionato anche il biochimico Ehrenfried Pfeiffer, praticante dell’agricoltura biodinamica, che scoprì il modo di rivelare quelle che Rudolf Steiner chiamava forze eteriche formative delle forme viventi, ricorrendo alla cromatografia.
Il libro di Tompkins e Bird si conclude con una visione che deve cambiare completamente il nostro paradigma della vita e quindi anche la percezione della natura e le future applicazioni dell’agricoltura.
«L’attrazione del mondo ipersensibile del veggente, o dei mondi dentro mondi, è troppo forte per rinunziarvi, e le poste in gioco sono troppo alte in quanto potrebbero includere la sopravvivenza del nostro pianeta. Laddove lo scienziato si disorienta di fronte ai segreti della vita delle piante, il veggente offre soluzioni che, ancorché incredibili, risultano più logiche delle fruste declamazioni degli accademici; essi, inoltre, danno un significato filosofico alla totalità della vita. Questo mondo ipersensibile di piante e uomini, appena sfiorato nel presente volume, sarà esplorato nel prossimo, The cosmic life of plants.»
Una conclusione molto più in linea con la meccanica quantistica la quale è probabile che non sia l’ultima frontiera della scienza.
Nella mia pubblicazione “Piano delle Esperienze e livelli di benessere” viene fortemente sottolineata questa nuova impostazione di percezione della realtà, condotta ad un livello superiore di comprensione della Realtà.
Interessante è il lavoro del 1848 quando Gustav Theodor Fechner, fisico e filosofo, contesta audacemente la rigida gerarchia che colloca gli esseri viventi – uomini animali e piante – su una scala discendente, dai superiori agli inferiori, ponendo questi ultimi al servizio dei primi: “Perché non ci dovrebbero essere, oltre le anime che camminano, gridano, mangiano, anche anime che silenziosamente fioriscono e spandono odori?”. Muovendo dalla concezione panpsichista dell’universale animazione della natura, Fechner procede attraverso osservazioni scientifiche, confutazioni logiche e, all’occasione, provocazioni: in fondo anche “le piante si nutrono degli uomini e degli animali”, ovvero dell’anidride carbonica prodotta dai polmoni e degli effetti della decomposizione. Ma il suo intento non è sovvertire, bensì ricondurre a unità. Acquistano allora sommo valore l’analogia, la poesia come strumento di conoscenza, come “natura che si fa strada attraverso le idee di cui l’istruzione ci ha artificialmente imbevuti”.
Così comincia a delinearsi ed a comprendersi meglio le antiche culture, come quella dei Celti, popolo che viveva in forte simbiosi con la foresta. I celti avevano un oroscopo in cui entravano ben 21 alberi, che imprimono le loro caratteristiche ai nati in corrispondenza di determinati periodi.
In definitiva è oggi forse impossibile affermare se le piante o altri esseri viventi abbiano un’anima in quanto, perché preliminarmente la scienza non ha definito (e non potrebbe definire) il concetto di anima, ed anche perché anche la definizione di anima risente di un vecchio vestito antropologico che non è in contrasto con le religioni ma risente di una cultura materialistica dura a morire.
La materia è solo l’espressione percepibile dal nostro radar dei sensi ma molto ben oltre ad essi.
In questo senso la materia è solo l’espressione più superficiale di un universo dove tutto è uno e, per tale motivo, ogni componente è fatta di aspetti tangibili ed aspetti non “visibili”.
Per questo motivo tutto, anche le piante, sono la manifestazione percepibile di un piano superiore di cui forse la scienza non potrà sondare tutti livelli; oggi però essa deve necessariamente iniziare ad approcciarsi ad essi in maniera totalmente differente.

Guido Bissanti




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