L’Economia di Gaia

L’Economia di Gaia

All’alba del terzo millennio l’intera Umanità si interroga sulla sua storia futura. Una storia che, per la prima volta, coinvolge ogni uomo, ogni essere vivente, ogni atomo di questo Azzurro Pianeta.
L’euforia delle teorie illuministiche, del positivismo, e del “benessere” post industriale sembra sempre più affievolita ed il flebile lumicino che l’alimenta è dettata più da interessi economici di parte che da reale vigore culturale, filosofico e scientifico.

Le attese della razionalità illuministica e le promesse del positivismo sembrano tramontare definitivamente per lasciare uomini di cultura, scienza e coscienza alquanto perplessi.
Sembrerebbe definitivamente tramontato il teorema della crescita infinità (e come lo sarebbe mai potuto essere) e sembrerebbe non delinearsi all’orizzonte niente di buono.
È la fine della storia o di questa civiltà?
Domanda complessa e risposta dalle multiformi possibilità.
Eppure quando, come sempre, le vie della storia sembrano finite e senza possibilità di sbocco ecco rialzarsi la brezza di nuove speranze e promesse.
Chi alimenta e soffia su questa brezza è lo stesso Pianeta, creatura complessa (e come enunciato nel 1979 da James Lovelock, con l’ipotesi Gaia*), definita Madre Terra in alcune antiche culture, cruentemente liquidate dal potere occidentale e da un modello colonialistico duro a morire.
L’identità di questa entità vivente è però tanto forte da portare con se una firma indelebile, tanto indelebile da non poter essere sopraffatta da nessun colonialismo occidentale né tanto meno dalla stupidità di teorie economiche che, per troppo tempo, hanno ritenuto di fare bilanci fuori dal suo libro mastro.
Un libro mastro dove i principi fondamentali sono ben lontani da teorie economiche riduzioniste, limitate, ecologicamente irrealizzabili ed umanamente impossibili.
I pilastri dove fonda le sue basi l’Economia di Gaia sembrano complessi ma sono, nella loro identità, alquanto semplici e riconducibili ad una trilogia di condizioni e funzioni inseparabili ed inscindibili.
Queste tre Dimensioni possono essere sintetizzate in:
• Diversità;
• Sobrietà;
• Prossimità
1. La Diversità è il presupposto e la condizione attraverso il quale l’Energia viene distribuita e gestita dal più alto numero di condizioni ed entità. Tale dimensione assicura alle leggi della Termodinamica il più alto rendimento unito al minor sforzo per ottenerlo. In tale condizione i principi della termodinamica consentono di limitare al massimo la produzione di entropie. La diversità è pertanto la condizione necessaria a perpetuare al massimo l’economia di sistema e quindi il sistema stesso; per di più in tale condizione si raggiunge il massimo livello di democrazia partecipativa.
2. La Sobrietà è invece la modalità di funzionamento e trasmissione delle energie tra le varie condizioni ed entità. Mai il sistema, se non per riequilibrare fattori eccezionali, si allontana da questa condizione. L’intero pianeta (ma è più corretto dire l’intero universo) rispetta tale qualità opponendosi, secondo il suo principio di inerzia, alla “corrosione” energetica. La sobrietà non è una scelta ma una necessità dei sistemi inerziali universali senza i quali la Vita sarebbe una condizione molto effimera e molto lontana dai suoi obiettivi.
3. La prossimità è invece la soluzione della materia a condividersi in sussidiarietà ruoli e compiti energetici senza dover trovare soluzioni spaziotemporali termo dinamicamente impossibili. La prossimità è la condizione sperimentata nei tessuti, negli organismi viventi, nei rapporti ecologici, ecc.. è l’unica condizione in cui le prime due Dimensioni possano trovare compimento.
Sulla base di tali brevi considerazioni è evidente come il teorema economico degli ultimi 150 anni sia quanto di meno applicabile nell’economia dell’Universo e, in quanto tale, fattore di sofferenza sociale ed ecologica.
Pensiamo ai modelli di omologazione ed uniformazione industriale, ai criteri monoculturali agricoli, alle distanze tra fattori sociali e fattori produttivi, al dispendio consumistico, agli incredibili trasferimenti di masse e persone, ecc., per comprendere che questa teoria economica non è stata scritta da “Illuminati” ma da “Interessati” con la firma in calce di economisti compiacenti o incredibilmente disconoscenti delle più elementari nozioni della cinetica e della termodinamica: materie basi dell’Economia.
L’intera Civiltà, la sua organizzazione, le sue funzioni, i suoi legami e le sue strutture vanno ripensate sulla base di queste Dimensioni.
Diversità, Sobrietà e Prossimità devono divenire le vere schede di valutazione dell’intera programmazione occidentale offuscata da continui e oramai irrealizzabili tentativi di “aggiustare”, con procedure sempre più complesse ed oramai lontane dall’Uomo, una teoria economica giunta stancamente al suo capolinea.
Si è assistito negli ultimi decenni alla pazzia dell’Economia finanziaria disancorata dalla Economia di Gaia.
Il fallimento è dietro l’angolo e non saranno nuove teorie economiche di improbabili docenti dell’impossibile a riavviare la nuova Civiltà ma è lo stesso pianeta, che con la sua trilogia economica, se vogliamo, ci offre un passaggio.

Guido Bissanti

* L’ipotesi Gaia è una teoria di tipo olistico formulata per la prima volta dallo scienziato inglese James Lovelock nel 1979 in “Gaia. A New Look at Life on Earth”, trovando poi numerosi consensi nel mondo scientifico, ma non tutti coincidenti col suo vitalismo.

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publicato il 06/01/2017