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Come potare il Pesco

Come potare il Pesco

Il pesco (Prunus persica (L.) Batsch) è una specie arborea di piccole dimensioni ( 3-5 metri) della famiglia delle Rosaceae. È un albero originario della Cina, dove veniva considerato simbolo d’immortalità. Dall’oriente il pesco giunse in Persia e quindi in Europa.
In questo articolo spiegheremo come potare il Pesco, soprattutto spiegando le motivazioni di certe scelte.
La potatura ha lo scopo di equilibrare il rapporto tra vegetazione e produzione, assicurare una migliore aerazione alla pianta anche per diminuire eventuali attacchi parassitari e fitopatie.
La potatura è quindi una pratica essenziale per il perseguimento di vari obiettivi importanti e collegati tra loro: l’equilibrio vegeto-produttivo della pianta, l’eliminazione di polloni e succhioni, e il ringiovanimento costante delle formazioni fruttifere.
Inoltre i peschi, a seconda del tipo (pesche, nettarine e percoche) e delle diverse varietà esistenti producono prevalentemente su lunghi rami misti, su brindilli di 10-20 cm, o sui corti dardi fioriferi (cosiddetti “mazzetti di maggio”).
Prima però di parlare della potatura annuale finalizzata a migliorare la qualità dei frutti e l’equilibrio vegetativo dobbiamo partire dalla potatura di allevamento o formazione.

La potatura di allevamento è la tecnica che si adotta nei primi tre anni di vita della pianta e serve a formare uno scheletro adeguato in tempi rapidi, favorendo, se possibile, un anticipo dell’entrata in produzione.
La forma di allevamento più adottata per il pesco è il vaso. È una forma che da il miglior equilibrio tra vegetazione e produzione e la più consigliata, soprattutto se si tratta di coltivazioni per uso familiare.
Questa potatura, a partire dalla pianta proveniente dal vivaio, va realizzata lasciando sul tronco principale, ad un’altezza di 60-68 cm, tre o quattro rami (quindi a 120° o a 90°) che sono le branche che daranno poi la forma futura alla pianta. in questo modo la pianta si presenta con un tronco basso e tre grandi branche principali equidistanti tra loro e aperte. Questa struttura non implica la presenza di un sistema di tutoraggio e consente una buona apertura della chioma che limita l’insorgenza di malattie, precauzione sempre valida ma necessaria nella coltivazione biologica. Il pesco è piuttosto sensibile all’ombreggiamento che ostacolerebbe la differenziazione a fiore delle gemme.
Una volta entrata in produzione (intorno al 4 anno) ogni anno bisogna praticare la potatura invernale, altri interventi di potatura verde sono da effettuare durante la stagione primaverile o estiva per eliminare l’eccessiva vegetazione che spesso, erroneamente, è stimolata da eccessive concimazioni azotate con conseguenze anche nei riguardi dell’insorgenza di attacchi parassitari vari (in quanto la pianta ha dei tessuti più teneri e più suscettibili alle infestazioni).
Nelle aree del sud Italia, con clima più mite la potatura può essere praticata in autunno, quando le piante stanno andando a riposo e i rami sono ben lignificati.
In questo caso, potando in concomitanza della caduta delle foglie, senza rimandare oltre, è possibile evitare la tipica emissione di gomme dai tagli (molto frequente e dannosa nel pesco).
Negli ambienti caratterizzati da inverni più rigidi è invece meglio attendere la fine dell’inverno e quindi l’imminente schiusura delle gemme; in questo caso la potatura ha anche lo scopo di valutare gli eventuali danni da gelo e di conseguenza decidere l’entità dell’intervento in base all’effettiva carica produttiva rimasta.
Nel periodo della primavera avanzata, intorno a maggio, si pratica invece il diradamento dei frutti, finalizzato a favorire la buona pezzatura di quelli rimasti.
Successivamente, soprattutto nelle piante eccessivamente vigorose (cosa che può dipendere dal portainnesto, dal terreno troppo organico, ecc.) si realizza la potatura verde che consiste nella sfrondatura della chioma in prossimità della maturazione delle pesche per favorirne la colorazione e all’occorrenza si eliminano polloni e succhioni. Il periodo di questa operazione è legata, come periodo, alla tipologia del pesco: se è a maturazione precoce, media o tardiva.
Ritornando alla potatura di produzione, il criterio importante è comunque e sempre il mantenimento della forma voluta. A seconda dei casi si eseguono tagli di rami oppure raccorciamenti. Per esempio per rinfoltire aree vuote della chioma del pesco è utile fare una speronatura (raccorciamento del ramo a sole due o tre gemme) che possa stimolare la vegetazione in quel punto, mentre quando ci troviamo con piante che hanno prodotto più rami si eliminano quelli troppo vicini tra loro, scegliendo quali lasciare e tagliando gli altri alla base. Normalmente la pianta di pesche viene allevata a vaso, un classico tipo di taglio adatto a questa forma d’allevamento è la “sgolatura” che consiste nel deviare lo sviluppo della branca su una ramificazione esterna, tagliando il prolungamento naturale della branca.

Il secondo aspetto della potatura di produzione è quello di favorire una buona produzione di frutti in buon equilibrio con la vegetazione della pianta. seguendo questo criterio, nelle operazioni di potatura, si lasciano i rami migliori, che sono i più giovani, quelli ben formati e che non crescano diretti verso l’interno della chioma.
Il secondo criterio è quello di mantenere la pianta all’interno della dimensione scelta. Siccome i rami misti ed i brindilli del pesco terminano con una gemma vegetativa ed hanno 2 gemme a fiore per ogni nodo sulla lunghezza, operando il raccorciamento non si compromette la produzione di quel ramo e al contempo si tiene più contenuta la periferia della pianta.
Le varietà di pesche da industria (percoche), in generale, producono meglio sui dardi (mazzetti di maggio) e sui brindilli inseriti sui rami che hanno già fruttificato (grondacci), pertanto questi non vanno asportati completamente ma accorciati o diradati in quanto per queste varietà l’industria richiede frutti di pezzatura uniforme e non grossa.
Ultimo obiettivo, ma non secondario, della potatura è quello di mantenere la struttura della pianta quanto più sana possibile. Per questo motivo si devono eliminare i rami malati, quelli secchi e quelli danneggiati. Se questi rami sono stati colpiti da patologie come la monilia, la bolla del pesco o l’oidio, bisogna bruciarli subito e, possibilmente, compostarli, in quanto se vengono lasciati sul terreno diventano loro stessi ricettacoli e vettori delle varie fitopatie.
A proposito di fitopatie si ricorda sempre di disinfettare gli attrezzi da taglio prima e dopo gli interventi per evitare che essi stessi siano vettori delle malattie.
Inoltre nelle operazioni di taglio (sia con cesoie, forbici o seghetti) bisogna operare tagli netti ed inclinati, in modo da favorire una migliore cicatrizzazione. Per lo stesso motivo bisogna fare tagli non troppo rasi ma lasciare una corta porzione di legno. L’obiettivo del taglio inclinato è quello di evitare che si formino dei ristagni di acqua nocivi. I tagli inclinati si eseguono poco sopra una gemma, senza lasciare sopra di essa moncherini lunghi, che favorirebbero marcescenze.
Altro consiglio, che vale comunque per tutte le piante sottoposte a potatura, è quello di potare allo stesso modo tutti gli anni, evitando o potature drastiche, che andrebbero poi a decremento della produzione in quanto la pianta sarebbe costretta a vegetare maggiormente per ripristinare la sua struttura, o potature troppo esigue che sbilancerebbero la pianta richiedendo comunque dopo di dover intervenire con più determinazione.
Infine un accenno sulle altre forme di allevamento; queste si possono classificare in: forme in volume, forme a parete verticale e a pareti inclinate. Le forme di allevamento utilizzate nelle diverse realtà persicole sono: vaso, vasetto ritardato, vaso veronese, Palbidone, Palmetta, Pal-spindel, Fusetto, Ipsilon trasversale.




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