Etica ed Impronta ecologica

Etica ed Impronta ecologica

“L’impronta ecologica è un indice statistico utilizzato per misurare la richiesta umana nei confronti della natura. Essa mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle.”

Questa è una delle tante definizioni che potete trovare su enciclopedie, dizionari o su Internet.
In poche parole possiamo rappresentare il Pianeta Terra come un distributore di fabbisogni umani (sotto qualunque forma energetica) e l’uomo come l’utilizzatore di questi.
Ma il distributore può funzionare (per buona semplificazione) per un periodo indeterminato a condizione che la sua capacità di soddisfare i fabbisogni umani non venga alterata (diminuita). Ora la capacità di soddisfare questi fabbisogni non è costante ma si modifica per una serie di variabili di tipo ambientale e per altre di natura periodica (cicli stagionali e geologici).
Questo fattore è già di per se un primo elemento di riflessione: ci porta a valutare la sostenibilità (del pianeta all’impronta ecologica) non globalizzabile ma di tipo territoriale.
Non si può omologare la sostenibilità e non si possono quindi omologare od uniformare le linee etiche e politiche sulla sostenibilità. Per fare un es. che può sembrare banale (ma banale non è) un protocollo di Kyoto non può essere recepito ed applicato da tutti i paesi allo stesso modo.
Ogni territorio ha una sua capacità, meglio conosciuta col nome di “Carryng Capacity” (definita dai vincoli biofisici del pianeta, quale la capacità di portare, di sostenere la popolazione e tutte le altre forme viventi di cui l’uomo e la natura hanno bisogno di sopravvivere) e questa capacità può essere definita più semplicemente come la vocazionalità di un territorio a sostenere Sviluppo, dove il termine Sviluppo è l’integrale della matrice spaziotemporale che contempla la sussistenza di un equilibrio dinamico in cui ogni componente biotica ed abiotica si mantiene inalterata nel lungo periodo.
In termini più semplici possiamo dire che non si può fare Sviluppo o Progresso di Sistema (Sociale, Economico, Ecologico, ecc.) se vado oltre la disponibilità delle forme energetiche presenti in un determinato luogo. Da sottolineare che la Vita, attraverso le sue forme (biodiversità) è una delle disponibilità energetiche più raffinate e quindi nella sommatoria della disponibilità bisogna attribuire (come in termodinamica) delle classi di bontà alle varie forme energetiche.
Comunque sia il tema della Sostenibilità e dell’Impronta Ecologica non può essere affrontato semplicisticamente e non può essere affidato ad interessi di natura economica. Mi riferisco alle questioni legate ad un certo tipo di ambientalismo, un po’ sospetto, o all’improvvisa redenzione di alcune multinazionali che vorrebbero “salvare” il Pianeta con gli OGM o con brevetti sul DNA.
La questione della Sostenibilità è quindi relegata ad un Ordine Superiore ed appartiene alla categoria delle Questioni Costituzionali.
Come infatti le Costituzioni dei Paesi moderni hanno permesso a questi l’emanazione di norme per un vivere civile così i Principi che dovrebbero governare il Mondo futuro non possono essere relegati a nessun interesse di Parte.
È necessario che ogni Uomo comprenda che, permettetemi il termine, i territori del nostro mondo sono stati sdoganati e non esistono più terre di qualcuno ma terre comuni e patrimonio di tutti.
Diceva Martin Luther King: “I Have a Dream” (Io ho un sogno)*. Anche io ho un sogno e vorrei che questo fosse il sogno di tutti noi: combattere incessantemente, duramente ma pacificamente per una COSTITUZIONE PLANETARIA che non dia più spazio agli interessi di qualcuno ma di Tutti Noi.

Guido Bissanti

* Discorso pronunciato a Washington il 28 agosto 1963 –
Martin Luther King: “I Have a Dream” (Io ho un sogno).
“Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!”