Il Principio della Sostenibilità e le sue contraddizioni

Il Principio della Sostenibilità e le sue contraddizioni

La parola sostenibilità ha invaso negli ultimi anni gran parte del mondo occidentale ma essa è poco, e spesso per niente, conosciuta in Paesi dove le grandi emergenze sociali e culturali impegnano uomini e Stati in emergenze non meno critiche e preoccupanti.

Potremmo pensare allora che i popoli occidentali, per certi versi, abbiano un grande vantaggio nella direzione del principio della sostenibilità ma, per quello che diremo dopo, siamo ancora molto distanti da questo assunto.
Intanto definiamo cosa si intende per sostenibilità e quando questa visione nasce.
Il principio della Sostenibilità sociale, economica ed ambientale, meglio conosciuto come “Sviluppo Sostenibile” nasce con le prime conferenze intergovernative delle Nazioni Unite. Potremmo dire che tra la fine degli anni sessanta del secolo scorso esso inizia a prendere forma e sostanza.
Lo stesso concetto però di Sviluppo Sostenibile, come fa giustamente notare Serge Latouche, è un ossimoro, cioè un forte principio di contraddizione in quanto la sostenibilità mal si abbina con lo sviluppo.
Il mondo occidentale quindi, nel formulare il principio dello Sviluppo Sostenibile, ha già fatto un’enorme errore di impostazione ideologica del principio.
Tale errore nasce dal fatto che le risorse del Pianeta sono limitate (e lo sono sempre state) ma la nostra visione colonialistica (che tutto invade e tutto tritura) è lenta a morire e ad ammettere ciò.
Secoli di sopravvivenza sociale e culturale, basati sul concetto dell’espansione territoriale, economica e religiosa, all’infinito, ha finito per indebolire il territorio (ambiente) l’economia e tutte le religioni.
Siamo colonialisti persino nell’applicazione del principio del cosiddetto “Sviluppo Sostenibile”. Come a dire che abbiamo ammesso che così non possiamo andare oltre ma non accettiamo di cambiare rotta.
Per fare un paragone: è come se il comandante della nave abbia intuito il concreto pericolo a cui sta andando incontro ma per non interrompere la crociera (che frutta alla compagnia un evidente guadagno) preferisce continuare oltre.
Questo modo di concepire la Storia è talmente errato che fino a quando la globalizzazione non ci aveva portato a contatto gli uni con gli altri, pochi potevano comprenderlo; oggi non esiste alcuna giustificazione e coloro che vogliono perpetrare questo sistema, ammesso che siano in buona fede, sono fortemente in rotta di collisione.
La Sostenibilità è quindi un concetto che deve contemplare prima di ogni altro aspetto principi etici. Alla base di questi poi sono i Diritti che vanno posti come fondamenta per una nuova costituzione planetaria.
Faremo Sostenibilità se salvaguarderemo i Diritti dei più piccoli, degli ultimi, dei trascurati, dei dimenticati. Faremo insomma Sostenibilità se prima di ogni bilancio economico, o finanziaria di Stato, tuteleremo tutti coloro e tutte quelle cose che non interessano l’economia perché non fanno bilancio.
Questo modo colonialistico di concepire prima i territori, oggi l’economia, è lento a morire perché il Sistema tende a perpetuarsi.
I detentori del Potere del Sistema sono stati così bravi da trovare persino una soluzione (lo Sviluppo Sostenibile) che invece è la contraddizione stessa della soluzione e pertanto una rotta di collisione.
In altra parte di questo sito ho già affermato che bisogna cambiare la modalità della Politica, o se volete l’oggetto della stessa.
Finché gli indici saranno il PIL, il Dow Jones, il NASDAQ o il Mibtel, per citare i più “famosi”, allora la nave si troverà in rotta di collisione.
Lo sappiano i Politici (o coloro che si definiscono tali); lo sappiano gli Economisti.
La soluzione ai problemi dell’economia non è l’Economia, come la soluzione alla conclusione della rotta del Capitano della nave non è continuare la rotta ma cambiarla.
Qui il Titanic non è una nave ma la nostra Civiltà!

Guido Bissanti

* Serge Latouche è un economista e filosofo francese. È professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi XI e all’Institut d’études du devoloppement économique et social (IEDES) di Parigi. È tra gli avversari più noti dell’occidentalizzazione del pianeta e un sostenitore della decrescita conviviale e del localismo.